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"Concediamo dieci giorni, poi ci pensiamo noi a bonificare l'immobile". Il volto hard del leghismo riemerge a Milano, di fronte a una casa occupata. La giustizia fai-da-te dei volontari verdi.
di Adolfo Valente

MILANO - Il problema dei centri sociali? Lo risolvono i padani. A bastonate. Anzi “a Bastoni”, Max Bastoni. Il nome, sembra incredibile, è registrato all’anagrafe. Insomma, il capo delle ronde padane, che promettono di “bonificare” le case occupate milanesi, si chiama davvero Bastoni. Nomen omen, certo. Sebbene l’ironia sulla vicenda sembri fin troppo banale. Non più banale però, dei concetti espressi nel comunicato che “il volto becero del leghismo” ha partorito e inviato ai giornali in mattinata.

A far da sfondo alla vicenda una delle tante case occupate alla periferia delle metropoli. Milano, in questo caso. Accade, insomma, che una banda di leoncavallini, insieme a qualche extracomunitario e qualche Rom senza altra abitazione, abbia occupato Cascina Turro, nel capoluogo lombardo. Un edificio fatiscente in periferia.

I problemi sono i soliti, e non per questo meno gravi: il quartiere è infastidito ed ha paura, la convivenza è difficile, l’abuso e l’illegalità, da parte di chi si arroga il diritto di entrare in una proprietà non sua, quanto mai evidenti.

Eppure, la soluzione minacciata, è di quelle capaci di far arricciare il naso anche al più consumato celerino. Eh sì, perché Max Bastoni, nella propria altisonante qualità di coordinatore dei “volontari verdi”, gli stessi delle ronde in metropolitana, per intenderci, prende carta e penna e scrive: ”Abbiamo deciso di concedere ancora dieci giorni, dopo di che, se questo immobile sarà ancora occupato ci penseremo noi a bonificarlo. Chiameremo a raccolta i volontari verdi da tutta la Padania e non ci fermeremo fino a quando giustizia non sarà fatta".

Segue comunicazione di servizio: "Comunicheremo la data e il luogo per l’eventuale sgombero”. Lo sgombero, insomma, lo fanno loro. Le forze dell'ordine si occupino di altro.

E dire che, a Roma, il senatur Umberto Bossi fatica non poco per accreditarsi come soggetto politico autorevole e per affrancarsi dalle intemperanze delle origini. Non a caso, dall’ufficio stampa della segreteria nazionale, mettono subito le mani avanti: ”I volontari verdi sono un’associazione che non dipende dal partito”. Anche se poi sono disposti ad ammettere che si muovono nella sfera d’influenza della Lega Nord. Tanto che il presidente onorario dell’associazione è nientemeno che il sanguigno Borghezio, autorevole esponente padano.

Le minacce? La giustizia fai-da te? La spedizione punitiva?Dalla Lega minimizzano. L’addetta stampa nazionale, Nicoletta Maggi, ci mette le mani sul fuoco: ”Sono ragazzi, e usano il linguaggio un po’ colorito dei ragazzi. Non bisogna prenderli sul serio. In tanti anni che ci sono non hanno mai creato problemi al partito. Non hanno mai fatto male a una mosca. Parlano così, ma poi non fanno nulla”.

Max Bastoni però, a chiamarlo al telefono, parla peggio di come scrive: ”Noi faremo un presidio davanti alla cascina – promette – e chiederemo di entrare come sono entrati loro”. E se si arriva allo scontro fisico? Alla violenza? “Non ci tireremo indietro. Non ci faremo intimorire. Non abbiamo mai avuto paura di queste cose. Noi entriamo e sgomberiamo”.

Le ragioni? Sempre quelle, sempre inconfutabili: “la gente del quartiere ha paura, queste persone occupano illegalmente spazi non loro, si drogano”. Eppure, chissà perché, il “bastone di Bastoni”, oltre a evocare fantasmi del passato, rischia di fare più paura dell'arroganza, indisciplinata e gratuita, dei leoncavallini.

( 27 MAGGIO 2002, ORE 13.39)