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    Predefinito La Storia delle Brigate Rosse: chi sono, perchè esistono, chi le ha appoggiate

    Ragazzi, vi dico subito che leggerselo tutto è un pò "noioso".
    Però puo' servire. Conoscere il nemico è fondamentale per sconfiggerlo.
    Tutto il materiale è tratto dal sito www.brigaterosse.org
    Mi auguro che sia un sito "legale"...l'ho trovato con virgilio.


    Milano, quartiere del Lorenteggio. Nella primavera del 1970 appaiono dei volantini firmati Brigate rosse. Vi è disegnata una asimmetrica stella a cinque punte. E' nato un progetto di guerra civile, ma l'opinione pubblica non se ne accorge. Lo Stato stesso lo sottovaluta. Non ci si allarma neppure nell'ultima settimana di agosto quando, all'interno dello stabilimento Sit-Siemens di piazza Zavattari, a Milano, viene rinvenuto un pacco di ciclostilati. Il testo, in cui ci si riferisce soprattutto a situazioni aziendali, contiene pesanti insulti a "dirigenti bastardi" e a "capi reparto aguzzini" da mettere - cosi' è scritto - fuori gioco. Ma quella sigla, Br, è pressoché sconosciuta alla direzione di fabbrica e molto di più non ne sa neppure la questura di Milano.17 settembre 1970, via Moretto da Brescia, una tranquilla strada residenziale del quartiere Città Studi. Ore 20,30. Due bidoni di benzina esplodono contro il box di Giuseppe Leoni, direttore centrale del personale della Sit-Siemens. Sulla porta del garage la scritta: Brigate rosse. E' la prima azione cosiddetta punitiva delle Brigate rosse in ottemperanza allo slogan: "colpiscine uno per educarne cento". Ma gli inquirenti ritengono che si tratti di un atto teppistico, e che la rivendicazione sia soltanto una copertura.
    BRIGATE ROSSE 1970-1988: 18 anni di lotta armata
    Le Brigate Rosse, certamente il più importante e il più longevo gruppo armato italiano, attraversano quasi vent’anni della recente storia italiana. Il gruppo comincia a prendere forma a Milano nella primavera del 1970 per terminare il suo percorso politico armato sul finire degli anni Ottanta, decimato dagli arresti.
    Ma è già all’inizio di questo decennio che le BR cominciano a sfaldarsi e a dividersi in fazioni contrapposte che per lo più coincidono con le varie colonne in cui l’organizzazione si è strutturata.
    Ideologicamente, le Brigate Rosse traggono la loro origine dal marxismo-leninismo. Sono un gruppo chiuso, rigidamente compartimentato, ma non per questo assente da infiltrazioni. Concepiscono il partito come un’avanguardia di massa che deve indicare il cammino per il raggiungimento del potere e la costruzione della Dittatura del Proletariato.
    Agiscono sulla base delle decisioni di una Direzione strategica che imposta campagne mirate alla disarticolazione dell’avversario: il potere politico statale. L’espressione della Direzione strategica sono le Risoluzione strategiche, documenti di analisi politica che di volta in volta indicano gli obiettivi primari da raggiungere ed il modo (azioni armate) attraverso i quali raggiungere gli stessi.
    Nella storia delle Brigate Rosse si distinguono sostanzialmente tre fasi:
    - la propaganda armata (1970-1974)
    - l’attacco al cuore dello Stato (1974-1980)
    - la divisione e la dissoluzione (1981-1988)
    Mentre le prime due fasi vedono le BR agire come un’unica entità sia ideologicamente che militarmente, la terza porta il gruppo armato a dividersi sia sul terreno dell’analisi politica, sia quello della tattica militare.
    Dal corpo delle Brigate Rosse, a partire tra l’autunno del 1980 e la primavera del 1981, si staccheranno:
    - la colonna Walter Alasia, sostanzialmente la colonna di Milano
    - il Partito della Guerriglia (Senzani) che aggregherà le colonne di Torino e Napoli e parte di quella di Roma.
    Ciò che resterà delle Brigate Rosse originarie prenderà il nome di BR-per la costruzione del Partito Comunista Combattente (BR-PCC) che – dopo aver subito l’abbandono della colonna veneta (la "2 agosto") - subirà anche una scissione ad opera dell’Unione dei Comunisti Combattenti.
    L’humus in cui nascono le Brigate rosse è quello che contraddistingue il biennio 1968-1969, un biennio di lotte operaie e studentesche. Nell'area milanese, al fianco di quelli che saranno i “gruppi storici” della nuova sinistra si formano molti Comitati Unitari e Collettivi Autonomi. Si tratta di formazioni esterne al controllo parlamentare e alle organizzazioni sindacali.
    Il coordinamento di un certo numero di esse, nell’autunno del 1969, prende il nome di Collettivo Politico Metropolitano (CPM), che raccoglie operai e tecnici presenti, in particolare, in due stabilimenti: Sit Siemens e Pirelli. Ad essi si affiancano studenti di diversa estrazione: figli della piccola e media borghesia, ma anche figli di operai. I due filoni principali - che da lì a poco andranno a fondare il gruppo armato - provengono dalla Libera Università di Trento (Curcio, Cagol, Semeria) e da Reggio Emilia (Franceschini, Gallinari, Ognibene, Paroli, Pelli). Questi ultimi – i Ragazzi dell’appartamento - sono tutti giovani usciti dalla FGCI, l’organizzazione giovanile del PCI. Ad essi si uniranno giovani provenienti da altre esperienze, come le lotte operaie della fine degli anni (Bassi, Bertolazzi) o quello che diventerà prima il Superclan e poi – usciti dalla formazione clandestina - la scuola Hyperion di Parigi (Mulinaris, Berio, Simioni) o ancora l’immigrazione dalla provincia (Moretti).
    Ad accomunare i militanti del CPM – il cosiddetto nucleo storico delle Brigate Rosse – è il marxismo-leninismo nella versione della Terza Internazionale, rinverdita dall’analisi maoista. Ma molti militanti del CPM provengono dall’esperienza cattolica.
