User Tag List

Risultati da 1 a 2 di 2

Discussione: Articolo interessante

  1. #1
    DD
    DD è offline
    Serenity is the devil
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    17,997
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Exclamation Articolo interessante

    Si racconta che una volta Jack Kerouac presentò una sorta di programma politico-culturale della Beat Generation che parlava della "volontà che unisce i nostri gruppi e che ci fa comprendere che gli uomini e le donne devono apprendere il sentimento comunitario al fine di difendersi contro lo spirito di classe, la lotta delle classi, l'odio di classe!" e che si concludeva con l'auspicio "Noi andiamo a vivere presto in comune la nostra vita e la nostra rivoluzione! Una vita comunitaria per la pace, per la prosperità spirituale, per il socialismo".
    Il pubblico composto da "alternativi" di sinistra ne fu entusiasta ma si raggelò subito apprendendo di aver applaudito un discorso pronunciato da Adolf Hitler al Reichstag nel 1937.
    Di simili provocazioni ci sarebbe ancora bisogno, in tempi in cui molte cose si confondono, trascolorano e sembrano sempre più assumere contorni incerti, mentre in politica la destra gioca la carta dello sfondamento a sinistra. Tutto si presenta come paralizzante quanto sfuggente complessità e di conseguenza constatiamo di non essere più in grado di sorvegliare con attenzione la realtà. Per questo sta passando quasi inosservata la ricomparsa di un fascismo rivoluzionario che, in contrapposizione anche con la destra borghese e nostalgica, riprendendo le esperienze teoriche e organizzative degli anni `60 e `70. Anche se per il momento, il ritorno sulle scene europee di queste componenti variamente connotate come nazionalrivoluzionarie, nazionalcomuniste o nazionalcomunitariste non sembra avere la forza per determinare rilevanti cambiamenti negli attuali rapporti sociali, è altrettanto vero che queste avvertono il favorevole mutarsi della situazione internazionale: da un lato infatti la prospettiva della Nazione Europea, da loro intesa soprattutto come potenza economica-militare contrapposta agli USA; d’altro lato la Germania "unificata", che - in questa prospettiva - tornata a giocare un ruolo centrale quale principale potenza della Mitteleuropea. Contemporaneamente, la dissoluzione dell'Unione Sovietica e l'impetuosa ripresa del nazionalismo russo permettono di immaginare la realizzazione di uno spazio geopolitico euro-asiatico così come avrebbero voluto i nazionalbolscevichi tedeschi negli anni Trenta e come venne teorizzato nel dopoguerra da Jean Thiriart, fondatore del movimento “Jeune Europe”. Questa variante del fascismo, sotto vario nome e con ogni mezzo necessario, persegue l'obiettivo di un nuovo ordine europeo non lontano da quello prefigurato negli originali piani di dominio del Terzo Reich, mirante a sostituire l'identità di classe con il mito della comunità di "sangue e suolo". In questa prospettiva, “la destra deve diventare sempre più di sinistra”.
    Il panorama storico e politico di questo neofascismo è senz'altro complesso e per certi aspetti contraddittorio: vi si trovano gruppi che si dichiarano tradizionalisti, altri che si professano rivoluzionari e vi sono persino quelli che si definiscono rivoluzionari conservatori o "anarchici di destra "; alcune formazioni si rifanno ai fascismi e altre al nazismo; alcuni settori si accreditano come strenui difensori dei valori cattolici, altri si dichiarano filoislamici, altri ancora sono attraversati dall'esoterismo. Premesso questo non deve sorprendere quindi il fatto che vi siano settori a cui va stretto l'abito della destra e che conseguentemente affermano di collocarsi "oltre la destra e la sinistra", oppure che affermano persino di ritenersi una componente storica del movimento operaio.
    Emblematico a tal riguardo quando scritto solo pochi anni fa da un militante nazional-comunista: “Il fascismo italiano è una costola del pensiero marxista. Esso riconosce l'esattezza delle teorie marxiste del plusvalore, che pensa di restituire ai proletari socializzando le imprese. Esso però respinge l'internazionalismo proletario, e lotta contro le potenze plutocratiche padrone del mondo. Esistono varie tendenze in seno al marxismo: stalinisti, maoisti, operaisti, economicisti ecc. Aggiungete dunque i fascisti tra queste tendenze”.
    Nel più recente passato in Italia si sono peraltro registrati precedenti di questo tipo: basti pensare ai "nazi-maoisti" e a Lotta di Popolo; alle teorizzazioni nazional-popolari di Franco Freda e Paolo Signorelli negli anni '70; all'attività clandestina di gruppi quali i Nuclei Armati Rivoluzionari, Terza Posizione e Costruiamo l'azione che, a cavallo degli anni '70 e '80, pur con impostazioni ideologiche diverse riprendevano almeno parte delle posizioni teoriche del fascismo più radicale.
    “Prima vedevo - dirà Valerio Fioravanti, uno dei fondatori dei NAR - che vi erano tre forze che si contrapponevano, e cioè i fascisti, i comunisti e lo Stato democratico, ritenevo che noi fascisti dovessimo appoggiare lo Stato democratico contro i comunisti per poi affrontare il vincitore dello scontro che sarebbe risultato indebolito. In seguito risultò molto più logico il contrario, e cioè appoggiare i comunisti contro lo Stato democratico; (...) questo sia per una minor fiducia nei fascisti, sia per una rivalutazione degli schemi rivoluzionari marxisti-leninisti “
    Tutto questo può apparire soltanto un gioco di mascheramenti oppure l'espressione marginale di un ribellismo inclassificabile; la questione invece è assai più seria e basta infatti conoscere un po' di storia per sapere che il termine “nazista” era semplicemente la contrazione dell'aggettivo nazional-socialista scelto da Hitler per il suo partito, così come aveva voluto la bandiera rossa quale sfondo per la svastica nera su cerchio bianco in quanto doveva rappresentare "l'idea sociale del movimento". Da qui l'identità "anticapitalista" e "antiborghese" della propaganda nazionalsocialista, che si affermò in settori decisamente popolari. Sovente infatti si tende a dimenticare che le prime SA fondate nel '21 erano composte da operai, disoccupati e sottoproletari, e che i veri artefici dell'affermazione nazista nelle roccaforti operaie di Amburgo, Berlino e Lipsia furono dei "filosovietici" come i fratelli Strasser assieme all'organizzazione delle cellule di fabbrica nazionalsocialiste (NSBO) di Reinhold Muchow.

