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    SENATORE di POL
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    Predefinito Israle e questione palestinese: il dibattito nel partito laburista israeliano

    da www.israele.net :

    " Dibattito in casa laburista
    Che fare finche' manca un interlocutore palestinese per la pace?

    19 maggio 2002

    Durante la riunione del Comitato centrale del partito laburista israeliano di mercoledi' scorso tenutasi nel Kibbutz Shefayim, il presidente del partito e ministro della difesa Binyamin Ben-Eliezer e il parlamentare laburista Haim Ramon hanno illustrato due diverse proposte, in vista delle decisioni programmatiche che il partito laburista dovra' adottare nel congresso in programma per il prossimo primo luglio.
    Sia Ben-Eliezer che Ramon, entrambi candidati alla futura leadership del partito, si sono pronunciati per una forma di "separazione" fra Israele e palestinesi, con la differenza che Ben-Eliezer intende promuovere una "separazione di sicurezza" che, nella fase intermedia, mantenga la presenza delle Forze di Difesa israeliane su entrambi i lati della linea di separazione, mentre Ramon immagina una "separazione diplomatica" che comporterebbe subito un ritiro unilaterale da Gaza e dagli insediamenti piu' isolati in Giudea e Samaria (Cisgiordania).
    Per Ben-Eliezer la separazione si inserisce in un piano piu' generale in tre fasi volto a raggiungere un accordo sullo status definitivo. Per Ramon la separazione e' l'obiettivo stesso del piano da realizzare.
    Il piano proposto da Ben-Eliezer prevede: continuazione della lotta contro il terrorismo palestinese, creazione di una barriera completa che non rappresenti tuttavia un confine definitivo, successiva soluzione "due stati-due popoli" lungo le linee del piano Clinton-Barak del 2000/01. La parte piu' controversa della proposta di Ben-Eliezer riguarda i luoghi santi della citta' vecchia di Gerusalemme (entro la cerchia delle mura ottomane), che verrebbero amministrati provvisoriamente da una speciale forza sotto sovranita' internazionale con il coinvolgimento del Consiglio di Sicurezza, in attesa di una soluzione da trovare successivamente con un accordo negoziato fra Israele, palestinesi e stati islamici. La proposta Ben-Eliezer prevede di arrivare alla fine alla creazione di uno stato palestinese sulla striscia di Gaza, la quasi totalita' della Cisgiordania e i quartieri arabi di Gerusalemme. Secondo Ben-Eliezer, quest'ultima concessione su Gerusalemme permetterebbe al resto del mondo di riconoscere per la prima volta la citta' come capitale d'Israele e offrirebbe ai palestinesi un forte incentivo per rifiutare il terrorismo. "Abbiamo davanti a noi una dirigenza guidata dal presidente dell'Autorita' Palestinese Yasser Arafat che non e' pronta a compiere le scelte strategiche verso la pace - ha detto Ben-Eliezer - Se Arafat non puo' fare queste scelte, ritengo che altri palestinesi prenderanno le redini e diventeranno nostri interlocutori. Dobbiamo dimostrare a loro e al mondo che Arafat e' un ostacolo alla pace e lo possiamo fare solo offrendo un chiaro orizzonte diplomatico". Ben-Eliezer intende fondare l'accordo per lo status definitivo sulle risoluzioni Onu 242 e 338 e sulla proposta saudita, sebbene non presa alla lettera. In particolare il leader laburista esclude che Israele possa accettare il cosiddetto "ritorno" di milioni di palestinesi