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    Arrow CUBA e la "dittatura" di Fidel Castro

    Cuba, Castro, Carter, Bush, Progetto Varela e democrazia

    Il nuovo secolo è iniziato nel peggiore dei modi per Fidel Castro e per la sua dittatura. Ogni giorno che passa la sua strada è sempre più difficile...

    Molti sono gli indizi di debolezza dell'anziano dittatore. Tra questi possiamo ricordare il clamoroso svenimento in pubblico, la diatriba con Argentina, Uruguay e Messico (con il quale pare ci sia stata una rottura totale), la condanna in Commissione Diritti Umani a Ginevra (quest'ultima sarebbe una delle cose che meno lo preoccuperebbero, se non fosse per che per la prima volta la risoluzione contro Cuba è stata presentata un paese sudamericano). Ricordiamo inoltre le accuse del governo americano sui presunti laboratori di produzione di arme chimiche da parte della dittatura e la crisi del turismo.

    Questi e molti altri problemi, giorno dopo giorno, svuotano le tasche del vecchio dittatore.

    Fidel Castro sa bene che la soluzione dei suoi problemi finanziari non può che passare per la fine dell'embargo, e per arrivare a ciò, in questi momenti di difficoltà è disposto perfino a lasciare che un ex presidente USA, parli di libertà e di democrazia davanti alle telecamere della sua tv, come ha fatto il Presidente Carter.

    Carter viene ricevuto nell'aeroporto dell'Avana dal dittatore cubano, che per l'occasione ha indossato il completo da gala, cosa che precedentemente ha fato solo per il Papa, dimostrando così il suo scarso rispetto per gli altri presidenti del continente che sono stati in visita ufficiale a Cuba. Tutti l'abbiamo sempre visto ricevere personalità illustri del calibro del presidente Fox con la sua divisa di vecchio guerrigliere.

    La banda dell'esercito ha dovuto provare per mesi l'inno americano: nessuno sapeva come si suonasse perché erano molti anni che a Cuba non si sentiva. Il popolo cubano si è commosso al vedere la bandiera cubana e quella a stelle e strisce sventolare assieme.

    La prima cosa che il Presidente Carter ha voluto fare all'arrivo nell'isola è stato dimostrare che Cuba non produce arme chimiche. "El manisero" (come lo chiamava Castro quando era presidente) è andato in un laboratorio di non si sa bene cosa, in compagnia di presunti medici e guide. Una volta lì ha chiesto ad uno del personale se si producono armi chimiche in questo laboratorio. La riposta stata, ovviamente, "no". Che cosa può rispondere uno che lavora per la dittatura? Che cosa può rispondere uno che magari è un membro della polizia castrista? Per molti anni è stato chiesto a Fidel Castro se a Cuba si violano i diritti umani, se è praticata la tortura, se ci sono "desaparecidos" e lui ha sempre spudoratamente risposto di no.

    Nel corso della sua visita, Carter ha avuto la possibilità di parlare al popolo cubano attraverso la televisione. Ci hanno segnalato che la notte del discorso di Carter è venuta a mancare l'elettricità in molti luoghi dell'isola.

    Il giornale Granma, organo della dittatura, ha poi pubblicato solo la parte del discorso in cui Carter parla contro l'embargo.

    E' molto triste il fatto che la dittatura, ancora una volta, ha lasciato dire ad un ex presidente americano in visita a Cuba ciò che il popolo cubano può dire soltanto dall'esilio.

    Carter ha solo ripetuto di maniera molto diplomatica ciò che da tanti anni denunciano i cubani in esilio. Gli stessi cubani in esilio che vengono definiti mafiosi e intolleranti.

    Questa visita di Carter ha creato molte aspettative, com'era stato per la visita del Papa nel '98. Tutti si aspettavano l'avvento della democrazia e della libertà, che il popolo cubano chiede da quasi mezzo secolo.

    Il cardinale Jaime Ortega, al contrario, si è mostrato scettico sui cambiamenti che sarebbero avvenuti dopo la vista di Carter.

    Nel suo discorso, l'ex presidente ha parlato del "Progetto Varela", che prende il nome di Felix Varela un sacerdote cubano dell'epoca coloniale. Questo discusso progetto è stato proposto da un gruppo di oppositori, ma una parte dei cubani in esilio e una parte degli oppositori nell'isola non lo accettano. E per quale motivo? Perché il progetto consiste nella creazione di una illegale costituzione "laica e socialista" fatta dalla dittatura senza consultare il popolo cubano. Una costituzione creata da un presidente non eletto democraticamente.