    Il termine "nazionalbolscevismo" comparve per la prima volta in un opuscolo dal titolo omonimo, pubblicato dopo la Prima Guerra Mondiale in Germania, scritto da un accademico di destra, tale Eltzbacher, che di fronte alle sanzioni economiche e all'occupazione militare degli Alleati vittoriosi auspicava una Germania bolscevizzata. Nel biennio 1919 - ‘20, i comunisti Wolffheim e Laufenberg ripresero queste teorizzazioni, richiamandosi alle tesi di W. Rathenau per la "resistenza armata" di tutto il popolo contro l'imperialismo e, implicitamente, alle classiche tesi fichtiane sullo "Stato corporativo chiuso", battendosi per la collaborazione tra "nazionalisti rivoluzionari" e Partito comunista, sia contro i capitalisti che contro la socialdemocrazia.
    Secondo numerosi storici, soprattutto di scuola liberale, tale convergenza tra "opposti estremismi" contro la democrazia non solo vide in seguito la luce ma fu la causa della morte della Repubblica di Weimar e, a supporto di tale tesi si citano come prove il referendum contro il governo prussiano retto dal socialdemocratico Otto Braun e lo sciopero dei trasporti pubblici di Berlino con la strana intesa tra le "camicie brune" delle SA (Sturmabteilung) e la Lega dei combattenti del Fronte Rosso (in realtà però tale visione non tiene conto della guerra civile combattuta strada per strada dai militanti comunisti del K.P.D., assieme agli anarcosindacalisti della F.A.U. (Freie Arbeiter Union) e a settori operai socialdemocratici, contro le squadre naziste).

    L'estrazione popolare e proletaria di buona parte delle SA, assieme all'estremismo socialista di alcuni suoi comandanti legati a Gregor Strasser, tra l'altro determinarono tra il dicembre `32 e il gennaio `33 autentici casi di rivolta contro la direzione politica imposta da Hitler; nella Franconia Centrale buona parte delle 6/7.000 "camicie brune" sotto la guida del loro comandante Wilhelm Stegmann costituirono un'organizzazione paramilitare indipendente affermando che le SA dovevano smettere di essere soltanto i "vigili del fuoco" o le "guardie di palazzo". Analoga sedizione si registrò in Assia e a Berlino vi furono scontri tra SA e SS. Inoltre "in diverse parti del paese membri delle SA delusi passarono ai comunisti, che li arruolarono prontamente nei propri reparti paramilitari".
    La corrente "anticapitalista" del nazismo fu molto forte sino ai primi anni Trenta e, oltre che all'interno di ampi settori delle SA, la sua influenza era avvertibile a diversi livelli della società tedesca. Per questo, dopo la conquista del potere, Hitler avviò un'opera di spietata normalizzazione interna, che raggiunse l’apice il 30 giugno 1934 durante "La Notte dei Lunghi Coltelli" (“Death in June”), che stroncò definitivamente l’idea di Ernst Roehm di una "seconda rivoluzione" di natura nazionalbolscevica".
    Interessante peraltro notare che parte del fascismo russo giunse ad affermare che "le aspirazioni nazionali della Russia si sono espresse nell'azione del Partito comunista e dei suoi dirigenti", ritenendo che lo stalinismo avesse finito per riflettere le loro idee.

