
Originariamente Scritto da
Mr. Right
Sono in completo disaccordo con l'estensore di questo articolo, che ha utilizzato i termini "destra" e "conservatori" secondo una logica assai soggettiva e opinabile.
Innanzitutto non esiste la "destra" quale categoria politica, esiste invece come luogo - mobile e talvolta persino provvisorio - per le forze liberali, moderate e conservatrici.
In secondo luogo il conservatorismo non rappresenta un'ideologia, quindi rifiuta ogni fissità di pensiero a vantaggio del pragmatismo.
I conservatori difendono la tradizione, ma non si confondono con i Tradizionalisti, a differenza dei quali non basano il loro pensiero su una Rivelazione, ma sulla Storia. Dunque, il conservatore non conserva ogni cosa del suo passato, ma solo ciò che può servire ad equilibrare e stabilizzare le novità del presente.
Non esiste, infine, nessuna "nuova destra". Il termine, usato più volte dalla stampa italiana, è servito per identificare negli anni il reaganismo, quindi il pensiero di Alain De Benoist, ed oggi quindi la nuova "terza via" conservatrice di Sarkozy, Cameron e Fini.
A contrastare, nel PDL, questa linea moderata non sono i "conservatori", come erroneamente riportato nell'articolo, ma un gruppo di cattolici liberali organizzati attorno alla fondazione Magna Carta, a cui si aggiungono Baget Bozzo e Giuliano Ferrara. Il tentativo di costoro è di importare in Italia il "neoconservatorismo" americano nella sua specifica accezione "teo". A seguire questo arcipelago di testate e fondazioni ci sono movimenti cattolici quali Comunione e liberazione, Alleanza Cattolica e l'Opus Dei, che supportano le battaglie culturali della "christian right" USA.
C'è da rimarcare inoltre come in nessuna nazione europea esista un "conservatorismo" dei Valori, e che in America gli evangelicals, i fondamentalisti e i cattolici di destra solo per convenzione giornalistica vengono fatti rientrare nei "social conservatives", i cui rappresentanti più autentici sono laici.
L'idea che un conservatorismo non basato sul tradizionalismo religioso sia un progressismo, che rappresenti una sinistra mascherata, è la vecchia e perdurante accusa mossa dalla reazione al liberalismo moderato, indicato quale cavallo di troia dei movimenti radicali e socialisti. In realtà il conservatorismo a differenza dei reazionari d'ogni sorta non ha una visione orrorifica della modernità in quanto nasce propriamente con essa. L'atteggiamento tipico dei conservatori sarà sempre quello di proteggere la modernità dai suoi aspetti degenerativi ed infini autodistruttivi.
Infine, il conservatorismo, se non accetta il relativismo delle sinistre, rifiuta altresì l'assolutismo degli integralisti religiosi facendo propria una scelta di libertà. In quanto forza pragmatica e realista tiene conto dei mutamenti sociali e ne prende atto. Oggi la società europea vive una fase storica che a buon titolo si può ritenere post-cristiana. Le chiese sono sempre più vuote di fedeli e la religione è comunemente apprezzata solo quando è fonte di solidarietà sociale.
In questo l'elettorato di centrodestra non diverge particolarmente da quello di sinistra, come i sondaggi puntualmente segnalano. La sterzata "integralista" del PDL sulle questioni etiche non va incontro all'espresso volere dei suoi elettori, ma conta sul disinteresse o la rassegnazione di molti di essi, per omaggiare le potenti gerarchie vaticane e di impedire ad una terza forza, quale l'UDC, di fare il pieno del voto cattolico.
In questo agire, assai più machiavellico che fondamentalista, il PDL conferma di essere, al pari degli altri partiti del popolarismo europeo, una forza politica che si fa guidare dalla ragione e dall'interesse. Forza conservatrice, appunto.