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    Predefinito La stampa in piazza contro le intimidazioni

    In piazza il 19 a Roma. Contro le intimidazioni alle voci non allineate, le leggi bavaglio, le querele come risposta alle domande. Nel giorno in cui a "l’Unità" viene recapitata la citazione in giudizio di Berlusconi, la Federazione della stampa riunisce la segreteria per discutere dell’escalation di attacchi alla libertà d’informazione. Ormai non si tratta più di diktat bulgari, si ragiona in Corso Vittorio Manuele, di pur gravi liste di giornalisti da epurare sventolate davanti a colleghi e telecamere. Le milionarie richieste di risarcimento per diffamazione, le «patacche» utilizzate dal giornale di famiglia per «operazioni vendicative» nei confronti di chi ha osato criticare, i tentativi di colpi di mano a Rai3 e Tg3: è chiaro che l’operazione punta ad oscurare un’intera fetta di società civile, a mettere in discussione il ruolo stesso del giornalismo, a colpire il diritto dei cittadini di essere informati. Per questo alla fine di una lunga riunione, la segreteria dell’Fnsi diffonde una nota in cui si parla di «allarme» per gli «attacchi senza precedenti» che hanno «l’oggettivo risultato di costituire una minaccia per chi fa informazione ritenuta non gradita», si sottolinea che la libertà di stampa è «pilastro di ogni democrazia» e che «l’informazione è libertà, ogni ferita che subisce determina un’attenuazione della libertà di tutti».

    IN PIAZZA IL 19 A ROMA
    L’appuntamento è per sabato 19, a Roma, ma poi seguiranno altre iniziative in molte città italiane. Lavoreranno all’organizzazione dell’iniziativa, oltre al sindacato dei giornalisti, associazioni di categoria come Articolo 21 ma anche Libera, Arci, Acli e sigle dell’associazionismo cattolico che si occupa di immigrazione (le critiche di <CF161>Avvenire</CF> ai respingimenti in mare hanno pesato ben più del caso Noemi e delle escort). Tutto da decidere sul luogo (si sta ragionando su Piazza Navona o Piazza del Popolo) e sugli interventi dal palco.

    MANIFESTAZIONE APARTITICA
    L’unica cosa certa, nonostante l’adesione che è già arrivata da tutti i partiti di centrosinistra, è che non prenderà la parola nessun leader politico. I promotori vogliono infatti dar vita a una manifestazione ampia e non connotata politicamente perché, è il messaggio che vogliono veicolare, in discussione c’è una norma costituzionale e il diritto di tutti i cittadini ad essere informati. Per questo si sta già lavorando al coinvolgimento di Cgil, Cisl, Uil e anche Ugl, sindacato più vicino alla destra. E per questo dovrebbero prendere la parola immediatamente riconoscibili figure istituzionali. Come il presidente emerito della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky, che insieme a Stefano Rodotà e Franco Cordero ha scritto un appello per la libertà d’informazione pubblicato da "Repubblica" che è stato firmato da oltre 200 mila persone.

    LA LEGGE BAVAGLIO
    Ora ci sono poco più di due settimane per organizzare l’iniziativa. Fnsi e associazioni hanno scelto una data piuttosto ravvicinata perché oltre all’escalation in corso, tra pochi giorni il Senato riprenderà l’esame del disegno di legge Alfano che vieta la pubblicazione delle intercettazioni. L’ipotesi di accelerare ulteriormente e convocare la piazza per sabato 12 è stata però scartata per consentire un largo coinvolgimento delle forze sociali e un’ampia partecipazioni. «Del resto - dice con una battuta amara il presidente dell’Fnsi Roberto Natale al termine della segreteria - c’è purtroppo da stare certi che il tema non perderà d’importanza nei prossimi giorni».