    Il destino dei sospetti nazionalbolscevichi tedeschi, schedati e perseguitati dalla Gestapo, fu in alcuni casi quello dell'eliminazione fisica o della deportazione nei lager, tanto che sono stati definiti come i "trotzkisti" del nazionalsocialismo; ma così come difficilmente si può negare che Trotzky sia stato un comunista per il fatto che venne fatto assassinare da Stalin, altrettanto difficilmente si può negare che i nazionalbolscevichi siano stati solo la "sinistra" del movimento nazista e, paradossalmente, lo stesso Hitler fu a modo suo "nazionalbolscevico" quando nel `39 Ribbentrop e Molotov firmarono l'infame patto di non-aggressione tra Germania ed URSS.

    “Quando la vittoria non toccasse al Tripartito, i più dei fascisti veri che scampassero al flagello passerebbero al comunismo, con esso farebbero blocco. Sarebbe allora varcato il fosso che separa le due rivoluzioni”. (P. Drieu La Rochelle, "Italia e Civiltà", 23.5.1944)
    Negli ultimi anni, dopo la sua rifondazione, è tornato a far parlare di sé il “Partito Comunitario Nazional-europeo” (PCN), costituendo un punto di riferimento sia teorico che organizzativo anche per i nazionalcomunitaristi italiani, che formano una "Rete di lingua italiana" ad esso collegata che pubblica "Nazione Europa", ossia la versione italiana della testata storica del PCN "La Nation Européenne".
    Le origini del PCN sono abbastanza note. All'inizio degli anni '60 ebbe una certa notorietà l'organizzazione “Jeune Europe” fondata dal belga Jean-François Thiriart (noto anche con il nome di Jean Tisch). Jean Thiriart, aveva per riferimenti storici Federico II di Prussia e Stalin. I militanti di “Jeune Europe” venivano da lui stesso definiti come "i cavalieri dell'Apocalisse, gli uomini di una situazione disperata". Nato a Liegi, fece prima parte del Partito Comunista, ma con lo scoppio del Secondo Conflitto Mondiale e l'occupazione tedesca entrò a far parte del Fichte Bund, una formazione legata al movimento nazionalbolscevico di Wolfheim e Laufenberg, arruolandosi poi volontario nelle SS; processato e condannato a morte per collaborazionismo fu quindi graziato e divenne imprenditore nel settore ottico. Nel dopoguerra Thiriart fu tra i fondatori del MAC (“Movement d'Action Civique”); pur respingendo la definizione di fascista il MAC assunse subito come proprio simbolo la croce celtica del movimento francese Jeune Nation e risultò essere, secondo lo studioso Michel Géoris-Reitshof, "l'unico movimento fascista serio e organizzato". Il suo organo di stampa si chiamava "Nation Belgique" e proprio sulle sue pagine Thiriart, grazie all'apporto teorico di Henri Moreau, ex-socialista e antisemita, mutilato di guerra per aver combattuto in Russia con le Waffen-SS, cominciò a teorizzare il "comunitarismo" come superamento del fascismo uscito dal conflitto mondiale. Forte della credibilità acquisita in patria Thiriart si candidò, con la sua formazione, alla direzione del neofascismo europeo e, potendo contare su consistenti finanziamenti da parte della Union Miniére belga e della finanziaria tedesca Misereor, fondò Jeune Europe lanciando nel giugno `62 un Manifesto alla Nazione Europea che, significatamente, s'apriva con lo slogan "Né Mosca né Washington" e in cui si faceva appello alla costruzione di "una grande patria comune, una Europa unitaria, potente, comunitarista", recuperando sia parte dell'eredità storica del "nazionalbolscevismo" tedesco che le teorie di D. La Rochelle e E. Malynski.

    La critica del "mondialismo", successivamente sviluppata da Alain de Benoist e quindi oggi fatta propria da quasi tutta la destra, ha proprio in Thiriart il primo teorico che, fin dai primissimi anni `60, aveva definito il "mondialismo" come “espressione delle scadute concezioni dell'ideologia liberalborghese e dei suoi derivati che, partendo dalla considerazione che gli uomini sono uguali, ritengono che sia possibile stabilire delle regole generali, applicabili a tutti e in tutti i tempi”.

    (In verità dal 1960 al `62, l'organizzazione si prestò a fornire appoggio politico e logistico, attraverso le sue articolazioni in Belgio, Francia, Spagna, Italia e Germania, all'organizzazione filogolpista OAS che raccoglieva i militari e i colonnelli francesi oltranzisti impegnati in Algeria contro la guerriglia di liberazione nazionale!)

