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  1. #1
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    Predefinito Dopo il "polo unico dei sondaggi", il "polo unico della pubblicità"

    Per Giuseppe Giulietti, deputato Ds della Commissione di vigilanza Rai, ci stiamo avviando verso il «polo unico della pubblicità televisiva». «Nei giorni scorsi dissi che la Rai stava per assegnare i sondaggi al sondaggista di fiducia di Berlusconi, tutti risero e poi è andata proprio così, con la nascita del polo unico dei sondaggi. Oggi io dico che nelle prossime ore accadrà qualcosa di peggio, cioè la nascita del polo unico delle risorse pubblicitarie». Lo ha detto a Radio Radicale, aggiungendo: «C'è un tentativo di cacciare Franco Iseppi dalla presidenza della Sipra e di sostituirlo con Guido Paglia, lasciando invece Antonello Perticone, che non è certo persona vicina al centro sinistra. Si vuole mettere un uomo di fiducia del direttore generale Rai alla fiction, parliamo di mille miliardi di appalti per l'audiovisivo italiano. Si vuole dare ad un esponente di Alleanza Nazionale, Paolo Francia, il controllo sui diritti commerciali e sui diritti sportivi. Io non do un giudizio sulle persone, dico però che in questo modo ci sarà un polo unico delle risorse pubblicitarie Mediaset-Rai, con persone molto simili e molto vicine. Questo è qualcosa che stravolge in primo luogo il mercato, ma rischia di creare un unico committente per la televisione, per il cinema e per l'audiovisivo».

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  2. #2
    Me, Myself, I
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    Predefinito Non basta.......

    «Si sta inoltre lavorando alla preparazione di un dossier contro Roberto Morrione, direttore di Rai News 24: lo accusano di aver trasmesso l'ultima intervista a Borsellino. Si stanno cercando anche donne e uomini del centro sinistra disposti eventualmente a colpirlo alle spalle. Lo dico pubblicamente perché si vuole cacciare Morrione, come il direttore della fiction Munafò, il direttore di Televideo Severi e il direttore di Rai Educational Parascandalo. Si sta inoltre alacremente lavorando in Rai per spostare la trasmissione di Enzo Biagi dalle 20,30 alla fascia di pranzo, al fine di indurlo ad andarsene. Mi rivolgo alle massime autorità istituzionali - ha concluso l'ex responsabile informazione della Quercia - perché al termine di questo processo ci sarebbe davvero un solo polo di controllo, non solo per la televisione, ma soprattutto per la pubblicità, attraverso la quale si controllano altre radio, altri giornali e altre televisioni».

    A quando una candidatura per Licio Gelli?

  3. #3
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    Predefinito

    NOI SIAMO GARANTISTI ED AUTENTICI DEMOCRATICI,ANCHE SE ABBIAMO PIU' PALLE DI VOI RISOLVEREMO IL CONFLITTO D'INTERESSI PER NON CONSENTIRVI PIU',MISERABILI STRACCIONI,DI FARE LE VITTIME.


    Camera dei Deputati

    PROGETTO DI LEGGE - N. 1707

    presentato dal Presidente del consiglio dei ministri
    (BERLUSCONI)

    e dal Ministro per la funzione pubblica
    (FRATTINI)

    di concerto con il Ministro per gli affari regionali
    (LA LOGGIA)


    Norme in materia di risoluzione dei conflitti di interessi

    Presentato il 4 ottobre 2001



    Art. 1.
    (Ambito soggettivo di applicazione).

    1. Agli effetti della presente legge per titolari delle cariche di governo si intendono il Presidente del Consiglio dei ministri, i Ministri, i Vice Ministri, i sottosegretari di Stato, i commissari straordinari di governo di cui all'articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400, nonché i presidenti delle regioni, delle province e i sindaci delle città metropolitane.


    Art. 2.
    (Incompatibilità).

    1. I titolari delle cariche di governo, nel corso del loro mandato, non possono:

    a) ricoprire cariche o uffici pubblici diversi da quelli previsti dall'articolo 1 e non inerenti alle medesime funzioni;

    b) ricoprire cariche o uffici o altre funzioni comunque denominate in enti di diritto pubblico, anche economici;

    c) ricoprire cariche che non siano puramente onorifiche o uffici o altre funzioni comunque denominate in società aventi fini di lucro;

    d) esercitare attività imprenditoriali;

    e) esercitare attività professionali in materie connesse con la funzione svolta o svolgere incarichi di consulenza o arbitrali, di qualunque natura, anche se gratuiti, a favore di soggetti pubblici o privati;

    f) esercitare qualsiasi impiego pubblico;

    g) esercitare qualsiasi impiego privato.


    2. La disposizione di cui alla lettera g) del comma 1 non si applica ai sindaci delle città metropolitane.

    3. Non costituisce motivo di incompatibilità l'insegnamento non di ruolo di livello universitario e post universitario.

    4. Gli incarichi e le funzioni indicati alle lettere da a) ad e) del comma 1 decadono dalla data del giuramento relativo agli incarichi di cui all'articolo 1 e comunque dall'effettiva assunzione; da essi non può derivare, per tutta la durata della carica di governo, alcuna forma di retribuzione o di vantaggio per il titolare. Le attività di cui alle lettere da c) a g) dello stesso comma 1 sono vietate anche quando siano esercitate all'estero.

