Re: un piccolo consiglio...
Citazione:
Originally posted by Fecia di Cossato
originally posted by Moderato:
...questo merita una lunga riflessione. Io ho un mese di tempo...
caro amico
data la gravità delle nostra situazione, forese sarebbe il caso che tu ti prendessi più tempo, e non ti facessi più vedere da queste parti per almeno... diciamo così... dieci anni!... :D :D
stammi bene!...
Temo che tanti moderati abbiano GIà seguito il tuo consiglio.
Re: Meno di una settimana!
Citazione:
Originally posted by Moderato
Tra poco si vota... è vero che sono solo elezioni locali, però è innegabile che l'effetto "trascinamento" da parte della politica nazionale ci sia. La gente seppellirà definitivamente la sinistra (e i sondaggi di tale brunik) e mostrerà che nel Paese reale, quello della gente che lavora e produce, il vento è cambiato... il clima di fiducia portato dal nuovo governo, il clima di rispetto delle regole (+30% di clandestini espulsi, anche son la STESSA legislazione dell'Ulivo), il clima di rinnovata voglia di fare e di investire portato dal rientro di migliaia di miliardi di capitali dispersi in giro per il mondo porteranno a un'affermazione generalizzata dello schieramento della Libertà e delle riforme.
Amen
Moderato, ti chiameremo il profeta.
Avevi ragione, il vento è proprio cambiato... L'effetto "trascinamento" ha prodotto i suoi frutti: CENTRODESTRA MENO 7%.
Bisogna fare qualcosa contro "tale Brunik" che vi inonda di bugie e di sondaggi "faziosi".
Corriere della Sera, 11..5.2002
Dalle urne una lezione per il Polo
CHE COSA MORMORA IL VENTO DEL NORD
di PAOLO FRANCHI
Sarebbe insensato provarsi a ricavare da questi ballottaggi lezioni politiche di natura universale, o giù di lì. Per mille e un motivo, la scelta di un sindaco, o di un presidente di provincia, ha dei caratteri suoi propri, che non si lasciano interpretare solo, o soprattutto, secondo i canoni della politica nazionale. Meglio, dunque, stare ai fatti. E i fatti ci dicono che, se il vincitore di una tornata elettorale amministrativa è chi, conservando il proprio, riesce a strappare il maggior numero di comuni di peso e di province all'avversario, allora stavolta a vincere, e abbastanza ampiamente, è stato il centrosinistra: i suoi guai, le sue incertezze, le sue divisioni non sono riusciti a disamorare l'elettorato, tenendolo lontano dalle urne o addirittura inducendolo a votare per i candidati degli avversari. Altrettanto chiara è la battuta d'arresto della Casa delle Libertà, che conferma vistosamente due dati già emersi nel primo turno di queste elezioni. Il primo. Dopo un anno di governo, e nonostante le mediocri condizioni in cui versa il centrosinistra, non c'è, almeno sul piano locale, alcuno sfondamento elettorale del centrodestra, anzi: come è ovvio, o come dovrebbe esserlo, gli indici di popolarità tuttora assai elevati del presidente del Consiglio non si traducono autonomamente in voti sonanti. Il secondo. La Casa delle Libertà continua a faticare assai nel selezionare e nel promuovere in periferia, anche là dove il suo consenso è assai elevato, classi dirigenti nelle quali sia possibile individuare candidati forti, e credibili, per la guida delle amministrazioni: e questo segnala, tra l'altro, un deficit di radicamento che potrebbe riservare sgradevoli sorprese anche in sede di elezioni politiche.
Ma soprattutto colpisce il fatto che i risultati migliori per i candidati dell'Ulivo, e peggiori per quelli del centrodestra, li hanno sanciti gli elettori del Nord. Il centrosinistra fa il pieno nei comuni capoluogo, conquistando Verona, Piacenza, Alessandria, Asti e, seppure di un soffio, Gorizia; strappa alla Casa delle Libertà Monza; si afferma in Brianza; e avanza anche nella maggior parte dei comuni dove è sconfitto.
Evitiamo, anche per quanto riguarda il Nord, di esagerare, attribuendo a un voto amministrativo più significati politici generali di quanti ne abbia. Anche qui hanno pesato, eccome, nella cattiva prova del centrodestra, gli eccessi di fiducia nelle virtù politicamente taumaturgiche di Silvio Berlusconi, la scelta dei candidati, le divisioni intestine che in taluni casi (come a Verona, dove pure Berlusconi aveva fatto campagna elettorale) sono state determinanti. Ma non dimentichiamo neppure che stiamo parlando di quella parte decisiva del Paese in cui, per un'infinità di ragioni, la forza del centrodestra era considerata incontenibile; e la crisi della sinistra e del centrosinistra, incapaci di fare i conti con un'inedita questione settentrionale, inarrestabile.
I risultati dei ballottaggi non bastano, da soli, a smentire in radice questi giudizi. Ma autorizzano a mettere in rilievo qualcosa che va forse anche oltre il Nord. E cioè che gli esiti della lotta politica in Italia non sono scontati: la partita è aperta, forse più aperta che in molti altri Paesi europei.
Tutto (o molto) dipende, si capisce, da come la giocheranno i contendenti, dalle capacità maggiori o minori che questi dimostreranno di intercettare domande, paure e speranze di una parte importante dell'elettorato che scelte di lungo periodo non ne ha ancora fatte, e forse non ne farà mai più, e preferisce giudicare sulle cose. Da noi le elezioni, in specie quelle locali, riservano sempre sorprese, si era scritto prima del voto. Era poco più di una speranza per non morire, politicamente parlando, di noia. Si è rivelata una previsione azzeccata.