User Tag List

Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    Dalla parte del torto!
    Data Registrazione
    16 Mar 2002
    Località
    roma
    Messaggi
    4,103
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Intervista ad Alain De Benoist

    D: Dr. DE BENOIST, le riflessioni di alcuni ambienti ecologisti, in specie quelli che si richiamano alla cosiddetta ECOLOGIA PROFONDA, sembrano mettere in crisi l'Ideologia del Progresso. Secondo lei quali potrebbero e/o dovrebbero essere gli sviluppi di simili riflessioni?

    R: L'ideologia del progresso poggia su tre fondamenti principali: una concezione lineare del tempo, un'interpretazione ottimistica di un avvenire largamente modellato dalla TECNOSCIENZA, una intrinseca valorizzazione della novità in quanto tale.Fino dalle sue origini, più di un secolo fa, il pensiero ecologista ha rimesso in discussione queste tre credenze. Parallelamente alle osservazioni scientifiche dalle quali ha avuto origine(realizzazione del fatto che gli esseri viventi sono indissociabili dai loro ecosistemi, scoperta dei sistemi naturali di relazioni complesse, delle comunità biotiche, dei fenomeni materiali ed energetici della biosfera, etc.), esso ha generato o riunito delle critiche più propriamente filosofiche: critica della tecnica, critica dell'ideologia dello sviluppo e del progresso.
    L'ideologia del progresso concepisce l'avvenire come un'accumulazione di istanti necessariamente sempre migliori.
    Tutto il pensiero ecologista che abbia un minimo di serietà, si oppone ad una simile asserzione. Ciò è particolarmente vero per quella che va sotto il nome di ECOLOGIA PROFONDA, corrente di pensiero rappresentata oggi da autori come ARNE NAESS, GEORGE SESSIONS, BILL DEVALL, WARWICK FOX, ALAN DRENGSON o ROBYN ECKERSLEY.
    Questa corrente di pensiero ha come caratteristica comune l'aver sviluppato la nozione di VALORE INTRINSECO della Natura. Trovo che tale nozione sia particolarmente interessante, ma che sia anche piuttosto ambigua - come del resto il termine stesso NATURA -che assume una risonanza assai diversa secondo che lo si opponga alla cultura, al sovrannaturale, all'artificiale ecc.
    Parlare di valore intrinseco della Natura implica in effetti di determinare quale sia l'origine di tale valore, quale ne sia la natura - se c'è un valore della Natura, ci dovrà essere anche una natura di questo valore - ed infine di sapere se le ragioni di PRESERVARE LA NATURA, possano essere verosimilmente considerate indipendentemente da tutti gli interessi o punti di vista propri degli esseri umani.
    Gradirei soffermarmi qualche istante su questo punto.
    Alcuni rappresentanti dell'ECOLOGIA PROFONDA hanno la tendenza a definire ciò che è NATURALE come tutto ciò che non è stato toccato dell'uomo. La natura si comprende come NATURA SELVAGGIA (Wilderness), come una sorte di territorio inviolato, l'autenticità del quale non è stato alterato dall'intervento umano.
    Preservare la natura significa allora sottrarla all'uomo.
    Percepito come inquinatore, parassita dell'ambiente naturale, l'uomo si trova d'un tratto diviso dalla NATURA.
    Egli diviene così la sola specie che non appartiene (ed in base alle sue proprie caratteristiche non può appartenere) alla Natura.
    Ci troviamo dunque in una prospettiva DUALISTA la quale, paradossalmente, ripropone il peggior CARTESIANESIMO.
    DESCARTES e l'ideologia della WILDERNESS sostengono che l'Uomo e la Natura non hanno niente in comune. Ne traggono soltanto conclusioni opposte: il primo (è convinto)che l'Uomo possa legittimamente assurgere a MAESTRO e POSSESSORE della Natura, la seconda invece che la natura debba sottomettere l'Uomo. Quest'ultimo si vede così condannato alla passività, se non addirittura al disprezzo di sè.
    C'è in tutto questo la traccia di una teoria misantropica che mi pare inaccettabile.
    La maggioranza dei teorici dell'ECOLOGIA PROFONDA pongono tuttavia il problema in maniera diversa. Contrariamente ai seguaci della WILDERNESS, essi riflettono a partire dall'appartenenza dell'Uomo alla Natura e della sua Unita' o Identità con la Natura stessa. Essi sottolineano l'importanza dei legami che esistono tra Uomo e Natura, la loro interdipendenza, la lro COMMONALITY.
    La preoccupazione ecologista si fonde col senso del Cosmo (di TUTTO CIO' CHE ESISTE DELL'ESSERE), una certa EMPATIA con tutte le forme di vita, una coscienza dell'appartenenza di tutti gli esseri viventi al mondo naturale, ecc.
    Un simile approccio, eminentemente MONISTICO, mi sembra assai preferibile rispetto al precedente.
    Anch'essa ha tuttavia i suoi inconvenienti.
