AFRICA MAGICA
di Marco Pardini
Nell' ultima luce del giorno, dopo che il sole si è nascosto dietro il velo diafano della boscaglia, la savana risuona di ritmi antichi. Sullo spiazzo polveroso al centro del campo un circolo di uomini con grandi copricapi di paglia e cuoio ondeggia al suono dei tamburi e battendo le mani intona il ruume, il canto di benvenuto. Le ragazze, timide sotto gli ombrelli multicolori, li spiano a qualche passo di distanza. Ogni mattino e ogni sera, durante la settimana dei Geerewo!, le fanciulle assisteranno a questo rito, eseguito dai giovani maschi in cerchio, i visi accuratamente truccati, le labbra nere di kohl, i grandi cappelli eleganti, le vesti finemente ricamate su cui sono cuciti amuleti, specchietti, penino. Ma il momento culminate della festa sarà lo yaake, la danza pomeridiana in cui i ragazzi si esibiranno in una vera e propria gara di bellezza, facendo sfoggio di tutto il loro fascino, ed ai termine dello quale loro, le fanciulle, sfileranno davanti ai coetanei per scegliere quello che trovano più attraente e con lui trascorrere la notte, qualche settimana oppure il resto della vita.Questo modo così originale di impostare i rapporti tra i sessi appartiene a una delle culture più antiche e meno contaminate che sia dato trovare; appartiene alla savana dell'Africa Occiredentale, una terra di boscaglie rade e pascoli stentati percorsa in lungo e in largo da una popolazione di allevatori nomadi, Una terra dagli orizzonti sconfinati, su cui incombe il grande vuoto dei Sahara, una terra che esige capacità di adattamento a condizioni di vita durissime. E' la terra dei Peul, una popolazione di pastori provenienti dal Se- negaI che si sono sparpagliati lentamente, all'inarrestabile ricerca di pascoli, fino al Ciad e al Camerun.
Oggi sono la popolazione più numerosa dei Sahel e occupano un vastissimo territorio comprendente parte del Senegal e della Guinea, il Mali sudoccidentale, il Burkina Faso, il Niger, gran parte della Nigeria e il nord del Camerun. Sono conosciuti con molte varianti dei loro nome, Peul, Fula, Fulani, Fulbe, Felaata e si dice che, per ci chiarezza della loro pelle, siano di origine semitica e vivessero anticamente in Egitto.La maggior parte dei Peul è oggi sedentarizzata e, pur continuando a possedere bestiame come simbolo di ricchezza e prestigio, ha completamente abbandonato lo stile di vita dei nomadi, si è convertito all'islam, vive in villaggi e pratica un'economia basata sull'agricoltura e sull'allevamento di mandrie accudite da pastori assoldati allo scopo. I gruppi rimasti nomadi hanno conservato, invece, un grande attaccamento per gli armenti e, in particolare, per lo zebù, un bovino dal mantello color mogano con grandi, elegantissime corna bianche. Un gruppo familiare può possedere fino a 300 capi, che i componenti della famiglia sanno riconoscere ad uno ad uno. Questi nomadi, la cui vita è totalmente imperniata sull'allevamento, tengono in grandissima considerazione la propria libertà; la loro è una società di eguali non fondata sui beni materiali, dato che considerano indegno di un allevatore fabbricare oggetti e sono convinti che il lavoro, se non direttamente connesso con l'allevamento, comprometta la libertà (persino la realizzazione dei loro gioielli è affidata ad artigiani tuareg).
Disprezzano i loro vicini sedentari e hanno conservato tradizioni, costumi e valori tipici di una vita indipendente, resistendo a qualsiasi injjuenza esterna e alle lusinghe dei cambiamento. A loro volta sono disprezzati dai Peul sedentari, che li chiamano Bororo (o Mbororo), un termine dispregiativo derivato da "mborooli", nome dello zebù in lingua fulani, e che disapprovo-no la vita primitiva al seguito delle mandrie, lontana dai precetti dell'islam. Tra i Bororo si contano diverse tribù, che si possono sinteticamente raggruppare in due grandi gruppi culturali: quello che pratica il Geerewol, ovvero la danza di bellezza, e quello che pratica il Sara, ovvero l'iniziazione per bastonaturo. Al primo gruppo appartengono i Wodaabe, vocabolo che significa "popolo del tabù", ossia coloro che aderiscono al codice di comportamento tradizionale (il pullaaku) fondato sulla modestia, la riservatezza, l'equilibrio.
