GAZZETTINO di oggi:
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Giovedì, 23 Maggio 2002





Addio a Dino Durante. «Signore, 'rivo. Faremo a bote»
Maestro, cacciatore e pescatore, aveva pubblicato 31 libri, inventato lo Strologo, prodotto dizionari e vignette, scritto poesie dolcissime

Padova
NOSTRA REDAZIONE

Il suo indimenticabile sorriso si è spento. Per sempre. Sembra impossibile che proprio lui, un dissacratore che non si era negato nessun piacere, e che tra i valori più importanti della vita aveva messo il "gusto di ridere e di far ridere", da ieri mattina abbia calamitato sul suo ricordo le lacrime, il dolore e il rimpianto delle moltissime persone che lo hanno conosciuto, stimato, amato. E che senza di lui si sono sentite sole, disperate, ma soprattutto irrimediabilmente tristi.

Dino Durante non c'è più. L'autore padovano noto per i tanti libri scritti in dialetto veneto, e per le famose vignette umoristiche, una settimana dopo il settantanovesimo compleanno ha cessato di vivere nel reparto di rianimazione della Casa di cura di Abano Terme. Da qualche giorno i familiari erano consapevoli che non c'era più nulla da fare per quel corpo minato da tempo da una serie di malanni. Ma anche lui sapeva di essere ormai al capolinea. E non a caso l'ultima sua poesia è rivolta al Signore. «Te go trovà - scriveva nella strofa finale - nei cancri, e nei urli bestiali dei malà terminali, e nele lagrime dele done sensa speransa. Ti inbarassà, te pestugni coi piè come un puliero, e te te volti par no vedare. E te te meti la cera nele rece. Signore, infinita bontà, tra poco vegnarò a trovarte. E go idea che faremo a bote». L'ultimo round di questo "appuntamento" adesso ha una data: domani alle 10,30 nel Duomo aponense di San Lorenzo ci sarà la benedizione del feretro. Poi l'ultimo viaggio verso il Cimitero Maggiore di Padova dove verrà esaudito l'estremo desiderio di Dino: essere cremato.

Fino a pochi giorni prima di subire il crollo irreversibile aveva scherzato sulla sua situazione. Con un velo d'ironia aveva anche rassicurato gli amici che avrebbe fatto di tutto per riprendersi. Il che significava tornare a scrivere, ripresentarsi in televisione e disegnare di nuovo vignette. Lo diceva, però, più per sollevare il morale agli altri, conscio che il tempo delle illusioni per lui era ormai finito, anche se aveva ancora molta voglia di vivere, tante cose da dire e da dare.

«Mio padre era un personaggio di grandissima umanità - sintetizza la figlia Maria Grazia, che non riesce e trattenere il pianto - Era eccezionale, spiritoso, colto. Si faceva volere bene da tutti. Si divertiva sempre molto e la sua vita rispecchiava esattamente ciò che scriveva. Non era nulla di diverso rispetto a come si presentava sui libri».

Un foglietto nascosto nel taschino della camicia era il segreto di Dino. Ogni tanto lo tirava fuori, annotava un appunto, o registrava una battuta. Questo era il suo modo di scrivere che poi si è concretizzato in 31 libri (ma contando tutte le annate dello Strologo diventano 57), più i due volumi del dizionario italiano-veneto e veneto-italiano, l'"Antologia degli umoristi del mondo" e altre pubblicazioni. Molte di queste opere sono esaurite da tempo. Nonostante una produzione così copiosa il suo motto era «Chi lavora perde tempo prezioso». Odiava fieramente «gli spinaci, gli agglomerati urbani e chi gli rompe le palle», e voleva che fosse sottolineato nelle prefazioni dei suoi libri.

«Ricorderò questo pomeriggio con affetto», aveva confessato lo scorso anno, emozionatissimo al termine di una cerimonia durante la quale il sindaco Giustina Destro gli aveva consegnato il sigillo della città di Padova. Il mix di sicurezza, allegria e galanteria erano quelli di sempre. Gli stessi sciorinati in tante serate indimenticabili con gli amici davanti a un bicchiere di vino, oppure nella battute di caccia, o ancora nelle giornate dedicate alla pesca, per non parlare delle riunioni conviviali sull'altopiano di Asiago. Il suo cuore, però, era sui Colli Euganei, doveva aveva fatto il maestro elementare per anni, dove aveva vissuto e, soprattutto, dove aveva tratto molte delle ispirazioni per i suoi scritti. Ce li ha lasciati come straordinaria eredità. Quasi a dirci che quando li rileggiamo sarà ancora una volta lui, ma stavolta dal Cielo, a continuare a farci sorridere.

Nicoletta Cozza
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No go paroe par dimostrare el dispiasere che provo a postare sta notisia, scrivo soo l'ultimo ricordo che go de Dino.
L'ho go visto ano passà a Albarea, el gera andà a pescare i gambareti trasparenti sui Fiordi, e col me ga visto el me ne ga regaeà un sachetìn, o gaveo visto tanto stanco e invecià, el me diseva chel gera pien de doori ae gambe, ma che cmq el tirava vanti, o go trovà che gera sa vinia a stajon, parchè a lu che piazeva andare a Albarea quando che no ghe gera confusion.
Ciao Dino........te ricordarò sempre co tanto afeto...