    Non introducendo alcun elemento di differenziazione all'interno del mondo vivente, ossia nel COSMO, essa tende in effetti a cancellare tutte le specificità umane per riversarsi sia in un organicismo mistico o un panteismo naif, sia in una nuova forma di universalismo astratto. Ciò conduce ad evidenti aporie.
    Se l'Uomo fa tutt'uno con la Natura, come si può pensare che egli possa metterla in pericolo?
    E' un pò la stessa obiezione che può essere mossa al DARWINISMO sociale: se l'uomo è veramente sottomesso alle LEGGI NATURALI, com'è possibile che possa violarle?
    E se egli invece non ne è sottomesso, qual'è la Natura dell'obbligo che gli è fatto di sottomettervisi?
    Quando ARNE NAESS dice che l'Uomo non può essere compreso in maniera isolata, al di fuori della sua appartenenza alla biosfera, ha ragione, ma resta nel vago. Il semplice fatto che l'Uomo sia in grado di porsi il problema delle sue responsabilità nei confronti della Natura dimostra che Egli occupa un posto particolare nel mondo vivente. Nessun'altra specie è in grado di porsi un tale problema. L'Uomo se lo pone non tanto perchè egli è il solo a mettere in pericolo la Natura, quanto perchè è il solo a cogliere le remote conseguenze delle proprie azioni grazie ad una coscienza riflessa che costituisce in lui una SECONDA NATURA e la fonte della sua Cultura Sociale. Se lo pone poichè il suo comportamento in materia non è determinato in anticipo: in questo ambito come negli altri, l'Uomo è condannato a fare delle scelte.
    I problemi ecologici provengono del resto essi stessi dal fatto che Noi non siamo DEGLI ANIMALI COME GLI ALTRI, dato che l'Uomo è il solo in grado di modificare tutti gli ambienti naturali (ed oramai persino a modificare se stesso).
    Denunciare l'ANTROPOCENTRISMO, e con esso l'idea che la Natura non sia altro se non una risorsa interamente destinata all'utilitario desiderio umano, è dunque certamente necessario, ma ignorare le modalità specifiche della presenza umana nel mondo ci fa cadere nell'eccesso opposto.
    Lo stesso equivoco vale per l'ANTISPECIFICITA'.
    Il necessario rispetto del mondo vivente non implica il mettere sullo stesso piano o attribuire la stessa importanza alla vita di un uomo a quella di un cane, di una mosca o di un microbo.
    Ciò non implica che non si debba riconoscere un'EGUALE DIRITTO ALL'ESISTENZA DI TUTTE LE SPECIE ed ancor meno mettere in discussione il loro EGUALE VALORE.
    Affermare che l'Uomo è il solo essere che abbia un valore nel mondo è un Errore, dire che tutti i viventi hanno necessariamente lo stesso valore è anche questo un errore. Non può esservi Diritto, di equità nei rapporti se non là dove vi siano soggetti di diritto, vale a dire soggetti capaci di far valere i propri diritti. L'idea inversa dipende da una concezione puramente giuridica del mondo. Essa non ha alcun senso relativamente alle definizioni classiche di diritto, come non ce l'ha in relazione alle possibili consuetudini giuridiche. D'altra parte non bisogna scordare che la Natura non è un concetto Statico, ma una realtà Dinamica.
    La Vita si evolve, quali che siano le cause e le modalità di tale evoluzione. La Natura è egualmente complessa: è la crescita della complessità che aumenta le stabilità del vivente e le sue possibilità di adattamento in rapporto alle discontinuità che la minacciano.
    Infine l'Evoluzione è ORIENTATA (ma non predeterminata): ciascun essere vivente possiede un TELOS che gli è proprio. Riconoscere cio' equivale a riconoscere anche che le diverse specie non occupano la stessa posizione nell'ambito di questo insieme dinamico e che alcune tra queste, a cominciare dall'Uomo, possono presentare delle notevoli specificità, le quali sono altrettante QUALITA' EMERGENTI intervenute nel corso dell'evoluzione.
    Il CARTESIANESIMO suppone che l'Uomo sia totalmente indipendente dalla Natura. L'Ideologia della WILDERNESS afferma che la natura dev'essere resa totalmente indipendente dall'Uomo. L'ecocentrismo ritiene che l'Uomo debba essere interamente reintegrato nella Natura.
    L'atteggiamento migliore mi pare essere il rifiutare di una rottura ontologica tra l'Umanità ed il resto dei viventi, riconoscendo tuttavia le differenze e la relativa autonomia dei componenti della Natura. Si tratta di opporre in qualche modo a tutte le forme di dualismo un monismo pluralista, differenziato, fondato sulla dialettica dell'Uno e del Molteplice e richiamando un'Etica del dialogo e della complementarietà.
    Mi pare che il pensiero di HEIDEGGER c'indirizzi su questa via, nella misura in cui esso porta a riconoscere allo stesso tempo il primato del dato naturale e la sua alterità.
    La Natura non è nè la stessa che l'Uomo, nè si oppone all'Uomo.
    Essa è, si potrebbe dire, l'ALTRO dall'Uomo - questo ALTRO che partecipa della definizione dell'Uomo senza riassumerlo interamente.