    Alcuni passaggi del progetto Varela, la costruzione socialista creata da Castro, prevedono per i cittadini cubani il diritto di proporre cambiamenti all'ordine giuridico, e definiscono le procedure affinché, mediante consultazione popolare, il Paese possa decidere le riforme da realizzare. Per questi "referendum" è prevista la raccolta di 10.000 firme. L'opposizione dice di averne raccolte più di 20.000, ma una parte è stata distrutta dalla polizia della dittatura che poi ha perseguitato gli oppositori che avevano raccolto le firme. Undicimila sono state presentate al parlamento cubano giorni prima del arrivo di Carter, e ancora la dittatura non ha dato una riposta ufficiale. Del resto, lo stesso Carter al suo arrivo ha dichiarato: "CASTRO VUOLE CONSERVARE IL COMPLETO CONTROLLO SUL SISTEMA E NON DARE NESSUNA OPPORTUNITÀ AI GRUPPI DISSIDENTI DI METTERE IN PERICOLO IL SUO POTERE".

    Secondo me Carter è stato essenzialmente un "utile idiota" per la dittatura cubana, nonostante i suoi buoni propositi. La fine dell'embargo che Carter chiede a gran voce, significherebbe solamente dare maggiori possibilità a Castro di ottenere i finanziamenti di cui ha bisogno per continuare ad opprimere il popolo cubano.

    Ho molto apprezzato, invece, le parole che Presidente Bush ha pronunciato in un recente discorso sulla dittatura cubana.

    Il 20 maggio si sono celebrati i cento anni della Repubblica di Cuba. Per l'occasione, Bush ha voluto festeggiare questa giornata con i cubani in esilio. Quei cubani in esilio che non dimenticano il loro popolo e il loro Paese.

    Quei cubani in esilio che festeggiano lontano dalla loro patria la festa che la dittatura non lascia celebrare in patria: la festa dell'indipendenza coloniale.

    In quest'occasione il presidente Bush è stato a Miami e ha tenuto un discorso molto importante.

    Ha parlato ai cubani in esilio delle nuove misure che la sua amministrazione prenderà contro la dittatura cubana. Alcuni membri del governo Bush hanno assicurato: "Se il governo cubano farà passi in avanti verso la democrazia, il presidente Bush promette di lavorare col Congresso degli Stati Uniti per ammorbidire l'embargo economico contro Cuba, a partire dalle restrizioni per viaggiare all'isola". Bush chiede alla dittatura consentire lo svolgimento di libere elezioni per il rinnovo della Assemblea Nazionale Cubana nel 2003.

    "Il miglioramento delle relazioni tra Cuba e Stati Uniti è nelle mani di Castro e del suo governo" sostiene Bush e inoltre: "I partiti dell'opposizione devono avere il diritto di organizzarsi e di parlare liberamente attraverso i mezzi di comunicazione". "Cuba deve realizzare elezioni libere nel 2003, sotto il controllo di osservatori internazionali."

    La normalizzazione delle relazioni con Cuba, con l'apertura commerciale ed un robusto programma di aiuti, saranno possibili solo quando Cuba avrà un nuovo governo, pienamente democratico, dove le leggi siano rispettate e quando i diritti umani di tutti i cubani cesseranno di essere violati".

    L'amministrazione Bush chiede che tutti i prigionieri politici siano liberati e che possano partecipare alla campagna elettorale. Le organizzazioni internazionali dei diritti umani, inoltre, devono avere la possibilità di visitare Cuba senza restrizioni, onde per assicurarsi che le elezioni si svolgano liberamente.

    "Questi sono alcuni dei passi necessari per assicurarsi che le elezioni del prossimo anno siano una vera manifestazione della volontà del popolo cubano", ha concluso Bush.

    La casa bianca chiede inoltre che il governo cubano apra la sua economia e consenta la creazione di sindacati indipendenti. Che metta fine alle pratiche discriminatorie contro i lavoratori cubani.

    Con queste le riforme, il commercio può fare bene al popolo cubano e permettergli di condividere il progresso dei nostri tempi. Senza queste riforme, ogni traffico commerciale con Cuba non fa che aiutare il regime di Castro e non il popolo cubano.