    5. I dipendenti pubblici e privati sono collocati in aspettativa, o nell'analoga posizione prevista dagli ordinamenti di provenienza e secondo le medesime norme, con decorrenza dal giorno del giuramento e comunque dall'effettiva assunzione della carica. Resta fermo anche per i titolari delle cariche di governo che i periodi trascorsi nello svolgimento dell'incarico in posizione di aspettativa o di fuori ruolo non recano pregiudizio alla posizione professionale e alla progressione di carriera.

    6. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2, 3, 4 e 5 si applicano nei confronti dei presidenti delle giunte regionali, fino alla data di entrata in vigore della rispettiva legge regionale di cui all'articolo 122, primo comma, della Costituzione.


    Art. 3.
    (Obbligo di astensione).

    1. I titolari di cariche di governo, nell'esercizio delle loro funzioni, si dedicano esclusivamente alla cura degli interessi pubblici.

    2. Essi devono astenersi da ogni atto, anche adottato collegialmente, in cui sia ravvisabile un conflitto rilevante di interessi.

    3. Il conflitto di interessi si considera tale quando l'atto abbia un'incidenza specifica sull'assetto patrimoniale del titolare, del coniuge e dei parenti entro il secondo grado, salvo che il provvedimento stesso riguardi la generalità ovvero intere categorie di cittadini.


    Art. 4.
    (Comunicazioni degli interessati).

    1. Entro quaranta giorni dall'assunzione della carica di governo, gli interessati comunicano all'Autorità di garanzia di cui all'articolo 5 di quali cariche o attività comprese nell'elenco di cui all'articolo 2 sono titolari; trasmettono altresì tutti i dati relativi alle attività patrimoniali di cui siano o siano stati titolari nei tre mesi precedenti. Essi devono effettuare analoghe comunicazioni per ogni successiva variazione dei dati in precedenza forniti, entro venti giorni dai fatti che l'abbiano determinata.

    2. L'Autorità di garanzia entro i trenta giorni successivi alla scadenza dei termini di cui al comma 1 provvede agli accertamenti necessari e, qualora le comunicazioni di cui al comma 1 non siano state effettuate ovvero risultino non veritiere o incomplete, comunica la violazione rispettivamente ai Presidenti delle Camere e dei consigli regionali, provinciali e comunali.


    Art. 5.
    (Autorità di garanzia).

    1. E' istituita l'Autorità di garanzia, di seguito denominata "Autorità", con funzioni di vigilanza sulla correttezza degli atti adottati dai titolari di cariche di governo.

    2. L'Autorità è organo collegiale costituito dal Presidente e da due componenti, nominati di intesa dai Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, tra persone di notoria indipendenza da individuare tra magistrati del Consiglio di Stato, della Corte dei conti o della Corte di cassazione, professori universitari ordinari di materie economiche o giuridiche, e personalità provenienti da settori economici dotate di alta e riconosciuta professionalità.

    3. I componenti dell'Autorità, che sono nominati per cinque anni con incarico rinnovabile, non possono esercitare attività professionale o di consulenza, né ricoprire altri uffici pubblici o privati e non possono, nell'anno successivo alla cessazione dell'incarico, assumere cariche pubbliche aventi attinenza con le competenze dell'Autorità.

    4. L'Autorità opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione.

    5. L'Autorità è costituita entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Entro i successivi trenta giorni essa delibera le norme riguardanti la propria organizzazione, il proprio funzionamento, il trattamento giuridico del personale, nonché la gestione delle spese, anche in deroga alle disposizioni sulla contabilità generale dello Stato. Il bilancio preventivo della gestione e il rendiconto, soggetto al controllo della Corte dei conti, sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale.

    6. Le indennità spettanti ai membri dell'Autorità sono determinate nei modi e nei termini di cui all'articolo 10, comma 8, della legge 10 ottobre 1990, n. 287.


    Art. 6.
    (Funzioni generali dell'Autorità).

    1. E' affidato all'Autorità il compito di accertare se nello svolgimento delle funzioni pubbliche da parte dei titolari di cariche di governo siano adottati atti volti a favorire l'interesse proprio in contrasto con l'interesse pubblico.

    2. L'Autorità procede d'ufficio alle verifiche di competenza; a tale fine corrisponde con gli organi delle amministrazioni, collabora con gli stessi e acquisisce le informazioni necessarie per l'espletamento dei compiti indicati nel comma 1, senza che le si possano opporre vincoli di riservatezza su informazioni o documenti amministrativi.

    3. L'Autorità può adottare determinazioni generali concernenti:

    a) misure atte a individuare e risolvere situazioni di conflitto di interesse;

    b) misure intese a rendere noti i casi in cui è praticata l'astensione di cui all'articolo 3, comma 2.

