Il Pakistan non cede, nuovo test missilistico
Cresce il rischio di guerra con l’India. Il premier di New Delhi: la nostra pazienza ha un limite
All’ultimo terra-terra, i pakistani hanno dato il nome d’un antico conquistatore del continente indiano, Ghaznavi. Poi l’hanno lanciato nel deserto. Nonostante i moniti di Bush, gl’inviti di Putin e soprattutto le minacce dell’odiata India. Due missili in due giorni, di quelli che possono montare testate atomiche. Altri due fra oggi e domani. La situazione nel Kashmir è «davvero tesa e grave», ammette il generalissimo pakistano Pervez Musharraf, ma Islamabad non trova di meglio che proseguire proprio ora i suoi esperimenti col «Ghaznavi 1» (230 km di gittata, quanto basta a centrare il Kashmir indiano) o gloriarsi del «Ghauri», adatto a colpire New Delhi o Bombay. «Abbiamo un’ottima "difesa offensiva" - dice il presidente pakistano -, porteremo l’offensiva in territorio indiano». «Il mondo deve capire che la nostra pazienza ha un limite», avverte il premier indiano Atal Behari Vajpayee, che mercoledì aveva esortato le truppe di confine alla «battaglia decisiva» e ieri, inaugurando un tunnel dell’Himalaya, ha preso un po’ di tempo: il nostro errore fu di non reagire il 13 dicembre, spiega Vajpayee, quando i terroristi («mandati dal Pakistan») attaccarono il parlamento indiano, ma allora «il mondo ci disse "abbiate pazienza", queste cose non accadranno più». Gli ultimi attentati, il bollettino quotidiano di morti sulla frontiera (cinque solo ieri), infine gli esperimenti atomici («pura propaganda», sostiene l’India, perché i missili sono cinesi e nordcoreani, quindi già testati) hanno peggiorato la situazione e «noi non siamo impressionati, perché se c’è una guerra globale contro il terrorismo, se le forze americane sono in Afghanistan, come possiamo tollerare ancora azioni terroristiche nel nostro Paese?». Intervenga la comunità internazionale, dunque, o sarà guerra: oltre all’inviato russo, nei prossimi giorni faranno spola tra Islamabad e New Delhi il ministro degli esteri britannico, Jack Straw, e il mediatore americano Richard Armitage. Il generale Musharraf, che oggi parlerà alla nazione, assicura che «il terrorismo non esce dal Pakistan e sulla linea di controllo con l’India non accade niente». I test nucleari, però, «hanno creato una situazione molto pericolosa, dove tutto può accadere», riconosce Colin Powell, segretario di Stato americano. E la Francia ha già richiamato i suoi connazionali da Islamabad, mentre l’Australia raccomanda ai turisti d’evitare l’India.
Una guerra fra due minipotenze con l’atomica «è uno scenario che non posso nemmeno immaginare», fa il moderato Musharraf. Anche se i toni del suo fedelissimo, il generale Aziz Ahmed Khan, sono più accesi: «La nostra difesa è inespugnabile - esulta dopo i due lanci -, la concentrazione di truppe alla frontiera e il ricorso alla forza di qualunque altra potenza non può spaventare i nostri valorosi soldati, sempre più pronti a diventare dei martiri». India e Pakistan, un miliardo di persone contro 145 milioni, hanno già fatto tre guerre, due solo per il Kashmir. Ha sempre vinto l’India, ma allora la Bomba non era decisiva come oggi: «Noi potremmo anche permetterci di perdere 25 milioni di persone - commenta un ufficiale di New Delhi -, ma la domanda è: può permetterselo il Pakistan?».
Francesco Battistini
Esteri
Come dire: noi siamo un miliardo di persone...cosa volete che siano 25 milioni + o -?
Ecco quanto vale la vita in questi Paesi...




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