    D: Secondo lei i movimenti verdi presenti in Europa svolgono un'efficace politica di contrapposizione al modello Liberale e all'affermarsi del Pensiero Unico?

    R: Gli aderenti ai movimenti Verdi provengono in generale da due ambienti assai differenti.
    Alcuni sono vecchi militanti dell'Estrema Sinistra che hanno trovato nell'Ecologia un modo per superare le loro delusioni, altri sono piuttosto degli ASSOCIATIVI (movimentisti), impegnati da molto tempo in attività a difesa dell'ambiente, di protezione delle specie animali, ecc.
    Sotto l'influenza dei primi, molti dei partiti verdi si sono posizionati a sinistra, diventando così gli alleati dei partiti socialisti o socialdemocratici europei.
    Io penso che questo sia un grave errore.
    L'Ecologismo trascende necessariamente le categorie di Destra e Sinistra nella misura in cui - e questa è la sua caratteristica politica più interessante - esso è allo stesso tempo intrinsicamente conservatore e profondamente rivoluzionario: intrinsecamente conservatore poichè intende prima di tutto preservare il patrimonio naturale, profondamente rivoluzionario in quanto l'ecologismo implica un completo cambiamento di paradigma in rapporto al modello di civilizzazione dominante.
    In quanto Forza Politica, il Movimento ecologista dovrebbe, a mio avviso, posizionarsi al di fuori dello scacchiere istituzionale e del gioco dei partiti.
    Esso dovrebbe inoltre prendere atto del fatto che nell'attuale sistema, i partiti politici costituiscono un ambito particolarmente poco propizio allo sviluppo e alla messa in opera delle Idee.
    I VERDI avrebbero al contrario tutto l'interesse a ricercare modi per intervenire alla base, nella vita quotidiana della gente, rianimando la dimensione pubblica della vita sociale, dedicandosi a ricomporre il legame sociale sotto l'aspetto della vita locale e del principio di sussidarietà.

