da www.corriere.it

"E dopo la vittoria dei duri nessuno voleva la presidenza


ROMA - «E il presidente, chi lo fa?», si sono chiesti alla fine i superstiti, quando la spaccatura coi «moderati» di Magistratura indipendente s’era già consumata. «Voi». «No, tocca a voi». Il tira e molla è andato avanti per un po’, senza tensioni ma con decisione, finché hanno prevalso i «centristi» di Unità per la costituzione . Nel senso che sono riusciti a non avere il presidente, caricandolo sulle spalle di Magistratura democratica , la corrente di sinistra rimasta col cerino in mano. Strana disputa, quella in cui vince chi riesce a non ottenere una poltrona solitamente ambita, che la dice lunga sulla difficoltà in cui versa la magistratura associata nel conflitto col potere politico . Perché è vero che l’Anm, spostando la data dello sciopero dal 6 al 20 giugno «ha voluto lasciare ancora aperta una possibilità», come si affanna a ripetere Edmondo Bruti Liberati, il «malcapitato» prescelto da Md come neo-presidente; ma è anche vero che viste le condizioni poste dal sindacato dei giudici, difficilmente quella possibilità potrà trasformarsi in qualcosa di concreto. Dunque, a meno di clamorosi colpi di scena, è quasi certo che il 20 giugno le toghe italiane incroceranno le braccia per protestare contro la riforma governativa dell’ordinamento giudiziario . Ma dopo che cosa accadrà? Quali carte potranno giocare i magistrati per portare avanti la loro battaglia?
Nessuno oggi è in grado di rispondere a questa domanda, ed è il motivo per cui nessuno voleva prendersi l’onere - di gran lunga superiore all’onore, stavolta - di guidare l’Associazione. Persa per strada la componente più moderata, l’Anm marcia decisa ma non più unita verso un appuntamento che ormai travalica i contenuti del disegno di legge firmato dal ministro Castelli sul quale era in corso la mediazione tessuta dall’ex-presidente Patrono. Oggetto della protesta è il più generale atteggiamento della politica nei confronti della magistratura; quella di maggioranza ma anche quella di opposizione, accusata di non difendere adeguatamente i principi di autonomia e indipendenza considerati a rischio.
Se non ci fosse stato l’ulteriore appello di Ciampi, interpretato come una pressione dalla parte più oltranzista dell’Anm, lo sciopero sarebbe stato confermato per il 6 giugno. Invece la lettera giunta dal Quirinale ha reso necessario il compromesso dei quindici giorni in più per formare un nuovo governo dell’Anm e tenere insieme Md e Unicost , la corrente ago della bilancia che in questo modo spera di ottenere maggiori consensi per i propri candidati alle elezioni del Consiglio superiore della magistratura, il 30 giugno. Cerca voti a sinistra, Unicost , dopo l’andamento delle assemblee di giudici nelle quali la «base» ha espresso posizioni molto critiche contro una maggioranza che non solo vuole riformare l’ordinamento giudiziario, ma non perde occasione per delegittimare la magistratura. Di questo sono convinti la maggior parte di coloro che hanno preso la parola nelle riunioni svoltesi nei diversi tribunali d’Italia, e con questo devono fare i conti i «centristi».
Le possibilità di trovare un’intesa sulla riforma presentata dal governo sono ormai ridotte al lumicino, e il mese che manca allo sciopero sarà utilizzato dai magistrati per far capire all’esterno che non si tratta di una battaglia corporativa, bensì di una sfida nella quale c’è chi vuol tenere saldo il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge (i magistrati, appunto) e chi no (governo e maggioranza). Questo sarà il terreno di scontro delle prossime settimane, che il sindacato dei giudici dovrà affrontare da una posizione più debole perché non più unitaria. Le accuse di collateralismo a Mi e al suo leader più rappresentativo, Mario Cicala, sono risuonate nella riunione dell’altro giorno e proseguiranno in futuro, ma lo sconfitto è Antonio Patrono, costretto alle dimissioni dopo appena due mesi di presidenza. Lui è di Mi , ma era stato scelto dalle altre correnti come espressione dell’ala più estrema della corrente moderata, quella che certamente non può essere accusata di cercare accordi sottobanco con la maggioranza di centrodestra. Sono i «puri e duri» guidati dal procuratore di Torino Marcello Maddalena, che adesso si trovano in difficoltà; Patrono non è più al vertice dell’Anm, e lo stesso Maddalena ha lasciato la presidenza del consiglio nazionale della corrente quando non è riuscito a far candidare al Csm l’ex-pm di Mani Pulite Piercamillo Davigo.
Se in quel gruppo c’è un vincitore è proprio Cicala, che adesso può prendersela con chi s’era opposto alla sua presidenza, dopo il congresso di Salerno. La linea dura del governo aveva ricompattato l’Anm e messo da parte i «possibilisti» come lui; ora la svolta radicale dei sindacalisti in toga rischia di avere lo stesso effetto sulla controparte, provocando un irrigidimento del governo e ridando fiato a chi, tra i giudici, ritiene che comunque bisogna trovare un modus vivendi con la linea del centro-destra sui problemi della giustizia . La partita, infatti, è appena iniziata, e se non ci saranno interruzioni della legislatura durerà per i prossimi quattro anni. Anche per questo Maddalena, preoccupato che la sua corrente giochi un ruolo di retroguardia, ribadisce: «Non siamo affatto filogovernativi e, al di là dell’opportunità dello sciopero in questo momento, restiamo molto critici sulle linee di riforma prospettate dalla maggioranza».

Giovanni Bianconi
"


Come dice Mustang: Separare....Separare....Separare!!!
L'indipendenza della Magistratura è un valore a protezione del cittadino pienamente condiviso dai liberali. Perciò è un onere a carico dei magistrati che devono soggiacere SOLO ma SENZ?ALTRO alla LEGGE, e non a valutazioni soggettive di carattere ideologico.
Dunque la riforma è sacrosanta, e persino.....troppo debole su alcuni punti, come rilevato dal presidente delle Camere Penali - avvocato Frigo (proprio in tema di ....Separazione....).


Saluti liberali