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  1. #1
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    sulla scuola: quale futuro? (elementari: insegnnte unico; un'unica lingua straniera?)

    La sceltadell'insegnante unico alle elementari è abbastanza probabile che, nel giro di un tempo relativamente breve, comporterà che per insegnare alle elementari si dovrà studiare in via principale la lingua inglese come lingua estera. Ancora una volta vengono compiute, al di là del giudizio sui singoli episodi, operazioni di politica linguistica senza che questa sia mai al centro del dibattito presso l'opinione pubblica e nemmeno tra le forze politiche.
    Una forza democratica può essere indifferente ai problemi della democrazia linguistica? Fino a che punto è interesse degli altri paesi europei la supremazia sepre più assoluta della lingua inglese? Quanto costa tutto questo al sistema Europa? Quali possibilità ci sono per un futuro di parità di diritti linguistici tra i popoli europei?

  2. #2
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    Predefinito Riferirsi al partito radicale

    Ederarossa tocca più temi in un solo messaggio. Focalizziamone per ora soltanto uno: quello della politica linguistica europea.

    I trattati impongono il multilinguismo, basato sulle lingue ufficiali degli stati-membri. Questo vale in particolar modo per il Parlamento Europeo, l'unico luogo dove si è ammessi (per volontà degli elettori) anche se non si conosce alcuna lingua straniera, e magari si è analfabeti nella propria (come è il caso di molti irlandesi e di molti lussemburghesi).

    L'allargamento ai Paesi del Baltico e dell'Est ha reso ancora meno praticabile il multilinguismo basato sulla traduzione simultanea. Questo problema fu affrontato in commissione nella primavera del 2004, quasi alla scadenza del precedente mandato. Di fronte alla grave carenza di risorse interpretative, il partito radicale propose (attraverso il deputato Gianfranco Dell'Alba, anche se il vero capofila era il suo collega Marco Cappato) di usare l'esperanto come lingua pivot: ognuno sia tradotto in simultanea in esperanto e dall'esperanto ritradotto nelle varie lingue.

    Si ebbe così il primo (e finora unico) pronunciamento del Parlamento Europeo in merito all'esperanto. In commissione il paragrafo Dell'Alba fu osteggiato dal gruppo popolare europeo, guidato dal democristiano tedesco Ingo Friedrich (che si era distinto per atteggiamenti anti-inglesi): i filoesperantisti persero per 13 a 12 (con un astenuto), nel voto del 17 marzo 2004 (rapporto 2003/2227 REG). Riproposto come emendamento in aula a Strasburgo, fu respinto il 1° aprile, per una manciata di voti di differenza.

    La proposta di emendamento fu firmata massicciamente dai radicali italiani (che allora erano sei o sette), dai verdi e dai deputati EDD (etnisti). Un forte blocco, basato sul PSE, sostenne l'emendamento Dell'Alba. I gruppi di destra e moderati, in primo luogo il PPE, furono contrari. Franchi tiratori ci furono in entrambi gli schieramenti, comunque prevalsero le destre.

    Secondo Dell'Alba, "gli oppositori all'emendamento non argomentarono il proprio voto negativo". Secondo Cappato, "esiste una reale forza, in un fronte politico sparso, che è contraria al modello disfunzionante del multilinguismo. E' necessario convincere questa forza della validità dell'esperanto. Il risultato della votazione prova che ci muoviamo su questa strada".

    Al momento della seconda votazione era presente fra gli invitati anche il Console della Civitas Esperantica, prof. Walter Zelazny, poi rettore di università in Polonia e candidato al Parlamento Europeo nelle liste che elessero Geremek (quest'ultimo recentemente scomparso in un misterioso incidente automobilistico).

    Una forza laica progressista ha dunque un naturale alleato nel Partito Radicale, su questa tematica.

  3. #3
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    di pancia sarei d' accordo anch'io sulla opzione esperantista, di testa mi rendo conto che è quasi impossibile resistere allo strapotere dell' inglese, anche se sarebbe forse ora di prendere atto che come esiste un british english diverso dall' american english, dal australian english, sta diffondendosi un- come lo chiamiamo ?- continental english con una grammatica un pò semplificata rispetto all' inglese ortodosso. Su 10 interlocuturi continentali con cui parlo in inglese, per esempio quelli che usano appropiatamente le due forme di futuro ( con will e con going to) saranno al massimo 2 ( io sono fra gli 8) .
    Un altro fenomeno interessante che sto notando in incontri plurilingue è che francofoni, ispanofoni, italofoni e lusitanofoni tendono ciascuno a parlare nella propria lingua e gli altri interlocutori latini capiscono.
    Se nelle scuole dei paesi latini si insegnasse non a parlare , ma a capire le altre lingue latine, pensate a films e libri in una delle quattro lingue avrebbero un potenziale mercato di più di mezzo miliardo di persone.
    Ma è un sogno

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Giovineuropa Visualizza Messaggio
    Ederarossa tocca più temi in un solo messaggio. Focalizziamone per ora soltanto uno: quello della politica linguistica europea.

