- L'agenzia Moody's ha alzato il rating del debito della Repubblica italiana portandolo da Aa3 ad Aa2. In una nota l'agenzia internazionale di rating spiega che alla base della decisione c'e' il miglioramento del rapporto deficit/prodotto interno lordo che lo scorso anno e' sceso al 107,5% contro il 123,2% del '95.
I conti pubblici, spiega Moody's, continuano a beneficiare della convergenza macroeconomica con il resto dei paesi dell'Unione Monetaria Europea: l'andamento del deficit annuale e' in calo e il saldo primario di bilancio e' diventato attivo. Nonostante questa valutazione positiva Moody's non ha pero' rinunciato a lanciare l'allarme sulla necessita' di riforme strutturali. Senza queste riforme, nonostante i progressi nell''arena' finanziaria, la crescita nel medio termine potrebbe risultare minata.
In particolare, le riforme nel mercato del lavoro e nel sistema fiscale, i cambiamenti nella struttura proprietaria delle societa' e lo sviluppo delle risorse umane, sono tutti elementi cardine per sostenere una crescita piu' robusta. Inoltre l'aumento delle spese per ricerca e sviluppo -soprattutto al Sud- sono la chiave per innescare uno sviluppo piu' equilibrato a livello nazionale.
Nell'insieme, lo scenario e' pero' positivo: a giudizio di Moody's, infatti, la situazione demografica in Italia non e' precaria come in altri paesi della zona euro che dovranno far fronte a una spesa pensionistica in forte crescita negli anni a venire. Ed e' anche vero che la spesa sociale rappresenta l'11% del Pil -riducendo la flessibilita' del governo a investire in altri settori e per le infrastrutture- ma che questo 'carico' e' destinato a diminuire nel lungo termine.
Infine, i paletti imposti dal patto di stabilita' limiteranno la possibilita' che l'Italia e gli altri paesi della zona euro si allontanino da politiche finanziarie virtuose: fra incentivi alla crescita e riduzione del debito pubblico, l'Italia dovra' puntare su quest'ultima strada. Ma, anche se il paese dovra' fare sacrifici, rinunciando a qualche grado di crescita, sara' capace di continuare ad avere un surplus di bilancio sufficiente a mantenere il debito in un trend discendente per i prossimi anni.
Per il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, la decisione di Moody's ''e' una ragione di straordinaria soddisfazione. E' un dato positivo per il Paese, per gli italiani e per l'azione di governo. Pensiamo sia solo l'inizio''.
Immediata la risposta dell'ex ministro delle Finanze e del Tesoro Vincenzo Visco: ''Il compiacimento con cui Tremonti ha accolto la riclassificazione del debito pubblico italiano da parte di Moody's, conferma la sua improntitudine. La motivazione -ha rilevato l'ex ministro- si riferisce alla riduzione del debito realizzata negli anni passati. Dai dati attuali emerge invece che la discesa si e' arrestata''.
Il discorso di Visco si allarga alle stime di crescita. ''Il governo dovrebbe cominciare a preoccuparsi del Ministro dell'economia, perche' siamo arrivati ad una situazione in cui e' difficile superare anche l'uno per cento di crescita''. Quindi, continua l'ex ministro dei governi dell'Ulivo, ''e' inutile nascondersi che la situazione e' molto seria, come dimostrano i dati sulla crescita economica diffusi dall'Istat''. Per raggiungere la soglia dell'1,2% alla fine del 2002, ''sarebbe necessario un aumento del pil dello 0,5% nel secondo trimestre e dell'uno per cento nel terzo e quarto trimestre''.


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