(Del 9/5/2002 Sezione: Esteri Pag. 6)
MERCOLEDÌ PROSSIMO IL PAESE ALLE URNE SANCIRA´ LA SCONFITTA DEI LABORISTI DI WIM KOK
Olanda, la dolce morte della sinistra
Il delitto Fortuyn sullo sfondo degli ultimi giorni del governo
inviato ad AMSTERDAM
RACCONTA Fraser nel «Ramo d´oro» dei re che si immolavano in un suicidio rituale, davanti al popolo, tagliandosi a pezzi - a cominciare dalla lingua - e gettandoli tra la folla da una piattaforma, sino a morirne. Più di recente si è raccontata una leggenda solo all´apparenza più credibile, di una figura fantastica, come il liocorno o il sarchiapone, detta in Italia Ulivo Mondiale. Sotto questa definizione venivano riassunte formule di governo diverse, alleanze tra socialisti e cattolici, accordi lib-lab, revisioni moderate del laborismo che un consigliere di Blair, Anthony Giddens, definì «Third Way». Dovendo indicare un campione della Terza Via, Clinton preferì però un sindacalista socialista diventato primo ministro, Wim Kok. Gli altri paladini sono stati eliminati uno dopo l´altro. Prodi e successori. L´argentino De la Rua (e in che modo). Il portoghese Guterres. Mercoledì prossimo gli elettori di Amsterdam segheranno forse un altro ramo: la caduta dei laboristi alle elezioni politiche minaccia di essere rovinosa. Ed è quasi un suicidio rituale, quello che Kok ha messo in scena in queste settimane. Dignità, serietà, calamità. Prima annuncia che, al termine del secondo mandato, dopo otto anni lascerà la guida del governo e la politica nazionale, come Jospin, ma senza neanche attendere di essere sconfitto. Rifiuta però di guidare la Convenzione europea: deve rispettare il patto con il suo popolo, andare sino in fondo. Molto in fondo. Si dimette infatti in anticipo quando un rapporto dell´Istituto (governativo) di documentazione sulla guerra denuncia la responsabilità dei caschi blu olandesi nei fatti di Srebrenica, che segnarono il punto più basso di una delle idee forti del progressismo Anni Novanta, la guerra umanitaria (o meglio la fine dell´illusione che la pace si potesse mantenere quando andava invece imposta). La sorte ha in serbo una terribile prova, ma anche un´insperata chance: dopo l´assassinio di Pim Fortuyn, primo omicidio politico della storia d´Olanda, si levano dal Palazzo e dal paese più voci per chiedere il rinvio delle elezioni. Kok risponde di no: si voterà comunque, il 15 maggio: che il sacrificio si compia. E affinché sia completo, il premier rinuncia anche alla voce, alla lingua: la campagna elettorale è sospesa; «mi limito a chiedervi di scegliere senza affidarvi solo alle passioni», ha detto. Nascondere le passioni gli riesce benissimo. Ne ha, ovviamente; anche fuori dalla politica. Come un amore tenerissimo per i tre figli, e in particolare per il più debole, che va a trovare ogni week end nell´istituto in cui è ricoverato. Ha ben meritato, e non solo da sindalicalista e da ministro delle Finanze dei governi democristiani. I conti pubblici sono in attivo. L´Olanda è l´unico paese d´Europa in cui il tasso di disoccupazione sia inferiore al tasso di crescita (media del quinquennio 1996-2000: 3,7 per cento). Dati strabilianti, a volte attribuiti frettolosamente alla scelta di una flessibilità tatcheriana. «C´era una volta un piccolo regno sul mare dove il sindacato di Sua Maestà, i padroni e il governo si misero d´accordo perché la gente tornasse a lavorare», ha scritto il Wall Street Journal. Non è proprio così, l´Olanda è tra i paesi d´Europa in cui si lavora meno, il tasso di attività e il monte-ore per ogni occupato (1400 all´anno) sono i più bassi. Il crollo della disoccupazione è dovuto alla grande diffusione del part-time (studiata dai due economisti che hanno teorizzato il «miracolo olandese», Jelle Visser e Anton Emerijck) e del sussidio di invalidità. Gli invalidi sono quasi un milione. Cinque anni fa erano 600 mila. Escludendo epidemie e catastrofi naturali, è evidente che nella