    Su impulso di Thiriart, nel '62 sembrò che a livello europeo si andasse verso la costituzione di un Partito Nazionale Europeo, grazie alla dichiarazione di intenti congiunta di Thiriart, di Adolf von Thadden per il Deutsche Reichsparte, da sir Oswald Mosley per l'Union Movement e dal conte Alvise Loredan per il Movimento Sociale Italiano. Tale partito doveva fondarsi sull'idea dell'unità europea. “il nuovo partito non accetta che l'Europa sia un satellite degli Stati Uniti e non rinuncia alla riunificazione dell'Europa e al recupero dei nostri territori orientali, dalla Polonia alla Bulgaria, passando per l'Ungheria”.

    Nell'estate del `63 Jeune Europe entrò in crisi. Si rivelò infatti lacerante la questione dell'Alto Adige; i nazionaleuropei belgi e italiani si trovarono infatti contrapposti ai camerati tedeschi-occidentali, austriaci, olandesi e scandinavi, favorevoli alla creazione di uno Stato tirolese indipendente e solidali con i gruppi terroristici che perseguivano tale obiettivo.
    La contraddizione era evidente: da un lato i sostenitori della Nazione Europa, dall'altro gli oltranzisti delle "piccole patrie"; le conseguenze di tale dissidio furono laceranti e le sezioni di diversi paesi abbandonarono Jeune Europe dando vita ad un nuovo raggruppamento internazionale, denominato Europafront, sotto la direzione dell'austriaco Fred Borth, ma di questa frazione si perderanno presto le tracce.

    Dal ’65 in poi le posizioni di Thiriart risulteranno sempre più connotate in senso antiamericano, ed è soprattutto a lui che il neo-fascismo deve la designazione degli Stati Uniti come nemico principale dell'Europa, l'idea di un'Europa indipendente ed unita da Dublino a Vladivostock e l'idea di un'alleanza con i nazionalisti ed i rivoluzionari del Terzo Mondo. Allo stesso tempo Thiriart sviluppò le sue posizioni "nazional-comuniste" che individuavano nel Comunitarismo la futura prospettiva del "socialismo nazionaleuropeo", dando vita al “Parti Communautaire Européen” con "La Nation Européenne" quale giornale di partito. Fin dall'inizio sia su questa testata che sulla sua versione italiana "La Nazione Europea" non mancheranno articoli, interviste e dichiarazioni di volta in volta a favore del Vietnam, delle lotte di liberazione in America Latina da Peron a Che Guevara, del popolo palestinese, dei Paesi arabi e persino delle Pantere Nere in USA. Nel `68, i rivoluzionari nazional-europei viaggiarono molto cercando alleati contro l'imperialismo e il sionismo in Algeria, Egitto, Libano, Siria, Palestina, Iraq, allo scopo di creare i presupposti politico-militari per la costituzione di un Esercito Popolare di Liberazione dell'Europa; ma non riuscendo a trovare adeguati sostegni economici, la loro rete organizzativa entrò in crisi: l'ultimo numero de "La Nation Européenne" uscì nel febbraio `69, mentre le diverse sezioni europee si scioglieranno una dopo l'altra - ultima quella italiana nel giugno 1970.
    Successivamente una parte dei "quadri" nazional-europei nei primi anni `70 daranno vita ai diversi gruppi di “Lutte du Peuple” che sarà, a tutti gli effetti, l'erede delle sue teorie, così come negli anni `80 con la rifondazione del Parti Communautaire Européen in Belgio e l'uscita in Francia del periodico "Le Partisan Européen" si assisterà ad una loro nuova primavera, sull'onda anche delle alleanze sancite in Russia tra nazionalisti e stalinisti che hanno fatto tornare Thiriart alla politica attiva sino alla sua morte, avvenuta alla fine del `92. Sul suo testamente politico sta scritto: “La vita politica di una Nazione si concentra in alcuni centri nervosi: informazione, sindacalismo, movimenti giovanili. Introdursi in questi centri nervosi, progressivamente e silenziosamente, permette di produrvi un giorno dei cortocircuiti”. Il fatto che "Nazione Europa" del 19 maggio 2000 reca in prima pagina l'immagine simbolo del "Che" Guevara, dimostra che il "testimone" di Thiriart è stato raccolto.

