BERLUSCONI: Italia protagonista della pace globale


IL GIORNALE, 26/5/2002 - Articolo del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi


La maggior gloria della cultura occidentale è la società aperta. Anche il rispetto per le identità regionali, etniche, nazionali, religiose, culturali e individuali è impossibile se i fondamenti del vivere civile non poggiano su una visione coerentemente liberale della vita associata.
Libertà è per questo la parola-chiave dopo l’11 settembre. Ma senza una politica estera e di difesa che siano attive, generose, ed efficaci nell’espansione della libertà, niente di tutto ciò sarebbe possibile.


Il governo italiano, confortato dall’adesione del Parlamento a questo principio strategico e da una solidarietà operativa delle cancellerie europee e della Nato, ha cercato di accelerare il processo di apertura e integrazione della politica mondiale. E ha ottenuto, anche in virtù del lavoro cominciato con il G8 di Genova, un successo di grandi proporzioni, che osservatori imparziali definiscono “storico”.
Nel vertice di domani a Roma sarà siglato il patto che conferisce un nuovo status globale alla Russia e che impegna l’Occidente e la sua maggiore alleanza militare a una partnership con Mosca di profondo significato politico e si inaugurerà il Nuovo Consiglio Nato a 20 comprendente la Russia, un nuovo formidabile strumento di promozione della sicurezza e della pace nel mondo.

Non entro nei dettagli, mi limito a segnalare la sostanza delle cose. La Russia è un gigante geografico e demografico, un grande Paese alla ricerca del consolidamento di una giovane democrazia, economica e politica dopo settant’anni di dominio del comunismo su ogni aspetto della vita civile e a dieci anni dalla rinascita della democrazia. L’apertura della Russia all’Occidente, e viceversa, è la vera condizione strategica per decretare finalmente la fine della guerra fredda e per chiudere i conti di un secolo segnato dalla parabola dei due totalitarismi di segno opposto.

Ma anche il perfezionamento del progetto di sicurezza globale e di nuovo ordine internazionale a cui lavorano americani ed europei nell’ambito della guerra al terrorismo, nella consapevolezza che il terrorismo internazionale si sradica anche costruendo una coalizione globale vasta, solida e duratura.
Questa coalizione non può che essere fondata sulla fiducia reciproca, e deve essere capace di esercitare un’influenza decisiva sulle crisi regionali, sulle politiche di riduzione bilanciata degli armamenti atomici, sulla lotta alla proliferazione del nucleare sporco, sulla cooperazione di intelligence in tutto il mondo, sulla sfida a quegli Stati dittatoriali che si oppongono ai controlli della comunità internazionale in merito alla produzione di armi di sterminio di massa. Sono tutti fattori che l’accordo di Roma ha rimesso in movimento, come dimostra il viaggio europeo e russo del Presidente degli Stati Uniti e la firma del trattato per la riduzione e lo stoccaggio delle testate nucleari. Ha detto al Parlamento tedesco George W. Bush: “Non difendiamo solo l’America o l’Europa, ma le basi stesse della civiltà. Ecco, in una frase sola, il messaggio di pace nella libertà e nella giustizia che questa serie di accordi internazionali rende chiaro al mondo.

Ma tutto questo è solo un primo passo. L’Europa, nel nuovo contesto segnato dagli avvenimenti di questi giorni, riscopre un destino comune con 144 milioni di cittadini della Federazione Russa e con le giovani democrazie dell’Europa orientale, alcune delle quali si avviano a una piena integrazione nella Nato, con il vertice di Praga nel prossimo novembre, e nell’Unione Europea allargata che è già in cantiere. Il governo italiano è favorevole a una più ampia e stringente procedura di apertura dell’Unione europea alla Russia, ben al di là delle forme associative oggi esistenti. Sono comprensibili le attenzioni al problema della necessaria gradualità operativa e dei tempi di realizzazione del progetto, ma sulla direzione di marcia e sul fine strategico ci sentiamo impegnati senza riserve. Senza una nuova partnership con la Russia, nel quadro della nuova rete globale di protezione della sicurezza e delle libertà aperta dai vertici di Roma e di Praga, le politiche e le idealità europeiste sarebbero amputate della loro maggiore ambizione: la costruzione di una casa comune degli europei al fine di garantire la pace e la cooperazione internazionale in tutti i campi della vita civile. Su questi obiettivi siamo impegnati in una forte e leale iniziativa, che troverà sbocco anche nel lavoro della delegazione italiana alla Convenzione per l’elaborazione di una carta europea.

Ma non basta. Come ha scritto il presidente della Repubblica Ceca, Vaclav Havel, non si deve sollevare il minimo sospetto che l’emisfero settentrionale, più ricco, si stia in qualche modo coalizzando contro il resto del mondo, allargando cos’è il divario che lo separa dal Sud del globo.
Oltre un certo limite, gli squilibri e le disuguaglianze del mondo vanno considerati come un impedimento agli obiettivi umanitari, di giustizia e di pace che sono la base costitutiva del nuovo ordine internazionale sorto con la Carta delle Nazioni Unite, all’indomani della seconda guerra mondiale. E’ anche questo un dossier a cui lavora il governo italiano, nel quadro di un progetto di riforma dei nostri strumenti di politica estera, allo scopo di restituire alla cooperazione economica mondiale quella quantità di risorse impegnate e quella qualità politica degli interventi che fino a oggi sono mancate. Dalla situazione di emergenza in Palestina fino ai drammatici problemi dell’Africa, passando per le nuove politiche di integrazione economica legate all’apertura dei mercati est-europei, asiatici e latino-americani, è in corso un riordinamento operativo della nostra capacità di proiezione nel mondo, non solo della nostra diplomazia, ma anche di tutto il nostro sistema di relazioni economiche e commerciali.

E' un compito di straordinaria portata, al quale deve associarsi il meglio dell’intelligenza italiana, della ricerca e della cultura di impresa, con il contributo fattivo, di controllo e di stimolo, dell’opposizione parlamentare. Solo così saremo in grado di esprimerci in Europa con una voce chiara e forte, e daremo un convincente e libero contributo alla realizzazione dei veri presupposti e delle vere idealità del Patto di Roma.

Se la nostra libertà non si espanderà, se non contaminerà felicemente il mondo e non lo pacificherà nella condivisione degli universali diritti umani, la libertà stessa si ripiegherà nella sua fortezza occidentale e sfiorirà. Ecco perchè il governo liberale dello sviluppo senza frontiere è la condizione necessaria, anche se non sufficiente, di una vera convivenza tra culture e civiltà diverse. Non è solo un naturale sentimento di soddisfazione per quello che abbiamo già fatto che ci muove e ci incoraggia a proseguire, ma la certezza che l’Italia può offrire ai suoi alleati e ai suoi interlocutori la condivisione di un disegno all’altezza del suo ruolo e della sua migliore tradizione cristiana e umanistica.


26/5/2002