Tariffe e servizi: prezzi incontrollati sempre più in alto
L'effetto delle liberalizzazioni
Edo Rossi
Nei giorni scorsi il ministro del Tesoro ha diffuso i dati relativi all'andamento nel 2001 dei prezzi e delle tariffe relativamente ai prodotti e servizi di più largo consumo contenuti nel paniere sia per la parte di quelli ancora controllati dal governo sia per quelli derivanti dai mercati liberalizzati.
Da questi dati si ricava che prezzi e tariffe sono aumentati ben oltre la soglia programmata di inflazione erodendo ulteriormente il potere di acquisto dei salari e pensioni di milioni di italiani.
Qualche esempio sui prezzi controllati dal governo: gas +6,9%; scuola +4%; università +6,6%; trasporti marittimi +5,7%; trasporti ferroviari +3,7%.
Qualche esempio sui prezzi dei mercati liberalizzati: assicurazioni +7,3%; servizi bancari +7%; energia elettrica +3,1%; prodotti petroliferi crescono ancora dell'1,3% (dopo che nel 2000 erano aumentati del 10,7%).
Tradotto in soldoni l'esborso che ogni famiglia ha dovuto sopportare in conseguenza di questi aumenti nel 2001 è di oltre 600 euro in più.
Il centrosinistra prima e la destra oggi, ci avevano spiegato che da una parte lo Stato non doveva più né controllare né sorvegliare i prezzi e le tariffe ma il tutto andava affidato al nuovo metodo di calcolo, il "Price Cup".
Questo nuovo metodo funziona così: vengono autorizzati dalle Autority di settore aumenti dei prezzi e delle tariffe sulla base del tasso programmato di inflazione togliendo da questa percentuale di incremento la crescita di produttività del settore.
Ci avevano spiegato che in questo modo avrebbero ridotto prezzi e tariffe per tutti e il sistema produttivo avrebbe migliorato la sua efficienza e qualità del servizio.
Il risultato negativo è sotto gli occhi di tutti i lavoratori e i pensionati sono costretti a pagare di più beni e servizi indispensabili diminuendo il loro potere di acquisto a favore delle imprese le quali hanno notevolmente migliorato i loro bilanci.
Mentre dall'altra parte, i nostri governanti neoliberisti, ci avevano spiegato che lo Stato doveva ritirarsi da tutto e liberalizzare i mercati.
La ragione di questa teoria era fondata sul fatto che il mercato produce efficienza e concorrenza e questa fa diminuire i prezzi a tutto beneficio dei consumatori i quali, spendendo meno, aumentano il loro tenore di vita.
A sovrintendere questa teoria è stata istituita l'Antitrust, la quale nella sua relazione annuale al parlamento da alcuni anni ci informa che ha erogato multe alle compagnie petrolifere, a quelle assicurative, a quelle telefoniche, alle imprese farmaceutiche, al sistema bancario etc, in quanto, queste, hanno costituito un cartello, e anziché farsi la concorrenza, hanno agito da oligopolio aumentando tutti insieme i prezzi a danno dei consumatori.
Anche per i mercati cosiddetti liberalizzati il bilancio è negativo perché assistiamo allo stesso risultato cioè lavoratori, pensionati e consumatori pagano di più beni e servizi di cui non possono fare a meno mentre le imprese che operano in questi mercati, aumentano i loro guadagni.
Quello che risulta strano e che i nostri governanti anziché avviare un ripensamento della teoria del "Price Cup" o di quella dei mercati liberalizzati che lasciano mano libera alle imprese private, propugnano più liberalizzazioni e privatizzazioni.
Anziché rivedere la scelta della fuoriuscita dello Stato da settori strategici per il Paese come quelli dell'energia (magari tornando al nucleare come propone Tabacci e la commissione parlamentare che lui presiede), anziché riprendere a controllare i prezzi dei prodotti e dei servizi di primaria necessità per la collettività, si indica come necessario un'accelerazione e un completamento delle politiche di liberalizzazione.
Ancora una volta, se mai vi fosse stato il bisogno, i dati reali e non le previsioni sull'andamento dell'inflazione nel 2001 dimostrano che chi ci governa non ha come priorità della propria azione politica la difesa degli interessi generali del paese, in particolare di tutti quei consumatori che vivono di stipendio e pensione, bensì la salvaguardia dei bilanci e degli affari delle imprese private che guarda caso nella produzione dei beni e servizi indispensabili alla collettività sono di proprietà dei soliti noti: Agnelli, Fresco, Pirelli, Lucchini, Romiti, Desiata, De Benedetti, e così via.
Liberazione 9 maggio 2002
http://www.liberazione.it


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