    4. L'Autorità accerta le situazioni di incompatibilità di cui all'articolo 2, vigila sul rispetto dei divieti conseguenti e promuove previa diffida nei casi di inosservanza:

    a) la rimozione o la decadenza dalla carica o dall'ufficio ad opera dell'amministrazione competente, di quella vigilante dell'ente o dell'impresa;

    b) la sospensione del rapporto di impiego pubblico o privato;

    c) la sospensione dall'iscrizione in albi e registri professionali, che deve essere comunicata agli ordini professionali per gli atti di loro competenza.

    5. Sono fatte salve in ogni caso le conseguenze di carattere penale o disciplinare previste dalle normative vigenti.

    6. A richiesta del Governo l'Autorità esprime pareri sui disegni e sulle proposte di legge, nonché sugli schemi di altri atti normativi.


    Art. 7.
    (Vigilanza sui provvedimenti dei titolari di cariche di governo).

    1. L'Autorità individua e segnala le situazioni di rilevante conflitto di interesse, indicando le soluzioni atte a risolverlo, in modo da assicurare il perseguimento dell'interesse pubblico. L'Autorità riferisce al Parlamento con propria comunicazione motivata diretta ai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, quando dalla esecuzione o dalla attuazione di atti o deliberazioni possano derivare, in danno del pubblico interesse, trattamenti privilegiati o agevolati di specifici interessi privati, facenti capo a persone titolari di cariche di governo, ovvero del coniuge o dei parenti entro il secondo grado. E' fatto salvo l'obbligo di denunzia alla competente autorità giudiziaria quando i fatti abbiano rilievo penale.

    2. Con la segnalazione è formulato un parere sulle misure idonee a porre rimedio tempestivo alle conseguenze di cui al comma 1 e ad evitare che casi analoghi possano ripetersi.


    Art. 8.
    (Relazione annuale).

    1. L'Autorità presenta al Governo e al Parlamento, entro il 31 marzo di ogni anno, una relazione sull'attività svolta nell'anno precedente.


    Art. 9.
    (Ufficio dell'Autorità).

    1. L'Autorità si avvale, in sede di prima applicazione della presente legge, di un ufficio composto da dipendenti dello Stato e di altre amministrazioni pubbliche, in posizione di comando, in conformità ai rispettivi ordinamenti. Il relativo contingente è determinato, in misura non superiore a quindici unità, su proposta del Presidente dell'Autorità, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze e per la funzione pubblica, entro novanta giorni dalla nomina dei componenti dell'Autorità.

    2. L'ufficio è coordinato da un segretario generale, scelto tra magistrati ordinari, amministrativi, contabili o avvocati dello Stato, per il quale è disposto il collocamento in posizione di fuori ruolo, secondo le disposizioni dell'amministrazione di provenienza.

    3. I soggetti di cui al comma 1 conservano lo stato giuridico ed il trattamento economico dell'amministrazione di appartenenza con oneri a carico di questa ultima. Agli stessi è corrisposto comunque, a carico dell'Autorità, il trattamento accessorio nelle misure previste per il personale della Presidenza del Consiglio dei ministri. L'Autorità stabilisce l'indennità da corrispondere al segretario generale.

    4. L'Autorità si avvale altresì di un contingente di personale con contratto a tempo determinato in misura non superiore a cinque unità.

    5. Gli atti che regolano il trattamento giuridico ed economico del personale sono trasmessi per l'approvazione al Ministero dell'economia e delle finanze.

    6. Il servizio prestato ai sensi del presente articolo è equiparato ad ogni effetto di legge a quello prestato nelle rispettive amministrazioni di appartenenza.


    Art. 10.
    (Copertura finanziaria).

    1. Agli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge, pari a lire 3.500 milioni, a decorrere dall'anno 2002, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2001-2003, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per l'anno 2001, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero medesimo.

    2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

  4. #4
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    Non ti sento; parla più forte!

  5. #5
    Free
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    Originally posted by MrBojangles
    Non ti sento; parla più forte!
    NOI SIAMO GARANTISTI ED AUTENTICI DEMOCRATICI,ANCHE SE ABBIAMO PIU' PALLE DI VOI RISOLVEREMO IL CONFLITTO D'INTERESSI PER NON CONSENTIRVI PIU',MISERABILI STRACCIONI,DI FARE LE VITTIME.

  6. #6
    Estremista del Welfare
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    Originally posted by Free


    NOI SIAMO GARANTISTI ED AUTENTICI DEMOCRATICI,ANCHE SE ABBIAMO PIU' PALLE DI VOI RISOLVEREMO IL CONFLITTO D'INTERESSI PER NON CONSENTIRVI PIU',MISERABILI STRACCIONI,DI FARE LE VITTIME.
    MISERABILI STRACCIONI da tutto il senso alla frase.
    Il di più son parole di contorno, leggiadre e pesanti come il vento.

  7. #7
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    Originally posted by Free


    NOI SIAMO GARANTISTI ED AUTENTICI DEMOCRATICI,ANCHE SE ABBIAMO PIU' PALLE DI VOI RISOLVEREMO IL CONFLITTO D'INTERESSI PER NON CONSENTIRVI PIU',MISERABILI STRACCIONI,DI FARE LE VITTIME.
    Hai qualche partecipazione in Mediaset??