    Se il governo dell'Avana accetterà le proposte dell'amministrazione Bush, Washington promette di facilitare il flusso di aiuti umanitari per il popolo cubano, specialmente le donazioni provenienti di gruppi religiosi negli Stati Uniti e di altre entità non governative.

    "Questa iniziativa è il principio di una campagna flessibile e duratura progettata per generare cambiamenti pacifici dentro Cuba", ha ribadito Bush.

    Questo e un messaggio chiaro e diretto alla dittatura: non cesserà l'embargo finché non ci saranno aperture democratiche.

    Credo che, per Fidel Castro, questa potrebbe essere una bella occasione per andare in pensione...

    Joel Rodriguez*

    * Vice Presidente del Comitato per i Diritti Umani a Cuba nonché uno dei primi rifugiati politici anticastristi in Italia

    -------------------------------------------------------
    tratto dal sito web
    LEGNO STORTO

  2. #2
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    Predefinito GIORNALE DI VICENZA 7 ottobre 2002

    «Chiedo asilo politico ma mi è viene negato»
    Fuggito con la compagna e la figlioletta rischia di ritornare e finire in prigione
    Formalmente dovrebbe essere la Germania (primo Paese ospitante) a dargli asilo, ma finora le autorità tedesche non l’hanno aiutato


    di Marco Sessa

    Ha scritto praticamente a tutti: dal Papa al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, a ministri vari, al presidente della Conferenza episcopale, al Commissario dell’Unione europea per gli aiuti umanitari, al Commissario delle Nazioni unite per i diritti umani, a parlamentari ed ecclesiastici, per finire a giornali e ad organizzazioni di cubani in esilio. Solo per chiedere una cosa: la possibilità di ottenere asilo politico in Italia, come perseguitato politico.
    Oriel de Armas Peraza, da alcuni mesi in Italia con la compagna Raiza e la figlioletta Brenda, vede avvicinarsi con grande timore la data dell’8 agosto. Quel giorno scade infatti l’ultima proroga del suo permesso di soggiorno, e, se non avrà ottenuto l’asilo politico, verrà espulso.
    «L’asilo politico in Italia mi è stato negato - spiega il giovane esule cubano - per un cavillo giuridico. Secondo la convenzione di Dublino, infatti, dovrebbe essere concesso dal primo Paese in cui si è giunti, che per me sarebbe la Germania. Ma credo che questa formalità potrebbe essere superata».

    - Come mai da Cuba è arrivato in Germania?
    «Avevo conosciuto amici tedeschi, che mi hanno aiutato. Inoltre, non essendo io sposato con Raiza, ma convivendo, lei ha potuto contrarre un matrimonio "sulla carta", di comodo, con un amico tedesco, perchè questo era l’unico modo per farla uscire da Cuba assieme a Brenda. Poi, in Germania, hanno provveduto subito al divorzio».
    - Dalla Germania a Vicenza, perchè?
    «In Germania avevo paura, perchè sono attive alcune associazioni filocastriste. Inoltre, non so perchè, ho capito che non si sarebbero interessati per l’asilo politico. Per questo temo che, se dopo l’8 agosto mi rimandano in Germania, verrò rispedito a Cuba; e questo vuol dire la prigione, e forse anche la morte».
    - Quali passi ha fatto qui a Vicenza?
    «In questura ho parlato con una funzionaria, la signora Gaetana Dovigo, la quale mi ha consigliato di inoltrare una domanda al Presidente Ciampi. Però non ho mai avuto risposta. E non ho potuto avere un permesso temporaneo di lavoro nè la possibilità di assistenza medica per Raiza che è affetta da tiroidismo cronico e per Brenda che soffre di asma».
    «Ho anche tentato un’altra strada: il 4 luglio, festa nazionale degli Stati Uniti, sono andato alla caserma "Ederle", considerandola territorio statunitense. Ho potuto parlare con il generale comandante, chiedendo la possibilità di asilo politico in Usa. Lui ha fatto alcune telefonate, essendo il primo caso del genere che gli capitava, ma poi se n’è andato senza nemmeno salutarmi. E la polizia mi ha allontanato dalla caserma anche in malo modo».
    - E ora che cosa pensa di fare?
    «Spero in un aiuto. Ho già avuto contatti con l’Alleanza patriotica cubana, con il Consiglio dei rifugiati cubani in Svezia (cui appartiene un mio zio, che mi ha consigliato di trasferirmi dalla Germania in Italia)».
    «Spero anche che qui a Vicenza e in Italia qualcuno possa farmi ottenere l’asilo politico. A Vicenza ho trovato molti amici che mi hanno aiutato, anche membri della Chiesa cattolica, pur essendo io appartenente alla Chiesa evangelica».
    - Vorrebbe stabilirsi a Vicenza?
    «Sì, mi piacerebbe. Qui mi sono trovato bene ed ho conosciuto tanti amici. La mia figlioletta Brenda sta già imparando l’italiano, e un po’ anch’io. Vorrei anche creare una sezione italiana dell’Unione degli esuli e dei profughi cubani, che è un’associazione apolitica che lotta solo per la tutela dei diritti umani. Ma ho tanta paura di venir cacciato via. Aiutatemi!».

