IMMIGRATI : PRENDIAMO ATTO CHE CI SONO
L'ultima è davvero buona. Il provvedimento che autorizza i Savoia (maschi) a rientrare in Italia è passato. Ma è passato dal buco della chiave, cioè a maggioranza semplice mentre occorreva una maggioranza qualificata (due terzi dei voti). Sicché certa sinistra, per esempio i bertinottiani, hanno facoltà di chiedere un referendum confermativo. Per fare il quale occorrono cinquecentomila firme. Una bazzeccola.A raccoglierle infatti provvederà Cofferati e le raccoglierà in minuti cinque mobilitando i suoi iscritti, soldatini di piombo, e sia detto senza allusioni alle pallottole. Si profila quindi qualcosa di molto divertente: uno scontro bis Monarchia-Repubblica a distanza di oltre mezzo secolo dal primo, vinto, probabilmente grazie ai brogli, dai repubblicani. Questa volta vinceranno i "sì" al rimpatrio della famiglia reale e, paradossalmente, sarà una rivincita dei monarchici proprio adesso che risultano una minoranza da
proteggere per evitarne l'estinzione.
E questa è l'ennesima dimostrazione di follia autocastratoria dei comunisti, i quali tra l'altro, imponendo il ricorso alle urne per una faccenda ininfluente, faranno spendere allo Stato decine di miliardi inutilmente.
Inutilmente perché è appunto scontato l'esito del plebiscito. Ma tant'é.
Un altro tema di cui si parla in questi giorni è la sanatoria sugli
immigrati. Un tema ciclico che dà adito a polemiche sterili. Si sa, il
problema è controllare gli ingressi e disciplinare le egolarizzazioni.
Ebbene, la sinistra non è stata capace di risolverlo e dubitiamo ne sia capace il centrodestra. Il governo, qualsiasi governo, può varare in materia le migliori leggi (il che peraltro non è accaduto né accade). Non importa.
L'apparato burocratico non si trova in condizioni di applicarle
correttamente. I flussi migratori, intanto, sono inarrestabili. Blocchi un clandestino, ne entrano due. Ne espelli tre quattro ritornano. Che fare? Affondare le navi, sparare a vista?
Stupidaggini, discorsi alcolici. In realtà non siamo dotati neppure di una organizzazione non diciamo all'altezza di presidiare il territorio, ma nemmeno di verificare l'autenticità dei documenti in tasca ai pulitori di parabrezza e ai balordi di varia nazionalità dediti allo spaccio di droghe. Figuriamoci a che servirà stoppare una sanatoria. D'altronde le fabbriche del Nord hanno urgente necessità di manodopera. I disoccupati del Sud non sono disponibili; preferiscono un lavoretto in nero, un assegno alimentare (la pensione della nonna spartita in famiglia), quattro pomodori coltivati nell'orto. Il vuoto automaticamente dovrebbe essere colmato da braccia straniere. Una parola. Le aziende non hanno facoltà di assumere chi non ha il permesso di soggiorno. I clandestini, quand'anche abbiano in tasca una (potenziale) assunzione non hanno diritto a ottenere il permesso di
soggiorno. E' un circolo vizioso. Gli organici delle imprese piangono. Gli extracomunitari piangono perché senza posto crepano di fame e piuttosto di crepare di fame, ovvio, si trasformano da operai in pectore in banditi. E la disoccupazione nel Mezzogiorno rimane alta, almeno per le statistiche.
Nel pianto generale, qualcuno si incavola e dice cavolate: quel popolo che, quale estremo rimedio, propone "di buttare a mare tutti quei lazzaroni arrivati qui da chissà dove". Eppure c'è gente (assai chic) che trae vantaggio da questa situazione. Di solito sono quelli a cui piace da morire la società multirazziale. I quali si cuccano una bella coppia di filippini clandestini, ossia privi di permesso di soggiorno, li pagano in nero e la metà del dovuto, si fanno servire di tutto punto poi si sciacquano la bocca con la solidarietà ai poveri del mondo. La questione è complicata e rischia di marcire, anzi è già marcia. Gli stranieri o li poniamo in condizione di avere un reddito o finiscono in galera oppure sul marciapiedi. O consentiamo alle aziende di assumerli o le
aziende trasferiranno sempre maggiori quote di produzione in altri Paesi. O concediamo permessi di soggiorno (o di lavoro) senza imporre estenuanti trafile burocratiche oppure perderemo ulteriormente il conto (e il controllo) dei clandestini.
Non abbiamo suggerimenti da regalare. Per carità. Però costatiamo che idee geniali per sistemare le cose non escono né da cervelli di sinistra né da cervelli di destra. Così come costatiamo che gli uffici stranieri delle Questure impazziscono per stare dietro alle pratiche da cui sono sommersi, e che i funzionari sono costretti a trattare gli extracomunitari alla stregua di oggetti senza valore, numeri, e non distinguono (non ne hanno il tempo)
il grano dalla pula. Insomma, siamo nel casino. I cittadini mugugnano, cresce la rabbia e non si combina niente. Vogliamo almeno prendere atto che gli extracomunitari ci sono? Forse conviene fare in modo che siano utili a sé e a noi, magari spiegandogli un concetto semplice: devono adeguarsi ai
codici (o noi adeguiamo i codici all'emergenza).
Vittorio Feltri




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