  8. #8
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    La stupidità di certi forumisti è senza limiti anche perché è lo specchio di una certa classe politica.

    Quello che tu chiami polo unico dei sondaggi era già presente nella vecchia RAI. Il contratto prevede la fornitura dei sondaggi relativi risultati elettorali!!!! come faranno questi sondaggi ad influenzare la gente??? Misteri sondaggisti....

    Quanto a Morrione, persona che ha manipolato una cassetta, è singolare che non si sia proceduto da tempo ad una sua rimozione. Personaggio indegno per guidare una testata giornalistica!

  9. #9
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    Originally posted by Österreicher
    La stupidità di certi forumisti è senza limiti anche perché è lo specchio di una certa classe politica.

    Quello che tu chiami polo unico dei sondaggi era già presente nella vecchia RAI. Il contratto prevede la fornitura dei sondaggi relativi risultati elettorali!!!! come faranno questi sondaggi ad influenzare la gente??? Misteri sondaggisti....

    Quanto a Morrione, persona che ha manipolato una cassetta, è singolare che non si sia proceduto da tempo ad una sua rimozione. Personaggio indegno per guidare una testata giornalistica!
    Vabbe'; rimediamo!

    Intervista a Paolo Borsellino
    (testo integrale)

    Anni Settanta. La mafia porta al nord capitali. E uomini-ponte. Come Mangano. Che trova un posto grazie a Dell¿Utri. Ecco l¿analisi-racconto del magistrato di Palermo.

    «Gli imputati del maxiprocesso erano circa 800: furono rinviati a giudizio 475». Scelta l¿inquadratura - Paolo Borsellino è seduto dietro la sua scrivania - Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi cominciano l¿intervista domandando al giudice i dati sul maxiprocesso di Palermo del febbraio ¿86. Il giudice ricorda con orgoglio di aver redatto, nell¿estate dell¿85, la monumentale sentenza del rinvio a giudizio. Subito dopo, i due giornalisti chiedono notizie su uno di quei 475, Vittorio Mangano. E¿ solo la prima delle tante domande sul mafioso che lavorava ad Arcore: passo dopo passo, Borsellino - che con Giovanni Falcone rappresentava un monumentale archivio di dati sulle cosche mafiose - ricostruisce il profilo del mafioso. Racconta dei suoi legami, delle connessioni, e delle sue telefonate intercettate dagli inquirenti in cui si parla di ¿cavalli¿. Come la telefonata di Mangano all¿attuale presidente di Publitalia, Marcello Dell¿Utri (dal rapporto Criminalpol n. 0500/C.A.S. del 13 aprile 1981 che portò al blitz di San Valentino contro Cosa Nostra, ndr). E ancora: domande sui finanzieri Filippo Alberto Rapisarda e Francesco Paolo Alamia, uomini a Milano di Vito Ciancimino. Infine sullo strano triangolo Mangano, Berlusconi, Dell¿Utri. Mentre di Mangano il giudice parla per conoscenza diretta, in questi casi prima di rispondere avverte sempre: «Come magistrato ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non sono certo... qualsiasi cosa che dicessi sarebbe azzardata o non corrispondente a verità». Ma poi aggiunge particolari sconosciuti: «... Ci sono addirittura delle indagini ancora in corso... Non sono io il magistrato che se ne occupa...». A quali indagini si riferisce Borsellino? E se dopo quasi due anni non se n¿è saputo nulla è perché i magistrati non hanno trovato prove sufficienti?

    Quel pomeriggio di maggio di due anni fa, Paolo Borsellino non nasconde la sua amarezza per come certi giudici e certe sentenze della Corte di Cassazione hanno trattato le dichiarazioni di pentiti come Antonio Calderone («... a Catania poi li hanno prosciolti tutti... quella della Cassazione è una sentenza dirompente che ha disconosciuto l¿unitarietà dell¿organizzazione criminale di Cosa Nostra...»); ma soprattutto, grazie alle sue esperienze di magistrato e come profondo conoscitore delle strategie di Cosa Nostra, l¿unico al quale Falcone confidava tutto, Borsellino offre una chiave di lettura preziosa della Mangano connection che sembra coincidere con le più recenti dichiarazioni dei pentiti. Quella che segue è la trascrizione letterale (comprese tutte le ripetizioni e le eventuali incertezze lessicali tipiche del discorso diretto) di alcuni capitoli della lunga intervista filmata, quasi cinquanta minuti di registrazione.

    Tra queste centinaia di imputati ce n¿è uno che ci interessa: tale Vittorio Mangano, lei l¿ha conosciuto?

