Cuba, Castro, Carter, Bush, Progetto Varela e democrazia
Il nuovo secolo è iniziato nel peggiore dei modi per Fidel Castro e per la sua dittatura. Ogni giorno che passa la sua strada è sempre più difficile...
Molti sono gli indizi di debolezza dell'anziano dittatore. Tra questi possiamo ricordare il clamoroso svenimento in pubblico, la diatriba con Argentina, Uruguay e Messico (con il quale pare ci sia stata una rottura totale), la condanna in Commissione Diritti Umani a Ginevra (quest'ultima sarebbe una delle cose che meno lo preoccuperebbero, se non fosse per che per la prima volta la risoluzione contro Cuba è stata presentata un paese sudamericano). Ricordiamo inoltre le accuse del governo americano sui presunti laboratori di produzione di arme chimiche da parte della dittatura e la crisi del turismo.
Questi e molti altri problemi, giorno dopo giorno, svuotano le tasche del vecchio dittatore.
Fidel Castro sa bene che la soluzione dei suoi problemi finanziari non può che passare per la fine dell'embargo, e per arrivare a ciò, in questi momenti di difficoltà è disposto perfino a lasciare che un ex presidente USA, parli di libertà e di democrazia davanti alle telecamere della sua tv, come ha fatto il Presidente Carter.
Carter viene ricevuto nell'aeroporto dell'Avana dal dittatore cubano, che per l'occasione ha indossato il completo da gala, cosa che precedentemente ha fato solo per il Papa, dimostrando così il suo scarso rispetto per gli altri presidenti del continente che sono stati in visita ufficiale a Cuba. Tutti l'abbiamo sempre visto ricevere personalità illustri del calibro del presidente Fox con la sua divisa di vecchio guerrigliere.
La banda dell'esercito ha dovuto provare per mesi l'inno americano: nessuno sapeva come si suonasse perché erano molti anni che a Cuba non si sentiva. Il popolo cubano si è commosso al vedere la bandiera cubana e quella a stelle e strisce sventolare assieme.
La prima cosa che il Presidente Carter ha voluto fare all'arrivo nell'isola è stato dimostrare che Cuba non produce arme chimiche. "El manisero" (come lo chiamava Castro quando era presidente) è andato in un laboratorio di non si sa bene cosa, in compagnia di presunti medici e guide. Una volta lì ha chiesto ad uno del personale se si producono armi chimiche in questo laboratorio. La riposta stata, ovviamente, "no". Che cosa può rispondere uno che lavora per la dittatura? Che cosa può rispondere uno che magari è un membro della polizia castrista? Per molti anni è stato chiesto a Fidel Castro se a Cuba si violano i diritti umani, se è praticata la tortura, se ci sono "desaparecidos" e lui ha sempre spudoratamente risposto di no.
Nel corso della sua visita, Carter ha avuto la possibilità di parlare al popolo cubano attraverso la televisione. Ci hanno segnalato che la notte del discorso di Carter è venuta a mancare l'elettricità in molti luoghi dell'isola.
Il giornale Granma, organo della dittatura, ha poi pubblicato solo la parte del discorso in cui Carter parla contro l'embargo.
E' molto triste il fatto che la dittatura, ancora una volta, ha lasciato dire ad un ex presidente americano in visita a Cuba ciò che il popolo cubano può dire soltanto dall'esilio.
Carter ha solo ripetuto di maniera molto diplomatica ciò che da tanti anni denunciano i cubani in esilio. Gli stessi cubani in esilio che vengono definiti mafiosi e intolleranti.
Questa visita di Carter ha creato molte aspettative, com'era stato per la visita del Papa nel '98. Tutti si aspettavano l'avvento della democrazia e della libertà, che il popolo cubano chiede da quasi mezzo secolo.
Il cardinale Jaime Ortega, al contrario, si è mostrato scettico sui cambiamenti che sarebbero avvenuti dopo la vista di Carter.
Nel suo discorso, l'ex presidente ha parlato del "Progetto Varela", che prende il nome di Felix Varela un sacerdote cubano dell'epoca coloniale. Questo discusso progetto è stato proposto da un gruppo di oppositori, ma una parte dei cubani in esilio e una parte degli oppositori nell'isola non lo accettano. E per quale motivo? Perché il progetto consiste nella creazione di una illegale costituzione "laica e socialista" fatta dalla dittatura senza consultare il popolo cubano. Una costituzione creata da un presidente non eletto democraticamente.
