MILANO - La soddisfazione in via Bellerio è palpabile. Lo si intuisce subito. Anche dai centralinisti e dagli impiegati: sono più rilassati, hanno voglia di scherzare. Sorridono, per stemperare la tensione degli ultimi giorni. Ieri sera i dirigenti erano tutti lì: Roberto Calderoli, Giancarlo Giorgetti, Stefano Stefani, stretti fino a tardi intorno a Umberto Bossi che, incassati tre presidenti di provincia al primo turno (Vicenza, Como e Varese) e numerosi sindaci, ha deciso di rompere una lunga tradizione, che lo vede muto nelle nottate elettorali, e si è concesso a sorpresa al salotto televisivo di Bruno Vespa.

"Il cambiamento ha pagato, da soli prendiamo più voti, ma anche stando al governo i nostri consensi aumentano. La nostra gente finalmente ha capito la natura dell'alleanza con Forza Italia: solo così possiamo cambiare il Paese. Quindi ora si va avanti verso la riforma della Consulta, il Senato delle Regioni e la nuova forma dello Stato". Questa la summa del Bossi-pensiero. Già perché la Lega, dopo lo striminzito 3,9% delle politiche, torna a prendere voti. E anche se è difficile fare numeri precisi, si parla di una percentuale generale intorno al 5%. Un risultato che non solo inverte una tendenza pericolosa, ma consolida il ruolo del Carroccio dentro la Casa delle Libertà. E restituisce al movimento un ruolo politico centrale al Nord.

"Siamo molto soddisfatti per il nostro risultato. Il fatto che i nostri elettori tornino a votarci è un fatto estremamente positivo: hanno capito che si può stare dentro un'alleanza con Berlusconi e Fini e allo stesso tempo cambiare il volto al Paese con le riforme - spiega Francesco Speroni, capo di gabinetto di Umberto Bossi - Alle politiche tutti gli alleati hanno pagato in termini di consensi l'alleanza con Forza Italia dopo una campagna elettorale tutta basata sulla figura del premier. Questo risultato ristabilisce alcuni equilibri: Forza Italia è scesa, mentre noi e An saliamo. Ci stiamo riprendendo quello che ci spetta".

Insomma, il Carroccio, dopo il tributo di sangue del 13 maggio 2001, passa a incassare un anno di frenetica attività dentro il governo, dove ha messo il cappello sulle leggi e le riforme più importanti.

"Certo, la gente ha capito che siamo la forza motrice dell'alleanza: d'altronde le buone idee non guardano le percentuali elettorali - osserva Speroni - ma quello amministrativo non è un voto sull'immigrazione o sugli eros center: a livello locale le persone guardano ai loro problemi, alla strada da rifare o al tombino da sistemare. E soprattutto, valuta come sono stati amministrati".

Tant'è. Però anche a guardare al piccolo, è fuor di dubbio che questo risultato da forza alla Lega e alle sue battaglie, prima fra tutte le nuova legge sull'immigrazione che proprio oggi riprende il suo cammino alla Camera: Bossi ora sarà sempre meno disposto ad accettare diktat da parte dei centristi cattolici dell'Udc.

Intanto, in attesa dei ballottaggi, i leghisti si godono le loro vittorie: quelle in Lombardia a Varese e Como, e quelle in Veneto, con l'affermazione di Manuela Dal Lago alla provincia di Vicenza e l'arrivo di Luca Zaia al ballottaggio a Treviso che, scalzando il candidato della Cdl, ha regalato a Bossi un brivido degno dei vecchi tempi. "Abbiamo dimostrato che in certe realtà non abbiamo bisogno di Forza Italia, specie quando presentano candidati impresentabili - commenta Speroni - Zaia ha ben governato ed è stato premiato, ora ci aspettiamo un forte appoggio di tutta la Cdl al ballottaggio".

Ma questi risultati vanno valutati anche alla luce dei movimenti interni. Così, nettamente promossi sono Giancarlo Giorgetti, da poco segretario della Lega Lombarda e pupillo del Senatùr, ma anche i "veneti" Stefano Stefani e Gian Paolo Gobbo, che tra di loro si fanno la guerra, ma poi quando c'è da combattere uniti riescono sempre a portare a casa buoni risultati. E se sotto il Po il movimento quasi non esiste, maluccio sono andate le cose in Piemonte dove le percentuali rimangono basse e l'unico risultato positivo è il ballottaggio raggiunto da Oreste Rossi ad Alessandria.

E la sinistra? "Hanno voglia a cantar vittoria - conclude Speroni - è come se l'Inter esultasse per avere fatto più punti dello scorso anno. In politica, come nel calcio, conta solo arrivare primi. Diciamo che hanno resistito, ma di certo non hanno vinto: le urne, ancora una volta, li hanno bocciati".

(28 MAGGIO 2002, ORE 15:45)