    «Sì, Vittorio Mangano l¿ho conosciuto anche in periodo antecedente al maxiprocesso, e precisamente negli anni fra il ¿75 e l¿80. Ricordo di avere istruito un procedimento che riguardava delle estorsioni fatte a carico di talune cliniche private palermitane e che presentavano una caratteristica particolare. Ai titolari di queste cliniche venivano inviati dei cartoni con una testa di cane mozzata. L¿indagine fu particolarmente fortunata perché - attraverso dei numeri che sui cartoni usava mettere la casa produttrice - si riuscì rapidamente a individuare chi li aveva acquistati. Attraverso un¿ispezione fatta in un giardino di una salumeria che risultava aver acquistato questi cartoni, in giardino ci scoprimmo sepolti i cani con la testa mozzata. Vittorio Mangano restò coinvolto in questa inchiesta perché venne accertata la sua presenza in quel periodo come ospite o qualcosa del genere - ora i miei ricordi si sono un po¿ affievoliti - di questa famiglia, che era stata autrice dell¿estorsione. Fu processato, non mi ricordo quale sia stato l¿esito del procedimento, però fu questo il primo incontro processuale che io ebbi con Vittorio Mangano. Poi l¿ho ritrovato nel maxiprocesso perché Vittorio Mangano fu indicato sia da Buscetta che da Contorno come uomo d¿onore appartenente a Cosa Nostra».

    Uomo d¿onore di che famiglia?

    «L¿uomo d¿onore della famiglia di Pippo Calò, cioè di quel personaggio capo delle famiglie palermitane».

    E questo Vittorio Mangano faceva traffico di droga a Milano?

    «Il Mangano, di droga... (Borsellino comincia a rispondere, poi si corregge, ndr), Vittorio Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che furono le emergenze probatorie più importanti, risulta l¿interlocutore di una telefonata intercorsa fra Milano e Palermo nel corso della quale lui, conversando con un altro personaggio delle famiglie mafiose palermitane, preannuncia o tratta l¿arrivo di una partita d¿eroina chiamata alternativamente, secondo il linguaggio che si usa nelle intercettazioni telefoniche, come ¿magliette¿ o ¿cavallo¿. Il Mangano è stato poi sottomesso al processo dibattimentale ed è stato condannato per questo traffico di droga. Credo che non venne condannato per associazione mafiosa - beh, sì per associazione semplice - riporta in primo grado una pena di 13 anni e 4 mesi di reclusione più ;700 milioni di multa... La sentenza di Corte d¿Appello confermò questa decisione di primo grado...».

    Quando ha visto per la prima volta Mangano?

    «La prima volta che l¿ho visto anche fisicamente? Fra il ¿70 e il ¿75».

    Per interrogarlo?

    «Sì, per interrogarlo».

    E dopo è stato arrestato?

    «Fu arrestato fra il ¿70 e il ¿75. Fisicamente non ricordo il momento in cui l¿ho visto nel corso del maxiprocesso, non ricordo neanche di averlo interrogato personalmente. Si tratta di ricordi che cominciano a essere un po¿ sbiaditi in considerazione del fatto che sono passati quasi 10 anni».

    Dove è stato arrestato, a Milano o a Palermo?

    «A Palermo la prima volta (è la risposta di Borsellino; ai giornalisti interessa capire in quale periodo il mafioso vivesse ad Arcore, ndr)».

    Quando, in che epoca?

    «Fra il ¿75 e l¿80, probabilmente fra il ¿75 e l¿80».

    Ma lui viveva già a Milano?

    «Sicuramente era dimorante a Milano anche se risulta che lui stesso afferma di spostarsi frequentemente tra Milano e Palermo».

    E si sa cosa faceva a Milano?

    «A Milano credo che lui dichiarò di gestire un¿agenzia ippica o qualcosa del genere. Comunque che avesse questa passione dei cavalli risulta effettivamente la verità, perché anche nel processo, quello delle estorsioni di cui ho parlato, non ricordo a che proposito venivano fuori i cavalli. Effettivamente dei cavalli, non ¿cavalli¿ per mascherare il traffico di stupefacenti».

    Ho capito. E a Milano non ha altre indicazioni sulla sua vita, su cosa faceva?

    «Guardi: se avessi la possibilità di consultare gli atti del procedimento molti ricordi mi riaffiorerebbero...».

    Ma lui comunque era già uomo d¿onore e negli anni Settanta?

    «... Buscetta lo conobbe già come uomo d¿onore in un periodo in cui furono detenuti assieme a Palermo antecedente gli anni Ottanta, ritengo che Buscetta si riferisca proprio al periodo in cui Mangano fu detenuto a Palermo a causa di quell¿estorsione nel processo dei cani con la testa mozzata... Mangano negò in un primo momento che ci fosse stata questa possibilità d¿incontro... ma tutti e due erano detenuti all¿Ucciardone qualche anno prima o dopo il ¿77».

    Volete dire che era prima o dopo che Mangano aveva cominciato a lavorare da Berlusconi? Non abbiamo la prova...

    «Posso dire che sia Buscetta che Contorno non forniscono altri particolari circa il momento in cui Mangano sarebbe stato fatto uomo d¿onore. Contorno tuttavia - dopo aver affermato, in un primo tempo, di non conoscerlo - precisò successivamente di essersi ricordato, avendo visto una fotografia di questa persona, una presentazione avvenuta in un fondo di proprietà di Stefano Bontade (uno dei capi dei corleonesi, ndr)».

    Mangano conosceva Bontade?

