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    Predefinito Il solito, lucido, FRANCO CORDERO: cosa bolle sotto la signoria berlusconiana....

    parafrasando il buon Cordero è appena-appena il caso di richiamare l'attenzione del lettore sul seguente avviso, inchluso nell'articolo:

    <center> Avviso ai caudatari, caso mai fossero tentati dall'idea d'indignarsi:
    non sono contumelie; ogni parola descrive fatti notori, dalle leggi pro domo sua all'assurda pretesa d'essere l'Unico, fuori d'ogni spazio legale, perché gl'italiani l'hanno votato.
    </center>



    buona lettura (e migliori meditazioni naturalmente.... )


    G.D.T.










    Il Signore della propaganda e un paese senza passioni
    La politica berlusconiana ha una nemica: l'agorà, la piazza nel senso ateniese, il luogo della disputa dove nessun illusionista può impunemente sfidare cose e fatti

    di FRANCO CORDERO

    Nel Trecento svaniscono le libertà comunali, libertà facinorose, costellate da soprusi, in una faida permanente.
    Bartolo, cervello onnivoro (1313 o 1214-1357), dedica un trattatello alla tirannia, distinguendone due specie: "ex defectu tituli", per l'usurpatore; "ex parte exercitii" per chi abusa del potere acquisito legittimamente.
    Nonché due forme: una "manifesta", l'altra "velata et tacita", sotto maschera costituzionale (sono grato al colto lettore napoletano che mi segnala i testi, molto attuali).
    En passant, due aneddoti su Bartolo: "subtilis sed non memoriosus", nel senso che chiede le citazioni all'amico Francesco Tigrini e mangia poco, pesando le quantità, perché non vuol offuscarsi la mente (Savigny - Storia del diritto romano nel Medio Evo, trad. Bollati, Gianini e Fiore, Torino 1857, II, 638).

    Veniamo all'establishment berlusconiano: gl'italiani l'hanno votato e, sinora almeno, rispetta le libertà fondamentali; ciò lo distingue dal governo manifestamente tirannico, ma l'anomalìa resta.
    Chiamiamolo regime personale: negli ultimi due secoli esiste un solo esempio.... e il Mussolini 1936-40 naviga più cautamente, persino quando s'equipara al re nel maresciallato dell'Impero.
    Cosa vi sia d'abnorme, è presto detto: B. agisce da padrone; adopera Parlamento e governo quasi fossero botteghe Mediaset; alleati, satelliti, clienti, gli servono messa; asseverano qualunque cosa dica (e gliene sfuggono d'enormi). Ringraziamo il Cielo che non siano automi come Achille Starace, Joachim von Ribbentrop o Wilhelm Keitel. Nel loro piccolo ricordano piuttosto l'ex-prelato Talleyrand o l'ex-oratoriano Joseph Fouché alle prese con Napoleone. Fosse meno assorbito dal culto a se stesso, coglierebbe punte fredde negli sguardi: è una corvée d'ossequio; gliela prestano, coatti, aspettando le occasioni.

    Cominciamo "ab ovo": come mai abbia tanto potere; e quì il fenomeno berlusconiano appare nuovo. Mussolini dispone d'una milizia al soldo statale. Hitler ne schiera due: le SA, vedove d'Ernst Roehm trucidato su ordine suo e le SS, sotto Himmler, "Enrico il fedele".
    B. non possiede arnesi simili, né l'Italia 2002 ha istituzioni autocratiche (tribunali speciali o del Popolo, poteri eminenti nel capo del governo, cancelliere-Fuhrer, Gran Consiglio, organi legislativi castrati, ecc.).
    Mussolini gode d'un carisma naturale soverchiante, finché sciagure esterne non glielo spengano; Federzoni, Grandi, Ciano, Bottai, ruotano sommessi intorno all'astro; anche Farinacci ammutolisce, solo Balbo arrischia una cauta fronda in falsetto.