    La stampa in piazza contro le intimidazioni - l'Unità.it

  2. #2
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    Predefinito Rif: La stampa in piazza contro le intimidazioni

    La mobilitazione corre su Facebook: "Daje Unità"

    C'è chi rilancia nella rete la foto del quotidiano e del direttore Concita De Gregorio, chi pubblica il suo stato d'animo: "Penso che de l'Unità ci sia bisogno". Oppure chi posta semplicemente la "denuncia di Papi", che tanto parla da sola. Chi prova a sdrammatizzare: "Ma chi sei se la querela non ce l'hai". E chi invece tenta la mobilitazione. E già che c'è ripropone la petizione sul caso Mills: "Il miglior modo per sostenere l'Unità ed i suoi giornalisti è firmare la petizione sul caso MILLS (altro che escort!)".

    Su Facebook la solidarietà corre velocissima. Dopo la denuncia del premier e la richiesta di risarcimento danni per 2 milioni di euro, si è scatenato il putiferio. Si va dalla semplice incitazione: "Daje Concita". Alla vera e propria mobilitazione. Ed è solo l'inizio.


    La mobilitazione corre su Facebook: "Daje Unità" - l'Unità.it

  3. #3
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    Predefinito Rif: La stampa in piazza contro le intimidazioni

    Solidarietà a l'Unità. Franceschini: «Questa è intimidazione»

    Solidarietà, messaggi a difesa della libertà di informazione, richiami alla mobilitazione. Il tam tam è immediato.

    Dopo l'attacco sferrato dal capo del governo contro l'Unità, i messaggi di solidarietà dei lettori fanno registrare un'affluenza record al sito, che nelle ore pomeridiane subisce perfino un intasamento a causa dell'intensissimo traffico online.

    E il sostegno viene anche dall'estero: il sito del primo quotidiano spagnolo "El Paìs" apre l'edizione online (guarda la foto) sostenendo che è in atto un tentativo di censura preventiva. Mentre il Nouvel Observateur parla di "intimidazione di massa".

    La solidarietà arriva anche dalla politica: la prima a giungere in redazione è quella di Anna Finocchiaro, che, «anche a nome delle senatrici e dei senatori del Pd», difende «l'esercizio, da parte del quotidiano, della libertà di stampa e di critica sui comportamenti del premier» ed esprime «vicinanza all'Unità, al suo direttore Concita De Gregorio e alle giornaliste, opinioniste e scrittrici colpite dalle citazioni per danni, a causa dei servizi che il quotidiano ha dedicato ai comportamenti del premier stesso». E attacca: «Ancora una volta osserviamo come la reazione al dissenso nei confronti del suo operato sia tanto violenta, quanto incapace di rispondere alle domande e alle critiche che i media nazionali e stranieri gli rivolgono».

    Vincenzo Vita telefona in redazione per esprimere il suo supporto alle giornaliste e ai giornalisti de l'Unità.

    «Prosegue la strategia di intimidazione del premier», denuncia il segretario del Pd Dario Franceschini. «Un nuovo atto inaccettabile di intimidazione e aggressione alla stampa e alla sua indipendenza», stigmatizza Piero Fassino. «Chi non si allinea viene colpito», corre a solidarizzare con il direttore e la redazione de l'Unità anche il leader dell'Idv Antonio Di Pietro. «È giusto reagire ed è giusto che innanzitutto reagisca il mondo dell'informazione e naturalmente anche la politica e tutti quelli che hanno a cuore le libertà fondamentali nel nostro paese», avverte Massimo D'Alema, appena arrivato alla Festa democratica di Genova, che prontamente rilancia il tam tam del sostegno de l'Unità.

    Solidarietà anche dal candidato alla segreteria del Pd Ignazio Marino che stigmatizza come «inaccettabile» il comportamento del Presidente del Consiglio «che non trova giustificazioni se non nell'ossessione del controllo dell'informazione». «Solo l'indignazione supera lo sconcerto per l'arroganza con cui il capo del governo, padrone di giornali e televisione, titolare di un colossale conflitto di interessi, tenta di imbavagliare e intimidire tutte le agenzie di informazione che non fanno parte del suo dominio, per la sola colpa di non essere asservite e supine», commenta il capogruppo del Pd alla Camera, Antonello Soro.