  3. #3
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  4. #4
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    ... povero Fidel ... oramai ne ha piu' che per una polenta ... non per nulla ha gia' provveduto a "confessare" tutti i suoi peccati al Papa polacco ... guadagnandosi cosi' il paradiso eterno ... in barba alle nefandezze compiute in nome dell'eguaglianza sociale ... garantita si ma .... a bassissimi livelli ...ed a scapito della liberta'.

  5. #5
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    Predefinito Fidel Castro ... Tareq Aziz ... il Papa ... e l’etica del dovere

    http://www.globalgeografia.com/ameri..._nord/cuba.jpg


    Fidel Castro e’ attualmente il despota tirannico piu’ attivo e longevo del mondo.
    Le sue brutalita’ spesso non vengono risapute fuori dall’isola … ma in questi giorni si e’ avuta ulteriore dimostrazione del suo parossismo repressivo che ha visto in questi anni l’annientamento di ogni opposizione interna, divieto di libere elezioni, assenza dei piu’ elementari diritti come l’associazionismo, liberta’ di espressione e di riunione … condanna ad un totale di 1000 anni di carcere ad oltre settanta giornalisti dissidenti di periodici indipendenti.
    Alcuni giorni fa’ Castro ha firmato la condanna a morte per tre cubani colpevoli di aver sequestrato una barca per tentare di scappare sulle coste della Florida dove chiedere asilo politico … condanna a morte da eseguirsi tramite fucilazione.
    Chi si lamenta della lentezza della giustizia italiana … non faccia gaudio nel sapere che … la detenzione, il giudizio (colpevoli di “terrorismo”), la condanna a morte e l’esecuzione dei tre uomini … sia avvenuta in una sola settimana.
    Le prime esecuzioni sommarie di cui si ebbe notizia certa furono, nel 1989, quelle di Arnaldo Ochoa e Tony De La Guardia … che furono fucilati perche’ rappresentavano per il regime dispotico un pericolo … in piena perestroika russa … l’accusa allora fu di narcotraffico.
    La fucilazione di questi giorni coincide con l’offerta dell’Unione Europea, fatta al duce cubano, di una convenzione del valore di 15 milioni di euro … (30 miliardi di vecchie lire circa) … per dare ossigeno alla agonica economia isolana … e’ ovvio, a questo punto, che l’Unione Europea … (diversamente dallo Stato del Vaticano che e’ sempre disponibile a “perdonare” anche i piu’ efferati delitti) … dovra’ “esigere” in cambio una “concreta” garanzia di revisione democratica con l’assunzione almeno dei minimi diritti umani … cosa che difficilmente sara’ accettata dal “caudillo” che basa tutto il suo longevo potere su una struttura di terrore … senza il minimo rispetto per la democrazia.
    Piu’ dell’ottanta per cento della popolazione giovane di Cuba … non ha conosciuto altro sistema di governo che quello castrista … i comitati per la “difesa della Rivoluzione” vigilano casa per casa … onde scovare anche la piu’ piccola attivita’ suscettibile di essere denunciata … il partito unico controlla la vita di tutti gli studenti e di tutti i lavoratori … sino alle fascie piu’ piccole di eta’ … ricordate i giovani balilla ? … Castro ha fatto i giovani pionieri !
    Non c’e nessuno degli oltre 11 milioni della popolazione che si puo’ muovere liberamente in dissenso dal regime … senza che il “comandante” non lo venga a sapere e non lo castighi.
    Amnesty International, l’anno scorso, ha denunciato le centinaia di prigionieri politici che popolano le tetri carceri cubane … Reporters senza Frontiere hanno incluso Fidel tra i dieci nemici mondiali della liberta’ … il Parlamento Europeo (contro votarono il gruppo della Sinistra Unita ed il folcloristico raggruppamento dei Socialisti) decise la concessione del premio Sakarov all’oppositore Osvaldo Payá … uno dei promotori del “Progetto Varela” per raccogliere oltre diecimila firme da presentare alla Assemblea Nazionale Cubana per ottenere un referendum … contro il regime.
    Intellettuali prezzolati continuano a giustificare questa sanguinosa dittatura con la scusa dell’embargo degli Usa … che rappresenta un piccola goccia … rispetto alle entrate (queste vere e in valuta pregiata) del turismo isolano … e nel frattempo il regime ha utilizzato buona parte delle sue entrate per finanziare guerre in Africa … o aiuto e protezione a gruppi terroristici vari.
    L’etica e la morale europea ed occidentale non dovrebbere accettare la coesistenza di un regime che si dichiara “popolare e proletario” e che “nega” ai lavoratori i piu’ minimi diritti del lavoro.
    Quando assistemmo in Vaticano ai convenevoli tra il Papa ed il feroce assassino di curdi Tareq Aziz subito mi torno’ alla memoria il familiare incontro … sia in Vaticano che a Cuba … tra il Papa e Fidel Castro … ed una desolata ed amara constatazione di quanto spesso sia oneroso e difficile insegnare ai propri figli l’etica del dovere ed i principi della democrazia !