    “Se Lenin, che ho sempre stimato profondamente, fosse vissuto, il programma dell'Urss sarebbe stato diverso. Avremmo visto con tutta probabilità Fascismo, Nazionalismo e Bolscevismo uniti contro l'altro nemico: la plutocrazia” (N. Bombacci)
    Le correnti del socialismo nazionale e corporativo che si era riconosciute nella vagheggiata socializzazione delle imprese durante la Repubblica di Salò, dopo la liberazione ebbero un ruolo importante nella ricostituzione del movimento fascista, sviluppando immediatamente tematiche di sinistra, repubblicane e mazziniane, apertamente filosocialiste, individuando in una "sinistra nazionale" la collocazione del neofascismo unitariamente inteso. Vi era inoltre un altro gruppo su posizioni "di sinistra" composto da ex-repubblichini facenti capo a Stanis Ruinas e a "Il Pensiero Nazionale", che rivendicavano l'eredità ideologica del fascismo rivoluzionario.

    Negli anni `60 parvero aprirsi nuovi spazi d'azione per i gruppi fascisti della "sinistra nazionale" che ebbero come punto di riferimento la rivista "L'Orologio", espressione di una linea nazionalpopolare con forti accenti anticlericali. La questione della nazione risultò centrale, articolandosi su un livello più vasto, di carattere europeo, che diveniva il modo per trasferire in chiave continentale un concetto di nazione uscito sconfitto dalla Seconda Guerra Mondiale. Conseguentemente il problema dell'Europa-nazione portava alla ribellione nei confronti della sua spartizione sancita a Yalta, al rilancio dell'Europa come terza potenza mondiale e al sostegno verso tutte quelle realtà nazionali o nazionaliste che destabilizzavano il falso equilibrio internazionale e che si opponevano, in particolare, all'imperialismo americano.

    Confermando la propria avversione allo "spirito di Yalta", veniva quindi attaccato anche il P.C.I. in quanto "gendarme del capitale USA per ordine dell'URSS"

    Una delle formazioni meno conosciute della destra radicale italiana è senz'altro “Lotta di Popolo” che, dal `69 al `73 si fece notare per le sue posizioni anomale, tanto che i propri aderenti vennero definiti dalla stampa come "nazimaoisti". Il neonazista Franco Freda in un'intervista ebbe a commentare tale definizione con le seguenti parole: “La formula paradossale del nazimaoismo - non del tutto falsa, ma anche non del tutto giustificata - permette di scindere i suoi elementi costitutivi, perchè i comunisti mirano a rilevare l'aspetto “nazi” per terrorizzare i compagni e i neofascisti del MSI mirano ad evidenziare gli aspetti maoisti per impaurire i camerati”. Tutto si può far risalire alle lotte sociali del `68. Dentro tali sommovimenti alcuni settori dell'estrema destra decisero di "cavalcare la tigre" della contestazione, vedendovi un importante momento di rottura e destabilizzazione dentro cui potevano aprirsi nuovi spazi d'azione politica e penetrazione ideologica, soprattutto nell'ambiente studentesco con elaborazioni e apporti di intellettuali assai diversi, da Evola al situazionismo.

    In questo periodo fanno la comparsa talune scritte murali quali "Hitler e Mao uniti nella lotta" o "Viva la dittatura fascista del proletariato". Questa "linea" nazionalrivoluzionaria tenderà ad assumere connotati ancor più marcatamente sociali ed accenti anarchicheggianti, e dal `69 in poi molti militanti “nazional-europei” cominciarono ad arruolarsi nelle file di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale.

    D'altra parte un altro volantino col significativo titolo "La fantasia al posto del potere", diffuso a Roma alla fine del marzo `70 a firma Gruppo Nazional-Popolari - Lotta di Popolo, dalle iniziali posizioni filo-maoiste si nota un'ulteriore mutazione ideologica in senso anarchico-situazionista. In tale volantino, tra l'altro, si poteva leggere: “...e venga pure il caos se il caos è creativo. Per questo noi non vogliamo il potere ma la distruzione del potere. (...) SERVITE IL POPOLO, DIO O LA PATRIA PERCHE' SIETE DEI SERVI E SENZA PADRONI NON SAPRESTE COSA FARE. LA VOSTRA E' LA LOGICA DEI DISOCCUPATI E NON DI UOMINI LIBERI. In un altro volantino, diffuso a Bergamo a firma Lotta di Popolo più o meno nello stesso periodo, con toni meno ribellistici, veniva invece riaffermato che "antifascismo e anticomunismo sono false contrapposizioni create dal sistema per incanalare le forze rivoluzionarie" e veniva rilanciata l'unità del popolo italiano "al di fuori e contro le istituzioni" per liberarsi "dall'oppressione politica, economica e culturale dell'imperialismo russo-americano e dei suoi alleati, Vaticano e sionismo internazionale."