    «Chiedere un risarcimento ad un giornale per degli editoriali è evidentemente un modo abbastanza chiaro di intimidire», spiega dunque il segretario del Pd Dario Franceschini: «Piuttosto, si guardi le fotografie che ha pubblicato l'Unità oggi, l'orrore di quelle foto, di cosa avviene nei campi profughi», dice il leader del Pd. «Anzichè fare causa all'Unita - ha concluso - Berlusconi prenda la copia di oggi e guardi quelle foto»

    Per Di Pietro il passo verso il regime è breve. «Ecco la dittatura di ritorno, e dalle carte bollate all'olio di ricino il passo è breve. Oggi è toccato a L'Unita, ieri a noi dell'Italia dei Valori, nei giorni scorsi nel mirino sono finiti "Repubblica" e la stampa estera. Insomma, come accade in tutti i peggiori regimi, chi non si allinea viene colpito», osserva il leader dell'Idv, che esprime «solidarietà al direttore de l'Unita e ai suoi redattori, colpevoli soltanto di aver svolto bene il loro lavoro».

    Quale sia il segno di questo ennesimo attacco è chiarissimo anche per l'ex ministro della Comunicazione Paolo Gentiloni: «Il messaggio è: chi fa informazione su qualsiasi materia esprimendo posizioni critiche verso il capo del governo, lo fa a proprio rischio e pericolo». Per Gentiloni «diventa sempre più urgente la mobilitazione per difendere la libertà di informazione dalla crociata di un premier che già controlla buona parte dei media italiani».

    E anche Beppe Giulietti a nome di Articolo 21 rilancia la manifestazione sulla libertà di informazione e invita anche «i più tiepidi, moderati e cinici» a partecipare, perché «si può essere di destra ma non per questo genuflettersi all'altare del conflitto interessi». E avverte: «questa campagna non si fermerà a Repubblica e all'Unità, a Raitre e al Tg3 ma coinvolgerà numerose altre testate e anche quelle, magari anche di destra, che vorranno fare semplicemente il loro mestiere». «Quelli che oggi sghignazzano - prosegue Giulietti - tra non molto scopriranno, come è già accaduto, che presto la favola narrerà anche di loro. Per questo sarà fondamentale la più ampia partecipazione alla manifestazione per la libertà di informazione».

    LA RISPOSTA DELLE DONNE DEL PD
    «Ci denunci tutte». Così la senatrice Vittoria Franco, responsabile delle Pari Opportunità del Pd replica al premier e invita le donne a rispondere «di fronte a questo ennesimo attacco alla libertà di stampa da parte del presidente del Consiglio». «L'Unità - ricorda Vittoria Franco - è uno dei pochi quotidiani italiani che abbia reagito di fronte alle vicende del premier, nonchè l'unico ad aver finalmente rotto il silenzio parlando della dignità delle donne e della loro necessità e capacità di reagire di fronte al mercimonio del corpo femminile emerso proprio da quei comportamenti del capo del governo». E allora se Berlusconi denuncia l'Unità, le donne potrebbero rispondere: «Ci denunci tutte, tutte noi che abbiamo preso la parola e partecipato alla discussione e all'analisi critica sul suo comportamento che abbiamo ritenuto lesivo della dignità delle donne».

    Il carattere “misogino” dell'ultimo attacco del premier non sfugge alle donne del Pd. “«La misoginia può avere molte facce», avverte la vicepresidente della Camera Rosi Bindi, «l'ultima è quella esibita dal premier con la denuncia alla direttrice e alle giornaliste dell'Unità, colpevoli di aver dato voce al diritto di informare e alla libertà femminile di chiedere ragione di un potere che umilia le donne». «Con un'unica mossa, si cerca di colpire due obiettivi», attacca la Bindi che osserva come Berlusconi non ha querelato «la fonte, ampiamente nota, che per prima ha rivelato i festini organizzati a Roma e in Sardegna, ma contesta la libertà di riferire e analizzare le notizie, discutere e dissentire». La risposta, secondo la Bindi, deve essere la mobilitazione, a partire dalle feste de l'Unità.