  6. #6
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    Predefinito Que viva Cuba libre!

    Il nostro amico Oriel de Armas Peraza dovrebbe fare attenzione, perchè in italia ci sono partiti amici del Pkk e di Castro, specialmente Diliberto e soc i, nonche rizzo ch eha firmato un accordo di collaborazione con il PKK.
    Bisognerebbe sapere che cosa faceva il ragazzo a Cuba e perchè è fuggito.
    In un primo momento mi è venuto in mente che si poteva rivolgere all'Arci di Bologna che ha un filo preferenziale con l'Avana, ma anche li. jovanotti e soci sono amici diCastro e qundi è meglio soprassedere, la vedo brutta per il nostro amico.
    bisognerebe che qualcuno nel governo siprendesse a cuore questo problema.
    Quando si tratta di diritti umani in un paese a dittatura comunista o appoggiato dai comunisti c'è sempre qualche problema, anche da parte dei democratici, chissà pechè, si vede che in fondo non sono democratici.
    Auguri.

  7. #7
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    Predefinito tratto da L'OPINIONE 11 aprile 2003


    "Tunnel senza uscita per Cuba"

    di Davide Giacalone

    El Barba è un uomo furbo, conosce le debolezze dell’occidente, sa come sedurlo. E’ bravo al punto da riuscire a far dimenticare la realtà che tutti, ma proprio tutti, hanno sotto gli occhi. Già, perché Fidel Castro è un dittatore spietato, un affamatore del suo popolo, un guerrafondaio che ha trasformato il suo esercito in truppe mercenarie al servizio del fu comunismo sovietico, un nemico d’ogni forma di cultura.

    Avete presente la musica cubana? Ne parla bene solo chi non la conosce. Già, perché la musica cubana, la musica di un paese caraibico, immerso in arcipelaghi dove sono nate tendenze, tonalità e melodie nuove, la musica cubana è morta, ferma a "Hasta Siempre". Qualcuno dice: no, c’è il Buena Vista social club, la riscoperta dei vecchi artisti. Balle, quella è solo l’abilità di Ray Cooder, americano, per il resto è la storia di gente ridotta in miseria.

    Ma El Barba è bravo, riesce ancora a vendere la leggenda del liberatore, di colui il quale ha riscattato i cubani dalla dittatura di Batista, asservita agli americani. Cattivacci, questi americani.

    Peccato che, allora, Cuba era il paese dell’America Latina a più alto tasso d’istruzione ed a più basso tasso di mortalità infantile; era un’economia in crescita. Certo, come no, Batista non brillava certo per liberalità ed aperture alla democrazia. Ma, per quanto ce la mettesse tutta, non era peggio di Castro. Ai suoi tempi Cuba era frequentata dai mafiosi (ma anche da Heminguay).

