Elezioni comunale a Treviso : Scintille tra F.I. e Lega
MILANO - Quando Umberto Bossi mercoledì prossimo arriverà a Treviso per un comizio a sostegno della candidatura alla provincia di Luca Zaia, che si ripresenta dopo quattro anni alla guida di una giunta monocolore lumbard, se ne vedranno delle belle. Già, perché qui, in una delle città più ricche d'Italia, vera bomboniera del Nord Est, con la disoccupazione sotto l'1 per cento e le aziende che esportano i loro prodotti in tutto il mondo, nel cuore del miracolo imprenditoriale del Nord Est, dove la campagna è dolce e la sera ci si ritrova in piazza per un 'cicheto', qui, dicevamo, la Casa delle Libertà è andata in pezzi.

Anzi, i pezzi sono sempre stati divisi. Cronistoria: provincia e città di Treviso sono dall'inizio degli anni 90 un feudo della Lega, colonna della potenza lumbard in Veneto, con percentuali bulgare oltre il 40% fino a tre anni fa. E, infatti, la provincia è amministrata dalla Lega da 8 anni (4 da Zaia), mentre la città è territorio personale del sindaco-sceriffo Giancarlo Gentilini. Qui, insomma, non vola una mosca se la Lega non vuole. Dopo l'accordo tra Forza Italia e Carroccio, con conseguente vittoria alle politiche, Luca Zaia continua a governare beatamente da solo, ma intanto Forza Italia, forte di un 30% contro il 17% leghista il 13 maggio, scalpita.

Così, tra piccole antipatie, ripicche e attestati di reciproca disistima, si è arrivati alla scelta del candidato per le amministrative. Qui la cosa si complica, perché le due parti dicono cose diverse. In sostanza, però, la Lega voleva riconfermato il suo Presidente a nome di tutta la Cdl, come è successo a Vicenza per Manuela Dal Lago, mentre Forza Italia preferiva il cambio di cavallo, magari a favore di un proprio uomo. Risultato, l'accordo sfuma e il 26 maggio Lega e Casa delle Libertà si presentano divise, con Luca Zaia, la prima, e con Francesco Giacomin, presidente della Confartigianato, la seconda. Tutto a vantaggio del candidato del centrosinistra Diego Bottacin, uno dei protagonisti del movimento dei sindaci di Massimo Cacciari, che vede aumentare di ora in ora le sue possibilità di arrivare al ballottaggio.

Ma lo scontro tra Forza Italia e Lega, intanto, è durissimo, e lo spettro di una resa dei conti Zaia-Giacomin al secondo turno è tutt'altro che remota. Anzi... Noi abbiamo fatto di tutto per cercare l'accordo: d'altronde quando loro ci hanno imposto Galan alla Regione abbiamo obbedito senza fiatare - dice il segretario provinciale della Lega, Gianantonio Da Re - la colpa quindi è tutta di Forza Italia che voleva ad ogni costo una delle due province venete: persa Vicenza, ha puntato su Treviso. Noi abbiamo seguito le indicazioni della segreteria federale: dove governa un leghista, deve continuare a farlo. Ma loro Zaia non lo hanno mai preso in considerazione perché è un personaggio forte, con grande visibilità e, soprattutto, capace. Perciò da molto fastidio". Insomma, la colpa, secondo la Lega è tutta di Forza Italia che ne avrebbe fatto una questione di poltrone e di forti pregiudiziali nei confronti di Zaia.

I 'berluscones', naturalmente, sono di parere opposto. "Mai fatto questione di 'careghe' (seggiole, ndr): da quando è nata la Cdl, a Zaia non abbiamo mai chiesto nulla, nonostante Forza Italia viaggi oltre il 30% dei voti - afferma Aldo Baruffi, avvocato e segretario provinciale di Forza Italia - Al momento della scelta noi abbiamo solo chiesto di aprire un dialogo per decidere insieme e discutere di programmi, anche se non trovo così aberrante chiedere la provincia di Treviso dopo aver lasciato a loro quella di Vicenza. All'interno di una dialettica di coalizione e degli attuali rapporti di forza, ci sta. Ma la Lega si è chiusa a riccio dando per scontata la ricandidatura di Zaia come se fosse un diritto acquisito. Hanno preferito marcare le differenze, invece di lavorare per la coesione secondo una politica miope che contraddistingue anche il sindaco Gentilini: controllo totale sul territorio come se fosse una riserva indiana. E allora abbiamo detto no".

Insomma, lo scontro in città è di quelli tosti, tanto più che a far campagna elettorale per Zaia ci si è messo anche Buffalo Bill-Gentilini dando la metà degli spazi sui cartelloni elettorali alla Lega o a liste collegate. E alle vibranti proteste di Cdl e centrosinistra ha risposto con un flemmatico "Me ne fotto!".

Dall'altra anche Zaia non scherza: quando alcuni consiglieri provinciali hanno osato avanzare critiche sulle sue non proprio contenute spese di rappresentanza (cene, viaggi, cerimonie, inaugurazioni, ecc.), lui li ha querelati tutti. Nervo scoperto, quello delle spese, perché qui tutti sanno quanto al Presidente piaccia spendere e spandere, e il suo presenzialismo pubblico e televisivo è quasi da guinnes dei primati. "Come vengono spesi i soldi è un problema non da poco - dice Baruffi - Zaia poteva fare qualche viaggio in meno (è andato fino in Cina) e qualche semaforo in più: lo sa che Treviso è la provincia con il maggior numero di incidenti stradali d'Italia? Di Gentilini poi che dire... E' un tipico prodotto trevigiano, come il radicchio rosso, ma almeno il secondo serve a qualcosa...".

Naturalmente Zaia presenta il conto contrario: 119 cantieri aperti, 36 rotatorie stradali realizzate, 10 scuole in più, bilancio con 26 miliardi di attivo, sblocco dei lavori sull'A28, l'autostrada tra Treviso e Pordenone ferma da anni. Ora, però, la valutazione sul suo operato spetta ai trevigiani che per rieleggerlo devono far volare quel 17% preso dalla Lega il 13 maggio verso percentuali molto più alte. E se al ballottaggio dovesse andare uno solo tra i due candidati del centrodestra? Anche qui le opinioni divergono: "Dopo una campagna elettorale così dura, sarà difficile per noi appoggiare Giacomin al secondo turno: vorrebbe dire perdere la faccia con i nostri elettori" dice il leghista Da Re. "Se solo uno arrivasse al ballottaggio, a quel punto l'alleanza deve ricompattarsi: non possiamo dire al nostro elettorato di votare per la sinistra, è un problema di coscienza" sostiene l'azzurro Baruffi.

Ma ciò che tutti temono, invece, è un ballottaggio Cdl - Lega che rischierebbe di creare qualche imbarazzo anche nei palazzi romani. Per questo motivo sarà curioso vedere che toni userà Umberto Bossi nel comizio di mercoledì. Per sostenere Zaia tornerà forse a parlare di "Berluskaiser" e di "mafioso di Arcore" come ai vecchi tempi? Certamente no, ma non dovrà andarci nemmeno troppo per il sottile. Sperando che Silvio non si offenda troppo...