    Un anno più tardi una parte del CPM dà vita al gruppo Sinistra Proletaria.
    Dopo la strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969), interpretata da gran parte dei movimenti del tempo come strage di stato intesa a dissuadere, con metodi terroristici, il cammino delle lotte operaie e studentesche, il dibattito già in corso sull'uso della violenza, trova in molte formazioni extraparlamentari sollecitazione ed impulso.
    In Sinistra Proletaria esso si traduce nella scelta da un lato di dare vita ad un giornale (Nuova Resistenza), mentre dall’altro si forma, alla Pirelli di Milano, la prima Brigata Rossa (novembre 1970).
    Il passaggio sul terreno del terrorismo avviene nell’autunno del 1970, in un convegno che si svolge a Chiavari, in Liguria. In quella sede vengono gettate le basi delle Brigate Rosse che inizialmente puntano alla propaganda armata: con gesti eclatanti, ma non sanguinari (attentati incendiari, sequestri lampo, gogne, rivendicazioni e proclami), il gruppo armato intende scuotere le coscienze rivoluzionarie
    Tra il novembre 1970 ed il maggio 1972, nascono Brigate rosse in alcune grandi fabbriche milanesi (Pirelli, Sit-Siemens) ed in alcuni grandi quartieri (Lorenteggio, Quarto Oggiaro).
    Le loro posizioni sono esposte, oltre che dai volantini che accompagnano i loro interventi, in brevi documenti o con autointerviste.
    La prima azione delle Brigate Rosse che abbia un certo peso avviene nella notte del 25 gennaio 1971: otto bombe incendiarie vengono collocate sotto altrettanti autotreni sulla pista prova pneumatici di Lainate dello stabilimento Pirelli. Tre autotrenivengono distrutti dalle fiamme.
    La prima azione BR che invece ha come obiettivo una persona avviene a Milano il 3 marzo 1972, quando l'ing. Idalgo Macchiarini, dirigente della Sit-Siemens, viene prelevato di fronte allo stabilimento, fotografato con un cartello al collo e sottoposto ad un interrogatorio di alcune ore sui processi di ristrutturazione in corso nella fabbrica.
    Il 2 maggio 1972, a Milano, scatta la prima rilevante operazione di polizia contro le BR. La maggior parte dei militanti ricercati, tuttavia, riesce a sottrarsi all'arresto. Da questo momento la semiclandestinità si trasforma per la nascente organizzazione in vera e propria scelta clandestina.
    Nell'agosto-settembre 1972 le BR, sul modello organizzativo proposto in Uruguay dall'organizzazione guerrigliera urbana dei Tupamaros, costituiscono a Milano e a Torino due colonne, ognuna delle quali composta da più brigate operanti all'interno delle fabbriche e dei quartieri. Inoltre con la distinzione tra forze regolari (militanti di maggior esperienza politica totalmente clandestini) e forze irregolari (militanti di tutte le istanze che fanno parte a tutti gli effetti dell'organizzazione senza essere totalmente clandestini), viene precisata la definizione dei livelli di militanza.
    Intanto si consolidano accordi organizzativi con collettivi del lodigiano e dell'Emilia-Romagna.
    Tra il 1972 ed il 1974 le due colonne di Milano e Torino cercano di verificare il seguente assunto: o le colonne riescono ad affermarsi nei rispettivi poli e le brigate nelle rispettive fabbriche, o la loro esistenza non ha ragione di essere.
    Nell'autunno 1973, in un incontro tra esponenti della colonna di Milano e di Torino viene deciso di articolare il lavoro delle colonne in tre settori:
    - settore delle grandi fabbriche;
    - settore della lotta alla controrivoluzione;
    - settore logistico.
    A Milano la brigata di fabbrica della Sit-Siemens incoraggia la formazione dei Nuclei Operai di Resistenza Armata (NORA) con una propria autonomia operativa.
    I NORA, la cui prima azione è del 2 maggio 1973 e l'ultima del 28 gennaio 1974, compiono alcuni attentati incendiari contro beni di fascisti della fabbrica (in genere automobili) e contro alcune sedi della polizia.
    A Torino, in breve tempo, le BR trovano adesioni in tutti gli stabilimenti della Fiat ed in molte altre grandi fabbriche (Pininfarina, Bertone, Singer).
    Con il contratto aziendale integrativo dell'autunno-inverno matura il sequestro del capo del personale della Fiat Ettore Amerio (10 - 18 dicembre 1973).
    Nel febbraio-marzo 1974 avviene il primo salto di qualità: una riflessione congiunta delle due colonne sull'esito delle lotte operaie alla Fiat, porta alla decisione di dare respiro strategico all’organizzazione, proiettando la sua forza contro le istituzioni politiche e contro lo stato. La fase della propaganda armata è finita. Comincia l’attacco al cuore dello Stato.
    Dalla necessità di coordinare a livello nazionale i Settori nascono due Fronti: il Fronte delle grandi fabbriche ed il Fronte della lotta alla controrivoluzione.
    Il 18 aprile 1974, a Genova, viene sequestrato il magistrato Mario Sossi, già inquisitore del gruppo XXII Ottobre. Questa azione è la prima operazione nazionale progettata dal Fronte della lotta alla controrivoluzione. Nel corso del sequestro le BR chiedono la liberazione di alcuni detenuti della formazione armata genovese, ma libereranno l’ostaggio senza contropartite.
    Oltre ai volantini, durante il sequestro, viene diffuso l'opuscolo: “Contro il neo-gollismo portare l’attacco al cuore dello Stato”.
    Tra il 1973 ed il 1974, le BR allargano i loro rapporti organizzativi in varie regioni:
    - consolidando i contatti con operai dei Cantieri Navali Breda e del Petrolchimico viene inaugurata la tera za colonna, la colonna veneta;