    Oggi, dei mafiosi non saprei dire, ma i pullman siberiani che scarrozzano gente che si strugge nel caldo umido dimostrano che il vecchio Al Capone non era poi il peggio che poteva capitare. Un vecchio scrittore cubano, Alejo Carpentier, amico del regime, ricorda triste di quando Cuba era piena di puttane provenienti dalla Francia. Adesso non le importano più.

    El Barba, il logorroico forsennato che parla per ore, ore, ore della revolucion, è un furbacchione, che ancora sbatte il ritratto del Che in faccia a qualche vecchio immalinconito, ed ai tanti giovani che pensano sia l’icona di un qualche jeans. Ma, questa volta, El Barba è stato troppo furbo: pensava che la guerra in Iraq, dove quei pervertiti degli americani vanno a sparare sull’inerme guardia repubblicana, fosse evento sufficientemente pervasivo e duraturo da oscurare la retata di uomini liberi, denominati traditori e spie, e la loro condanna a decenni di prigione.

    Il guaio dei cubani sta nel fatto che Castro è una minaccia solo per loro. Se lo terranno fino alla fine. Da quel momento Cuba sarà più libera, mentre è escluso che la popolazione civile possa divenir più povera.

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    Predefinito tratto dalla Agenzia ANSA 30 aprile 2003


    Cuba/Pri: improprio accostamento fra Ugo La Malfa e Castro

    Il Pri respinge il richiamo fatto ieri alla Camera da Marco Rizzo, del Pdci, che parlando delle condanne a morte a Cuba ha ricordato che negli anni '70 anche Ugo La Malfa propose lo stesso rimedio contro il terrorismo. Una nota del Pri precisa che ''Ugo La Malfa, all'epoca del sequestro Moro, sostenne che in condizioni eccezionali in cui le Br avevano dichiarato guerra allo Stato, lo Stato democratico poteva legittimamente usare la pena di morte''. ''Per il regime cubano, al contrario, la pena di morte non nasce da nessuna eccezionalita''', afferma il Pri. Nella nota si giudica infine ''molto grave che un partito che siede in un parlamento democratico non si vergogni di fare l'apologia di una dittatura come quella di Castro''.

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    Camera dei Deputati martedì 29 aprile 2003

    Dichiarazione di voto di Giorgio La Malfa sui provvedimenti adottati a Cuba nei confronti dei dissidenti politici

    Signor Presidente, intervengo brevemente, a nome della componente del gruppo Misto Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI, per annunciare che ci atterremo alle indicazioni testè illustrate dal rappresentante del Governo, nel senso che voteremo a favore della mozione La Russa ed altri n. 1-00197 e che, se sarà posta in votazione per parti separate, voteremo a favore della mozione Folena ed altri n. 1-00199 nelle parti testè indicate dal ministro Giovanardi.

    Mi sembra un fatto positivo che la Camera sia giunta a questo dibattito, e mi auguro, tra l'altro, che i colleghi dell'opposizione votino a favore di quella parte della mozione della maggioranza compatibile con l'impostazione del loro documento.

    Vorrei solo formulare un'osservazione sull'intervento svolto all'inizio del nostro dibattito dall'onorevole Folena. Nell'ambito di un intervento importante, che ha indicato la necessità di una vigilanza in tutte le direzioni geografiche sulle condizioni di violazione dei diritti civili e delle libertà, egli ha affermato che Cuba ha evidentemente fatto male i conti, poiché ha pensato di approfittare della guerra in Iraq per potere rincrudire la sua repressione del dissenso fino al punto di comminare le pene di morte.

    Tuttavia, vorrei far osservare - senza che ciò suoni particolarmente come una polemica - che forse è l'esito della guerra in Iraq, ossia il fatto che lì sia caduta una dittatura, che costringe molte parti in causa e molte forze politiche, che sarebbero state molto fredde su questo argomento, ad intervenire con maggiore chiarezza. In altri termini, uno degli aspetti positivi dell'azione militare (lo dico perché l'ho difesa prima che essa si avviasse e quando la stessa si era già avviata) è che, in un certo senso, coloro i quali tacquero l'importanza di colpire la dittatura irachena (naturalmente, non si tratta di un'azione militare nei confronti Cuba, bensì di un'azione politico-diplomatica) oggi sono costretti ad intervenire con chiarezza sulla necessità di fare fronte comune contro una dittatura che colpisce i diritti civili e le libertà.

