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  1. #1
    Rosso è bello
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    Predefinito 25 Aprile. Per ricordare

    Biella, piazza San Giovanni Bosco. Accanto al muro della chiesa c'è una lapide:

    A ricordo dei primi sei Martiri della barbarie nazi-fascista fucilati in questa piazza il 22 dicembre 1943.

    Gardino Carlo, di anni 51

    Sassone Francesco, di anni 55

    Minarolo Norberto, di anni 49

    Mosca Pierino, di anni 51

    Mosca Aurelio, di anni 23

    Bianchi Basilio, di anni 19


    Affinchè nessuno dimentichi.

  2. #2
    Claude74
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    In questi giorni i fascisti di POL stanno dando il loro "meglio", insultando e vomitando il loro astio avvelenato sulla lotta partigiana. Ciò dimostra quanto valore essa abbia, e quanto importante sia stata per la nascita della nostra democrazia. Un valore che tracende gli eventi della guerra stessa.
    Quei morti ci dicono che la libertà vale la vita: "affinchè nessuno dimentichi", recita la lapide......e noi non dimenticheremo.

  3. #3
    ora ltd poi lti
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    Ora più che mai, Resistenza!!!

  4. #4
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    Per ricordare...

    Oggi 25 aprile, festa della liberazione, compie tredici anni Gendhun Choekyi Nyima,il Panchen Lama prigioniero dal 17 maggio del 1995, quasi otto anni dunque, delle autorità militari cinesi.

    Choekyi Nyima è stato tratto in arresto all'età di sei anni, e con lui la sua famiglia, subito dopo essere stato riconosciuto dal Dalai Lama come l'undicesima reincarnazione di una delle più alte personalità religiose del Tibet: il Panchen Lama appunto.

    Il monastero di Tashilumpo, tradizionale sede dei Panchen Lama, è stato da quel momento sottoposto ad un regime di rigido controllo di polizia cinese e i suoi monaci sono stati perseguitati, incarcerarati o espulsi.

    Secondo la tradizione al piccolo Panchen Lama sarebbe spettato in futuro il compito di istruire il prossimo Dalai Lama. Ma dal 1950, anno dell'invasione militare, la Cina si adopera in tutti i modi per sradicare da questa terra occupata ogni segno di indipendenza e di identità culturale e nazionale perciò, dopo aver arrestato il "pericoloso" bambino, le autorità di Pechino, aggiungendo una nota grottesca ad una vicenda così tragica, il 25 novembre 1995 hanno imposto ad un gruppo di religiosi tibetani, convocati con la forza, di riconoscere in un altro bambino l'undicesima reincarnazione del Panchen Lama. L'insediamento è avvenuto nel corso di una fastosa cerimonia cui hanno partecipato alcuni dei massimi esponenti del Partito Comunista Cinese.

    In questa giornata in cui il mio paese festeggia la liberazione il mio pensiero a questo bambino desaparecido, che Amnesty ha definito il più giovane prigioniero politico del mondo, per cui non vedo organizzarsi girotondi, sulla cui ignobile prigionia non leggo articoli sdegnati di eminenti opinionisti.



    Auguri Choekyi Nyima, buon tredicesimo compleanno, auguri di libertà per te, la tua famiglia e tutto il popolo tibetano.

    g

  5. #5
    Rosso è bello
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    Ci sto Canto. Eccome se ci sto! Perchè non abbia mai più ad esserci una guerra, una guerra civile dove i fratelli o i famigliari si trovano su opposti fronti, perchè mai più nessuno venga ammazzato, torturato. Perchè i figli possano crescere e vivere e non essere numeri da usare su tavoli di trattative.
    Ci sto.

  6. #6
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    Originally posted by Cantolibero
    Io ricordo:
    il comandante della Franchi Edgardo Sogno;
    i preti emiliani della Resistenza bianca;
    Giovannino Guareschi, internato militare in un lager tedesco
    Ci state?
    Saludos amigos
    Sen.Cantolibero
    Mi associo. E mi sento di aggiungere Paolo Taviani che fu tra i partigiani bianchi in prima linea nella liberazione di Genova

  7. #7
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    Originally posted by Cantolibero
    Io ricordo:
    il comandante della Franchi Edgardo Sogno;
    i preti emiliani della Resistenza bianca;
    Giovannino Guareschi, internato militare in un lager tedesco
    Ci state?
    Saludos amigos
    Sen.Cantolibero
    Ci sto a patto che tu ricorda anche il passato golpista del partigiano bianco sogno.