    - in Liguria, con alcuni operai dell'Italsider, dopo la Campagna Sossi, viene creata la prima istanza della nuova colonna genovese;
    - nelle Marche si stringono relazioni con esponenti dei Proletari Armati in Lotta, alcuni dei quali daranno vita al comitato marchigiano delle BR.
    Il 17 giugno 1974, a Padova, nel corso di un'incursione nella sede rnissina di via Zabarella, restano uccise due persone, Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola. Per le Br si tratta della prima azione mortale, anche se – con ogni probabilità – non programmata.
    Il nucleo veneto gestisce l'evento, rivendicandolo all'interno della pratica dell'antifascismo militante. Le Brigate Rosse, a livello nazionale, pur assumendone la responsabilità, ribadiscono che la questione centrale dell'intervento armato è l'attacco allo Stato e non l'antifascismo militante.
    Nel corso del 1975, il confronto politico con i Nuclei Armati Proletari (NAP) porta ad una campagna congiunta che si concretizza in due momenti offensivi:
    - contro le strutture dell'Arma dei carabinieri con azioni in varie città italiane (1 marzo 1976);
    - con l'incursione nella sede dell'ispettorato distrettuale degli Istituti di Prevenzione e Pena di Milano (22 aprile 1976).
    Nei volantini di rivendicazione le due organizzazioni rendono noto che “BR e NAP, nel rispetto della propria autonomia politica ed organizzativa, possono praticare comuni scadenze di lotta e d'azione in un unico fronte di combattimento”.
    Tra il 1974 ed il 1976, in conflitti a fuoco tra militanti e forze dell'ordine perdono la vita tre militari:
    - il maresciallo dei Carabinieri Felice Maritano, a Robbiano di Mediglia (MI) il 15-10-74;
    - l'appuntato di Polizia Antonio Niedda, a Ponte di Brenta (PD) il 4-9-75;
    - il vice questore Francesco Cusano, a Biella (VC) il 11-9-76.
    L'8 giugno, a Genova, le BR colpiscono mortalmente il procuratore generale Francesco Coco e i due militari della sua scorta (Antioco Dejana e Giovanni Saponara). Nei giorni del sequestro Sossi, Coco si era rifiutato di firmare la liberazione dei detenuti che le BR chiedevano in cambio della liberazione dell’ostaggio.
    Le BR definiscono questa azione come una “disarticolazione politica e militare delle strutture dello stato”. Questo evento conclude la campagna iniziata con il rapimento del giudice Mario Sossi e commemora, ad un anno dalla sua uccisione, Margherita Cagol Curcio "Mara".
    Il 15 dicembre 1976, intercettato da forze di polizia durante una visita alla famiglia, Walter Alasia, militante clandestino della colonna di Milano, ingaggia un conflitto a fuoco con la polizia. Muoiono, oltre ad Alasia, due sottufficiali, Sergio Bazzega e Vittorio Padovani.
    La colonna di Milano delle BR prenderà il suo nome: Walter Alasia "Luca".
    Nel corso del 1976, dopo il nuovo arresto di Curcio, catturato assieme ad altri militanti, l'impianto organizzativo sancito nelle Risoluzioni del 1974 e del 1975 subisce una trasformazione radicale che non resterà senza conseguenze nel dibattito interno. Più precisamente: il Fronte delle grandi fabbriche viene assorbito all'interno del Fronte della lotta alla controrivoluzione. Il quale verrà poi articolato al suo interno in vari settori d'intervento.
    Questa trasformazione costituisce una vera e propria “seconda fondazione delle BR”: tutti i comparti e tutte le attività dell'organizzazione vengono ripensati per mettere megli a punto “l'attacco al cuore dello Stato”. Il capo delle Brigate Rose ora è Mario Moretti.
    Il 12 febbraio 1977, con il ferimento intenzionale di Valerio Traversi, dirigente del ministero della Giustizia, la Colonna di Roma compie la sua prima azione.
    Il sequestro dell'armatore Costa a Genova (12 gennaio - 3 aprile 1977) mira ancora una volta all’autofinanziamento. Fino ad allora, e ad esclusione del sequestro dell'industriale Vallarino Gancia, le BR avevano compiuto solo rapine in banche.
    Il 28 aprile 1977, le BR uccidono Fulvio Croce, presidente del consiglio dell'Ordine degli avvocati di Torino. La Corte d’Assise, in seguito a questa azione, sospende nuovamente il processo in atto contro il primo gruppo di inquisiti per le BR.
    L' l giugno 77 prende avvio la campagna contro i giornalisti intesa a "disarticolare la funzione controrivoluzionaria svolta dai grandi media". Vengono feriti:
    - Valerio Bruno, de Il Secolo XIX, 1-6-77 Genova;
    - Indro Montanelli, de Il Gionale Nuovo, 2-6-77 Milano;
    - Emilio Rossi, del TG1, 3-6-77 Roma.
    Il 16 novembre, a Torino, viene colpito mortalmente Carlo Casalegno, giornalista del quotidiano La Stampa. Il documento che gestisce questa azione la inserisce nella risposta, ampia e diffusa, data dai movimenti e dalle formazioni rivoluzionarie di tutta l'Europa all'assassinio di Andreas Baader, Gudrum Enslin e jean Carl Raspe, avvenuto il 18 ottobre 1977 nel carcere di Stammhein (Germania).
    L'iniziativa contro il trattamento carcerario dei prigionieri politici, duramente irrigidito nel luglio del 1977 con l'apertura del circuito delle carceri di massima sicurezza sotto il controllo del generale Carlo Alberto Della Chiesa, si sviluppa con attentati mortali contro:
    - Riccardo Palma, magistrato addetto alla direzione generale degli istituti di prevenzione e pena (Roma 14-2-78);
    - Lorenzo Cotugno, agente di custodia presso il carcere Le Nuove (Torino, 11-4-78);
    - Francesco Di Cataldo, maresciallo degli agenti di custodia presso il carcere S. Vittore (Milano, 20-4-78).