    I trattati impongono il multilinguismo, basato sulle lingue ufficiali degli stati-membri. Questo vale in particolar modo per il Parlamento Europeo, l'unico luogo dove si è ammessi (per volontà degli elettori) anche se non si conosce alcuna lingua straniera, e magari si è analfabeti nella propria (come è il caso di molti irlandesi e di molti lussemburghesi).

    L'allargamento ai Paesi del Baltico e dell'Est ha reso ancora meno praticabile il multilinguismo basato sulla traduzione simultanea. Questo problema fu affrontato in commissione nella primavera del 2004, quasi alla scadenza del precedente mandato. Di fronte alla grave carenza di risorse interpretative, il partito radicale propose (attraverso il deputato Gianfranco Dell'Alba, anche se il vero capofila era il suo collega Marco Cappato) di usare l'esperanto come lingua pivot: ognuno sia tradotto in simultanea in esperanto e dall'esperanto ritradotto nelle varie lingue.

    Si ebbe così il primo (e finora unico) pronunciamento del Parlamento Europeo in merito all'esperanto. In commissione il paragrafo Dell'Alba fu osteggiato dal gruppo popolare europeo, guidato dal democristiano tedesco Ingo Friedrich (che si era distinto per atteggiamenti anti-inglesi): i filoesperantisti persero per 13 a 12 (con un astenuto), nel voto del 17 marzo 2004 (rapporto 2003/2227 REG). Riproposto come emendamento in aula a Strasburgo, fu respinto il 1° aprile, per una manciata di voti di differenza.

    La proposta di emendamento fu firmata massicciamente dai radicali italiani (che allora erano sei o sette), dai verdi e dai deputati EDD (etnisti). Un forte blocco, basato sul PSE, sostenne l'emendamento Dell'Alba. I gruppi di destra e moderati, in primo luogo il PPE, furono contrari. Franchi tiratori ci furono in entrambi gli schieramenti, comunque prevalsero le destre.

    Secondo Dell'Alba, "gli oppositori all'emendamento non argomentarono il proprio voto negativo". Secondo Cappato, "esiste una reale forza, in un fronte politico sparso, che è contraria al modello disfunzionante del multilinguismo. E' necessario convincere questa forza della validità dell'esperanto. Il risultato della votazione prova che ci muoviamo su questa strada".

    Al momento della seconda votazione era presente fra gli invitati anche il Console della Civitas Esperantica, prof. Walter Zelazny, poi rettore di università in Polonia e candidato al Parlamento Europeo nelle liste che elessero Geremek (quest'ultimo recentemente scomparso in un misterioso incidente automobilistico).

    Una forza laica progressista ha dunque un naturale alleato nel Partito Radicale, su questa tematica.
    Sia Garibaldi che Mazzini ( di Garibaldi dispongo della citazione, per Mazzini mi rimetto alla memoria di quanto ho letto da qualche parte a suo tempo) ritenevano che fosse utile ( per Garibaldi strumento indispensabile per la pace) l'esistenza di una lingua internazionale. Credo che i repubblicani non dovrebbero lasciare ai soli radicali questa battaglia che nasce anche da esigenze di tipo illuministico.

  5. #5
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    Ragazzi, siete rimasti indietro: la lingua inglese come unica lingua comunitaria obbligatoria per tutti è già una (triste) realtà nella scuola pubblica italiana da almeno sei anni. E non solo nella secondaria di primo grado, ma appunto già nella primaria. Questo è già una realtà che ha già influenzato le scelte dei giovani docenti o aspiranti tali. Fu una delle malefatte della Moratti: vi ricordate le tre "i" ?

    Oggi siamo al punto che alcune scuole -per cercare di rimediare al problema- modificano il curricolo in regime di attività opzionale, se primarie o secondarie di primo grado (o sacrificano parte del proprio orario in regime di ex-sperimentazione, se secondarie di secondo grado) per includere comunque una seconda lingua comunitaria e completare le ore del docente specializzato in lingua sfortunella. Bel macello no?