    D: Dr. De Benoist, le categorie politiche di Destra e Sinistra paiono appiattite sull'unico modello di Democrazia Liberale. Secondo Lei quali potrebbero essere i principi di una democrazia ECOLOGICA che tenga conto ed anzi metta in primo piano il rapporto Uomo-Natura?

    R: Questa questione si lega un pò alla precedente. Tuttavia il legame tra Democrazia ed Ecologia non è scontato. La Democrazia è il metodo di esercizio del politico che meglio permette la partecipazione di tutti agli affari pubblici.
    Più precisamente, essa è il regime che postula, in tale partecipazione, la maniera migliore per l'Uomo che agisce, in quanto cittadino, di acquisire e di fare uso della propria Libertà.
    In questo la democrazia partecipativa si oppone direttamente alla Democrazia Liberale, la quale non ha che una concezione SOTTRATTIVA della Libertà; per i Liberali, la libertà corrisponde a ciò che è sottratto alla vita pubblica, a ciò che sfugge all'INFLUENZA del politico.
    Essa si confonde così con la sfera privata, che è anche quella degli scambi economici LIBERI da ogni intervento esterno. Per estensione, la MANO INVISIBILE del Mercato è intesa come il paradigma di tutti i fatti sociali.
    Solo una democrazia partecipativa facendo chiaramente primeggiare il politico ed il sociale sull’economico può tener conto degli imperativi ecologici. Prima di tutto perché le persone sono evidentemente sensibili all’ambiente nel quale vivono e del quale essi tengono conto nel momento in cui hanno la capacità di decidere loro stessi ciò che li riguarda. Inoltre per il motivo che l’ambiente si situa al di fuori della sfera negli scambi mercantili.
    La natura è estranea all’economia nel senso che non è strutturata secondo le Leggi del Mercato.
    Di più, tutti i modelli economici oggi esistenti si sviluppano in un tempo meccanico e reversibile.
    Ignorano dunque la non-reversibilità delle trasformazioni dell’energia e della materia. Queste due linee spiegano come la crescita economica porti necessariamente al saccheggio ed alla distruzione planetaria della natura. Dominare il mondo per conformarlo ai nostri desideri e ai nostri bisogni è stato l’obiettivo di tutta la Modernità, da Adam Smith a Karl Marx.
    Questo programma di artificializzazione della Natura, già presente in DESCARTES, è stato chiaramente enunciato dal cancelliere Bacone nella sua Nuova Atlantide : “Arretrare i confini dell’Impero umano allo scopo di realizzare tutte le cose possibili”.
    La modernità ha assegnato come fine all’agire umano la negazione di ciò che gli è donato, vale a dire di ciò che avviene naturalmente nell’esistenza.
    Il Fattore Naturale, in una tale prospettiva, è votato al controllo da parte della tecnica, alla manipolazione ed alla strumentalizzazione. L’economia, da parte sua, non si sviluppa che sotto il profilo della razionalità contabile, dell’efficacia e del profitto. Soltanto dei cittadini responsabili possono frenare la folle fuga in avanti che risulta dallo scatenarsi della Tecno-Scienza e dell’Economia, inducendo dappertutto la devastazione degli ambienti naturali di vita.

    D: L’attuale crisi internazionale, oltre a colpire i Popoli nelle loro specificità ed autonomia, sembra mettere in discussione, oggi più che mai, la sopravvivenza stessa del Pianeta. Da dove occorre ripartire per combattere una simile deriva?