    L'uomo d'Arcore non irradia invece magnetico. L'unico rango che gli competa, antropologicamente, è quello da principe dei "bagalun dl'lhster", gl'imbonitori che incantavano i contadini nelle fiere: loquela fluviale, sorrisi da caimano, gesto sovrabbondante, effetti ilari; niente lo predestinava al dominio politico. Costretto a partite dialettiche leali (sugli schermi gliele addomesticano), annegherebbe in mezzo bicchiere d'acqua. Nemmeno i soldi spiegano perché sia così forte: ne ha da scoppiare, l'uomo più ricco d¦Italia, ma non può comprarsela; quando paghi gli elettori uno a uno, rimani al verde. Se tutto stesse lì, sarebbe un plutocrate qualunque, solo più grosso.
    Il suo potere è d'un genere etereo....

    Attraverso oscure intese s'era acquisito l'ordigno grazie al quale regna sulle anime: a colpi d'immagini e suoni, evoca mondi virtuali; monopolista dei canali, entra nelle teste, inocula affetti e fobie, insuffla finte idee, instilla decisioni; s'era allevata una massa contemplante, pronta al voto. Signorìa tanto meno resistibile, quanto più declinano le arti discorsive: siamo comunità tribali rispetto all'Atene dove disquisivano i sofisti, 24 secoli fa; e spiace dirlo, il tempo lavora dalla sua parte.

    Lo scenario suggerisce due rilievi. Primo: avendo sotto mano un arsenale, naturale che l'adoperi; è ridicolo aspettarsi del pudico self-restraint. Secondo: se non vuol perderlo, deve difendere quel potere, e così l'accresce; ipnosi contro raziocinio, una partita diseguale.

    Libro e dialogo gli ripugnano. Nell'attesa, ne fabbrica d'innocui. Il pubblico ha 11 anni, ripete agli spacciatori. La politica berlusconiana sta in una frase: quanto meno la gente pensa, tanto meglio; è un vizio da estirpare.

    Che sia a buon punto, consta dalle mercuriali: se l'uditorio fosse sveglio, nessun berlusconiano oserebbe dirsi liberale; invece battono bandiera. Ha una nemica, l'agorà o piazza nel senso ateniese, luogo della disputa, dove nessun illusionista sfida impunemente cose e fatti. Ora, essendo infettivo il pensiero, la profilassi comincia dal vocabolario (Orwell, Appendice a 'Nineteen eighty-four¦).
    [b]I controllori lo riducono a parole elementari, così vaghe che, secondo le direttive, significhino una cosa o l'opposta:
    "amico" , "nemico", "pace", "guerra", "ordine", "crimine", "liberale", "comunista", ecc.
    Mancando i vocaboli, le differenze svaniscono, fino all'atrofia dell'organo. I flussi verbali seguitano, anzi non s'era mai parlato tanto: lo stile laconico insospettisce, sintomo d¦introversione; idem la sintassi, malfamata perché allarga proditoriamente gli spazi mentali, ma va deperendo a vista d'occhio e morrà da sola.

    Esistono sul mercato discorsi precostituiti, pronti all'uso, tanto comodi, recitabili come filastrocche. Gli anticorpi difendono dal contagio. L'integrato s'infuria quando sente frasi sature, ordinate, trasparenti: gli suonano ermetiche, stravaganti, oscure; e così vomita i veleni. Oltre alle sequele "prét-à-dire", dove non c¦è niente da pensare, il regime promuove logorree farfalline, nonché gli usi viscerali della parola, quali invettive, bisbiglio estatico, ringhij, scherno....

    Ma veniamo alle opinioni "soi-disantes" liberali.