    Il 10 marzo 1978 le BR colpiscono mortalmente Rosario Berardi, maresciallo della Polizia, sezione antiterrorismo, in relazione alla riapertura del processone a Torino.
    Il 16 marzo 1978, le BR sequestrano, a Roma, l'onorevole Aldo Moro, presidente della DC e candidato alla formazione del nuovo governo "aperto al PCI". Cinque militari della scorta restano uccisi: Oreste Leonardi, Raffaele lozzino, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi.
    Con questa azione le BR si propongono di intervenire negli equilibri politici generali del Paese.
    Nel corso dei 55 giorni del sequestro, l'onorevole Moro scrive varie lettere, e le BR chiedono la liberazione di 13 prigionieri politici, distribuiscono 9 comunicati ed una Risoluzione della Direzione strategica (febbraio 1978).
    Il sequestro si conclude il 9 maggio 1978, con il ritrovamento del corpo dell'onorevole Aldo Moro in via Caetani, a Roma.
    Il 21 giugno 1978, a Genova, le BR colpiscono mortalmente Antonio Esposito, funzionario dell'Antiterrorismo. Questa azione coincide con l'entrata in camera di consiglio dei giudici del processone di Torino, che si conclude il 23 giugno.
    Tra ottobre e dicembre del 1978, le BR continuano la campagna contro il trattamento carcerario dei prigionieri. Vengono colpiti mortalmente:
    - Girolamo Tartaglione, direttore generale degli affari penali del ministero della Giustizia (Roma 10-10-78);
    - Salvatore Lanza e Salvatore Porceddu, agenti di polizia addetti alla sorveglianza esterna del carcere Le Nuove (Torino 15-10-78).
    Per tutto il 1978 la presenza delle BR nelle grandi fabbriche di Torino, Milano, Genova e del Veneto è scandita da diverse azioni contro le gerarchie ed i dirigenti industriali. Nel corso di questa campagna viene ucciso Pietro Coggiola, capofficina Fiat (Torino 28-9 78). L’azione contro di lui, nelle intenzioni dell’organizzazione, doveva essere solo un ferimento. E’ invece intenzionale l'attentato mortale contro Sergio Gori, a Mestre, il 19 gennaio 1980, che di fatto sarà l'ultima azione BR inserita in questo contesto.
    Il 24 gennaio 1979, a Genova, il sindacalista della CGIL, Guido Rossa, ritenuto responsabile dell'arresto dell'operaio dell'Italsider Francesco Berardi (24-10-78), viene colpito mortalmente. Nella rivendicazione, le BR rendono noto che questa azione era stata concepita come ferimento intenzionale.
    Nel gennaio 1979 escono dalle BR sette militanti, tra cui Valerio Morucci ed Adriana Faranda, della colonna romana. Le loro posizioni vengono esposte nel documento: “Fase: passato, presente e futuro", Roma, febbraio 1979. Essi confluiranno nel Movimento Comunista Rivoluzionario.
    Nei primi mesi del 1979, a Roma, vengono effettuati due interventi contro la Democrazia Cristiana:
    - viene colpito mortalmente il consigliere provinciale Italo Schettini, il 29 marzo 1979;
    - viene attaccata la sede della DC di Piazza Nicosia, dove perdono la vita, intervenendo di pattuglia, gli agenti Antonio Mea e Pietro Ollanu, il 3 maggio 1979.
    Nel corso dell'estate dello stesso anno, le Brigate Rosse allacciano relazioni in Sardegna anche al fine di sostenere un'eventuale evasione dall'Asinara dei suoi militanti ivi incarcerati, e di costruire una nuova colonna.
    Nel luglio 1979, i detenuti BR del carcere speciale dell'Asinara fanno pervenire all'Esecutivo dell'organizzazione un documento di 130 pagine in cui vengono esposte le tesi politiche che, secondo la loro opinione, dovrebbero indirizzare l'attività dopo la campagna Moro.
    E’ il primo segnale di una crisi che in breve tempo travolgerà le Brigate rosse.
    L'Esecutivo non condivide queste tesi e rende noto ai prigionieri il suo disaccordo.
    A ottobre, i prigionieri rispondono chiedendo le dimissioni dell'Esecutivo.
    Tra il giugno del 1978 e la primavera del 1980 viene condotta una campagna contro gli apparati dell'antiterrorismo. In complesso, tra carabinieri e polizia, vengono colpiti mortalmente 12 militari di vario grado.
    - A Genova: Antonio Esposito, il 21-6-1978; Vittorio Battaglini e Mario Tosa, il 21-11-1979; Antonino Casu ed Emanuele Tuttobene, il 25-1-1980.
    - A Roma: Antonio Varisco, il 15-7-1979; Michele Granato, il 9-11-1979; Domenico Taverna, il 27-11-1979; Mariano Romiti, il 7-12-1979.
    - A Milano: Antonio Cestari, Rocco Santoro, Michelle Tatulli, 1'8-1-1980.
    Il 2 ottobre 1979 i brigatisti detenuti all'Asinara anunciano la loro intenzione di smantellare il carcere speciale. Dopo una notte di battaglia, con esplosivo, scontri a fuoco e lotte corpo a corpo, la struttura del carcere viene resa inagibile.
    Il 24 ottobre 1979, nel carcere speciale di Cuneo, si suicida Francesco Berardi, militante BR denunciato da Guido Rossa. La colonna di Genova verrà dedicata al suo nome: Francesco Berardi “Cesare”.
    Si conclude a Torino, nel mese di dicembre, l'appello del processone. I detenuti riassumono le loro tesi, già esposte nel documento di luglio, nel Comunicato n. 19.
    Il 21 febbraio 1980 viene arrestato, a Torino, Patrizio Peci. Le modalità del suo arresto sono ancora oggi avvolte nel più fitto mistero.
    In seguito alla sua collaborazione con le forze dell'ordine, nei mesi successivi si susseguono in tutta l'Italia centinaia di arresti e, il 28 marzo, a Genova, anche in risposta alla campagna contro gli apparati dell'antiterrorismo, vengono uccisi dai carabinieri Annamaria Ludman, Lorenzo Betassa, Riccardo Dura e Piero Panciarelli.
    In ricordo di questi quattro compagni la colonna di Roma prende il nome “Colonna XXVIII Marzo” e la colonna veneta quello di Colonna “Annamaria Ludman 'Cecilia'”.