    È verso un ri-orientamento generale degli spiriti che occorre tentare di procedere se si vogliono creare le condizioni per un nuovo inizio. Gli allarmi relativi all’esaurimento delle risorse naturali od energetiche, al sovra-sfruttamento delle falde freatiche, alla riduzione della bio-diversità, etc. sono già una buona cosa e difatti hanno un eco sempre più grande. Ma le cause profonde di tutte queste della crisi ecologica restano spesso mai percepite. Sono tali cause che occorre mettere in luce. Tuttavia, la critica dei limiti materiali della crescita economica trova anch’essa i suoi limiti con l’emergere di un’Economia IMMATERIALE che dà un nuovo slancio alla sfera mercantile senza trascinare in modo intrinseco il degrado antropico della materia o dell’energia. Bisogna mostrare come quest’economia immateriale (Rivoluzione Informatica, aumento dei servizi a detrimento della produzione industriale pesante) continui a mobilitare un immaginario economico ch’è esso stesso all’origine del degrado degli ambienti naturali di vita.
    Quanto alla biodiversità, di cui oggi si dibatte molto (il termine non è apparso che nel 1986), è importante far comprendere bene che essa deve esercitarsi a tutti i livelli: ecosistemi, specie, culture, geni.
    La differenza tra i geni di due individui di una stessa specie rappresenta già una variazione biologica importante. L’esistenza di Culture e Popoli differenziati è essa stessa indissociabile dal futuro dell’Umanità, semplicemente perché non c’è appartenenza immediata all’Umanità: tutti gli esseri umani, dal momento che sono animali sociali, non appartengono all’Umanità se non in modo mediato, prima di tutto attraverso la loro appartenenza ad una Cultura o ad una determinata Società.
    La conservazione della bio-diversità implica quindi un’idea della differenza e dell’alterità.

    D: Oggi va molto di moda, anche in certi ambienti cosiddetti AMBIENTALISTI il concetto di SVILUPPO SOSTENIBILE. Lei cosa pensa a questo proposito?