    Nell'anno successivo nel `71, Lotta di Popolo, precisa la sua critica delle ideologie "strumenti in mano a chi vuole il popolo diviso e contrapposto" e ridefinisce il suo programma, abbandonando le precedenti infatuazioni sia filomaoiste che anarcoidi e tornando al nazional-comunitarismo di Thiriart, come si può facilmente apprendere dal seguente brano, in cui peraltro non si perdeva occasione di citare come movimenti esemplari l'IRA, Al Fatah, i Vietcong e il Black Panthers Party: “Occorre che i pochi elementi lucidi dei gruppi marxisti-leninisti si scrollino dalla testa - per amore o per forza - le proprie illusioni e le proprie superficialità (...) è ormai un dato di fatto che la maggior parte degli operai è del tutto integrata nella borghesia e ne ha accettato completamente la concezione mercantile e consumistica della vita”.


    Analoghi accenti si riscontrano in un pamphlet semi-clandestino diffuso nel luglio/agosto 1971, in cui il ruolo dell'Europa torna ad essere centrale secondo la visione di Thiriart, assieme ad un'allusione al denaro e all'usura facilmente interpretabile in chiave antiebraica: “Nella presente situazione storica l'unica realtà rivoluzionaria che sia in grado di affrontare e sconfiggere il capitalimperialismo, e delineare la marcia di un ordine umano autentico, può essere rappresentata da un'Europa liberata ed edificata attraverso una lotta di popolo. Un'Europa che trovi la sua unità nella maturazione e nella convergenza rivoluzionaria dei Popoli Europei: non Terzo Blocco teso a farsi terzo imperialismo, ma forza-guida di tutti i popoli oppressi e sfruttati volta a spezzare la Santa Alleanza sovietico-statunitense ed a liberare l'uomo dalla sopraffazione del denaro e del tecnicismo asservito all'Usura”.

    OGGI

    Oltre che in Russia, anche in Europa - Italia compresa - negli ultimi anni si va assistendo ad una certa fioritura di partiti, gruppi, giornali che si richiamano esplicitamente all'esperienza tedesca del "nazionalbolscevismo": rifiutano d'essere collocati nello schieramento della destra borghese, si oppongono al capitalismo e alla Globalizzazione, prospettano la creazione di uno "spazio euroasiatico" in funzione antiamericana, sostengono tutti i movimenti antimperialisti e tutte le nazioni che si contrappongono agli USA, dall'Iraq alla Serbia alla Corea del Nord.
    In Italia tra le più "vecchie" testate di riferimento per questa area vanno segnalate la rivista "Orion", fondata agli inizi degli anni '80 ed oggi collegata all'esperienza di Sinergie Europee ed alla Società Editrice Barbarossa che recentemente ha pubblicato un saggio proprio sul Nazionalcomunismo; attorno ad "Orion" per un certo tempo si formarono due gruppi, Nuova Azione di Marco Battarra e Forza Nuova (da non confondersi con l'omonima formazione neofascista fondata nel `97), scioltisi e presumibilmente confluiti nel Movimento Antagonista - Sinistra Nazionale, nato attorno al mensile "Aurora", uscito la prima volta nel 1988, su iniziativa di ex-rautiani facenti capo alla Comunità Politica "B. Niccolai" con sede a Modigliana (Fo) e al Circolo "A. Romualdi" di Cento (Fe).

    Tra gli animatori di "Orion" vi è Maurizio Murelli, che all'indomani del crollo del socialismo reale in Russia affermava: “Per gli stalinisti, per i nazionalisti, per gli zaristi, per tutte le espressioni panslaviste e ortodosse, il pericolo è l'Occidente, la sua cultura, la sua economia. Quindi una alleanza operativa è naturale, è logica (...) Innaturale è invece la rigidità e l'ostilità dei veri comunisti nei confronti della destra che si è allontanata dal MSI ed è tornata alle origini fasciste in senso antiamericano, anticapitalista”.

    Tra le firme più significative comparse invece su "Aurora" vi è quella del teorico, convertito alla fede musulmana, Claudio Mutti, autore tra l'altro di un testo dal titolo "Nazismo e Islam", in cui vi sono messe in risalto le reciproche convergenze ed esaltata la storia della 13ma Divisione SS, formata da musulmani della Bosnia-Erzegovina, che combatterono a fianco dei cattolicissimi Ustascia croati, contro i partigiani jugoslavi.

