….estera,
da sempre ma in particolare da quando c’è l’Europa monetaria, in particolare dopo l’11 settembre, è il banco di prova effettivo di un governo. Smuovi qualcosa lì, e il resto seguirà.
Su quel terreno le cose si erano messe male, all’esordio, per il presidente del Consiglio.
Breve elenco della amarezze. Il G8 offuscato dalle botte e condizionato dai pettegolezzi sulle manie da padrone di casa del Cav., dai finti limoni ai panni stesi ritirati in contegnosa fretta dai carrugi. La gaffe, cioè una verità che non si dovrebbe dire in società, sui valori della civiltà occidentale superiori, sul piano politico e civile, a quelli della civiltà islamica, che ha realizzato una imperfetta democrazia solo dove è riuscita ad essere laica e a occidentalizzarsi (in Turchia): inopportuno rilievo berlinese, e gran casino internazionale. Poi c’era l’affaire Renato Ruggiero: degnissima persona, e competente, che però compì l’errore di considerarsi o lasciarsi affibbiare l’etichetta di tecnico “bipartisan”; al quale errore ministeriale seguì l’errore di stile di un governo che lo cucinò in polemiche snodate e di sapore pesante, con un antieuropeismo trovato dietro l’angolo che mascherava appena vere ragioni di insofferenza per chi non era “one of us”, per chi non s’integrava in una équipe e in un progetto. Poi l’assalto di una stampa internazionale che giocava con la democrazia italiana, in combutta con l’ormai esausta sinistra girotondina.
Poi è finito tutto. Sarà la Francia, che ha ghigliottinato le incertezze giacobine dell’opposizione italiana e del socialismo europeo. Sarà quella bella e produttiva gita da Vladimir Putin, che ha portato a casa un eccellente risultato: la sigla finale sul dopo Guerra fredda apposta in quell’Italia di frontiera che più di altri aveva patito i guasti di quella guerra. Sarà che sulle questioni dell’immigrazione e dell’identità e delle differenze regionali e nazionali si è visto, come insegna il caso olandese dell’assassinio di Pim Fortuyn e del cambio di maggioranza all’Aia, che le cose non sono così semplici e non tutte le paure vengono filtrate con la stessa duttilità che s’impiega in un paese come il nostro, dove la destra è diventata democratica (mentre forme di antidemocrazia conquistano consensi e adottano linguaggi allarmanti altrove). Sarà perché il governo ha trovato un equilibrio di movimento sul Medioriente, e Dio solo sa com’è difficile. Sarà per tutte queste ragioni, e anche per la sua tecnica non strettamente professionale ma efficace di “amicizia e pacche sulle spalle”, ma sta di fatto che Berlusconi ormai gira il mondo come una trottola, da Madrid a Reykiavik a Mosca, e porta risultati seri in un clima di euforia. Se il Cav. Saprà controllare la sua stessa felicità politica, che è per definizione ad interim, il tremendo imbarazzo che circola tra gli oppositori è destinato a aumentare.
E anche il nostro divertimento impegnato e civile. E vigile.
Saluti
Dal Foglio di sabato 18 maggio




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