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Pili riapre la pratica della cava di Muros
«Impatto ambientale evidente,
la concessione è da sospendere»
Il presidente incontra gli amministratori e la popolazione
Pietro Simula
MUROS. Grazie all'instancabile volontà dei cittadini di difendere il proprio territorio, minacciato dall'avanzare delle miniere a cielo aperto, Muros ha vissuto un'altra giornata campale, che potrebbe rivelarsi l'inizio di un'inversione di tendenza per tutta l'isola in tema di pianificazione del territorio e di sfruttamento delle risorse minerarie. Anche se non del tutto rassicurati dalle parole di Mauro Pili, i muresi adesso sperano che le ruspe della Caolino Pancera possano essere fermate.
Oltre ai soliti cartelli che sono soliti portarsi dietro in ogni occasione utile, i muresi stavolta ne hanno messo in bella vista un altro: «Pili, non vendere la tua terra». In via Brigata Sassari ad attenderlo c'era una folta rappresentanza di sindaci ed amministratori dei Comuni del territorio, numerosi rappresentanti del consiglio regionale, qualche parlamentare.
«Capisco bene - ha esordito - la vostra preoccupazione perché anch'io, da sindaco, mi son trovato ad affrontare analoghe battaglie. Ho, come voi, la consapevolezza che il territorio non è nostro, ma lo abbiamo ereditato dai nostri padri e lo dobbiamo consegnare ai nostri figli».
Sono due i fronti sui quali il presidente della Regione si è impegnato ad agire da subito: quello contingente e quello delle decisioni legislative. Per la concessione rilasciata in territorio di Muros, così come per altre, a suo parere, esiste un vizio di fondo, che consiste nella mancata effettuazione della valutazione di impatto ambientale, richiesta dalla normativa comunitaria. Valutazione, ha sottolineato, cui la concessione va assoggettata non solo in fase preventiva, ma anche al momento dell'inizio dell'attività. Cosa che non è stata fatta.
E la dimostrazione che, nel caso di Muros, l'impatto ambientale sia evidente Pili l'ha trovata proprio tra le pieghe dell'autorizzazione rilasciata dagli uffici regionali competenti.
«Attiveremo il nostro ufficio legale - ha quindi dichiarato all'assemblea - perché approfondisca la situazione e individui la strada da perseguire nell'intento di sospendere in sede di autotutela questa e tutte quelle concessioni che non risultino in regola. Non si parli però - ha detto mettendo le mani avanti - di Regione contro Regione. È che se si è sbagliato bisogna porre rimedio. Bisogna prendere atto di una nuova normativa che prevede la tutela del territorio».
Chiara e netta la posizione anche sul piano degli interventi legislativi per i quali ha promesso tempi strettissimi: martedì la giunta regionale approverà il nuovo disegno di legge sulla materia, che nella stessa settimana verrà trasmesso all'ufficio di presidenza del Consiglio. «Sarà comunque uno strumento che dovrà prevedere il coinvolgimento diretto con carattere vincolante dei Comuni nel processo decisionale».
Se l'intervento di Pili ha fatto trapelare come tra gli organismi politici e gli uffici competenti a rilasciare le concessioni ci sia qualche differenza di valutazione, per Nicola Rassu, presidente della commissione regionale per l'Industria, «esiste una prevaricazione da parte degli uffici preposti sulla volontà politica».
Rassu ha portato un affondo deciso, affermando, documenti alla mano, che «si sta continuando ad emanare autorizzazioni di ricerca contro legge, disattendendo la normativa che impone l'obbligatorietà della valutazione di impatto ambientale».
Il presidente della commissione Industria ha fatto quindi presente che molte autorizzazioni di ricerca (che hanno una durata biennale) sono scadute e vengono automaticamente rinnovate, mentre sarebbe il caso di sospenderle tutte in attesa della nuova normativa.
Anche Sauro Turroni (Verdi), vicepresidente della commissione Ambiente del Senato, ha incontrato gli amministratori muresi, sostenendo che «la Regione potrebbe essere chiamata a rispondere per l'irrisorio canone concessorio - 9 milioni di euro per 5 anni - richiesto alla società emiliana Caolino Pancera». Turroni ha detto che segnalerà la questione alla Corte dei conti e che giudica «assolutamente insufficienti» gli impegni assunti da Pili.




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