    Dopo la nascita del Fronte Nazionale di Adriano Tilgher ('97), fuoriuscito dal Movimento Sociale Fiamma Tricolore, sicuramente all'interno del neo-partitino vi era presente una non trascurabile componente e una buona incidenza culturale "nazionalbolscevica"; interessante a riguardo il n. 10 dell'ottobre '98 di "Fronte Nazionale" dove in prima pagina era possibile leggere un editoriale dal titolo emblematico "Da Mosca una speranza" e all'interno vi veniva definito lo "Spazio Autarchico Europeo", comprendente "necessariamente la Russia e gli Stati facenti parte dell'ex URSS", come orizzonte strategico della "federazione dei popoli europei contro il globalismo finanziario".
    Durante l'esperienza della "Linea comunitarista" all'interno del Fronte Nazionale è nato un nuovo periodico, inizialmente "Bollettino del Fronte Olista", dal titolo accattivante "Rosso è Nero"; le ragioni del titolo sono apertamente rivendicate nel richiamarsi ai cosiddetti "fascisti rossi" ossia a quella componente "socialistica" propria del primo fascismo "diciannovista", poi riemersa durante i 600 giorni della Repubblica Sociale italiana all'ombra dell'occupazione nazista, ma nella testata vi è da subito anche un'accentuata rivendicazione dell'esperienza storica del nazionalbolscevismo tedesco degli anni '20 e `30, tanto che viene recuperato il simbolo dell'aquila prussiana con la spada, la falce e il martello che compariva sulla rivista poi soppressa dal regime hitleriano.

    Nel suo principale articolo viene esposta la posizione "nazionalcomunitaria", partendo dal consueto superamento dei concetti di destra e sinistra:
    “Il fascista cattivo e nostalgico non mette paura a nessuno, anzi è utile e funzionale al sistema. Quello che mette veramente paura è il rivoluzionario (...) Questo non significa certo diventare di sinistra, perché questa sinistra ci disgusta quanto la destra. Significa oltrepassare i limiti imposti dalla cultura borghese e creare una nuova concezione della politica”.
    Assai più inquietante era invece un articolo su Osama Bin Laden, che si concludeva con un'aperta apologia del nazismo:
    “La Legione di Osama raccoglie elementi da tutte le nazioni arabe, come le SS da tutte le nazioni ariane. L'esaltazione della spiritualità semita ricorda l'interesse nazionalsocialista per la spiritualità ariana, soffocata nel sangue dall'intollerante eresia giudaica, trionfante nella confusione razziale a Roma negli ultimi anni dell'Impero”.
    Nel secondo numero di "Rosso è Nero" (marzo '99), venivano pubblicati due articoli alquanto "istruttivi" che affrontavano la questione dell'immigrazione dal punto di vista del Fronte Nazionale e della sua componente "comunitarista". Vi si affermavano cose che contrastano in modo evidente con l'attuale "rifiuto di ogni forma di razzismo e xenofobia" proclamato da questi signori, appena un anno dopo. In particolare vi si poteva leggere che la "primaria emergenza storica attuale" sarebbe “la rinascita nazionale, della difesa etnica e della identità e tradizione Euro-Italica, contro una mondializzazione aggressiva ed imperante su tutto l'occidente europeo, dove fenomeni come immigrazione e multirazzialità conseguente, sono strumento di un unico progetto Capital-massonico planetario”.

    Tali tesi infatti, figlie dirette delle teorie "differenzialiste" di Alain de Benoist, risultano pressoché identiche a quelle di tutta la propaganda anti-immigrati della Lega Nord, di Forza Nuova o di "Fiamma Tricolore" da cui i nazionalcomunitaristi vorrebbero prendere le distanze.

    Nel successivo terzo numero (ottobre '99), veniva sancita l'uscita-espulsione della componente comunitarista dal Fronte Nazionale, sostenendo che era ormai venuto il momento che "l'area nazionalrivoluzionaria e nazionalcomunista può e deve intraprendere una necessaria revisione dottrinaria ed ideologica (...) per trovare una sua strada del tutto autonoma" e richiamandosi all'esperienza del Partito Comunitarista Nazionaeuropeo attivo in Belgio, Francia, Germania. Per sottolineare la "svolta" in tale numero di "Rosso è Nero" compariva una grande quantità di riferimenti "estremisti": dall'elaborazione antiautoritaria di A. Bihr al subcomandante Marcos, dal comunista-anarchico Carlo Cafiero a Stalin celebrato quale "vero nazional bolscevico", dal Mussolini socialista a Francesco Guccini. Dentro questo collage viene comunque inserito anche un corposo intervento del noto Claudio Mutti sulla "guerra di civiltà che contrappone l'Europa all'Occidente" e, in un altro articolo, il solito Paolo Seghedoni conferma la precedente linea in materia d'immigrazione, con argomentazioni che non meritano commenti:
    “Solo chi ha compreso le leggi economiche che Marx ha insuperabilmente descritto e può quindi seguire la linea di massa facendo comprendere ai lavoratori lo sfruttamento a cui sono soggetti, può seguire tale linea cavalcando il bisogno delle masse di vivere in ordinate ed indipendenti Nazioni, abbinando ai tradizionali temi della lotta di classe il recupero dell'indipendenza nazionale contro l'immigrazione incontrollata, e una battaglia per l'ordine pubblico che preveda anche il frequente ricorso alla pena di morte”.
    Inoltre sullo stesso numero viene abusivamente pubblicato un articolo tratto dal periodico nazionalitario "Indipendenza", giornale guardato a sinistra con motivata diffidenza causa dell'ibrida presenza al suo interno di ex-militanti di gruppi clandestini sia di destra che di sinistra.

