di ALDO GRASSO
Chapeau! Lo dicono i francesi quando vogliono riconoscere i meriti di qualcuno. Sarà stato costretto a dirlo, vincendo per una volta la sua altezzosità, il presidente Chirac. Il suo arrivo a Pratica di Mare è da rivedere alla moviola: non bacia il padrone di casa, come hanno fatto Tony o George o José Maria o Vladimir, ma compie un gesto ben più significativo. Alzando gli occhi al cielo, con un ampio gesto della mano sinistra, è costretto ad ammettere che Berlusconi ha un contatto diretto con l’Altissimo: intanto per la bella giornata di sole, per il resto si vedrà. Anche Bush aveva alzato gli occhi al cielo, ma su invito del nostro presidente: ve l’avevo detto che vi avrei stupito con gli effetti speciali. Dopo la tempesta, il sole.
Dopo la Guerra Fredda, la collaborazione contro il Nuovo Nemico, seminatore di morte.
Era tutto speciale e splendente nell’oscura base militare di Pratica di Mare. Chissà la rabbia di Berlusconi dopo il G8: non poter più utilizzare gli splendidi fondali storici che solo l’Italia sa offrire e non poterli utilizzare scenograficamente per una firma così storica, così importante. Ma ci teneva a questo incontro, tanto da non perdersi d’animo. Gli sono venuti in mente i suoi trascorsi televisivi, quei capannoni alla periferia di Milano trasformati in studi televisivi e allora via con i lavori: la base militare, opportunamente riattata, è diventata un evento mediatico, il set di un successo diplomatico. Era un’impresa difficile ma Berlusconi ci è riuscito, chapeau!
Attorno a Pratica tutto ha cominciato a prendere un senso nuovo: la chiusura dello spazio aereo, le forze armate, i cortei delle macchine, la struttura in vetroresina dell’architetto Mario Catalano, le sale da pranzo, la pastasciutta, le Frecce tricolori, i discorsi più o meno improvvisati. Come quello mitologico sull’arrivo di Enea in quei paraggi e sull’origine di Lavinia (vedova di Enea, «ella mise al mondo un figlio postumo, Silvio»; su questo particolare, però, si è trattenuto). Come quello, in puro stile Banfi, su Romolo e Remolo.
Un miracolo organizzativo e una recita esemplare, come a volte impone il cerimoniale della Storia. C’è stata retorica da parte del Presidente? E retorica sia, altrimenti queste cose non riescono. Il pregio comunicativo di Berlusconi, infatti, è stato di crederci in questo vertice e i segnali sono stati segnali di convinzione. La pratica, per ora, è chiusa.
"Corriere della Sera"




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