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    Predefinito Il linguaggio degli animali

    Dal sito http://www.sufi.it/index.htm

    Timur Agha e il linguaggio degli animali

    C'era una volta un turco, di nome Timur Agha, che stava passando al setaccio paesi e città, villaggi e contrade, alla ricerca di qualcuno che potesse insegnargli la lingua degli animali e degli uccelli. Ovunque si trovasse, non tralasciava di cercare: sapeva che il grande Najmudin Kubra aveva posseduto questa capacità e voleva entrare in contatto con uno dei suoi diretti discepoli, per poter a sua volta beneficiare di questa misteriosa scienza, la scienza di Salomone.
    Ora, avvenne che un giorno, proprio perché aveva saputo coltivare le qualità della virilità e della generosità, egli salvò la vita a un vecchio derviscio dall'aspetto fragile che era rimasto appeso alle funi rotte di un ponte di corda, in montagna. "Figlio mio, sono Bahaudin il derviscio", disse il vecchio, "e ho letto nei tuoi pensieri. D'ora in poi conoscerai il linguaggio degli animali". Timur Agha promise di non confidare mai il segreto a nessuno e si affrettò a tornare alla sua fattoria.
    Ben presto si presentò l'occasione di mettere in pratica il suo nuovo potere. Un bue e un'asina stavano discutendo nel loro linguaggio: "Io devo tirare l'aratro", diceva il bue, "mentre tu non hai altro da fare che andare al mercato. Sei indubbiamente più intelligente di me; consigliami, dunque, perché voglio uscire da questa triste situazione".
    "Tutto ciò che devi fare", rispose l'asina astutamente, "è sdraiarti a terra e simulare un terribile mal di stomaco. Il contadino si prenderà cura di tè perché sei un animale prezioso. Ti lascerà riposare e ti darà del cibo migliore".
    Ma Timur aveva naturalmente capito tutto e quando il bue si sdraiò a terra disse ad alta voce: "Questa sera stessa porterò questo bue al macello, a meno che non si senta meglio entro mezz'ora". Immediatamente il bue si sentì meglio, persino molto meglio di prima!
    La cosa divertì molto Timur, che si mise a ridere. Sua moglie - che era curiosa e di indole piuttosto arcigna - gli chiese con insistenza il motivo della sua allegria. Ricordandosi della sua promessa, Timur si rifiutò di parlarne.
    Il giorno dopo si recarono al mercato: la moglie era seduta sull'asina, mentre il contadino camminava al suo fianco e l'asinello li seguiva trotterellando. Il piccolo asino si mise a ragliare e Timur capì che stava dicendo a sua madre: "Non ce la faccio più a camminare; fammi salire in groppa". La madre rispose, nella lingua asinina: "Sto portando la moglie del contadino, e noi siamo solo animali; questa è la nostra sorte; non c'è nulla che possa fare per tè, figlio mio!".
    Timur fece immediatamente scendere sua moglie dall'asina per permettere all'asinello di riposare. Si fermarono sotto un albero. La moglie era furiosa, ma Timur disse solo: "Credo che sia ora di riposarci".
    L'asina pensò: "Quest'uomo conosce la nostra lingua. Mi avrà sentito parlare con il bue ed ecco perché lo ha minacciato di farlo macellare. Però a me non ha fatto nulla, anzi, ha ripagato l'intrigo con la gentilezza".
    Emise un raglio che voleva dire: "Grazie, padrone". Timur si mise a ridere al pensiero del segreto che aveva, ma la moglie era sempre più arrabbiata.
    "Credo che tu capisca qualcosa del linguaggio di questi animali", disse infine.
    "Chi ha mai sentito dire di animali che parlano?", chiese Timur.
    Quando furono rientrati a casa, Timur preparò il giaciglio del bue con della paglia fresca che aveva comprato, e il bue gli disse: "Tua moglie ti assilla! Di questo passo il tuo segreto sarà presto svelato. Se solo tè ne rendessi conto, pover'uomo, potresti insegnarle a comportarsi bene e ad evitarti dispiaceri solo minacciandola di frustarla con una bacchetta non più grossa del tuo mignolo".
    "Ecco che questo bue che ho minacciato di portare al macello si preoccupa del mio benessere!", pensò Timur.
    Così andò da sua moglie, prese una bacchetta e le disse: "Vuoi comportarti bene? Vuoi smetterla di farmi domande anche quando non faccio altro che ridere?".
    La donna ne fu molto allarmata, perché il marito non le aveva mai parlato in quel tono; e in seguito Timur non corse mai più il rischio di fare rivelazioni. E fu così che gli fu risparmiata l'orribile sorte riservata a coloro che svelano segreti a chi non è pronto a riceverli.