    Marina Sereni, vicepresidente dei deputati del Pd, scrive al direttore de l'Unità: «Cara Concita, l'atto di intimidazione di Berlusconi verso il giornale che dirigi e che, fin dalla sua nascita è stato simbolo di libertà, è l'ennesimo colpo di un capo di governo in serie difficoltà per il suo comportamento personale e politico, che cerca di nascondere la verità occupando ogni angolo dell'informazione e querelando o citando per danni chi non obbedisce alla sue veline».

    « Sono personalmente vicina a te e alla tua redazione che, nonostante le difficoltà, cerca di raccontare l'Italia vera. La libertà di opinione e di valutazione - prosegue - è tutelata dalla nostra Costituzione. La vostra libertà è la nostra. Per questo una mobilitazione è sempre più urgente. Ti, vi sono vicina».

    Solidarietà a l'Unità. Franceschini: «Questa è intimidazione» - l'Unità.it

  4. #4
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    Predefinito Rif: La stampa in piazza contro le intimidazioni

    Berlusconi vuole chiudere l'Unità

    Comunicato della Direzione de l'Unità

    Le argomentazioni contenute nei due atti di citazione (nelle foto: le copertine dei due numeri del giornale "incriminati") sono formalmente dirette a dimostrare che l’Unità ha colpito la reputazione di Berlusconi, ma nella sostanza delineano un illecito non previsto dal nostro ordinamento, quello di lesa maestà.

    Il legale del presidente del Consiglio contesta le nostre opinioni politiche, le nostre valutazioni (peraltro condivise da opinionisti di altri giornali nazionali e internazionali e comunque attinenti alla libera manifestazione del pensiero tutelata dall’articolo 21 della Costituzione) sui rapporti tra la maggioranza e il Vaticano. O i giudizi sui comportamenti privati del premier e sulla loro compatibilità col suo ruolo pubblico.

    Viene addirittura qualificato lesivo della onorabilità del premier il fatto di aver riportato giudizi espressi pubblicamente da Veronica Lario attorno alle sue condizioni e alle sue frequentazioni con minorenni. Persino l’opinione di una scrittrice come Silvia Ballestra viene inserita nell’elenco delle affermazioni non pubblicabili.

    Un passo dell’atto prodotto dal legale del premier riassume bene il senso complessivo dell’iniziativa. “Si è scritto, spacciandolo per vero, che ‘tutto’ sarebbe stato ‘nascosto ‘ manipolando l’informazione attraverso le televisioni. E che il dottor Berlusconi non solo avrebbe tale controllo ma addirittura ne avrebbe abusato e continuerebbe ad abusarne in danno del servizio pubblico Rai e per i suoi interessi personali (che sarebbero una sorta di guerra contro Sky). Il che, come quant’altro divulgato dall’Unità, è mera invenzione”.

    In definitiva, è “diffamatorio” anche dire che Berlusconi controlla l’informazione in Italia.

    Viene contestata la “illiceità” di due interi numeri del giornale in tutte le loro parti che si riferiscono al presidente del Consiglio e, attraverso il combinato disposto di articoli e commenti, diventa “diffamatoria” una linea politica e una visione del mondo.

    Non è possibile, nei due atti di citazione, trovare nulla che riguardi il merito delle affermazioni contestate. Né, quindi, ci viene data la possibilità di dimostrare che esse sono fondate su dichiarazioni pubbliche (addirittura fatte da parlamentari della Repubblica un tempo legatissimi al premier, come Paolo Guzzanti) o su dichiarazioni già acquisite dall’autorità giudiziaria (come quelle della D’Addario) e diffuse da tutta la stampa mondiale.