  8. #8
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    Certo che cancellando le critiche sul 25 aprile ci fate una bella figura, io comunque ci riprovo dicendo di ricordare anche tutti gli infoibati del dopoguerra

  9. #9
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    Predefinito non solo per 'non dimenticare', bensì per 'ricordare'...

    originally posted by seurosia:

    Biella, piazza San Giovanni Bosco. Accanto al muro della chiesa c'è una lapide:

    A ricordo dei primi sei Martiri della barbarie nazi-fascista fucilati in questa piazza il 22 dicembre 1943.

    Gardino Carlo, di anni 51

    Sassone Francesco, di anni 55

    Minarolo Norberto, di anni 49

    Mosca Pierino, di anni 51

    Mosca Aurelio, di anni 23

    Bianchi Basilio, di anni 19

    Affinchè nessuno dimentichi



    ...non solo affichè nessuno dimentichi, ma altresì e soprattutto perchè tutti ricordino bene, me pare quanto mai opportuno non limitarsi a citare la sola lapide. A questo fine credo che a molti interesserà assai conoscere con più dettaglio le scenario nel quale il triste episodio ricordato dalla lapide si è verificato. Sono quindi certo di fare cosa gradita riportando quanto scritto al riguardo da Giorgio Pisanò nel suo libro: ‘Sangue chiama sangue - Le terrificanti verità che nessuno ha mai avuto il coraggio di dire sulla guerra civile in Italia’ Ed. C.D.L..
    Per la verità Pisanò parla non di sei bensì di sette fucilati e sostiene che la rappresaglia tedesca avvenne non il 22 bensì il 23 dicembre del 1943...inevitabili inesattezze di dettaglio che non modificano il quadro descritto dall'autore, che alla guerra civile nel Biellese ha dedicato un intero capitolo. Il tutto è accompagnato al solito da ampia e validata documentazione...

    buona lettura!...

    Un altro motivo che favorì l’insediamento delle bande comuniste va ricercato nella presenza nel Biellese, dopo l’8 settembre 1943, di alcuni tra i più decisi e più addestrati capi del Pci nativi del luogo. Da Pietro Secchia a Franco Moranino, da Quinto Antonietti a Guido Sola Titetto. Perfetti conoscitori della zona, della mentalità degli abitanti e delle risorse su cui potevano contare, questi esponenti del Pci si misero ben presto al lavoro per trasformare quel territorio in una delle loro basi più potenti. Secchia però, chiamato a far parte della direzione centrale del Pci, lasciò ben presto il Biellese. A dare man forte ai suoi amici, con il compito soprattutto di scatenare la guerriglia, il partito inviò nella zona al suo posto un ‘tecnico’ del mestiere: Piero Paietta, detto ‘Nedo’, che ‘aveva fatto le sue esperienze nelle brigate internazionali in Spagna dove aveva perso un braccio’, come racconta Moscatelli nella sua opera [Il Monte Rosa è sceso a Milano: la resistenza nel Biellese, in Valsesia e Valdossola - Ed. Einaudi 1958]. Piero Paietta, nonostante l’omonimia e la comunanza di idee, non era imparentato con i fratelli Gliuliano e Giancarlo Paietta, divenuti poi a guerra finita deputati del Pci.
    Sulla tecnica seguita dai comunisti per scatenare la guerra civile nel Biellese [come nelle altre zone della montagna vercellese e novarese] ci sarebbe da scrivere un intero trattato. Vedremo di riassumerne gli aspetti più significativi. Come abbiamo detto, nelle settimane che seguirono l’8 settembre il Biellese venne pressochè ignorato dai comandi tedeschi e fascisti. Nelle ampie vallate le uniche forze armate presenti erano costituite dai Carabinieri, suddivisi in cinque o sei stazioni, ognuna delle quali comprendeva in media dieci militari dell’Arma.
    Per prima cosa [ottobre-novembre 1943] i comunisti tentarono di sollevare la popolazione. A questo scopo indissero comizi, cercarono di provocare scioperi e incidenti tra cittadini e Carabinieri. Questa manovra però non diede i frutti sperati. Gli scioperi ci furono, ma di incidenti nemmeno uno, soprattutto perchè i Biellesi e i Carabinieri non avevano alcun motivo per spararsi addosso. Oltre a tutto la propaganda dei comunisti suonava alle orecchie di molti un po' ridicola. I comunisti infatti gridavano che ‘bisognava lottare contro i Tedeschi e i Fascisti’, solo che questi, nelle vallate e in molte località di pianura, continuavano a non farsi vedere nè i rossi andavano ad attaccarli nelle loro basi.
    I rossi passarono allora ad una seconda fase di provocazioni, non solo nella speranza di farci scappare il morto, ma anche per diminuire il prestigio dell’Arma nella zona e sostituirsi così all’unica autorità efficiente. Lo confermano del resto gli stessi Secchia e Moscatelli [op. citata, pag. 189]:

    ‘...sparse nei villaggi della Valsesia, dell’Ossola, del Biellese vi sono le caserme dei Carabinieri. Contro di esse vengono diretti i primi attacchi dei partigiani. Queste azioni, doppiamente utili, procurano armi e addestrano i giovani all’azione, demoralizzano il nemico e creano entusiasmo tra la popolazione. La caserma dei Carabinieri cessa di rappresentare l’autorità dello Stato intoccabile e invulnerabile [il corsivo è nell’originale - n.d.r.]...’

    Per la verità si trattò di azioni estremamente facili: i Carabinieri infatti, disorientati, senza ordini precisi e decisi soprattutto a non prestarsi al gioco, molto chiaro, dei comunisti cedettero sempre le armi senza opporre resistenza. Che questo poi sia avvenuto tra l’entusiasmo della popolazione è falso. Gli unici ad essere stati entusiasti della cosa, a parte i comunisti che perseguivano un fine politico ben preciso, furono alcuni, loro seguaci dalla fedina penale non molto pulita , cui non era parso vero di poter umiliare i Carabinieri.
    Visti gli scarsi risultati ottenuti anche con questa seconda fase di provocazioni, i rossi passarono ben presto al terrorismo. Cominciarono gli agguati, le imboscate, le uccisioni di militari isolati. Nelle pagine del libro di Moscatelli tutto ciò viene descritto in termini di epopea. Una serie di modeste azioni individuali compiute da alcuni garibaldini tra il 20 e il 21 dicembre nella zona Pralungo-Tollegno-Pollone, a una decina di chilometri da Biella, di trasforma, nella prosa del capo comunista, in una spettacolosa calata a valle di ingenti forze partigiane [vedremo invece tra poco quanti erano veramente i partigiani biellesi in quel periodo]. Rievocando gli avvenimenti di quei giorni, Moscatelli arriva anche a scrivere:

    ‘...alcune squadre al comando di Silvio Ortona proseguono nella marcia e, tra l’entusiasmo della popolazione, entrano in Biella città...’

    Non solo tutto ciò è frutto di esagerazioni, l’occupazione di Biella è addirittura inventata di sana pianta, come testimoniato dagli stessi Biellesi.
    Le imboscate compiute in quei giorni nel Biellese ottennero quale unico risultato la morte di due Tedeschi nella zona di Tollegno e l’uccisione del milite stradale Celestino Baragiotta. Questi si trovava in servizio presso Pray, quando gli accadde di fermare due giovani in motocicletta. Alla richiesta di fornire i documenti, i due giovani estrassero fulmineamente le rivoltelle e lo freddarono. Queste spietate uccisioni provocarono un’altrettanto spietata rappresaglia. Il 23 sera, nella piazza di San Giovanni Bosco a Biella, i Tedeschi fucilarono sette ostaggi. Cinque di questi erano civili innocenti rastrellati nei luoghi delle imboscate. Il sangue cominciava a chiamare sangue anche nel Biellese.


    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  10. #10
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    Originally posted by Claude74
    In questi giorni i fascisti di POL stanno dando il loro "meglio", insultando e vomitando il loro astio avvelenato sulla lotta partigiana. Ciò dimostra quanto valore essa abbia, e quanto importante sia stata per la nascita della nostra democrazia. Un valore che tracende gli eventi della guerra stessa.
    Quei morti ci dicono che la libertà vale la vita: "affinchè nessuno dimentichi", recita la lapide......e noi non dimenticheremo.
    Noi fascisti non vomitiamo niente e non insultiamo nessuno solo cerchiamo di ristabilire la verità.Il 25 aprile è la ricorrenza di una sconfitta militare e l'inizio della fine della sovranità nazionale,aboliamolo!

 

 
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