    Nei primi mesi 1980 viene colpita la magistratura con due attentati mortali, a Roma:
    - il 12 febbraio 1980 Vittorio Bachelet, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura;
    - il 18 marzo 1980 Girolamo Minervini, in procinto di essere nominato direttore generale degli istituti di prevenzione e pena.
    Il 12 maggio 1980, a Mestre, in relazione alla riunione dei capi di stato dei paesi più industrializzati, in programma per il mese di giugno, le BR intervengono colpendo mortalmente il dirigente della Digos Alfredo Albanese.
    Il 19 maggio 1980, con l'attentato mortale all'assessore regionale al Bilancio e alla Programmazione, Pino Amato, della DC, nasce ufficialmente la Colonna di Napoli.
    Il 5 agosto 1980, in provincia di Roma, si riunisce la Direzione strategica.
    Dopo la presa di posizione dei prigionieri del luglio 1979, la Colonna Walter Alasia chiede a sua volta le dimissioni dell'Esecutivo. Nodi fondamentali del dissidio sono la questione operaia ed il problema della liberazione dei prigionieri. Tali nodi verranno pubblicamente esposti nei documenti:
    - Opuscolo n. 9, Grandi Fabbriche, nazionale, 1979.
    - Opuscolo n. 9 bis, Fabbriche, Colonna Walter Alasia, Milano 1979.
    La Direzione strategica delle Brigate Rosse elabora comunque una propria Risoluzione strategica (ottobre 1980).
    Alle prese con le loro contraddizioni interne, le BR non riescono a manifestare alcuna presenza nella reazione che tra ottobre e dicembre, la Fiat, sostenuta anche dai suoi quadri intermedi (manifestazione dei quarantamila), sviluppa contro le vertenze operaie, mettendo in cassa integrazione migliaia di operai e effettuando un centinaio di licenziamenti.
    Il 12 novembre del 1980 la Colonna Walter Alasia gestisce autonomamente una propria azione - attentato mortale al dirigente industriale Renato Briano - e con ciò, di fatto, si pone al di fuori del controllo politico dell'Esecutivo.
    Tentativi successivi di mediazione e composizione delle divergenze non hanno esito alcuno.
    Nel mese di dicembre, con l'Opuscolo n. 10, l'Esecutivo delle BR decreta ufficialmente la separazione organizzativa della Colonna Walter Alasia.
    Il 12 dicembre 1980, a Roma, con il rapimento del giudice Giovanni D'Urso, direttore dell'Ufficio III della direzione generale degli istituti di prevenzione e pena del ministero della Giustizia, le Brigate Rosse chiedono la chiusura immediata dell'Asinara, che era stata tenuta aperta con pochissimi detenuti brigatisti, dopo lo smantellamento della rivolta del 2 novembre 1979.
    La campagna si sviluppa con l'attentato mortale al generale dei carabinieri Enrico Galvaligi (Roma, 31-12-80), responsabile del coordinamento delle misure di sicurezza nelle carceri speciali e ritenuto responsabile dell'assalto compiuto il 29 dicembre 1980 dal Gruppo d'Intervento Speciale (GIS) per riprendere il controllo del carcere di Trani in rivolta da due giorni.
    Il sequestro di Giovanni D'Urso si conclude il 15 gennaio 1981 con la liberazione del magistrato e la chiusura dei carcere speciale dell'Asinara.
    Con la campagna D'Urso e la sua gestione (Opuscolo n. 11, gennaio 1981) di fatto si conclude il percorso unitario delle Brigate Rosse.
    Gli opuscoli n. 12 e 13, tuttavia, esprimono ancora posizioni unitarie (ad eccezione delle BR-Walter Alasia) ed in particolare il secondo tenta di fissare le basi per una ripresa d'iniziativa sul terreno delle lotte operaie.
    Nell'aprile 1981, i già precari equilibri tra le varie istanze e le diverse posizioni politiche all'interno delle BR precipitano. A Milano viene arrestato colui che era stato fino a quel momento il capo incontrastato delle BR, Mario Moretti.
    All'autonomizzazione delle BR-WA, che gestisce per proprio conto il sequestro dell'ingegnere dell'Alfa Romeo Sandrucci, fa seguito quella della Colonna di Napoli e del Fronte Carceri, che, insieme, gestiscono le campagne Cirillo e Peci, dando vita alle Brigate Rosse – Partito della Guerriglia che saranno guidate da Giovanni Senzani. .
    Solo il sequestro dell'ingegnere Giuseppe Taliercio, direttore del Petrolchimico di Mestre (20 maggio - 5 luglio 1981), viene ancora rivendicata con la sigla BR. Ma anche nel Veneto, in seguito a divergenze sorte nella gestione dell'operazione, tra ottobre e novembre del 1981, alcuni militanti della colonna veneta escono dall'organizzazione e danno vita alla colonna "2 Agosto".
    Nell'agosto del 1981, per iniziativa della colonna di Roma, viene fatto un tentativo di ricomposizione delle contraddizioni esplose tra i vari spezzoni. Ma esso fallisce.
    Ad ottobre, si tiene a Milano una riunione della Direzione strategica. In essa viene impostata la campagna contro il generale USA James Lee Dozier e viene deciso, onde evitare conflitti sui diritti di primogenitura, di modificare anche la sigla. Al vertice di quello che rimane delle Brigate Rosse è ora una donna: Barbara Balzarani.
    Da questo momento le Brigate Rosse, intese come un'unica formazione armata, cessano formalmente di esistere.
    Accanto alle BR-Walter Alasia e alle BR-Partito Guerriglia si formano le BR-Per la Costruzione del Partito Comunista Combattente (BR-PCC) che continueranno la strada della lotta armata.
    Negli anni successivi alcuni detenuti delle BR, dopo aver esaurito in tempi più o meno brevi la loro esperienza in uno o nell'altro di questi raggruppamenti e non ritenendo di doversi dissociare, rimangono, pur senza una precisa definizione organizzativa, nell'area di dibattito generale delle BR.
    L'inizio del processo Moro-ter, nel 1986, consente loro di incontrarsi e confrontarsi.