all'interno dello Stato di Israele. Nel quadro dell'accordo finale, Israele sara' disposto a sgomberare diversi insediamenti dai territori e mantenere solo alcuni gruppi di insediamenti a ridosso della ex linea armistiziale (Linea Verde) in cambio di alcune cessioni territoriali equivalenti da Israele ai palestinesi. Ben-Eliezer ha criticato la proposta di Ramon di procedere a un ritiro unilaterale, cioe' senza accordo con la controparte, dicendo che un tale passo significherebbe darla vinta ai terroristi: "Uno stato palestinese che nascesse oggi [dopo un ritiro unilaterale israeliano] sarebbe uno stato nemico - ha spiegato Ben-Eliezer - e nessuno protestera' se i palestinesi ci attaccheranno lungo una linea di confine non legittimata [da un accordo] e non riconosciuta dal resto del mondo".
    Haim Ramon a sua volta ha criticato l'approccio di Ben-Eliezer, definendo un grave errore parlare di divisione di Gerusalemme e di cessione della sovranita' sul Monte del Tempio, nella parte vecchia della citta', quando ancora non si intravede un interlocutore valido sul versante palestinese: "Noi laburisti stiamo qui a parlare di dividere Gerusalemme mentre loro continuano a ucciderci - ha detto Ramon - e questo e' un grave errore politico e diplomatico". Secondo Ramon, in mancanza di un valido interlocutore palestinese Israele deve agire uniltarelamente. "Barak ha cercato di arrivare a confini definitivi con il negoziato - ha detto Ramon - ed era pronto a fare grandi concessioni, ma non e' riuscito. E non per colpa nostra ma per colpa di Arafat. Ci serve un confine unilaterale finche' non ci sara' qualcuno con cui negoziare". Il piano di Ben-Eliezer non sarebbe accettabile perche', in attesa del negoziato e dell'accordo finale, le Forze di Difesa israeliane sarebbero costrette a continuare a consumarsi nella difesa degli insediamenti piu' isolati nei territori: "Siamo l'unico paese al mondo senza un confine netto fra noi e i nostri nemici. E' come vivere in un a casa senza porta e senza serratura. La questione non e' cosa accadra' se mai avremo un interlocutore palestinese - ha continuato Ramon - La questione e' cosa fare ora che un interlocutore palestinese non l'abbiamo. Come ci difendiamo? Come creiamo un confine? Intendiamo restare a Netzarim [piccolo insediamento nella striscia di Gaza] finche' Arafat o i suoi successori non si decidono a negoziare con noi? La separazione di sicurezza che propone Ben-Eliezer - ha aggiunto Ramon - con il mantenimento degli insediamenti dall'altra parte della linea non e' un piano. E' il vecchio programma: loro sono la' e noi siamo sia qui che la'." Ramon ha detto di condividere una composizione definitiva del conflitto sulle linee del piano Barak-Clinton, ma nel frattempo secondo lui e' necessario ritirarsi completamente e lasciare i terroristi dall'altra parte della barriera.
    L'ex primo ministro israeliano Ehud Barak e' intervenuto cercando di delineare una linea di compromesso fra le due posizioni. Il ministro degli esteri israeliano Shimon Peres ha difeso gli accordi di Oslo e ha ribadito la necessita' di coinvolgere nel processo di pace Stati Uniti, Russia, Onu e Unione Europea. Shlomo Ben-Ami, ministro degli esteri nel governo Barak, ha affermato che la comunita' internazionale non riconoscerebbe mai, anche solo provvisoriamente, il confine unilaterale stabilito da Israele secondo la proposta Ramon.
    (Jerusalem Post, Ha'aretz, 17.05.02)
    "