    «Questo ritengo che risulti anche nella dichiarazione di Antonino Calderone (Borsellino poi indica un altro pentito ora morto, Stefano Calzetta, che avrebbe parlato a lungo dei rapporti tra Mangano e una delle famiglie di corso dei Mille, gli Zanca, ndr)...».

    Un inquirente ci ha detto che al momento in cui Mangano lavorava a casa di Berlusconi c¿è stato un sequestro, non a casa di Berlusconi però di un invitato (Luigi D¿Angerio, ndr) che usciva dalla casa di Berlusconi.

    «Non sono a conoscenza di questo episodio».

    Mangano è più o meno un pesce pilota, non so come si dice, un¿avanguardia?

    «Sì, le posso dire che era uno di quei personaggi che, ecco, erano i ponti, le ¿teste di ponte¿ dell¿organizzazione mafiosa nel Nord Italia. Ce n¿erano parecchi ma non moltissimi, almeno tra quelli individuati. Un altro personaggio che risiedeva a Milano, era uno dei Bono (altri mafiosi coinvolti nell¿inchiesta di San Valentino, ndr) credo Alfredo Bono che nonnostante fosse capo della famiglia della Bolognetta, un paese vicino a Palermo, risiedeva abitualmente a Milano. Nel maxiprocesso in realtà Mangano non appare come uno degli imputati principali, non c¿è dubbio comunque che... è un personaggio che suscitò parecchio interesse anche per questo suo ruolo un po¿ diverso da quello attinente alla mafia militare, anche se le dichiarazioni di Calderone (nel ¿76 Calderone è ospite di Michele Greco quando arrivano Mangano e Rosario Riccobono per informare Greco di aver eliminato i responsabili di un sequestro di persona avvenuto, contro le regole della mafia, in Sicilia, ndr) lo indicano anche come uno che non disdegnava neanche questo ruolo militare all¿interno dell¿organizzazione mafiosa...».

    Dunque Mangano era uno che poi torturava anche?

    «Sì, secondo le dichiarazioni di Calderone».

    Dunque quando Mangano parla di ¿cavalli¿ intendeva droga?

    «Diceva ¿cavalli¿ e diceva ¿magliette¿, talvolta».

    Perché se ricordo bene c¿è nella San Valentino un¿intercettazione tra lui e Marcello Dell¿Utri, in cui si parla di cavalli (dal rapporto Criminalpol: «Mangano parla con tale dott. Dell¿Utri e dopo averlo salutato cordialmente gli chiede di Tony Tarantino. L¿interlocutore risponde affermativamente... il Mangano riferisce allora a Dell¿Utri che ha un affare da proporgli e che ha anche ¿il cavallo¿ che fa per lui. Dell¿Utri risponde che per il cavallo occorrono ¿piccioli¿ e lui non ne ha. Mangano gli dice di farseli dare dal suo amico ¿Silvio¿. Dell¿Utri risponde che quello lì non ¿surra¿ [non c¿entra, ndr]»).

    «Sì, comunque non è la prima volta che viene utilizzata, probabilmente non si tratta della stessa intercettazione. Se mi consente di consultare (Borsellino guarda le sue carte, ndr). No, questa intercettazione è tra Mangano e uno della famiglia degli Inzerillo... Tra l¿altro questa tesi dei cavalli che vogliono dire droga è una tesi che fu asseverata nella nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta in dibattimento, tant¿è che Mangano fu condannato».

    E Dell¿Utri non c¿entra in questa storia?

    «Dell¿Utri non è stato imputato nel maxiprocesso, per quanto io ricordi. So che esistono indagini che lo riguardano e che riguardano insieme Mangano».

    A Palermo?

    «Sì. Credo che ci sia un¿indagine che attualmente è a Palermo con il vecchio rito processuale nelle mani del giudice istruttore, ma non ne conosco i particolari».

    Dell¿Utri. Marcello Dell¿utri o Alberto Dell¿Utri? (Marcello e Alberto sono fratelli gemelli, Alberto è stato in carcere per il fallimento della Venchi Unica, oggi tutti e due sono dirigenti Fininvest, ndr).

    «Non ne conosco i particolari. Potrei consultare avendo preso qualche appunto (Borsellino guarda le carte, ndr), cioè si parla di Dell¿Utri Marcello e Alberto, entrambi».

    I fratelli?

    «Sì».

    Quelli della Publitalia, insomma?

    «Sì».

    E tornando a Mangano, le connessioni tra Mangano e Dell¿Utri?

    «Si tratta di atti processuali dei quali non mi sono personalmente occupato, quindi sui quali non potrei rivelare nulla».

    Sì, ma nella conversazione con Dell¿Utri poteva trattarsi di cavalli?

    «La conversazione inserita nel maxiprocesso, se non piglio errori, si parla di cavalli che dovevano essere mandati in un albergo (Borsellino sorride, ndr). Quindi non credo che potesse trattarsi effettivamente di cavalli. Se qualcuno mi deve recapitare due cavalli, me li recapita all¿ippodromo, o comunque al maneggio. Non certamente dentro l¿albergo».

    In un albergo. Dove?