    Nel gennaio del 1987 una serie di “lettere aperte” firmate da diversi militanti, sanciscono la chiusura unitaria dell'esperienza storica delle BR e l'inizio di una battaglia di libertà finalizzata alla soluzione politica del conflitto degli anni '70, alla liberazione di tutti i prigionieri e al rientro degli esuli.
    Per l’attività dell’organizzazione Brigate Rosse sono state inquisite 911 persone.
    BRIGATE ROSSE – PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE
    Dopo il sequestro dell'ingegner Giuseppe Taliercio (20 maggio - 5 luglio 1981), attuato a Mestre (VE) dalla Colonna veneta delle BR “Anna Maria Ludmann - Cecilia", e in seguito alla divisione con le BR-Partito della Guerriglia, nel mese di ottobre si tiene a Padova una riunione della Direzione strategica. In essa viene impostata la Campagna Dozier e viene deciso, onde evitare conflitti sul diritto di primogenitura, di modificare anche la sigla BR, assumendo la denominazione: Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente.
    Nel dicembre 1981, durante il sequestro del generale USA James Lee Dozier (Verona, 17 dicembre 1981 - 28 gennaio 1982), la nuova formazione distribuisce la sua prima Risoluzione (dicembre 1981).
    Il 30 dicembre 1981, nel corso del sequestro Dozier, le BR-PCC diffondono un comunicato in cui rendono noto che un gruppo di militanti veneti si è staccato dall'organizzazione e ha assunto la denominazione “Colonna 2 agosto”.
    Informati da un militante “pentito”, il 28 gennaio 1982, un reparto speciale della Polizia (NOCS) libera, a Padova, il generale Dozier. Quattro militanti delle BR-PCC vengono catturati e torturati. In seguito alla collaborazione di tre di essi, ed in particolare di Antonio Savasta, nei giorni successivi vengono effettuati centinaia di arresti in tutta Italia.
    Nel maggio 1982, a Vecchiano, presso Lucca, viene ucciso dai carabinieri Umberto Catabiani, membro della direzione strategica delle BR-PCC.
    A conclusione della Campagna Dozier le BR-PCC diffondono un comunicato di bilancio in cui per la prima volta compare la proposta di “ritirata strategica"; proposta che viene ampiamente discussa in una riunione allargata nel mese di aprile e viene presentata come base per una riflessione comune, oltre che alle BR-WA e alle BR-PG, a varie formazioni di movimento. I materiali di questa complessa discussione verranno poi elaborati organicamente nell'opuscolo n. 18 del dicembre 1982.
    Il dibattito sulle tesi della “ritirata strategica" si articola nel tempo intorno a tre iniziative armate:
    - viene ferito Gino Giugni, membro del Partito Socialista (Roma 3-5-83). Con questa azione le BR-PCC intendono colpire la politica economica del governo e si propongono di sostenere il movimento degli autoconvocati;
    - attentato mortale contro il diplomatico USA Leamon Hunt (Roma 15-2-84). Con questa azione le BR-PCC spostano la loro iniziativa sul terreno delle contraddizioni tra Est e Ovest e lanciano la proposta di un Fronte Internazionale Antiimperialista;
    - attentato mortale contro Ezio Tarantelli, docente di economia politica e presidente dell'Istituto di Studi Economici e del Lavoro, della CISL, (Roma 27-3 85).
    L'opuscolo “Autoconvocati e due linee all'interno delle BR-PCC” (maggio 1984), riflette un nuovo orientamento politico che successivamente verrà indicato come “seconda posizione”.
    Il 14 dicembre 1984, a Roma, nel corso di una rapina ad un furgone portavalori dell'agenzia di sicurezza Metro Security Express viene ucciso dalla polizia Antonio Gustini.
    Nel 1985 le due posizioni si rendono autonome anche sul terreno organizzativo.
    La “prima posizione” mantiene la denominazione BR-PCC.
    La “seconda posizione”, dopo vari mesi di discussione, nell'ottobre del 1985, assume la denominazione Unione dei Comunisti Combattenti.
    Il 10 febbraio 1986, a Firenze, le BR-PCC attuano un attentato mortale contro l’ex sindaco Lando Conti, in riferimento alla sua compartecipazione azionaria in un'industria produttrice di materiale bellico. Diffondono in questa circostanza la Risoluzione n. 20.
    Il 14 febbraio 1987 a Roma, nel corso di un esproprio per autofinanziamento rivendicato dalle BR-PCC vengono uccisi due agenti di polizia, Giuseppe Scravaglieri e Rolando Lanari.
    Nel giugno dei 1987 molti militanti incarcerati delle BR-PCC entrano nel dibattito sulla “soluzione politica degli anni '70” e dichiarano conclusa l'esperienza storica delle BR. La decisione di chiudere l'esperienza armata non trova però concordi alcuni militanti che, infatti, il 16 aprile del 1988, compiono un attentato mortale contro il senatore democristiano Roberto Ruffilli (Forlì, 16-4-88) e, nel documento di rivendicazione, rendono noto il loro intento di proseguire la lotta annata in discontinuità con la decisione presa dalla quasi totalità dei militanti delle Brigate Rosse.
    Tra settembre e ottobre del 1988 un'operazione dei carabinieri, condotta nelle regioni del Lazio e della Toscana, chiude di fatto l'esperienza di quest'ultima formazione.
    Dopo la cattura degli ultimi militanti delle Brigate Rosse – Partito Comunista Combattente, in Toscana e a Parigi vengono fatti trovare opuscoli firmati Cellula per la Costruzione del Partito Comunista Combattente. A questa sigla, tuttavia, non è collegata alcuna azione armata.
    Per l’attività delle Brigate Rosse – Per la costruzione del Partito Comunista Combattente sono state inquisite 93 persone
    Fonti:
    A.Baldoni – S.Provvisionato – La notte più lunga della Repubblica – Roma, 1989
    AA.VV. – La Mappa perduta – Roma, 1994

