Oggi si vuole un potere mite e quasi imbelle. E si ha tendenza, soprattutto da sinistra, ad indebolire il potere repressivo dello Stato. Per quanto riguarda la magistratura, invece, bisogna invece essere ancor più chiari su alcuni punti.
È certo vero che nel "momento in cui un giudice, aureolato dalla sua competenza giuridica e dal suo dovere di non guardare in faccia a nessuno, si mette ad accusare la polizia o un potente, ci sono molte persone felici". Ma l'errore non è nell'esserne felici. E non è neppure nel comportamento del giudice, se la polizia o un potente meritano d'essere accusati. L'errore è nel credere che la moralità d'un paese possa essere determinata o mantenuta dalla magistratura. Cioè nel credere che un paese possa essere democratico perché la magistratura pone un limite alle iniziative antidemocratiche e manda in galera chi non sta in riga politicamente. Questa funzione non è giudiziaria ma politica, e la funzione della magistratura non dev'essere politica. Mai. Fra l'altro perché, se il partito antidemocratico acquistasse sufficiente potere, e la magistratura non fosse allenata a non dare mai ascolto alla politica, esso la sottometterebbe a sé, piegandola ad una funzione politica in proprio favore.
Per questo si può cogliere che nell'apprezzamento dell'azione politica della magistratura c'è una forma d'immaturità psicologica. Se si vuole por fine a quella che s'è chiamata Prima Repubblica non basta sperare che altri, magari dall'alto d'un Tribunale, metta fuori gioco un'intera classe politica. Questo è da immaturi. Le rivoluzioni si fanno in prima persona, impegnandosi e rischiando. E se non si è disposti a farle, non si chiede ad altri di farle per noi. Ecco perché scrivevo "Bisogna soltanto ricordare che la storia e la politica non si fanno nelle aule giudiziarie".
I giudici devono mandare in galera i corrotti, i colpevoli di peculato e in genere le persone che commettono reati gravi. Ma che la magistratura potesse decidere, come è avvenuto una decina d'anni fa, con un semplice avviso di garanzia, se un politico potesse sì o no continuare a far politica, è stata una degenerazione. Qualcuno ricorda ancora che si parlò di un Parlamento degli inquisiti, che per altro fu poi mandato a casa? Molti politici hanno visto la loro carriera stroncata per poi essere assolti, con notevole ritardo, quando ormai molti non ricordavano neppure chi fossero stati.
Si ripete dunque: bisogna essere a favore della magistratura nella sua specifica funzione, che è quanto di più nobile e necessario ci possa essere in un paese, ma assolutamente contro ogni sua forma di supplenza politica.
Chi al contrario spera nella magistratura per tale supplenza politica merita l'accusa psicologica d'immaturità. Dimostra ignoranza storica e fa correre al paese un rischio politico di cui s'è avuto un indimenticabile esempio con i giacobini.




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