Presto "zone franche" per i tossicodipendenti inglesi. Ad anticipare l'uscita di «un rapporto rivoluzionario» sulla materia è il quotidiano britannico The Observer che non specifica le caratteristiche delle nuove aree. Dal governo nessuna smentita ufficiale
In cifre In Gran Bretagna sono circa 240 mila i tossicodipendenti. In 300 si curano già con la diamorfina
TIZIANA BARRUCCI
Anche la Gran Bretagna, come prima l'Australia, la Svizzera o l'Olanda potrebbe creare "zone franche" per la somministrazione di eroina ai tossicodipendenti. Per ora si tratta di anticipazioni, lanciate nel fine settimana dal quotidiano britannico The Observer, per cui mercoledì verrà pubblicato un rapporto della commissione interni della Camera dei Comuni, che rivoluzionerebbe completamente l'approccio inglese verso l'uso delle droghe. Il rapporto, frutto di più di dieci mesi di indagini, affermerebbe la necessità di un intervento rapido nel caotico stile di vita condotto dai circa 240 mila eroinomani britannici. Non è ancora chiaro se il modello da segiure sarebbe quello svizzero dei "parchi", o quello di una somministrazione sotto controllo medico, che prevederebbe, su prescrizione del servizio sanitario nazionale, la distribuzione di dosi di diamorfina, la così detta eroina medica. Ovviamente, per ora si tratta solo di anticipazioni, né confermate né smentite dallo stesso governo. Vero è che già da un anno in alcune zone del sud dell'Inghilterra diversi progetti mai resi ufficiali sono già partiti. In alcune aree la diamorfina sarebbe infatti disponibile per un piccolo numero di tossicodipendenti seguiti da medici specialisti. Esperimenti messi in pratica in piccoli centri, che potrebbero nella realtà rappresentare dei progetti pilota, anticamera di una grande sterzata del governo Blair nella politica delle droghe. I buoni risultati raggiunti in queste località, che permetterebbero ai tossicodipendenti, invece di finire in prigione, di continuare la loro vita sotto controllo medico senza dover ricorrere ad attività criminali, avrebbero spinto lo stesso ministro degli Interni David Blunkett a ribadire di essere favorevole alla prescrizione di questo tipo di droga «se è il modo giusto per recuperare i tossicodipendenti».
La nuova strada intrapresa dall'attuale amministrazione potrebbe rientrare in un programma molto più ampio, che prevederebbe anche la "declassificazione" di alcune droghe: la cannabis passerebbe da droga di classe B a droga di classe C, divenendo legale per usi terapeutici; alcuni tipi di droghe sintetiche come l'ecstasy dalla classe A slitterebbero alla classe C. Nel primo caso infatti, pare che ormai sia quasi certo: l'uso della marjiuana in malattie come la sclesrosi multipla dovrebbe presto essere inserito nel "programma di lavoro" del National Institute for Clinical Effectiveness, dato che ormai l'uso della cannabis e dei suoi derivati è sperimentale in diversi centri con risultati ottimi. Per quanto riguarda l'ectasy, il dibattito è tutto aperto. Se da un lato l'ex ministro Mo Mowlam - conosciuta per lo scalpore suscitato dopo la confessione fatta a proposito del suo uso giovanile di marjiuana - si spinge oltre chiedendo la legalizzazione dell'ectasy, le associazioni dei parenti vittime delle droghe mettono le mani avanti. «Cosa significa declassare l'ectasy? - si domanda la Mowlam - Significa rendere soltanto la droga più facilmente acquistabile, ma non mette di certo in guardia sulle corrette modalità di somministrazione. Così facendo non si rende i consumatori più sicuri sulla provenienza dell'ectasy o consapevoli di quanta acqua si debba bere, per esempio». Ma la risposta è immediata: «Non ci stiamo - ribatte Norman Brennan, direttore dell'associazione Victims of Crime Trust - non vedo secondo quale principio dovremmo imparare a convivere con le droghe soltanto perché non riusciamo in nessun modo a combatterne lo spaccio. Tutti noi lo sappiamo: l'ectasy può uccidere».
il manifesto 21 maggio 2002
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