  2. #2
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    E siccome la sinistra ha fatto una campagna per non farli marcire in galera i compagni brigatisti ,alcuni di loro lavorano al Manifesto.

    Vergognatevi!

  3. #3
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    La loro caduta avvenne quando rapirono il generale americano, con gli "Americani" non si scherza.

  4. #4
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    Predefinito IMPORTANTE PRECISAZIONE

    [B]SE NON L'AVETE NOTATO, C'E' UN PASSAGGIO ALL'INIZIO DEL DOCUMENTO CHE DICE:


    "...I due filoni principali - che da lì a poco andranno a fondare il gruppo armato - provengono dalla Libera Università di Trento (Curcio, Cagol, Semeria) e da Reggio Emilia (Franceschini, Gallinari, Ognibene, Paroli, Pelli). Questi ultimi – i Ragazzi dell’appartamento - sono tutti giovani usciti dalla FGCI, l’organizzazione giovanile del PCI...."


    Cari sinistri, questa non è strumentalizzazione, questo E' UN FATTO


    Inutile ricordare poi che Democrazia Proletaria, base politica delle BR anni 70, era il partito di Agnoletto. L'amico di Bertinotti, neoalleato dell'Ulivo.

    Smentite i fatti, se ci riuscite

  5. #5
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    Sicuramente con il clima di odio che si è venuto a creare, per i vecchi militanti delle BR non è difficile rimediare nuovi adepti nei centri sociali e trai giottini

  6. #6
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    Smentisco io, che sono un destro.
    La storia dell'estremismo di sinistra è complessa e tutt'altro che "unitaria" e semplice. Tutto l'estremismo di sinistra, in un certo senso, sognava la rivoluzione, l'abbattimento violento dello Stato borghese, la dittatura rivoluzionaria quale "fase di transizione" verso la paradisiaca società senza classi, ed era disposto a praticare la violenza spicciola di strada, gli scontri a sprangate con i fascisti, le cariche alle forze dell'ordine.
    Non è invece vero che da ciò ne possa conseguire che l'estremismo di sinistra in quanto tale sia coinvolto nella storia della "lotta armata per il comunismo" praticata con furore crescente da gruppi come le Brigate Rosse, Prima Linea, i Nuclei Armati Proletari, Mai più senza Fucile, la banda XXIV Ottobre e via discorrendo.
    Il terrorismo nasce da particolari filoni dell'ultrasinistrismo che possono essere fatti risalire al gruppo "Potere Operaio" ( in cui militava l'eroico prof. Pardi, oggi vice-capo dei girotondini), ad alcuni intellettuali "marxisti", e poi dall'arcipelago delle organizzazioni di "Autonomia Operaia", toccando in qualche modo anche qualche "sbandato" di Lotta Continua che, almeno nel caso Calabresi, parrebbe avere praticato direttamente almeno un'assassinio politico (almeno secondo la magistratura italiana).
    I gruppi terroristici, al contrario dei semplici "rivoluzionari" dell'estrema sinistra, non ponevano la rivoluzione in un futuro imprecisato, e la lotta armata come conseguenza inevitabile dello scontro violento imposto dalle classi dominanti, ma QUI e ADESSO, come parte integrante della strategia di guerra di classe e di "propaganda armata".
    In genere l'estrema sinistra rifiutava il terrorismo, anche se più per ragioni di "opportunità politica" che per valutazioni etiche, ritenendo che "i compagni che sbagliano" delle formazioni armate favorissero oggettivamente il nemico di classe rafforzando lo Stato e le sue funzioni repressive.
    Di più i gruppi, "ortodossi" della tradizione terzo internazionalista consideravano il terrorismo come la forma politica di lotta di intellettuali piccolo-borghesi incapaci di saldare le proprie velleità anticapitaliste con le lotte delle masse operaie e studentesche e con i movimenti di liberazione nazionale anti-imperialisti.
    Tuttavia un'ideologia comune imparentava gran parte di questi estremisti comunisti con i "combattenti armati per il comunisti" delle formazioni terroristiche: non solo "il marxismo-leninismo", ma soprattutto una certa analisi dello Stato democratico "borghese" nell'era dell'Imperialismo delle Multinazionali, e le varie conseguenti teorie della "fascistizzazione dello Stato". Per quanto riguarda l'Italia un mito fondatore dell'estremismo rivoluzionario più radicale e del vero e proprio terrorismo fu quello della "resistenza tradita".
    Se lo "Stato Imperialista delle Multinazionali" precipita inevitabilmente nel Fascismo, se la democrazia borghese non solo è una forma della dittatura del capitale, come insegnavano già Marx, Lenin, Bordiga e Gramsci, ma è anche ormai sempre più..."l'altra faccia della medaglia del fascismo", anzi una forma di fascismo camuffato in cui la violenza contro le masse si esercita comunque al massimo grado ogni volta che non è più sufficiente l'inganno elettoralistico e legalitario del riformismo "socialtraditore", allora è evidente che è politicamente necessario, moralmente lecito, anzi doveroso, riprendere la bandiera della "resistenza rossa e proletaria", tradita nel 1945 poi definitivamente nel 1947 (con la cacciata delle sinistre dal governo), impedire che la fasistizzazione dello Stato giunga fino al punto della controrivoluzione violenta della borghesia reazionaria, anche mediante la lotta armata.
    Oppure....come variante.....è opportuno costringere la borghesia a gettare definitivamente la maschera democratica e legalitaria e a mostrarsi per quello che è, rendendo evidente alla classe operaia e agli sfruttati l'illusitorietà dei riformismi socialdemocratici e delle "vie parlamentari al socialismo", costringendola sul terreno dello scontro rivoluzionario.
    Su questo terreno dapprima si cerca di costringere il partito comunista a riprendere in pieno la sua tradizione politica rivoluzionaria di "partito armato della classe", quale fu durante la Resistenza, cacciando i dirigenti imborghesiti e riformisti. Poi si indica sempre più chiaramente nel PCI un partito guidato da socialtraditori, un partito riformista di fatto, socialimperialista di fatto, affetto da tutti i mali della socialdemocrazia, ad iniziare dal "cretinismo parlamentare".
    E critiche non dissimili l'ultrasinistrismo "autonomo" e il terrorismo rosso faranno anche alla formazioni classiche della sinistra extraparlamentare, come Democrazia Proletaria e "il Manifesto", ma anche verso ogni altra organizzazione "rivoluzionaria a parole" maoista, trotzkysta, castrista o spontaneista che fosse.

    Saluti liberali

  7. #7
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    Predefinito Re: IMPORTANTE PRECISAZIONE

    Originally posted by EMPEROR DOLLAR $
    [B]

    Inutile ricordare poi che Democrazia Proletaria, base politica delle BR anni 70, era il partito di Agnoletto. L'amico di Bertinotti, neoalleato dell'Ulivo.

    Smentite i fatti, se ci riuscite
    Un sillogismo curioso......... Se applicato al Centrodestra potremmo dire che visto il passato da alto dirigente dell'organizzazione stragista Ordine Nuovo da parte di Maceratini (ex capogruppo al Senato di AN), anche AN e' collusa coi terroristi?


