BOSSI SOSTIENE CHE IL CARROCCIO NON HA NULLA A CHE FARE CON LE PEN E HAIDER. POI DEL POLITICO DI ROTTERDAM AMMETTE: ERA UNO SCOMODO
La Lega e quegli xenofobi che in fondo «dànno fastidio al Palazzo»
MILANO XENOFOBI no, mai stati e dicono che mai lo saranno. Amici di Le Pen neppure. Di Haider forse sì, un pochino, in passato, ma è stato un errore, una distrazione. Pim Fortuyn chi? Umberto Bossi, fino all'altra sera, manco sapeva chi fosse. «Di certo doveva essere uno che dava fastidio al Palazzo». Ieri ha letto su «L'Unità» un editoriale che l'ha innervosito: «Bossi e Le Pen fratelli siamesi», scritto dall'ex ministro Agazio Loiero, ex mastelliano ora nella Margherita. La risposta è una rasoiata. Altro che lepenisti. Padani, piuttosto, e sempre di più. Anzi, scrive Bossi, il «Partito Nazionale Padano». Il Pnp. La nota di Bossi può sembrare esagerata e forse rivela un nervosismo che cova. Parte dall'euroxenofobia, passa da Agazio Loiero e finisce con un avvertimento. Noi, si legge, «siamo al Governo a Roma solo perchè convinti che la Nazione Padana può trovare all'interno dello Stato una dimensione federalista dove venga riconosciuto il diritto alla libertà. Se non si realizzasse il progetto, per interferenza dei colli o per inadeguatezza del governo, non resteremmo un solo secondo in questo governo». «I colli», che poi sarebbe il Quirinale. «L'inadeguatezza», e sarebbe il freno tirato dagli ex dc. La dichiarazione di Bossi resterà l'unica della giornata: come se un commento di Loiero valesse più del risultato elettorale francese, o dell'assassinio di Pim Fortuyn, o di quanto si sta muovendo in tema di Europa, immigrazione, xenofobia, razzismo, intolleranza e rabbia. Dichiarazione nervosa. Nervosa come tutti i commenti di Bossi su Le Pen, il lepenismo o gli altri Fortuyn europei. «Ci vogliono appiattire su gente che non ha niente a che vedere con noi», ripete Bossi. E, per prendere le distanze, torna a rivendicare l'identità e la Padania, a premere su riforme e leggi, a minacciare l'uscita dal governo. «Continuo a dire che non c'entriamo, che noi siamo un´altra cosa, e poi c'è sempre un Agazio Loiero che mi viene a spiegare quanto sono xenofobo, razzista, fascista e gemello di Le Pen. Basta!». Bossi rispiega che non ha mai conosciuto Le Pen, anche se al Parlamento Europeo si sono incrociati gli sguardi. Haider una volta sola, per caso, dopo un comizio a Vicenza. Degli altri europei, Fortuyn compreso, mai e proprio mai. Con Le Pen, è vero, cera stato qualche avvicinamento in passato, un'iniziativa di Mario Borghezio che non ha mai avuto seguito. «Io - dice Bossi - non voglio neanche sapere chi è». Al Parlamento Europeo da tre legislature, Bossi ha sempre evitato le riunioni del gruppo «Arc en Ciel», come si chiamavano gli europarlamentari dei gruppi indipendentisti, i bretoni, i corsi, i catalani, i sardi, gli andalusi, i fiamminghi. Solo una volta era stato alle loro riunioni, ed era a Cardiff, Galles, lontanissimo ottobre 1993. Ma da quando è ministro ha incaricato il suo capo di gabinetto Francesco Speroni di monitorare quanto avviene nei paesi dell'Ue. Un dossier su Fortuyn era quasi pronto, e Bossi ora può dichiarare «che dava risposte giuste alle domande che venivano dai ceti popolari». Per Le Pen aveva usato una frase quasi simile e ben diversa: «Dà risposte sbagliate a domande giuste». Perchè Le Pen è fuori dal sistema, Fortuyn non lo era. «Dicendo che l'Olanda era piena di immigrati non li voleva cacciare tutti, come Le Pen. Voleva una nuova legge, come noi, per fermare i flussi. Voleva quello che vuole la gente e non vuole il Palazzo, il Sistema». E se proprio deve trovare un legame tra la Lega e Fortuyn si ferma alla constatazione che vale per tutti i movimenti europei: «Tutto quello che non è "Pensiero Unico" viene demonizzato, criminalizzato. Xenofobi! Razzisti!». Smarcarsi da quest'immagine, dunque. Per Giancarlo Giorgetti, segretario della Lega Lombarda e presidente della Commissione Bilancio della Camera, «è vero che a leggere i giornali europei sembra di trovarsi di fronte all'Internazionale Nera della Xenofobia. Come se ci fosse un minimo denominatore comune che invece non c'è. Le Pen e Fortuyn erano l'uno il contrario dell'altro, figurarsi Le Pen con i gay... E noi siamo ben diversi sia dal caso francese che da quello olandese». Fosse tutto così semplice e appiattito, dice, «al Parlamento Europeo saremmo nello stesso gruppo». Invece ognun per sè. Xenofobia europea in arrivo? «Se si intendono azioni di sopraffazione - risponde Giorgetti - non sbaglio se dico che tra tutti questi movimenti siamo i più moderati. Smentita la xenofobia l'unica parentela è sul problema dell'immigrazione, e qui c'è poco da scherzare: non si risolve né con le scomuniche né con le semplificazioni». Si risolve, per Bossi, con le nuove leggi. E qui si torna alla sua nota scritta, «la Lega non resterebbe un solo secondo in questo governo...». Immigrazione e prostituzione. «Ci sono domande giuste e bisogna trovare le risposte giuste». In Padania, in Italia e in Europa.
Giovanni Cerruti




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