Alcuni passaggi del progetto Varela, la costruzione socialista creata da Castro, prevedono per i cittadini cubani il diritto di proporre cambiamenti all'ordine giuridico, e definiscono le procedure affinché, mediante consultazione popolare, il Paese possa decidere le riforme da realizzare. Per questi "referendum" è prevista la raccolta di 10.000 firme. L'opposizione dice di averne raccolte più di 20.000, ma una parte è stata distrutta dalla polizia della dittatura che poi ha perseguitato gli oppositori che avevano raccolto le firme. Undicimila sono state presentate al parlamento cubano giorni prima del arrivo di Carter, e ancora la dittatura non ha dato una riposta ufficiale. Del resto, lo stesso Carter al suo arrivo ha dichiarato: "CASTRO VUOLE CONSERVARE IL COMPLETO CONTROLLO SUL SISTEMA E NON DARE NESSUNA OPPORTUNITÀ AI GRUPPI DISSIDENTI DI METTERE IN PERICOLO IL SUO POTERE".
Secondo me Carter è stato essenzialmente un "utile idiota" per la dittatura cubana, nonostante i suoi buoni propositi. La fine dell'embargo che Carter chiede a gran voce, significherebbe solamente dare maggiori possibilità a Castro di ottenere i finanziamenti di cui ha bisogno per continuare ad opprimere il popolo cubano.
Ho molto apprezzato, invece, le parole che Presidente Bush ha pronunciato in un recente discorso sulla dittatura cubana.
Il 20 maggio si sono celebrati i cento anni della Repubblica di Cuba. Per l'occasione, Bush ha voluto festeggiare questa giornata con i cubani in esilio. Quei cubani in esilio che non dimenticano il loro popolo e il loro Paese.
Quei cubani in esilio che festeggiano lontano dalla loro patria la festa che la dittatura non lascia celebrare in patria: la festa dell'indipendenza coloniale.
In quest'occasione il presidente Bush è stato a Miami e ha tenuto un discorso molto importante.
Ha parlato ai cubani in esilio delle nuove misure che la sua amministrazione prenderà contro la dittatura cubana. Alcuni membri del governo Bush hanno assicurato: "Se il governo cubano farà passi in avanti verso la democrazia, il presidente Bush promette di lavorare col Congresso degli Stati Uniti per ammorbidire l'embargo economico contro Cuba, a partire dalle restrizioni per viaggiare all'isola". Bush chiede alla dittatura consentire lo svolgimento di libere elezioni per il rinnovo della Assemblea Nazionale Cubana nel 2003.
"Il miglioramento delle relazioni tra Cuba e Stati Uniti è nelle mani di Castro e del suo governo" sostiene Bush e inoltre: "I partiti dell'opposizione devono avere il diritto di organizzarsi e di parlare liberamente attraverso i mezzi di comunicazione". "Cuba deve realizzare elezioni libere nel 2003, sotto il controllo di osservatori internazionali."
La normalizzazione delle relazioni con Cuba, con l'apertura commerciale ed un robusto programma di aiuti, saranno possibili solo quando Cuba avrà un nuovo governo, pienamente democratico, dove le leggi siano rispettate e quando i diritti umani di tutti i cubani cesseranno di essere violati".
L'amministrazione Bush chiede che tutti i prigionieri politici siano liberati e che possano partecipare alla campagna elettorale. Le organizzazioni internazionali dei diritti umani, inoltre, devono avere la possibilità di visitare Cuba senza restrizioni, onde per assicurarsi che le elezioni si svolgano liberamente.
"Questi sono alcuni dei passi necessari per assicurarsi che le elezioni del prossimo anno siano una vera manifestazione della volontà del popolo cubano", ha concluso Bush.
La casa bianca chiede inoltre che il governo cubano apra la sua economia e consenta la creazione di sindacati indipendenti. Che metta fine alle pratiche discriminatorie contro i lavoratori cubani.
Con queste le riforme, il commercio può fare bene al popolo cubano e permettergli di condividere il progresso dei nostri tempi. Senza queste riforme, ogni traffico commerciale con Cuba non fa che aiutare il regime di Castro e non il popolo cubano.
Se il governo dell'Avana accetterà le proposte dell'amministrazione Bush, Washington promette di facilitare il flusso di aiuti umanitari per il popolo cubano, specialmente le donazioni provenienti di gruppi religiosi negli Stati Uniti e di altre entità non governative.
"Questa iniziativa è il principio di una campagna flessibile e duratura progettata per generare cambiamenti pacifici dentro Cuba", ha ribadito Bush.
Questo e un messaggio chiaro e diretto alla dittatura: non cesserà l'embargo finché non ci saranno aperture democratiche.
Credo che, per Fidel Castro, questa potrebbe essere una bella occasione per andare in pensione...
Joel Rodriguez*
* Vice Presidente del Comitato per i Diritti Umani a Cuba nonché uno dei primi rifugiati politici anticastristi in Italia
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tratto dal sito web
LEGNO STORTO




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