    E questo chiarisce le ragioni della scelta della sede civile e la richiesta di un risarcimento esorbitante. E’ evidente che Silvio Berlusconi, come già il fascismo, vuole chiudere il giornale fondato da Antonio Gramsci.

    Faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per impedirlo. Lanciamo, ai nostri lettori e a tutti i democratici, un appello perché si mobilitino a difesa della libertà di stampa.




    L'intenso traffico che il nostro quotidiano online sta registrando in queste ore, potrebbe causare dei rallentamenti nell'accesso: ce ne scusiamo con i lettori .

    Berlusconi vuole chiudere l'Unità - l'Unità.it

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    Predefinito Rif: La stampa in piazza contro le intimidazioni

    Berlusconi querela le donne del quotidiano l'Unità

    La direzione dell’Unità annuncia di aver ricevuto nella mattinata di oggi due citazione per danni per un totale di due milioni di euro dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per il tramite del suo legale romano Fabio Lepri. Il capo del governo chiede inoltre la condanna a una pena pecuniaria di 200.000 euro ciascuna per il direttore responsabile Concita De Gregorio, per le giornalista Natalia Lombardo e Federica Fantozzi, per l’opinionista Maria Novella Oppo e per la scrittrice Silvia Ballestra.
    La richiesta si riferisce a tutti i servizi dedicati allo scandalo sessuale che ha coinvolto il premier pubblicati sui numeri del 13 luglio e del 6 agosto del quotidiano: gli editoriali del direttore (intitolati “l’etica elastica” e “iniezioni di fiducia”), i servizi di cronaca e i commenti.

    I due atti di citazione, lunghi complessivamente 32 pagine, contestano le critiche rivolte al premier a proposito della sua mancata partecipazione a impegni internazionali per la contemporanea partecipazione a incontri con la escort Patrizia D’Addario. Viene anche giudicata diffamatoria la ricostruzione dei rapporti tra gli ambienti vicini al premier e le gerarchie vaticane affinché queste ultime assumessero un atteggiamento indulgente nei confronti del premier. “Diffamatoria”, inoltre, la ricostruzione dei rapporti tra Rai e Mediaset in funzione anti-Murdoch. Viene indicata come lesiva dell’onorabilità del premier l’attribuzione del controllo dell’informazione in Italia e il suo abuso.

    Contestata pure la citazione di battute di Luciana Littizzetto a proposito dell’utilizzo, parte del premier, di speciali accorgimenti contro l’impotenza sessuale. “Affermazioni false e lesive dell’onore” del premier del quale, scrive il legale, “hanno leso anche la identità personale presentando l’on. Berlusconi come soggetto che di certo non è, ossia come una persona con problemi di erezione”.


    Berlusconi querela le donne del quotidiano l'Unità - l'Unità.it

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    Predefinito Rif: La stampa in piazza contro le intimidazioni

    Citazione Originariamente Scritto da SPYCAM Visualizza Messaggio
    Berlusconi vuole chiudere l'Unità

    Comunicato della Direzione de l'Unità

    Le argomentazioni contenute nei due atti di citazione (nelle foto: le copertine dei due numeri del giornale "incriminati") sono formalmente dirette a dimostrare che l’Unità ha colpito la reputazione di Berlusconi, ma nella sostanza delineano un illecito non previsto dal nostro ordinamento, quello di lesa maestà.

    Il legale del presidente del Consiglio contesta le nostre opinioni politiche, le nostre valutazioni (peraltro condivise da opinionisti di altri giornali nazionali e internazionali e comunque attinenti alla libera manifestazione del pensiero tutelata dall’articolo 21 della Costituzione) sui rapporti tra la maggioranza e il Vaticano. O i giudizi sui comportamenti privati del premier e sulla loro compatibilità col suo ruolo pubblico.