    Ne sono sempre circolate ma l'attuale costellazione riesce nuova. Il precedente, molto diverso, risale agli anni 1919-24, quando persone serie applaudono il fascismo-terapia anticomunista, illuse che poi restituisca i poteri alla decrepita classe dirigente (mummie come Salandra). Nella risposta al discorso della Corona (Palazzo Madama, 18 giugno 1921), Luigi Albertini, artefice e comproprietario del "Corriere", dà atto all' "opinione pubblica" d'avere "reagito", salvando l'Italia dai "gorghi del comunismo", ed è chiaro chi siano i salvatori, non opinanti ma squadristi. Mercoledì 9 agosto 1922 non ha ancora capito dove vada l'onda: rivendica il merito d'avere combattuto l'ipotesi d'un socialismo governativo; vitupera l'abortito "miserabile sciopero"; irride i riformisti Turati, Treves, Modigliani, ora questuanti un posto ministeriale mentre voltano "le spalle all'odiata Destra e ai fascisti" suoi alleati (9 agosto 1922).
    Anche Croce riteneva terapeuticamente utili i fascisti: lo dicono tre interviste, 1922-4 (Pagine sparse, II, 371-89); romperà i ponti nella veemente protesta 1 maggio 1925 contro il manifesto degl'intellettuali neri.
    Era paura quel consenso strumentale: paura della peste bolscevica; sindrome da cittadella assediata, sebbene l'occupazione delle fabbriche fosse innocua messinscena.
    Giolitti, infatti, al suo quinto ministero, non muove dito, lasciando che sbolla, salvo poi giocare la carta nera contro popolari e rossi, affinché rinsaviscano. I liberal-conservatori professano bigottismo classista. L'ottuagenario cuneese commette un errore culturale: gli avventurieri interventisti l'avevano estromesso; è riapparso alla ribalta in piena tempesta; ragiona sul fenomeno fascista secondo vecchi modelli d'alchimia parlamentare.

    Mussolini contro Lenin, ma l'Italia 2002 non ha bisogno d'essere salvata; e siccome gli àuguri schivano l'autentico quesito, formuliamo chiaro: cosa bolle sotto la signoria berlusconiana.
    Col loro permesso, comincerei l'analisi dal vuoto culturale.

    Nell'autopanegirico B. è anche bibliofilo; impavido come al solito, indica due autori prediletti: niente meno che Tommaso Moro (1479-1535) e Guicciardini (1483-1540). Dio sa così abbia da spartire con l'utopista inglese amico d'Erasmo, cancelliere della Corona, inflessibile avversario d'Enrico VIII sino alla morte sul patibolo, o con l'algido storico-politologo fiorentino.... Deve averglieli nominati qualche consulente umanista, svagato o forse burlone, perché Utopia celebra l'anticapitalismo: beni in comune, sei ore d'onesto lavoro giornaliero al sevizio pubblico, vita quieta, divertimento intellettuale, crescita interiore.
    I referti d'autobiografia vanno presi con le molle, specie quando li firma un tycoon delle televisioni, nel tempo libero impresario calcistico: non incrudeliamo, quindi.
    Certo, sarebbero archetipi più verosimili "Beautiful" o qualche storia su Tortuga, base della pirateria trionfante, nel cui Gotha, se i ricordi puerili non mi tradiscono, figura anche un Olonnese.
    Pragmatismo, cantano i panegiristi.
    Converrà intendersi sulla parola: se "pragmatico" significa "attento ai fatti", "alieno dalle fantasmagorie" "abile nel calcolare serie causali e probabilità", Cavour lo era par excellence, avendo una dottrina molto chiara; l'aveva Depretis, computista del lavoro politico minuto; Giolitti, altrettanto poco intellettuale, ne applicava una così aperta al futuro da spaventare gli uomini d¦ordine. L'ha anche B., terribilmente povera e cruda: filosofia del successo, ossia Ego ipertrofico, sordità morale, dinamismi estroversi; il tutto aggravato dall'analfabetismo politico. Avviso ai caudatari, caso mai fossero tentati dall'idea d'indignarsi: non sono contumelie; ogni parola descrive fatti notori, dalle leggi pro domo sua all'assurda pretesa d'essere l'Unico, fuori d'ogni spazio legale, perché gl'italiani l'hanno votato.

    I suoi exploits non stupiscono più: vuole i tribunali genuflessi (immerso nei due autori, non aveva letto Montesquieu); e impone il silenzio sul groviglio d'interessi incompatibili.
    Eloquenti anche i gesti minuti: ad esempio, diserta il 25 aprile; nell'occasione eleva agli altari Edgardo Sogno, partigiano monarchico, poi golpista, suo confratello in P2.


    Tale il possibile futuro dominus d'una repubblica presidenziale.