    Da questo punto di vista, forse ciò che è avvenuto nelle scorse settimane può costituire una svolta positiva nel mondo. Le vicende della Cecenia o del Tibet, di cui hanno parlato l'onorevole Giachetti e molti altri colleghi, forse riceveranno da parte di tutti noi una maggiore attenzione, visto ciò che è avvenuto nel Medio Oriente.

    tratto dal sito http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  10. #10
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    Predefinito tratto da L'OPINIONE 6 marzo 2004

    Amiamo Cuba, non Fidel

    di Davide Giacalone

    Smetteremo mai, noi che ci perdiamo nelle volute dei Puros, di amare la terra di Cuba? Ovvio che no. E coltiviamo il nostro amore anche se Cuba non è solo la terra del tabacco, delle magiche mani dei Torcedor, di quelle fabbriche che sudano storia, ma, anche, la terra della disperazione descritta da scrittori come Gutierrez, Latour, Cabrera, Infante. La terra dove questi scrittori vengono perseguitati per il loro solo scrivere, dalla quale devono scappare senza mai perdere, come tanti altri esuli dall’isola, la speranza, la voglia, la necessità di tornare. Amiamo la Cuba che si trova sotto il tallone della dittatura, anche perché le persone che s’incontrano per le vie dell’Avana la temono, ma non ce n’è uno che la rispetti.

    Sappiamo bene che ci sono momenti, circostanze, nella storia, che possono rendere comprensibile la sospensione delle libertà. Comprensibile, mai apprezzabile, sempre pericolosa, se anche dura lo spazio di un mattino. Ma, a Cuba, la libertà manca da decenni, mentre lo Stato è sempre più poliziesco, pervasivo, intruso, occhiuto ed ottuso. Questo ci è chiaro, e sappiamo che tanta mancanza d’aria libera si deve metterla sul conto di Fidel Castro e del suo regime, della sua dittatura personale. Eppure, Castro è un dittatore che riesce a far credere in una specie di personale buona fede.

    No, non parlo delle infatuazioni castriste di una sinistra imbolsita ed imborghesita, desiderosa di coltivare miti che sostituiscano tutti gli idoli caduti nella polvere, schiacciati dalla storia, maledetti dalle genti. Non parlo di quei pezzi d’occidente che hanno in tal uggia il proprio benessere, nel quale pure sguazzano felici ed incontentabili, da spingersi ad ammirare l’altrui malessere, l’altrui miseria, l’altrui schiavitù. Non parlo di quanti han bevuto, fino in fondo, il calice delle bugie castriste, al punto da attribuire all’embargo (sempre più formale e sempre meno sostanziale, visto il via vai di turisti) le colpe della mancanza di ciò ch’è indispensabile a vivere accettabilmente.

    No, mi riferisco al fatto che la straripante logorrea di Castro, il suo eterno bisogno di spiegarsi, di convincere, di trasformare a chiacchiere la realtà in modo da rendere accettabile l’inaccettabile, il suo infantile desiderio d’essere accettato, sembrano tutti sintomi di una genuinità, di una, appunto, buona fede, che lo porta, forse, a credere in quel che dice. Ebbene, anche chi non riesce a far di Castro, come egli merita, ed a pieni voti, un Franco, uno Stalin in sedicesimi tropicali, un Idi Amin Dada vegetariano, avrà letto con ironico dolore la classifica dei ricchi, pubblicata da Forbes, ed avrà appreso che il suo patrimonio personale, ammontante a 150 milioni di dollari, supera quello della regina d’Olanda.

    Lasciamo perdere il fatto che quel patrimonio è incomparabilmente superiore a quello di leader politici cresciuti alla scuola delle battaglie democratiche, come Blair, perché questi sono borghesi, bottegai, rappresentanti di una genia castrianamente disprezzabile. Ma egli supera le case regnanti. Ora, quando si è dittatori, ed in quella posizione, dal 1959, si accumula un patrimonio di quel tipo, senza mai avere svolto un quale che sia lavoro, avendo costretto i propri cittadini a non potersi scegliere neanche la casa, avendo costretto i tassisti a non disporre neanche della benzina, non si può chiedere che gli altri credano alla buona fede. Difatti, a Cuba, ci crede solo qualche turista rincitrullito dal Ron.

    Davide Giacalone
    giac@rmnet.it

 

 
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