    Viene addirittura qualificato lesivo della onorabilità del premier il fatto di aver riportato giudizi espressi pubblicamente da Veronica Lario attorno alle sue condizioni e alle sue frequentazioni con minorenni. Persino l’opinione di una scrittrice come Silvia Ballestra viene inserita nell’elenco delle affermazioni non pubblicabili.

    Un passo dell’atto prodotto dal legale del premier riassume bene il senso complessivo dell’iniziativa. “Si è scritto, spacciandolo per vero, che ‘tutto’ sarebbe stato ‘nascosto ‘ manipolando l’informazione attraverso le televisioni. E che il dottor Berlusconi non solo avrebbe tale controllo ma addirittura ne avrebbe abusato e continuerebbe ad abusarne in danno del servizio pubblico Rai e per i suoi interessi personali (che sarebbero una sorta di guerra contro Sky). Il che, come quant’altro divulgato dall’Unità, è mera invenzione”.

    In definitiva, è “diffamatorio” anche dire che Berlusconi controlla l’informazione in Italia.

    Viene contestata la “illiceità” di due interi numeri del giornale in tutte le loro parti che si riferiscono al presidente del Consiglio e, attraverso il combinato disposto di articoli e commenti, diventa “diffamatoria” una linea politica e una visione del mondo.

    Non è possibile, nei due atti di citazione, trovare nulla che riguardi il merito delle affermazioni contestate. Né, quindi, ci viene data la possibilità di dimostrare che esse sono fondate su dichiarazioni pubbliche (addirittura fatte da parlamentari della Repubblica un tempo legatissimi al premier, come Paolo Guzzanti) o su dichiarazioni già acquisite dall’autorità giudiziaria (come quelle della D’Addario) e diffuse da tutta la stampa mondiale.

    E questo chiarisce le ragioni della scelta della sede civile e la richiesta di un risarcimento esorbitante. E’ evidente che Silvio Berlusconi, come già il fascismo, vuole chiudere il giornale fondato da Antonio Gramsci.

    Faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per impedirlo. Lanciamo, ai nostri lettori e a tutti i democratici, un appello perché si mobilitino a difesa della libertà di stampa.




    L'intenso traffico che il nostro quotidiano online sta registrando in queste ore, potrebbe causare dei rallentamenti nell'accesso: ce ne scusiamo con i lettori .

    Berlusconi vuole chiudere l'Unità - l'Unità.it
    fra non molto l'unità chiuderà da sola repapelle:


  7. #7
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    Predefinito Rif: La stampa in piazza contro le intimidazioni

    Citazione Originariamente Scritto da Amalie Visualizza Messaggio
    fra non molto l'unità chiuderà da sola repapelle:
    un'amante della libertà come te ne sarà rammaricata, eh?

    il futuro non è più quello di una volta

  8. #8
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    Predefinito Rif: La stampa in piazza contro le intimidazioni

    Citazione Originariamente Scritto da discovery Visualizza Messaggio
    un'amante della libertà come te ne sarà rammaricata, eh?
    non mi interessa proprio visto che non lo leggo!


  9. #9
    .
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    Predefinito Rif: La stampa in piazza contro le intimidazioni

    Poveracci, i soliti quattro gatti ossessionati andranno in piazza a fare la solita manfrina-maratona in cui tuoneranno dal palco contro il regime, e poi tutti a mangiare le linguine all'astice a piazza Navona.

  10. #10
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    Predefinito Rif: La stampa in piazza contro le intimidazioni

    Citazione Originariamente Scritto da agerecontra Visualizza Messaggio
    Poveracci, i soliti quattro gatti ossessionati andranno in piazza a fare la solita manfrina-maratona in cui tuoneranno dal palco contro il regime, e poi tutti a mangiare le linguine all'astice a piazza Navona.
    pero' sarà bello vedere in quanti andranno


 

 
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