    * * *

    Le tradizioni popolari attribuiscono a Timur Agha il potere di percepire un senso nelle cose apparentemente più insignificanti.
    Si dice che questa storia conferisca la Baraka ('grava') al narratore e all'ascoltatore, donde la sua popolarità nei Balcani e nel Medio Oriente. Numerose storie sufi si nascondono sotto forma di favole.
    Nella sua forma più antica, questa storia viene attribuita ad Abu-ishak Chishti, che fu capo dei dervisci 'Cantatori', nel X secolo.

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  2. #2
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    Dal sito http://www.icip.com/hpp/Edibi/ellebi1.htm

    PAROLA DI CANE
    GLI ANIMALI PARLANO DAVVERO e non solo nelle favole: basta saperli ascoltare.Gatti prodigio,delfini e scimpanze' comunicano con l'uomo.
    La voce del cane Charlie in Tv
    articolo della giornalista Patrizia Ventura tratto dal settimanale "Gioia" del 24 luglio 1989

    Roma, luglio
    "Tu sei forte, tu sei forte": le parole un po' cantilenanti raggiungono improvvisamente la platea silenziosa del teatro Parioli, a Roma. Quella che gli ospiti del Maurizio Costanzo Show hanno udito distintamente e' la voce di Charlie, un barboncino bianco di 18 mesi, che Laura Bergagna, giornalista de La Stampa, ha inciso sul suo registratore. Da quel lunedi' 3 luglio, dopo aver ascoltato la voce di Charlie, non si puo' piu' dire che al migliore amico dell'uomo manchi solo la parola. Gli animali parlano , e questa ne e' la prova.
    Una delle tante, perche' Laura Bergagna da tre anni raccoglie le voci dei cani (i suoi: ne ha 5, ma anche quelli altrui) e sull'argomento ha scritto un libro: "Dialoghi col mio cane Napoleone e altri animali".
    Pubblicato due mesi fa e presentato al pubblico il 1° di luglio alla libreria Croce di Roma, dallo scrittore Giorgio Bassani e dalla poetessa Maria Luisa Spaziani, il volume e' gia' esaurito.
    Ma in cantiere ce n'e' gia' un secondo, ricco di nuove testimonianze, registrazioni e non solo di cani (tra cui la sua Gelsomina e Fiocca), ma anche gatti e animali di diverse specie.
    "La scoperta che i cani possono parlare e' stata del tutto casuale", racconta Laura Bergagna. "Nel gennaio del 1986, mi trovavo a Capri con il mio cane Napoleone. Eravamo entrambi sofferenti di salute. Io tentavo esperimenti di psicofonia, cercavo cioe' di captare con il registratore le voci dell'aldila', di una persona cara scomparsa da poco. Per far questo dovevo incidere i rumori di fondo: lo sciabordio del mare, il fruscio del vento. In questo modo l'apparecchio aveva registrato anche l'abbaiare di Napoleone, che mi stava accanto. Riascoltando poi il nastro a velocita' rallentata, ho udito chiaramente queste parole:"Tu non m'ami...si', sono il vecchio, il mostro". Era sicuramente Napoleone che, da quando l'avevo raccolto trovatello, avevo sempre affettuosamente soprannominato mostro per la sua grande bruttezza, unita' pero' ad un'altrettanto grande simpatia. Napoleone era effettivamente anche molto vecchio, non poteva essere stato che lui a parlare. Fu una vera rivelazione: un universo intero da scoprire mi si schiudeva davanti."