Essi sono stanziati principalmente in Niger, nella regione compresa tra Niamey e Agadèz, pur spingendosi molto lontano durante lo stagione secca, quando l'acqua scarseggia e i pascoli si riducono e inaridiscono.In settembre, al culmine della stagione delle piogge, quando i pascoli salati tra Tahoua e Agadèz sono verdi e ricchi di foraggio ad altissimo contenuto salino, i piccoli gruppi familiari, con il loro seguito di cammelli, asini e zebù, convergono da tutti gli angoli dei Sahel per sottoporre gli animali alla cure sa!ée, letteralmente "cura salata", un trattamento mineralizzante contro la disidratazione, che aiuterà le bestie a sopportare meglio la stagione asciutta. E' questa l'occasione per le più importanti riunioni tribali dei Wodaabe e dei Tuareg (anch'essi intenti alla alla cure sa!ée) che concentrano in questo periodo dell'anno quasi tutta la loro vita sociale. Nessun altro momento, nessun altro luogo si presta meglio per la celebrazione della pù grande festa wodaabe, il Geerewoi, e del suo equivalente tuareg, l'Ilioudjan. il Geerewol è il festival della seduzione: per sette giorni si susseguono le danze erotiche, si intrecciano gli amori, si consumano incontri effimeri (i giovani wodaabe di entrambi i sessi hanno libertà sessuale prima dei matrimonio) o si pongono le basi di unioni durature.
Ed è la donna a fare la scelta, mentre compito dell'uomo è quello di rendersi attraente, di mostrare le sue qualità in verdi e ricchi di foraggio ad altissimo contenuto salino, i piccoli gruppi familiari, con il loro seguito di cammelli, asini e zebù, convergono da tutti gli angoli del Sahel per sottoporre gli animali alla cure salée, letteralmente "cura salata", un trattamento mineralizzante contro la disidratazione, che aiuterà le bestie a sopportare meglio la stagione asciutta. E' questa l'occasione per le più importanti riunioni tribali dei Wodaabe e dei Tuareg (anch'essi intenti alla alla cure sciiée) che concentrano in questo periodo dell'anno quasi tutta la loro vita so- ciale. Nessun altro momento, nessun altro luogo si presta meglio per la celebrazione della più grande festa wodaabe, il Geerewoi, e del suo equivalente tuareg, l' il!oudjan. Il Geerewol è il festival della seduzione: per sette giorni si susseguono le danze erotiche, si intrecciano gli amori, si consumano incontri effimeri (i giovani wodaabe di entrambi i sessi hanno libertà sessuale prima del matrimonio) o si pongono le basi di unioni durature. Ed è la donna a fare la scelta, mentre compito dell'uomo è quello di rendersi attraente, di mostrare le sue qualità in fatto di attrattiva personale, il suo carisma, il suo potere di seduzione; cosa che avviene attraverso la danza.L'affermazione personale mediante il carisma sessuale, un valore centrale nella cultura wodaabe, è la sola a garantire fama e considerazione sociale all'individuo.
La bellezza fisica è tanto desiderabile che un marito consente volentieri alla moglie di giacere con un uomo avvenente nella speranza di ottenere un figlio bello. Del resto i Wodaabe sono famosi proprio per la loro bellezza: il portamento elegante, i corpi alti e slanciati, i lineamenti quasi femminili accentuati dal trucco, il sottile naso aquilino sono alla base della loro convinzione di essere le creature più belle del pianeta. Durante il Geerewol i maschi dedicano cure scrupolose e maniacali al loro aspetto e la giornata viene spesa davanti ai piccoli specchi nel ritocco del trucco e dell'acconciatura. I canoni del fascino maschile prevedono la rasatura del capelli all'attaccatura della fronte, le chiome annodate in intricate treccine, le palpebre e le labbra rese scure dal kohl, le guance coperte di pura, una polvere gialla che accresce la grazia dei viso, su cui sono disegnati cerchi rossi e puntini bianchi a forma di stelle; lunghi ciuffi di peli bianchi gomiti, un turbante bianco da cui spunta una piuma nera di struzzo e da cui pendono silkin, strisce di cuoio rivestite di ottone e cochiglie cauri, un groviglio di pendenti appesi al collo completano l'abbigliamento.