statistica degli invalidi rientrano i marginali, gli esclusi, le persone giudicate poco adatte al lavoro, che escono così da quella dei disoccupati. Ed escono la sera, avendo un po´ di denaro e molto tempo libero. Così la notte infrasettimanale di Amsterdam è divisa tra il buio deserto dei canali a oriente del Palazzo reale, quelli eleganti, dedicati rispettivamente a Signori, Sovrani e Principi, e il buio pubblico dei canali occidentali, quelli popolari, percorsi da una corte dei miracoli minacciata o sorvegliata da giganti neri caraibici e da maghrebini minuti e sfuggenti. Diffidano gli uni degli altri, e tutti diffidano di loro. A rendere più surreale gli ultimi giorni del centrosinistra è il culto del morto che sta sorgendo attorno a Pim Fortuyn, il leader xenofobo assassinato lunedì. A Rotterdam ieri sera i tifosi del Feyenoord che andavano allo stadio per la finale di Coppa Uefa passavano da casa Fortuyn, a lasciare un fiore o più spesso una maglia della squadra (vista anche una maglia azzurra della nazionale italiana). Ad Amsterdam il monumento ai caduti della seconda guerra mondiale di fronte al Palazzo reale è diventato un cenotafio con foto di Pim, ritratti di Pim, lettere a Pim, tulipani colti per Pim. E siccome la legge consente di votarlo anche da morto, il suo partito - ovviamente: Lista Pim (Fortuyn) - rischia di scavalcare i due partiti liberali al governo, i moderati del Vvd e i radicali della D66, e di avvicinare i laboristi di Kok e del suo scialbo delfino Ad Melkert. Ma poiché un morto può essere anche plebiscitato ma non può vincere le elezioni, e siccome la regina Beatrice non riceverebbe volentieri come primi ministri gli eredi di Fortuyn, l´ex modella ed ex attrice Winny de Jong e il trentenne capoverdiano Joao Varela, si prevedono difficoltà. alla fine un ruolo chiave potrebbe tornare ai democristiani del Cda, un partito che ha governato il paese per trequarti di secolo ma che in due elezioni ha dimezzato i seggi e non intercetta più né i sentimenti del paese più laico del mondo - la cattedrale trasformata in spazio per mostre, bellissima quella in corso sui gioielli messicani, la Oude Kerk chiesa più antica della città circondata dalle vetrine con le tende rosse -, né le sue paure. «L´immagine che per tanto tempo ci è stata propinata dell´Olanda come una società paradisiaca, antirazzista, multiculturale è ormai andata in pezzi» esulta con gioia cattiva Filip Dewinter, capo del VlaamsBlock, il blocco fiammingo di estrema destra in ascesa nel confinante Belgio. Esagera. Il poliziotto con il codino, il tassista che invita il cliente a sedersi davanti, tanti piccoli segni indicano che il tratto liberale, tollerante, antiautoritario, accogliente non è perduto; ed è una fortuna, perché nella storia e nell´immaginario d´Europa l´Olanda non è come altri paesi una placida mucca nordica o una periferia particolarmente piovosa, è anzi centrale nella definizione dell´identità continentale, i pittori e i filosofi, i moriscos e gli ugonotti, sino agli aggiornamenti moderni, il calcio totale, la libertà di sperimentare altre forme di amare o semplicemente di fumare. Su questa tradizione gli olandesi del dopoguerra avevano fondato un modello, consci che un paese così piccolo può conservare un ruolo soltanto se si apre: ai figli delle antiche colonie del Suriname e dell´Indonesia; ai nuovi modi di produrre e di lavorare. Quel modello è in crisi, il 15 maggio si saprà quanto. Ci sono partiti, e in particolare quelli che hanno voluto le ultime liberalizzazioni - eutanasia e unioni tra omosessuali -, che ora rischiano di scomparire, come appunto la D66. D sta per democrazia.
Eheheheheh...questa storia fatta dal governo sinistro olandese di aumentare a dismisura le liste degli invalidi per abbassare "magicamente" la disoccupazione,l'avevo gia' sentita e pare proprio vera.
Sti terroni olandesi...![]()




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