    Nell'ultimo numero di "Comunitarismo", datato settembre/ottobre 2000 con il sottotitolo "Democrazia diretta-Socialismo-liberazione", la veste e i contenuti risultano ancora in larga parte dedicati all'opposizione contro "il “moloch neoliberista", "per la costruzione di un fronte di sinistra europea antagonista che si batte per il socialismo e che considera il dato nazionale un fattore imprescindibile", “contro la globalizzazione" e “tra le forze antimperialiste”; ma ancora una volta, la questione immigrazione, affrontata nell'articolo "L'inganno multietnico", torna a mostrare l'autentica matrice ideologica dei Comunitaristi che ripropongono le teorie "differenzialiste" di A. de Benoist, come testimoniato in modo inequivocabile dai seguenti passaggi:
    “I fenomeni migratori mettono in gioco qualcosa di importante: la sopravvivenza delle culture e dei popoli che di quelle culture sono esponenti (...) il progetto capitalista nella sua fase di globalizzazione neoliberista vorrebbe annullare ogni differenza (...) per creare un tipo antropologico senza storia e senza radici (...) Si comprende meglio allora, per tornare alla situazione che più da vicino ci riguarda, come alcuni reati dei quali gli extracomunitari detengono il monopolio (come la riduzione in stato di schiavitù di cui si sono rese colpevoli le bande albanesi e marocchine che utilizzano i minorenni per l'elemosina) abbiano un impatto, anche culturale, devastante (...) in nessun paese il "minestrone etnico" è stato un buon affare: dopo decenni o addirittura secoli di convivenza le difficoltà non vengono diluite, ma si acuiscono e si sommano, senza peraltro condurre alla "rivoluzione internazionalista del proletariato".
    Per cui, dietro "la fusione di elementi socialisti con il senso dell'appartenenza identitaria e nazionale" e la "nuova sintesi originale" rielaborata dai Comunitaristi, si scoprono linguaggi e argomenti continuamente agitati da tutte le varianti di quella destra politica con cui si dice di non avere più niente in comune.

    Oltre a questi Circoli Comunitaristi, legati all'esperienza "Rosso è Nero" e "Comunitarismo", vi sono altri gruppi minori, di destra, che comunque si richiamano esplicitamente al comunitarismo; tra questi va citato il "Cantiere delle Idee" di Ghedi (Bs), in cui vi è scritto:

    “Decentrare i luoghi delle decisioni, moltiplicarne le occasioni, referendum, consultazioni autogestite. Consci però che il voto non esaurisce certo il ventaglio di diritti/doveri del cittadino. Ritornare a popolare le piazze, le sale civiche, moltiplicare le occasioni di incontro tra i cittadini e tra questi e le istituzioni è una condizione necessaria se si intende porre un freno al decadimento costante della qualità della vita (...) La comunità, cioè reti di rapporti sociali che veicolano valori condivisi, è la chiave di volta per rafforzare legami sociali che mettono in relazione gli individui tra loro, che vincono isolamento ed alienazione”.

    Si tratta, come è evidente, di cose che potrebbero essere state scritte da un socialdemocratico, da un ex-autonomo ma anche da un leghista o da un ecologista, a dimostrazione di quanto sia importante parlare delle categorie di analisi che si utilizzano, dando per scontato quello che non è, in quanto è proprio grazie alla liquidazione di strumenti critici frettolosamente ritenuti superati - vedi ad esempio la divisione in classi della società - che l'ideologia fascista sta trovando terreno fertile.

    Per completare il quadro va infine segnalata la comparsa a Parma di un Partito Nazionalcomunista (P.N.C.); difficile dire se si tratti di filiazione più o meno legittima dei nazional-comunitaristi, anche se in questa città vi è una loro presenza "storica", di certo il simbolo da loro usato, falce e martello sovrapposti alla svastica, è più che un segnale d'allarme.

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    28 Mar 2002
    Località
    estremo occidente
    Messaggi
    15,083
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Cool

    mi ha fatto ricordare che una volta, quando ero al Liceo, un professore mi aveva detto che ero 'nazi-maoista'...

 

 

Discussioni Simili

  1. Un articolo interessante...
    Di Hynkel nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 16-12-13, 16:23
  2. Un articolo interessante
    Di Paul Atreides nel forum Destra Radicale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 28-07-05, 00:34
  3. Un articolo interessante...
    Di Totila nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 28-11-04, 02:32
  4. Articolo interessante
    Di Lorenzo nel forum Politica Estera
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 23-04-04, 15:02
  5. Interessante articolo
    Di Dragonball (POL) nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 17-08-02, 18:37

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226