    «Oddio i ricordi! Probabilmente si tratta del Plaza (l¿albergo di Antonio Virgilio, ndr) di Milano».

    Ah, oltretutto.

    «Sì».

    C¿è una cosa che vorrei sapere. Secondo lei come si sono conosciuti Mangano e Dell¿Utri?

    «Non mi dovete fare queste domande su Dell¿Utri perché siccome non mi sono interessato io personalmente, so appena... dal punto di vista, diciamo, della mia professione, ne so pochissimo, conseguentemente quello che so io è quello che può risultare dai giornali, non è comunque una conoscenza professionale e sul punto non ho altri ricordi».

    Sono di Palermo tutti e due...

    «Non è una considerazione che induce alcuna conclusione... a Palermo gli uomini d¿onore sfioravano le 2000 persone, secondo quanto ci racconta Calderone, quindi il fatto che fossero di Palermo tutti e due, non è detto che si conoscessero».

    C¿è un socio di Dell¿Utri tale Filippo Rapisarda (i due hanno lavorato insieme; la telefonata intercettata di Dell¿Utri e Mangano partiva da un¿utenza di via Chiaravalle 7, a Milano, palazzo di Rapisarda, ndr) che dice che questo Dell¿Utri gli è stato presentato da uno della famiglia di Stefano Bontade (i giornalisti si riferiscono a Gaetano Cinà che lo stesso Rapisarda ha ammesso di aver conosciuto con il boss dei corleonesi, Bontade, ndr).

    «Beh, considerando che Mangano apparteneva alla famiglia di Pippo Calò... Palermo è la città della Sicilia dove le famiglie mafiose erano le più numerose - almeno 2000 uomini d¿onore con famiglie numerosissime - la famiglia di Stefano Bontade sembra che in certi periodi ne contasse almeno 200. E si trattava comunque di famiglie appartenenti a un¿unica organizzazione, cioè Cosa Nostra, i cui membri in gran parte si conoscevano tutti e quindi è presumibile che questo Rapisarda riferisca una circostanza vera... So dell¿esistenza di Rapisarda ma non me ne sono poi occupato personalmente».

    A Palermo c¿è un giudice che se n¿è occupato?

    «Credo che attualmente se ne occupi..., ci sarebbe un¿inchiesta aperta anche nei suoi confronti...».

    A quanto pare Rapisarda e Dell¿Utri erano in affari con Ciancimino, tramite un tale Alamia (Francesco Paolo Alamia, presidente dell¿immobiliare Inim e della Sofim, sede di Milano, ancora in via Chiaravalle 7, ndr).

    «Che Alamia fosse in affari con Ciancimino è una circostanza da me conosciuta e che credo risulti anche da qualche processo che si è già celebrato. Per quanto riguarda Dell¿Utri e Rapisarda non so fornirle particolari indicazioni trattandosi, ripeto sempre, di indagini di cui non mi sono occupato personalmente».

    Si è detto che Mangano ha lavorato per Berlusconi.

    «Non le saprei dire in proposito. Anche se, dico, debbo far presente che come magistrato ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non sono certo poiché ci sono addirittura... so che ci sono addirittura ancora delle indagini in corso in proposito, per le quali non conosco addirittura quali degli atti siano ormai conosciuti e ostensibili e quali debbano rimanere segreti. Questa vicenda che riguarderebbe i suoi rapporti con Berlusconi è una vicenda - che la ricordi o non la ricordi -, comunque è una vicenda che non mi appartiene. Non sono io il magistrato che se ne occupa, quindi non mi sento autorizzato a dirle nulla».

    Ma c¿è un¿inchiesta ancora aperta?

    «So che c¿è un¿inchiesta ancora aperta».

    Su Mangano e Berlusconi? A Palermo?

    «Su Mangano credo proprio di sì, o comunque ci sono delle indagini istruttorie che riguardano rapporti di polizia concernenti anche Mangano».

    Concernenti cosa?

    «Questa parte dovrebbe essere richiesta... quindi non so se sono cose che si possono dire in questo momento».

    Come uomo, non più come giudice, come giudica la fusione che abbiamo visto operarsi tra industriali al di sopra di ogni sospetto come Berlusconi e Dell¿Utri e uomini d¿onore di Cosa Nostra? Cioè Cosa Nostra s¿interessa all¿industria, o com¿è?

    «A prescindere da ogni riferimento personale, perché ripeto dei riferimenti a questi nominativi che lei fa io non ho personalmente elementi da poter esprimere, ma considerando la faccenda nelle sue posizioni generali: allorché l¿organizzazione mafiosa, la quale sino agli inizi degli anni Settanta aveva avuto una caratterizzazione di interessi prevalentemente agricoli o al più di sfruttamento di aree edificabili. All¿inizio degli anni Settanta Cosa Nostra cominciò a diventare un¿impresa anch¿essa. Un¿impresa nel senso che attraverso l¿inserimento sempre più notevole, che a un certo punto diventò addirittura monopolistico, nel traffico di sostanze stupefacenti, Cosa Nostra cominciò a gestire una massa enorme di capitali. Una massa enorme di capitali dei quali, naturalmente, cercò lo sbocco. Cercò lo sbocco perché questi capitali in parte venivano esportati o depositati all¿estero e allora così si spiega la vicinanza fra elementi di Cosa Nostra e certi finanzieri che si occupavano di questi movimenti di capitali, contestualmente Cosa Nostra cominciò a porsi il problema e ad effettuare investimenti. Naturalmente, per questa ragione, cominciò a seguire una via parallela e talvolta tangenziale all¿industria operante anche nel Nord o a inserirsi in modo di poter utilizzare le capacità, quelle capacità imprenditoriali, al fine di far fruttificare questi capitali dei quali si erano trovati in possesso».