Lo yaake è l'apogeo della festa, il in cui ogni giovane esprime l'immagine ideale che ha di sé mostrando le sue doti e sue qualità nella danza. Prima del gran "concorso" i ragazzi assumono pozioni stimi anti, droghe che consentono di protrarre l' esercizio per ore in uno stato vicino alla tranc ondeggiando ritmicamente sulle punte dei p1 di scuotono e muovono la testa in tutte le direzioni, sbarrano gli occhi mantenendo lo sguado fisso e ruotando lentamente le pupille p far risaltare il bianco degli occhi, fanno smorfie con la bocca mostrando i denti candidi; di qualità, il biancore di occhi e denti, molto ai prezzate nella società wodaabe. I lunghi nasi affilati sono sottolineati da una linea di color il kohl accentua il candore smagliante dei denti perfetti e delle grandi cornee messe in rilievo da occhi ben allenati a spalancarsi, a schioccare languide occhiate, a fare una quantità smorfie in cui vengono simulati un'infinità sentimenti, dalla remissività alla ferocia. Alla fine tocca alle ragazze: timidamente sfili no davanti ai giovani ancora impegnati nel yaake, giudicano e si consultano, ed infir eleggono il vincitore, l'uomo più affascinante desiderabile, il solo cui sarà concesso di sciogliere, mentre tuffi gli altri saranno scelti. Così che, comunque, li rende orgogliosi e pieno mente felici. E non potrebbe essere diverso mente dato che le donne wodaabe non son meno belle dei loro uomini.
SUI CULTI DI POSSESSIONE IN AFRICA
All'inizio dei secolo, le religioni africane tradizionali abbracciavano più di metà della popolazione dei continente. Circa un terzo degli africani erano fedeli di Maometto, e meno del dieci per cento erano cristiani. Da allora, tuttavia, il Cristianesimo ha fatto molti passi in avanti. Gran parte dei Kenya di oggi, per esempio, è almeno nominalmente cristiano, pur dividendosi fra diverse chiese, dai cattolici ai metodisti ai luterani agli "avventisti dei settimo giorno". Lungo la costa, tuttavia, l'islam è dominante (l'isola di Lamu è ricca di moschee), mentre vi sono templi indù in città come Nairobi e Mombasa. In Africa, tuttavia, Cristianesimo e Islam tendono ad a-vere caratteristiche perticolari e prettamente "africane". Quando per la prima volta incontrarono i bianchi, molte popolazioni indigene credevano in una "divinità supre ma" unica, maschile e onnipotente, che aveva creato il mondo. Ma spesso la consideravano troppo remota per occuparsi degli esseri umani e dei loro piccoli problemi. Più vicini all'uomo erano le numerose entità soprannaturali e gli spiriti che governavano le forze della natura e i fenomeni spontanei (il Sole e la Luna, il vento e le piogge, gli animali e gli alberi), ed anche gli spiriti degli antenati, che si pensava continuassero ad interessarsi da vicino delle vicende dei loro discendenti.I Kikuyu, per esempio, considerano sacro il monte Kenya, e costruiscono le loro case in modo che la porta d'ingresso affacci verso la sua vetta.
Spettacolari rituali per l'avvento della pioggia vengono celebrati sulle colline di Matopo nello Zimbabwe, ricche di grotte dipinte dai boscimani, mentre il lago Fundudzi nel Sud Africa è sacro in quanto dimora dei dio pitone. Agli estranei èimpedito di avvicinarsi. In Africa, come in molte altre terre,le tradizioni popolari tendono a negare l'esistenza dei caso e la possi bilità che certi eventi si verifichino per puro incidente. Se accade qualcosa che non può essere spiegato in modo elementare e palese, allora se ne attribuisce l'origine all'intervento di esseri soprannaturali o alla stregoneria. Molte malattie, specie di origine nervosa o mentale, sono spiegate in questo modo: di conseguenza, per curarle sono necessarie persone esperte delle cose sacre agli stregoni, veggenti, medium che sanno come annullare gli effetti della magia ostile e possono fungere da canali fra il mondo umano e il mondo degli spiriti.
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