    R: Il celebre rapporto BRUNDTLAND ha definito lo SVILUPPO DUREVOLE (o sostenibile) come lo sviluppo che risponde ai bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri.
    Tale definizione ha ricevuto il sostegno dell’ONU, della Commissione Europea e della stessa Banca Mondiale. È nello stesso spirito che al summit della Terra di Rio, nel 1992, che si è lodato il ricorso a tecniche ecologicamente razionali, nelle quali alcuni non esitano a vedere l’abbozzo di un’altra GLOBALIZZAZIONE. Lo sviluppo Durevole è diventato così il cavallo di battaglia dei sostenitori della Ecologia Industriale o del Capitalismo Verde, vale a dire di coloro che si dichiarano per la riconciliazione della preoccupazione ecologista con l’Industria o il Mercato. Concretamente, la teoria dello sviluppo durevole tenta d’includere l’ambiente nella razionalità economica, tenendo conto di dati quali l’esaurimento delle risorse e le forme d’inquinamento risultanti dalle attività industriali.
    Sul primo punto, il metodo preso in considerazione si basa sulla regola della Compensazione enunciata nel 1977 da HARWICK: si tratta d’assicurare l’equità tra le generazioni attuali e quelle future facendo in modo che le rendite prelevate mano a mano che le risorse si esauriscono – che sono uguali alla differenza tra il costo marginale di tali risorse ed il prezzo del mercato – vengano reinvestite per produrre un capitale di sostituzione o capitale naturale così distrutto. Lo sviluppo sarebbe tanto più durevole di quanto sarebbe più forte la sostituibilità del Capitale riproducibile rispetto alle risorse naturali consumate. Ma questa teoria è fortemente criticabile. Il patrimonio naturale ed il capitale artificiale non sono infatti sostituibili. Considerare il primo come un capitale non è che un artificio linguistico, poiché il valore delle risorse naturali è inestimabile in termini economici; se esse sono una condizione per la sopravvivenza umana, il loro PREZZO non può che essere infinito.
    Quanto alle forme d’inquinamento, considerate in questo caso come delle ESTERIORIZZAZIONI NEGATIVE, la loro messa in conto da parte dei partigiani dello sviluppo durevole non porta che all’emissione del DIRITTO AD INQUINARE, sottomesso a tariffe con prezzi fittizi e che sono essi stessi fondati su supposizioni(dato che è impossibile prevedere in anticipo il costo totale di un inquinamento futuro). Si crea così un mercato del diritto ad inquinare con l’unico risultato che l’inquinamento diventa privilegio di aziende tanto ricche da pagare tale diritto. Dato che queste imprese sono anche quelle che inquinano di più, il beneficio è insignificante. Tutt’al più tali misure non possono che ritardare le scadenze. La loro moltiplicazione rinforza inoltre l’autorità delle burocrazie nazionali o internazionali ed il controllo tecnocratico. La teoria dello sviluppo durevole mira a correggere lo sviluppo classico, ma si guarda bene dal considerarlo per quello che è, vale a dire come la causa profonda della crisi ecologica che noi conosciamo.
    Essa è infine particolarmente ingannevole là dove lascia credere che sia possibile rimediare a questa crisi senza rimettere in discussione la logica mercantile, l’immaginario economico, il sistema monetario e l’espansione illimitata della Forma-Capitale. Come ha ben dimostrato SERGE LATOUCHE, la teoria dello sviluppo è sempre stata il proseguimento della colonizzazione con altri mezzi.
    Essa implica che tutte le Società adottino lo stesso modello di produzione-consumo ed intraprendono la medesima strada della civiltà occidentale dominante.
    Sottoprodotto dell’Ideologia del progresso e discorso d’accompagnamento dell’espansione economica mondiale, essa porta a trasformare il rapporto dell’Uomo con la Natura, così come tra gli uomini stessi in quasi mercanzie.
    Lo Sviluppo Durevole non rimette in questione nessuno dei principi di base di questa dottrina.
    Si tratta comunque di cercare di trarre profitto dalle risorse naturali ed umane e di ridurre il debito dell’Uomo verso la Natura a dispositivi tecnici che permettono la trasformazione dell’ambiente in quasi mercanzia.
    Si può certamente ridurre lo spreco od il volume dell’inquinamento, ma non si possono far coesistere durevolmente la protezione dell’ambiente con la ricerca ossessiva di un reddito sempre accresciuto e di un profitto sempre più elevato. Queste due logiche sono contraddittorie.
    Lontano dall’essere un rimedio alla GLOBALIZZAZIONE, lo sviluppo economico è all’origine di tutti i mali che essa comporta.
    Non si uscirà mai da questo sistema, trasformandolo per renderlo più accettabile, ma cambiandone il paradigma per mettere fine alla Colonizzazione della Terra da parte della Forma-Capitale, l’ANTROPOLOGIA liberale e la civilizzazione del profitto.
    Sinistra Nazionale!

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Dalla parte del torto!
    Data Registrazione
    16 Mar 2002
    Località
    roma
    Messaggi
    4,103
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    leggetela.
    Sinistra Nazionale!

 

 

Discussioni Simili

  1. Intervista ad Alain de Benoist sul Federalismo
    Di carlomartello nel forum Destra Radicale
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 21-05-10, 13:14
  2. Intervista ad Alain De Benoist
    Di Nigromontanus nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 27-12-07, 18:40
  3. Il pensiero della decrescita. Intervista ad Alain de Benoist
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 30-06-06, 09:16
  4. Intervista ad Alain de Benoist
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 03-01-05, 19:01
  5. Intervista ad Alain De Benoist
    Di Davide (POL) nel forum Energia, Ecologia e Ambiente
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 14-01-04, 21:16

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226