Articolo 13 della Costituzione: La libertà personale è inviolabile (…) E’ punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.
Ci hanno raccontato che in Italia in questi anni sia stata condotta una "rivoluzione" moralizzatrice guidata da magistrati senza macchia e senza paura, ispirati soltanto dallo spirito delle leggi e da una ragion pratica ossigenata dagli imperativi categorici dell'Etica. I posteri magari si chiederanno come mai, in una democrazia occidentale, non le urne ma le procure abbiano potuto determinare veri e propri cataclismi politici: cinque partiti "storici" cancellati dallo scenario istituzionale italiano. E molto li incuriosirà la singolare vicenda di un presidente del Consiglio, nato non da alchimie politiche, ma designato dal popolo sovrano, e costretto alle dimissioni da un pugno di pubblici ministeri.
Ma i volti della mala giustizia sono tanti, ed in tanti casi, il SOSPETTO ha ucciso persone innocenti, come in tre casi simbolo: Tortora, Muccioli, Caneschi.
Lo avevano sbattuto in prima pagina come un mostro, in seguito ad un processo per la morte di un tossicodipendente. Eppure aveva salvato tante vite umane Vincenzo Muccioli, ma quella vicenda giudiziaria lo aveva segnato in modo irreversibile. Lottò tanto per giungere ad una legge equa sulle tossicodipendenze, e far capire a tutti che occorreva un limite ben preciso, poiché la droga non poteva essere legalizzata. Anni dopo ci fu un nuovo assalto a Muccioli ed alla sua comunità: sospetti, interrogatori, notizie fatte trapelare ad arte. Chi doveva garantire la legalità, la violava in modo sistematico, e tutta la vicenda fu strumentalizzata.
Uno dei più grossi errori commessi dalla giustizia italiana, è rappresentato dal caso Tortora: una lunga odissea nata dalle false accuse dei “soliti pentiti”. Per Enzo Tortora la vita cambiò in modo drammatico il 17 giugno del 1983, quando fu arrestato a Roma, all’Hotel Plaza, accusato di associazione camorristica in base alle accuse di un pentito. Ebbe inizio un lungo calvario tra processi, un elezione al Parlamento Europeo, sino all’assoluzione con formula piena emanata dalla Corte di Cassazione il 20 febbraio 1987. Nel frattempo il presentatore scoprì di avere un cancro; in molti ancora si chiedono come sia stato possibile che sia accaduta una simile storia.
Sergio Caneschi era il primario di neurologia all'Ospedale Fatebene- fratelli di Milano. Nel maggio 1994 fu incriminato, arrestato e trattenuto a dispetto di una grave malattia con motivazioni che fecero aspramente discutere. In appena otto mesi concluse la propria vicenda di imputato - o di vittima - morendo di cancro nel gennaio del 1995 prima di essere giudicato. Caneschi, noto professionista del mondo sanitario e scientifico milanese, aveva forse una colpa d'origine: era il medico della famiglia Craxi. Bastò per marchiarlo quale "dottor killer", come si affrettarono a battezzarlo sui quotidiani i propugnatori di Mani Pulite.
Tre casi presi tra tanti, troppi, che ci dimostrano come l’utilizzo di illazioni ed avvisi di garanzia inviati con singolare “tempestività” hanno macchiato irreparabilmente la dignità di innocenti o presunti tali. Il sospetto come arma devastante e distruttrice di vite umane. Magistrati e inquirenti trasformati in leader, personaggi da copertina, rappresentanti e tutori di una “giustizia ingiusta” che ha confermato drammaticamente i sospetti di un vero uomo di legge, Giovanni Falcone. Nel 1991, il giudice assassinato nella strage di Capaci, lanciò un grido d’allarme ed una profezia: “l’Italia pretesa culla del diritto, rischia di diventarne la tomba”.
Noi speriamo di essere ancora in tempo perché l’Italia torni ad essere la culla del diritto e della giustizia ed è questo spirito che anima il nostro impegno e la nostra voce.
Paolo C
CITTADINO DELLA RETE




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