Palermo senza acqua: scontri e manifestazioni
Dal tardo pomeriggio di ieri i cttadini di Borgo Nuovo, a Palermo, stanno manifestando per la mancanza d'acqua. Inevitabili sono arrivati gli scontri con la polizia: 3 arrestati, 4 denunciati, e 10 poliziotti feriti.
di Giuseppe Bascietto
PALERMO – Esasperati per la mancanza d'acqua a Palermo i cittadini sono vicini alla rivolta. Soprattutto nei quartieri periferici la gente è scesa in strada per protestare. Lo hanno fatto a Villaggio Ruffini, a Pallavicino e a Borgo Nuovo. In via Castellana il blocco stradale è finito con tre arresti. Le manette sono scattate per un padre e per i suoi due figli, accusati di resistenza, lesioni e oltraggio a pubblico ufficiale oltre che d'interruzione di pubblico servizio. I tre, secondo la ricostruzione delle forze dell'ordine, si sarebbero scagliati contro alcuni poliziotti che, intorno a mezzanotte, stavano cercavano di rimuovere il blocco. Alla fine si sono contati 15 feriti, 10 dei quali tra gli agenti.
L'acqua che non arriva nelle case, nelle scuole, nei bar, nei giardini e negli agrumeti. L'acqua che viene raccolta dalle dighe piccole e grandi, costate decine di morti, ma che non arriva perché mancano gli allacciamenti. Il fiume che si gonfia e straripa trascinando con sé qualsiasi cosa. L'acqua che ogni mattina utilizziamo per rinfrescarci il viso. Quest'acqua, oggi, è il settore privilegiato della mafia e dei suoi amici. "Questo non deve stupire", spiega Umberto Santino, direttore del centro di documentazione Peppino Impastato di Palermo. "In Sicilia e in particolare nelle campagne palermitane, dall'ottocento esiste la pratica del controllo privato dell'acqua e dei pozzi". Insomma per capire bene la crisi idrica che sta investendo Palermo, è necessario riavvolgere il nastro del tempo di 34 anni. "Nel 1968", ci spiega Santino, "figuravano, a Palermo, solo 13 pozzi, di cui due salini e quattro in via di esaurimento per impoverimento della falda". Un documento più recente, del 1973, redatto dall'Ente sviluppo agricolo (Esa) rilevava l'esistenza di 1.469 pozzi che attingevano alla falda freatica nella fascia costiera.
"Queste acque sotterranee, per la grande rilevanza che avevano per il soddisfacimento del fabbisogno idrico della città e delle campagne, si sarebbero dovute inserire", spiega il giudice Peppino Di Lello, che ha condotto una delle prime inchieste sull'acqua, "nell'elenco delle acque pubbliche". Invece si sono lasciate nelle mani dei privati e dei mafiosi. Così dei pozzi ricchissimi d'acqua gestiti dai Greco di Ciaculli, e da altre famiglie mafiose, come i Buffa, i Motisi, i Marcenò, i Teresi, non c'è traccia.
E la falda freatica, per il saccheggio perpetrato dai privati e dai mafiosi, si va progressivamente esaurendo. Si arriva così alla fine degli anni 80. Gli anni della grande sete. Palermo si attrezza con i silos nei quartieri periferici che le autobotti comunali riempiono quotidianamente, mentre la gente esasperata scende per strada bloccando il traffico e bruciando autobus e cassonetti. E oggi la storia si ripete. Strade bloccate, gente che scende in piazza a protestare, scontri con la polizia. Ma pochi si chiedono di chi sono le responsabilità. Com'è possibile, ad esempio, che mentre uno dei tre invasi che fornisce acqua a Palermo, il Poma, contiene appena 11 dei potenziali 68 milioni di metri cubi che potrebbe contenere, un altro, il lago di Piana degli Albanesi, non superi i 2 milioni e mezzo di metri cubi (dei 32 milioni contenibili). E intanto, per il terzo invaso, lo Scanzano, si è deciso di compiere dei lavori di riparazioni al fondo che si attendono dal 1968. E ancora. La diga Ancipa potrebbe raccogliere 34 milioni di metri cubi d'acqua; ma ne raccoglie solo 4 milioni.
La diga presenta delle crepe, segnalate da più di trent'anni e che nessuno ha mai riparato. Insomma ci sono invasi che da 34 anni devono essere riparati e dighe che da vent'anni attendono di essere completate; o non sono state collaudate e possono contenere solo una parte della capienza. Come a dire che nessuna delle dighe o degli invasi esistenti è autorizzato a essere riempito completamente. "Questo non è solo il frutto del controllo mafioso sull'acqua", conclude Santino, "ma più in generale di una politica delle opere pubbliche all'insegna dello spreco, del clientelismo e della frammentazione, soprattutto nella gestione". In Sicilia, infatti, si dovrebbero occupare di acqua 3 enti regionali, 3 aziende municipalizzate, 2 società miste, 19 società private, 11 consorzi di bonifica, 284 gestioni comunali, 400 consorzi fra utenti e altri 13 consorzi. Per questi motivi il generale dei carabinieri Roberto Jucci, commissario straordinario per le emergenze idriche, redigendo una mappa degli invasi, ha proposto l'anno scorso, l'istituzione di un'Authority, cioè di un organo unico che sovrintenda a tutta la questione dell'acqua in Sicilia, gestendo unitariamente le dighe, il sistema idrogeologico, le condotte di adduzione, gli impianti comunali.
(14 MAGGIO 2002, ORE 140 aggiornato alle 23)




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