    Dunque lei dice che è normale che Cosa Nostra s¿interessi a Berlusconi?

    «E¿ normale il fatto che chi è titolare di grosse quantità di denaro cerca gli strumenti per potere questo denaro impiegare. Sia dal punto di vista del riciclaggio, sia dal punto di vista di far fruttare questo denaro. Naturalmente questa esigenza, questa necessità per la quale l¿organizzazione criminale a un certo punto della sua storia si è trovata di fronte, è stata portata a una naturale ricerca degli strumenti industriali e degli strumenti commerciali per trovare uno sbocco a questi capitali e quindi non meraviglia affatto che, a un certo punto della sua storia, Cosa Nostra si è trovata in contatto con questi ambienti industriali».

    E uno come Mangano può essere l¿elemento di connessione tra questi mondi?

    «Ma, guardi, Mangano era una persona che già in epoca ormai diciamo databile abbondantemente da due decadi, era una persona che già operava a Milano, era inserita in qualche modo in un¿attività commerciale. E¿ chiaro che era una delle persone, vorrei dire anche una delle poche persone di Cosa Nostra, in grado di gestire questi rapporti».

    Però lui si occupava anche di traffico di droga, l¿abbiamo visto anche in sequestri di persona...

    «Ma tutti questi mafiosi che in quegli anni - siamo probabilmente alla fine degli anni ¿60 e agli inizi degli anni ¿70 - appaiono a Milano, e fra questi non dimentichiamo c¿è pure Luciano Liggio, cercarono di procurarsi quei capitali, che poi investirono negli stupefacenti, anche con il sequestro di persona».

    A questo punto Paolo Borsellino consegna dopo qualche esitazione ai giornalisti 12 fogli, le carte che ha consultato durante l¿intervista: «Alcuni sono sicuramente ostensibili perché fanno parte del maxiprocesso, ormai è conosciuto, è pubblico, alcuni non lo so...». Non sono documenti processuali segreti ma la stampa dei rapporti contenuti dalla memoria del computer del pool antimafia di Palermo, in cui compaiono i nomi delle persone citate nell¿intervista: Mangano, Dell¿Utri, Rapisarda, Berlusconi, Alamia.

    E questa inchiesta quando finirà?

    «Entro ottobre di quest¿anno...».

    Quando è chiusa, questi atti diventano pubblici?

    «Certamente...».

    Perché ci servono per un¿inchiesta che stiamo cominciando sui rapporti tra la grossa industria...

    «Passerà del tempo prima che...», sono le ultime parole di Paolo Borsellino. Palermo, 21 maggio, 1992.

  10. #10
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    THO MISERABILE STRACCIONE,UN SAGGIO DEL BUONGOVERNO.


    SCAJOLA: FURTI E RAPINE DIMINUITI DELL'8 PER CENTO




    Anche sul fronte della sicurezza il governo Berlusconi fa registrare lusinghieri risultati. I dati forniti dal minisitro dell'Interno, Claudio Scajola,parlano chiaro.

    Negli ultimi quattro mesi le forze di polizia hanno sferrato un attacco durissimo contro la criminalita', che e' uno degli imperativi assoluti del governo.
    I furti e le rapine sono diminuiti dell'8% grazie all'intensificazione dei controlli delle forze di polizia.
    Sono stati arrestati infatti 167 latitanti, 80 in Italia e 87 all'estero, recuperati 100 miliardi di beni, individuato e disarticolato 35 associazioni mafiose e sono diminuiti del 25% gli omicidi, cinque i comuni sciolti per infiltrazione mafiosa.



    ROGATORIE: Ocse promuove legge governo Berlusconi (3/5/2002)




    La legge sulle rogatorie varata dal governo Berlusconi sul falso in bilancio ha ottenuto il consenso del Gruppo di lavoro dell'Organizzazione per la cooperazinoe e lo sviluppo economico (OCSE) sulla lotta contro la corruzione, che l'ha esaminata nei giorni scorsi a Parigi.

    In base all'esauriente presentazione della normativa svolta da parte italiana e su indicazione degli esaminatori britannico e messicano, l'OCSE ha riconosciuto la piena conformita' della legislazione italiana sulle rogatorie con i requisiti della Convenzione dell'OCSE sulla corruzione dei pubblici ufficiali nelle transazioni economiche internazionali.
    L'Italia e' stata inoltre chiamata a far parte di un organismo ristretto, costituito per verificare l'osservanza della Convenzione.

 

 
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