da "La Stampa"
MILANO
Gli avvocati della difesa parlano già di «prova falsa» e annunciano, ovviamente, nuove eccezioni che puntino a bloccare un processo sempre più precario come quello per le tangenti Sme, dove ieri, tra l´altro, lo stesso pm Gherardo Colombo, ha dovuto chiedere la separazione del reato di falso in bilancio per Silvio Berlusconi, in vista di una prescrizione, essendo entrata in vigore la nuova norma di depenalizzazione. Questa volta però il punto a favore per gli avvocati di Berlusconi e Previti arriva dal tribunale di Perugia dove ieri pomeriggio i periti del giudice delle indagini preliminari hanno depositato una relazione nella quale sostengono che una delle intercettazioni realizzate dallo Sco per conto della procura di Milano, presso il bar Mandara di Roma nel marzo del 1996, avrebbe subito «interruzioni e manipolazioni». In altre parole non si sarebbe potuta utilizzare come prova. Nella registrazione che secondo il perito Paolo Giuia, dell´istituto di acustica del Cnr, presenta «interruzioni, sbalzi e salti temporali», erano state fissate su nastro le voci di un incontro tra l´ex capo dei gip romani Renato Squillante e il pm Francesco Misiani, rinviati poi entrambi a giudizio, sebbene con differenti imputazioni, nel processo Sme. Non solo. Sempre secondo il perito del gip di Perugia, innanzi al quale ieri si è svolto un incidente probatorio per decidere dell´eventuale rinvio a giudizio dei due agenti che realizzarono l´intercettazione, la cassetta depositata agli atti sarebbe in realtà «una copia manipolata della registrazione originale». Ce n´è abbastanza insomma per far insorgere ancora una volta gli avvocati difensori che già nei confronti del processo per la mancata vendita del colosso alimentare Iri a De Benedetti, hanno presentato, sempre a nome di Berlusconi e Previti, un´istanza di rimessione e ieri, nell´aula della prima penale, hanno chiesto per l´ennesima volta senza successo la nullità delle udienze sostenendo di essere stati privati di atti del procedimento di Mani Pulite. Il primo a dare fuoco alle polveri è stato il legale del presidente del Consiglio, l´avvocato Nicolò Ghedini, ieri in veste di parte lesa per Silvio Berlusconi a Perugia: «Erano anni che sostenevamo che questo documento era manipolato: e adesso il giudice di Perugia ci ha dato ragione. Si tratta di un fatto di inaudita gravità perché questa cassetta, nelle motivazioni del gip Rossato, era stata considerata la prova regina usata per mandare in galera delle persone». Secondo Ghedini inoltre, dagli atti all´esame del gip di Perugia, emergerebbe anche che gli appunti annotati dai due agenti a proposito della conversazione tra il pm Misiani e l´ex gip Squillante, dove veniva chiamato in causa anche Berlusconi, «non sarebbero compatibili con le registrazioni». E´ dunque chiaro che i risultati dell´incidente probatorio perugino dovrebbero presto riverberare anche sulle udienze in corso a Milano. Rincarano la dose gli avvocati di Cesare Previti: «Se c´è una prova falsa va rivisto tutto il processo. Non c´è dubbio che solleveremo in aula la questione del bar Mandara e in vista soprattutto dell´udienza di Cassazione del prossimo 29 maggio in cui si dovrà decidere sul trasferimento o meno di questo processo a Brescia». E la Procura? Ieri i pm non hanno voluto commentare i risultati dell´incidente probatorio di Perugia. Il procuratore Gerardo D´Ambrosio però ha gettato acqua sul fuoco: «L´originale della cassetta che abbiamo noi è quello che ci ha fornito a suo tempo lo Sco, che era, se non sbaglio, diretto da De Gennaro. Non conosco i risultati della perizia ma credo che la registrazione fosse stata realizzata allora con strumenti tecnici non ancora perfezionati e il passaggio su una nuova cassetta può darsi sia stato dovuto alla necessità di ripulire il più possibile dei rumori di sottofondo. Potrebbero esserci state delle interruzioni ma non mi sembra che questo incida sui brani delle conversazioni registrate. In ogni caso vedremo cosa dice effettivamente il perito». Infine ieri al processo, dopo che i giudici della prima sezione hanno respinto le istanze di nullità dei difensori, ha iniziato a parlare il primo degli imputati, proprio Francesco Misiani, accusato di favoreggiamento nei confronti di Squillante al quale, secondo le accuse, avrebbe tra l´altro riferito i contenuti di un colloquio avuto con uno Francesco Greco, uno dei pm di Mani Pulite dopo la scoperta di una microspia questa volta al bar Tombini. «Al tribunale di Roma di questa inchiesta ne parlavano tutti - si è difeso Misiani - anche gli uscieri e tutti facevano mille ipotesi. Però io a Greco non chiesi informazioni, gli rimproverai solo il metodo utilizzato ricordando che la Procura di Roma, soprattutto con Michele Coiro, non era il porto delle nebbie».
Paolo Colonnello




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