    Shalom!

  2. #2
    Cavaliere
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    Predefinito

    Forse si potrebbe pensare a un ritiro parziale (Gaza e quella parte della Cisgiordania dove ci sono meno insediamenti) per sgravare Tsahal dal compito di controllare troppi palestinesi.
    Il confine risultante sarebbe dichiaratamente provvisorio e verrebbe militarizzato e minato per separare Israeliani e (gran parte dei) palestinesi.
    Ma il dilemma è sempre quello: ogni ritiro potrebbe essere inteso come vittoria del terrorismo e delle armi palestinesi, e porterebbe a un conflitto sul nuovo confine, che per di più sarebbe non riconosciuto da nessuno.
    La questione è: sarebbe + il vantaggio portato dalla riduzione del numero dei palestinesi e dell' estensione dei territori da controllare, oppure il danno del possibile incoraggiamento di nuovi attacchi?
    Forse se il ritiro fosse fatto subito, appena dopo avere messo a ferro e fuoco le centrali palestinesi, preso Barguti e messo a tacere molte delle loro armi, potrebbe essere una cosa presentabile e non essere contrabbandata come una "vittoria" dei palestinesi.
    Quello che non capisco è perchè Ben Eliezer ammette un controllo internazionale della Città Vecchia: sarebbe una rinuncia gravissima per Israele.
    Il piano + prudente, con però una grossissima concessione su Gerusalemme; strano!

  3. #3
    SENATORE di POL
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    Predefinito Il piano del ministro degli esteri laburista di Israele

    sempre da www.israele.net :
    "Peres rilancia il suo piano, ma Abu Ala fa marcia indietro

    19 maggio 2002

    Il ministro degli esteri israeliano Shimon Peres ha rilanciato domenica il piano di pace elaborato all'inizio di quest'anno insieme al presidente del Consiglio legislativo palestinese Ahmed Qurei (Abu Ala).
    Il piano prevede:
    1) immediata unificazione di tutti i servizi di sicurezza palestinesi sotto un unico comando miliatare (e abolizione delle milizie palestinesi paramilitari illegali);
    2) nell'arco di poche settimane, riconoscimento da parte di Israele delle aree gia' sotto controllo palestinese come di uno "stato palestinese" indipendente, i cui confini tuttavia non verrebbero definitivamente stabiliti, e riconoscimento da parte palestinese di Israele come "stato ebraico";
    3) negoziati della durata di un anno fra Israele e stato palestinese per la definizione di questioni aperte come: confini, Gerusalemme, profughi, insediamenti, misure di sicurezza;
    4) nell'arco di alcuni altri anni, applicazione degli accordi raggiunti.

    "Qualunque piano di pace - ha spiegato Peres - deve prevedere dei passi che siano accettabili da Israele e che non vengano rifiutati da parte araba". Secondo Peres, il piano in quattro tempi elaborato con Abu Ala avrebbe il vantaggio di aggirare gli ostacoli politici e ideologici in entrambi gli schieramenti e potrebbe essere realizzato con un forte coinvolgimento del "quartetto" USA, UE, Russia e ONU. Peres si e' detto tuttavia contrario all'invio di forze internazionali: "Un esercito non puo' sostituire un accordo fra le parti e non serve a nulla senza un accordo fra le parti - ha spuegato - La pace verra' con il compromesso, non con la forza".
    Peres non si e' pronunciato ne' per una separazione unilaterale (come ha fatto il suo collega di partito Haim Ramon), ne' per una internazionalizzazione dei luoghi santi di Gerusalemme (come ha fatto il ministro della difesa Binyamin Ben-Eliezer).
    Peres ha affermato che il suo piano sarebbe in parte condiviso anche dal primo ministro israeliano Ariel Sharon, il quale pero' riterrebbe che i tempi previsti siano troppo stretti.
    Lo stesso Abu Ala, tuttavia, domenica ha fatto marcia indietro dichiarando che l'unico piano diplomatico accettabile per arabi e palestinesi e' il piano del principe ereditario saudita Abdullah, il quale non prevede tempi intermedi ma semplicemente il riconoscimento di Israele da parte del mondo arabo in cambio di un completo ritiro israeliano sulle line pre-67 e del cosiddeetto "diritto al ritorno" (dei profughi palestinesi e dei loro discendenti all'interno di Israele).
    Critiche alla proposta Peres sono giunte anche dal ministro israeliano Danny Naveh (Likud) secondo il quale "l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno e' di creare subito uno stato terrorista comandato da Arafat".
    (Jerusalem Post, Ha'aretz, 19.05.02
    "

    Shalom!

 

 

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