    Sulla storia del PCI col terrorismo credo valga quanto rivelato di recente da Cossiga. Ovvero l'infiltrazione di un militante del PCI in accordo con Dalla Chiesa all'interno delle BR per carpirne i segreti Fu il vertice del partito a dare il "via libera" alla collaborazione del militante comunista con Dalla Chiesa. Prima di questo il Pci ottenne l'assicurazione che il loro uomo non avrebbe dovuto in alcun caso commettere reati di una certa gravita' e, nel caso, partecipare o lasciare che si portassero a compimento azioni armate, soprattutto omicidi e gambizzazioni. Fu Pecchioli a curare l'operazione e una volta ottenute le assicurazioni, l'iscritto si infiltro' nel gruppo clandestino, riferendo puntualmente ogni informazione al generale Dalla Chiesa o a uno dei suoi stretti collaboratori.



    Non solo; di recente sono stati resi noti dei documenti degli anni 60 nei quali si legge il Generale De Lorenzo rammaricarsi perche' "IL PCI continua ad agire nel solco democratico", e non c'erano occasione per poterne decretare la messa fuori legge

  8. #8
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    Interessanti le parole dell'ex di Potere Operaio e di Autonomia Operaia Organizzata Oreste Scalzone. In un'intervista rilasciata qualche giorno fa, dunque prima dell'assassionio di Biagi, Scalzone stigmatizza quegli "intellettuali" italiani che parlano dell'esistenza, nel nostro paese, di un governo "illegittimo e illegale", ricordando come il termine "illegale" non fu MAI usato neppure dal vecchio terrorismo degli anni 70.
    Scalzone ricorda come per la vigente Costituzione Francese, nel preambolo, venga sancito il diritto-dovere del cittadino di insorgere contro l'usurpatore e il tiranno.
    Scalzone, come già da altro lato e su altri temi Massimo Cacciari lo scorso mese, lamenta l'assurdità e l'incoerenza di chi teorizza, facendosi ospitare da LE MONDE e altri organi di stampa transalpini, e grida al fascismo e all'illegalità dell'esecutivo italiano.
    Se così fosse, dice SCalzone, occorrerebbe "avere i coglioni" e prendere le armi.
    Cacciari a febbraio dichiarò che chi sostiene che siamo governati dagli squadristi e che in Italia sta risorgendo il regime fascista..."è un cretino", e che se così fosse bisognerebbe "salire in montagna".
    E' una logica inconfutabile. Purtroppo la logica non è il forte di tanti "intellettuali" del nostro paese.
    In questo clima il terrorismo rischia di trovare molta acqua in cui nuotare.

    Saluti liberali.

  9. #9
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    Una rapida lettura della risoluzione di rivendicazione dei comunisti combattenti delle Brigate Rosse, circa il vile assassinio del prof. Biagi.....conferma la concezione delirante della "rivoluzione" promossa dal terrorismo.
    Vi è un'insistenza sul concetto del ruolo di classe della nuova "democrazia rappresentativa", interpretata secondo i canoni "marxisti-leninisti" come democrazia imperialistica, ma con l'assoluta negazione della possibilità di poterne usare, da parte dei comunisti, gli strumenti in modo "rivoluzionario".
    Ossia, rispetto alla precedente fase dello scontro di classe, in cui la cobinazione del lavoro legale a quello illegale pareva essere l'atteggiamento tattico migliore per conseguire gli obiettivi strategici, oggi la democrazia è del tutto e in tutto un'arma e uno strumento dell aborghesia imperialistica. La democrazia non può più essere neppure, transitoriamente, come credeva Togliatti, il terreno di scontro migliore per il proletariato nel mondo occidentale, ove operare una guerra di posizione capace di far acquisire alle forze rivoluzionarie posizioni vantaggiose in attesa dell'ora x, che sarebbe scattata soltanto in dipendenza di eventi internazionali...auspicati. La democrazia è solo più inganno e modo del dominio capitalistico, pertanto inutilizzabile.
    Il delirio terrorista dei comunisti combattenti sembra integrare la struttura economico sociale e la sovrastruttura politica ed istituzionale in un tutt'uno, ove le menti pensanti come Biagi assumono un ruolo determinato nell'attuazione degli interessi strategici della borghesia imperialista nazioale e mondiale, persino indipendentemente degli schieramenti (che sono solo apparenti e correlati a gruppi di interessi concorrenti nella divisione del bottino derivato dallo sfruttamento di classe e
    dalla dominazione imperialistica). In questo quadro l'omicidio politico attua una duplice funzione "rivoluzionaria", una di intervento attivo teso ad eliminare un prezioso "ingranaggio" della macchina politica del nemico "di classe" (disarticolandola), l'altro di coagulazione di un fronte di classe (avanguardia cosciente), stimolato nella crescita della consapevolezza "rivoluzionaria" dalla precisa individuzione di obiettivi evidentemente e riconoscibilmente correlati ad interessi di classe.
    In ultima analisi il delirio teorico a cui sono giunti i comunisti combattenti sarebbe riconducibile a quello che Lenin condannava come "economismo imperialistico".

    Saluti liberali.

  10. #10
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    Predefinito

    "ATTACCARE E DISARTICOLARE IL PROGETTO ANTIPROLETARIO E CONTRORIVOLUZIONARIO DI RIMODELLAZIONE ECONOMICO-SOCIALE NEOCORPORATIVA E DI RIFORMA DELLO STATO

    ORGANIZZARE I TERMINI POLITICO-MILITARI PER RICOSTRUIRE I LIVELLI NECESSARI ALLO SVILUPPO DELLA GUERRA DI CLASSE DI LUNGA DURATA

    ATTACCARE LE POLITICHE CENTRALI DELL'IMPERIALISMO, DALLA LINEA DI COESIONE EUROPEA, AI PROGETTI E ALLE STRATEGIE DI GUERRA E CONTRORIVOLUZIONARI DIRETTI DAGLI USA E DALLA NATO

    PROMUOVERE LA COSTRUZIONE DEL FRONTE COMBATTENTE ANTIMPERIALISTA

    TRASFORMARE LA GUERRA IMPERIALISTA IN AVANZAMENTO DELLA GUERRA DI CLASSE

    ONORE A TUTTI I COMPAGNI E COMBATTENTI ANTIMPERIALISTI CADUTI"

    -----------------------------------------------------------

    Queste le dichiarazioni aberranti delle BR per giustificare l'ultimo omicidio. L'obiettivo è contrastare le riforme, del resto le BR si sono contraddistinte per i loro attentati omicidi nei momenti di svolta e cambiamento.

 

 
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