Archivio di Stato: al rogo le "veline" dei servizi segreti


Al via la "bonifica" degli archivi di Stato: si scandagliano gli armadi per distruggere tutte le carte con informazioni raccolte illegalmente, soprattutto quelle che riguardano le abitudini private dei cittadini.
di Gianni Cipriani

ROMA - Della loro esistenza, anche se per sommi capi o per singole vicende filtrate dal rigido segreto, si sapeva da tempo. E più volte, in passato, sempre in concomitanza con qualche mini-scandalo, si era auspicato che tutto il materiale "scandalistico", ovvero privo di qualsiasi interesse storico, dovesse essere tolto dagli archivi dei servizi segreti e distrutto. Un'opera che, del resto, è stata fatta già diverse volte, come accadde nel celebre caso dell'incenerimento di migliaia e migliaia di dossier illegittimi raccolti, a suo tempo, dal Sifar.

Adesso il Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti è a buon punto nel lavoro di verifica che dovrebbe preludere ad una nuova "bonifica": da tempo infatti è all'opera un gruppo di lavoro con il compito di scandagliare negli armadi e ordinare la distruzione di tutte quelle carte che contengono informazioni raccolte in violazione delle leggi, soprattutto quelle che riguardano le abitudini private dei cittadini. Un compito avviato da tempo, ma tanto più necessario alla vigilia di una riforma dei servizi segreti che, tra le altre cose, dovrebbe comportare una revisione dell'attuale segreto sui documenti, che decadrebbe automaticamente (salvo casi particolari) dopo quindici anni.

Tra i fascicoli che potrebbero finire nel mirino della commissione ci sono anche appunti che - secondo un'anticipazione del Tg2 - riguardano anche la Rai e "alcune cene di lavoro di un presidente del consiglio che negli anni '80 discuteva, decideva, non solo i direttori ma anche i conduttori, di varietà, di programmi e artisti". Tutto questo finiva nelle veline degli informatori, spesso scelti direttamente tra i giornalisti della Rai (come è ormai documentato) che mettevano su carta le loro "soffiate", le quali a loro volta arrivavano ai vertici di Sismi e Sisde e, attraverso il Cesis, talvolta sulla scrivania dello stesso presidente del Consiglio "spiato". Una sorta di corto-circuito istituzionale che è capitato più volte.

Non ci si deve meravigliare: molte delle veline dei servizi segreti degli anni Ottanta (e non solo) riguardano proprio "chiacchiere" e retroscena raccontati dai vari informatori che Sismi e Sisde avevano dentro i partiti, i giornali, i ministeri e i sindacati. Un esempio? L'ultimo in ordine cronologico ad essere stato scoperto è quello della cosiddetta "fonte Achille" del Sisde, attivata dagli 007 con il compito di indagare sugli orientamenti politici dei magistrati del "pool" mani pulite. Quando la procura di Brescia acquisì il carteggio con la produzione della fonte, ossia il fascicolo con tutte le note scritte dall'informatore, si accorse che gran parte delle veline riguardava, guarda caso, il racconto dei retroscena interni alla Rai, le nomine, la lottizzazione, le guerre interne e così via. "Achille", probabilmente, o era un giornalista della Rai, ovvero una persona bene inserita nell'ambiente della televisione pubblica. Con "Achille" siamo già all'inizio degli anni Novanta.

Prima ancora, come si è scoperto dopo il ritrovamento del registro del raggruppamento dei centri di controspionaggio del Sismi, il mondo dell'informazione era stato sistematicamente schedato dei nostri 007 militari. Come? Spesso attraverso giornalisti-spie. Dai carteggi, anche se in molti casi i fascicoli non sono stati ritrovati, sono spuntati nomi eccellenti: quello, ad esempio di Jas Gawronsky, corrispondente della Rai da Mosca, sul quale, al momento della nomina, fu preparata una velina. Le indicazioni a margine erano assai eloquenti: "E' possibile avvicinarlo?" Inoltre erano finiti nel mirino tutti i cronisti che avevano scritto sui "misteri d'Italia". Tra questi Chiara Beria D'Argentine, Pietro Calderoni, Romano Cantore, Roberto Chiodi, Roberto Fabiani, Franco Giustolisi, Fabio Isman, il giornalista del Messaggero che fu arrestato per aver pubblicato i verbali segreti di Patrizio, Giulio Obici, inviato di punta di Paese Sera, Mario Scialoia , che realizzò l'intevista-scoop con il brigatista Giovanni Senzani mentre questi era latitante e tanti altri.

Si potrebbe ricordare a lungo. Ma quello che è più significativo è il cosiddetto "caso Scalfaro", scoppiato nell'agosto 1987, allorché l'ex presidente della Repubblica, allora da poche settimane ex ministro dell'Interno, in una intervista poi parzialmente corretta parlò di un utilizzo delle informazioni riservate dei servizi segreti per usi di lotta politica. Dichiarazioni dalle quali scaturì un'indagine conoscitiva della commissione Affari costituzionali della Camera. Dopo alcuni mesi, cioè nel maggio del 1988 l'allora presidente del Consiglio, Goria, ordinò che fossero inceneriti i documenti custoditi negli archivi di Sismi e Sisde, non conformi con i fini istituzionali. Del resto, la commissione aveva poco prima approvato un documento nel quale, tra le altre cose, si auspicava una riforma del segreto di Stato, per rendere accessibili i documenti dopo un limitato numero di anni.

Dopo quattordici anni, nulla è cambiato. Le norme sul segreto di Stato devono ancora essere approvate, mentre negli archivi, nonostante qualche "rogo" istituzionale, continuano ad essere conservate veline più utili ai ricatti e alla lotta politica interna che alla sicurezza dello Stato democratico. Ora si attendono i risultati di questo gruppo di lavoro.

(17 MAGGIO 2002, ORE 17:00)

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