Napoli è da sempre città di contraddizioni e sofferenze, e la conferma è venuta anche stavolta con l’arresto di otto agenti indagati sulle violenze perpetrate ai manifestanti nel corso degli scontri avvenuti in piazza Municipio oltre un anno fa in occasione del Global Forum sull’e- government .
Da napoletano sono stato testimone diretto di quegli avvenimenti e diversi miei amici (ragazzi pacifici nel vero senso della parola) sono stati brutalmente picchiati dalle forze dell’ordine per il sol fatto di essere presenti a quel corteo, anzi, di essere ai margini dello stesso, lontani dal luogo degli scontri. Insomma, le violenze da parte dei tutori dell’ordine ci sono state e chi ha sbagliato deve pagare per ciò che ha fatto. Questo è un punto sul quale non si può transigere. Tuttavia quello che stupisce sono ancora una volta i modi seguiti nella procedura delle indagini e la singolarità del procedimento stesso. Se alcuni agenti si sono lasciati ad andare a violenze, infatti, non si può ignorare le indicibile violenze “organizzate” a tavolino dagli coordinatori della manifestazione di protesta, con un vero e proprio attacco sferrato alle forze di polizie poste a protezione dell’area inavvicinabile destinata alle più alte cariche dei paesi chiamati a presenziare alla conferenza.
Forse il tempo fa dimenticare troppo in fretta, ma la città ha vissuto quei giorni in stato d’assedio, con manifestazioni molto dure e con dimostranti che hanno preso d’assedio agenzie di lavoro interinale e sportelli delle banche. Nulla di quanto visto a Genova, per carità. Almeno fino a quel famoso 27 marzo, allorquando dalla testa del corteo di manifestanti si levò impetuoso l’attacco agli agenti con lancio di pietre, uso di aste e scudi in vero assetto da guerra. La risposta di polizia e carabinieri non fu immediata, ma fu violentissima. Troppo. Colpirono chiunque passasse a tiro, dopo ore costretti sulla difensiva, umiliati e feriti, il contrattacco per fronteggiare anche quei black bloc che facevano la loro comparsa sullo scenario della protesta.
Giustamente si afferma che se i poliziotti hanno sbagliato dovranno pagare e che In uno stato democratico la legge vale per tutti . Appunto, la legge deve valere per tutti. Ed allora sorge spontanea la domanda su come sia possibile che i manifestanti violenti non sono stati colpiti dal meticoloso lavoro della magistratura napoletana? Come è possibile che gli autori di violenza e distruzione siano addirittura considerati oggi quasi come delle vittime?
Cultori dell'attacco allo Stato ed alle sue istituzioni, dichiarano la loro “disobbedienza civile” distruggendo vetrine ed occupando luoghi, si travestono da guerrieri e rivoluzionari, mentre si dichiarano pacifisti e contro i soprusi. Peccato che questa nuova versione di “gandhi” preveda un look da soldato al fronte, armati di pietre ed aste ed a volte anche di estintori...
Pur ammettendo che abusi ci siano stati da entrambi le parti, perché le inchieste sinora sembrano aver fatto chiarezza su ciò che riguarda le forze dell’ordine mentre resta ancora “tabù” quanto eventualmente commesso dai no global, come risulterebbe da verbali di polizia? Forse qualche risposta la possiamo avere da singolari coincidenze e partecipazioni, come quella che ha visto il gip del tribunale di Napoli ed ex pm di Mani Pulite, Nicola Quadrano, in piazza a manifestare con i suoi figli ed i no global, insieme ad altri magistrati napoletani, professionisti e personaggi dello spettacolo e della cultura. Tutto lecito, salvo poi chiederci con quale autonomia e libertà certi magistrati hanno svolto le indagini su quegli avvenimenti.
Perché è inaccettabile che venga tollerata e giustificata questa forma di manifestare il proprio dissenso, con tanto di vetrine sfasciate, attacchi agli agenti, lancio di sassi e auto e cassonetti incendiati, perché è inaccettabile che si arrivi ad arrestare agenti pluridecorati ad un anno dagli avvenimenti su cui la Procura indaga per pericolo di inquinamento delle prove e possibile vendetta nei confronti degli accusatori (molti dei quali sono indagati essi stessi per le violenze compiute, ma che si sono avvalsi della facoltà di non rispondere per i fatti loro addebitati ma sono stati ben pronti a dare informazioni e collaborare con i magistrati per accusare i poliziotti), perché è inaccettabile che dinanzi alla legge vi siano degli impuniti e non venga rispettata quell'uguaglianza che troppo spesso viene sbandierata ma poi offesa ed ignorata.




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