    Torniamo all'Italia post 1919. Spaventati dai rossi, i conservatori puntavano sul castigamatti nero, così ottimisti da credere che, domata la bestia, sarebbe rientrato nei ranghi: presupponevano un loro diritto naturale al governo. Càbale da cervelli ammuffiti ma che avevano una storpia razionalità.
    Ottant'anni dopo, avviene l'inverso. I moderni "liberal" saltano bravamente nel buio, sottomessi allo scorridore, senza l'alibi dei barbari alle porte: nessuno ha occupato le fabbriche, né bussano i soviet; barbaro semmai è l'unto dal popolo, con quel passato, mentre gli avversari avevano condotto al concerto europeo un'Italia decotta dalle consorterie dalle quali lui discende.
    L'alternativa attuale pende tra caute formule liberalsocialiste e un cesarismo amorfo, dove niente appare chiaro (meno che mai l'asserito liberismo, tollerabile solo fin dove gli venga comodo).
    I saltatori scelgono l'azzardo. Niente d'abominevole: a qualcuno piace l'avventura; né costituisce delitto inseguire l'en plein alla roulette berlusconiana ma..... rispettino le parole. Non sta bene mistificare l'insegna, piantandola su un composto d'autocrazia, nichilismo affaristico e volgarità televisiva.





  2. #2
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    Si; la lettura di questo articolo mi ha allietato durante il pranzo di oggi.
    (Insalata di polipo alla Catalana, Trofie al pesto-patate-fagiolini, Chardonnay delle Langhe "Cantina Vignaioli" / Marengo (AL) )

    Non aspettarti, però, che "qualcuno" si prenda il "disturbo" di leggere il tuo post.
    Se proprio non lo ignoreranno; al massimo ti becchi i soliti sberleffi.
    (Cordero è già stato "tacciato" di ILLEGGIBILITA'..... Illeggibile "per chi"????)
    Sapessi scrivere come LUI scive non avrei cambiato neanche una virgola.

  3. #3
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    ....Tic, tac; tic tac.......


    (E' "illeggibile"....... )

  4. #4
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    Originally posted by MrBojangles
    ....Tic, tac; tic tac.......


    (E' "illeggibile"....... ) [/B]



    Concordo con te, stavolta...
    siamo evidentemente in presenza di un sostegno acritico ad un mito, un elemento che, per dirla con Galli della Loggia, nella storia dell'Italia unita sa essere anche "elemento artificialmente manipolato del discorso pubblico"
    Il mito di un modello di società basato sull'illusione collettiva e sul
    darwinismo sociale, sostenuto da una colossale campagna di menzogne massmediatiche e pseudopolitiche, di cui il berlusconismo è forse solo la malattia senile ma rivelatrice. Comunque, diamo tempo al tempo...... ricordo che già Foucault ha opportunamente spiegato come le malattie non vadano stroncate prima che si siano compiutamente manifestate, altrimenti si rischia non rimuoverle alla radice e ritrovarsele molto più virulente e letali nell'immediato futuro e pure Montanelli ricordo sosteneva una tesi simile quando parlava di "vaccinazione"........

    saluti

    g.d.t.

  5. #5
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    Originally posted by MrBojangles
    Si; la lettura di questo articolo mi ha allietato durante il pranzo di oggi.
    (Insalata di polipo alla Catalana, Trofie al pesto-patate-fagiolini, Chardonnay delle Langhe "Cantina Vignaioli" / Marengo (AL) )

    Non aspettarti, però, che "qualcuno" si prenda il "disturbo" di leggere il tuo post.
    Se proprio non lo ignoreranno; al massimo ti becchi i soliti sberleffi.
    (Cordero è già stato "tacciato" di ILLEGGIBILITA'..... Illeggibile "per chi"????)
    Sapessi scrivere come LUI scive non avrei cambiato neanche una virgola.

    Chardonnay delle langhe...un marchigiano...

  6. #6
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    Originally posted by nobodyzero



    Chardonnay delle langhe...un marchigiano...
    Sai; dai fenici in poi, lo commerciano il vino!

    (Se può interessarti qualche lezione di enografia, vitivinicoltura, enologia o anche solamente di degustazione; non far complimenti. Ti faccio lo sconto!)

  7. #7
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    Vedi, Guido; sberleffi.
    Ed anche "ignoranti", per giunta!

 

 

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