    Quanto all'insegnante unico, nell'immediato non si tratta d'altro che di accentuare un concetto di "docente prevalente" o di "docente tutor" già assai ricorrente nelle riforme e tentativi di riforma degli ultimi anni (non è cioè questione di avere veramente un insegnante solo). E' una idea che di solito piace molto alle famiglie (io ricordo di aver fatto i salti mortali per trovare per i miei figli una scuola statale che evitasse loro la bolgia del cosiddetto "tempo pieno") e molto ai dirigenti scolastici (perché semplifica loro la vita ed indebolisce il potere del Collegio Docenti), mentre non piace per niente ai sindacati (perché si introducono differenziazioni di responsabilità e potenzialmente di retribuzione fra lavoratori inquadrati alla stessa maniera e si apre la possibilità di una diminuzione di posti o quanto meno di una ulteriore precarizzazione di parte di essi).

  6. #6
    ALTRA FACCIA DELLA MONETA
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    Citazione Originariamente Scritto da lucrezio Visualizza Messaggio
    . . .
    Un altro fenomeno interessante che sto notando in incontri plurilingue è che francofoni, ispanofoni, italofoni e lusitanofoni tendono ciascuno a parlare nella propria lingua e gli altri interlocutori latini capiscono. . .
    Questa è esattamente la battaglia che io sul lavoro ed in ambito scientifico (convegni e pubblicazioni) sto personalmente conducendo da almeno venticinque anni con francesi, con spagnoli -appunto- ma in qualche modo persino con gli inglesi stessi: tu usa la tua lingua che io uso la mia, io ti capisco, tu vedi di fare altrettanto ...

  7. #7
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    Amici,
    mi pare che qui ci si disperda su un aspetto marginale della vicenda, mentre siamo in presenza di un grandioso fenomeno di destrutturazione della base sociale della sinistra, nel senso che i tagli di posti di lavoro a decine e decine di migliaia nella scuola sono funzionali alla disgregazione dell' ultimo baluardo di egemonia della sinistra da parte di una destra che non ha nessuna remora ad attuarlo, nel senso che tanto gli insegnanti (categoria invisa come poche) non sono certo elettorato suo.
    Lo scenario dei prossimi mesi è indubbiamente drammatico, il PD si avvia a diventare il partito a vocazione minoritaria delle categorie cresciute all' ombra dello statalismo assistito andato avanti dagli anni Sessanta-Settanta in poi. Un evento epocale di dimensioni epiche. La disperazione farà scorrere il sangue nelle strade.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Filippo Strozzi Visualizza Messaggio
    Amici,
    mi pare che qui ci si disperda su un aspetto marginale della vicenda, mentre siamo in presenza di un grandioso fenomeno di destrutturazione della base sociale della sinistra, nel senso che i tagli di posti di lavoro a decine e decine di migliaia nella scuola sono funzionali alla disgregazione dell' ultimo baluardo di egemonia della sinistra da parte di una destra che non ha nessuna remora ad attuarlo, nel senso che tanto gli insegnanti (categoria invisa come poche) non sono certo elettorato suo.
    Creare il civismo europeo non è un aspetto marginale della vicenda educativa. L'esperanto serve per questo, non per fare la guerra alle altre lingue. Ma, come scrissi, Ederarossa ha posto più argomenti nello stesso intervento. Focalizziamo allora la scuola. Se sei un uomo di scuola, a te l'onore di proporre una linea politica per il repubblicanesimo di sinistra.

  9. #9
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    Francamente trovo molto comodo l'inglese e mi sarebbe seccato non poco se a scuola fossi finito in una (per ora non esistente) classe di esperanto. Tra l'altro l'"inglese" è sempre più un "internaziolese", semplificato, adatato, contaminato.
    Anche perchè escludo che prima di morire avrò sentito un francese o uno spagnolo esprimersi in un inglese comprensibile.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Alberich Visualizza Messaggio
    .
    Anche perchè escludo che prima di sentire avrò sentito un francese o uno spagnolo esprimersi in un inglese comprensibile.


    parafrasando una vecchia barzelletta

    "Alberich, Alberich perchè dici parole arcane ?"

    "Ar cane ?, ma quale cane ? sto a parlà co' te mica cor cane ! Anvedi questo, oh..."

 

 
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