    CONVERSANDO CON GLI ANIMALI
    articolo della giornalista Stella Cervasio tratto dal quotidiano "La Repubblica" del 7 giugno 1989

    La signora parla con i cani.
    Ma non si tratta di irreversibili attacchi di zoofilia: Laura Bergagna, inviato speciale della Stampa di Torino, tre lingue, seri studi di parapsicologia, ha scoperto per caso che un registratore riusciva a "dipanare" le frasi mugolate dal suo cane Napoleone, miracoloso incrocio tra un bassotto e un pastore tedesco.
    Giura che una mattina in cui teneva acceso il Sony di fronte ai Faraglioni di Capri, il nastro ha rimandato parole comprensibili a qualsiasi udito. Per chi non ci credesse, i particolari sono nel libro "Dialoghi col mio cane Napoleone e altri animali", un migliaio di incredule copie vendute in un baleno dalle edizioni del Capricorno del Centro Scientifico Torinese (presentate giovedi sera alla libreria Croce di corso Vittorio Emanuele), e un'opportuna ristampa in arrivo.
    E' morto l'anno scorso Napoleone, cane improbabile e permaloso, che quando si accorse di essere compreso dalla padrona le rinfaccio' l'odiosa dieta di riso a cui l'aveva sottoposto tutta la vita. Il trovatello a quattro zampe, raccolto sul Gianicolo nel '73, non manco' di sottolineare anche quanto fosse irriverente benche' affettuosamente pronunciato, il nomignolo "mostro" che Laura Bergagna usava nei suoi confronti.
    Ma l'autrice del libro, sempre col registratore in borsa, continua a ottenere gli stessi risultati con i suoi gatti, con un pappagallo e con un fringuello di nome Settimio. E l'esperienza non si limita alle mura domestiche:" Proprio ieri ho incontrato a Piazza del Paradiso un barboncino bianco su una seggiolina davanti a un negozio di rigattiere - racconta la signora - ho capito che era impaziente di comunicare. Infatti ha pronunciato un appello, il messaggio di un privilegiato:" Devi parlare dei cani poveri", e la sua voce e' stata riconosciuta perfettamente dalla padrona, che poi era la nipote di Aldo Fabrizi".
    Naturalmente non si puo' fare a meno del mezzo tecnico, secondo Laura Bergagna, per "tradurre" latrati e mugolii. Basta rallentare i suoni, riascoltare con attenzione e le parole appariranno distinte. Alle sue tesi non e' ancora arrivato il conforto dalla scienza, "ma sono stati studiati al ralenti anche le voci dei delfini", afferma la scrittrice, che ha raccolto invece i consensi di esperti in psicofonia, studiosi delle "voci dell'aldilà", incise anche quelle su nastro. "L'ironia mi offende - tiene a precisare - credo in quel che sento e chiedo un'opzione di fiducia. Almeno fino a prova contraria....".

  3. #3
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    Dal sito http://www.icip.com/hpp/Edibi/ellebi1.htm

    PAROLA DI CANE
    GLI ANIMALI PARLANO DAVVERO e non solo nelle favole: basta saperli ascoltare.Gatti prodigio,delfini e scimpanze' comunicano con l'uomo.
    La voce del cane Charlie in Tv
    articolo della giornalista Patrizia Ventura tratto dal settimanale "Gioia" del 24 luglio 1989

    Roma, luglio
    "Tu sei forte, tu sei forte": le parole un po' cantilenanti raggiungono improvvisamente la platea silenziosa del teatro Parioli, a Roma. Quella che gli ospiti del Maurizio Costanzo Show hanno udito distintamente e' la voce di Charlie, un barboncino bianco di 18 mesi, che Laura Bergagna, giornalista de La Stampa, ha inciso sul suo registratore. Da quel lunedi' 3 luglio, dopo aver ascoltato la voce di Charlie, non si puo' piu' dire che al migliore amico dell'uomo manchi solo la parola. Gli animali parlano , e questa ne e' la prova.
    Una delle tante, perche' Laura Bergagna da tre anni raccoglie le voci dei cani (i suoi: ne ha 5, ma anche quelli altrui) e sull'argomento ha scritto un libro: "Dialoghi col mio cane Napoleone e altri animali".
    Pubblicato due mesi fa e presentato al pubblico il 1° di luglio alla libreria Croce di Roma, dallo scrittore Giorgio Bassani e dalla poetessa Maria Luisa Spaziani, il volume e' gia' esaurito.
    Ma in cantiere ce n'e' gia' un secondo, ricco di nuove testimonianze, registrazioni e non solo di cani (tra cui la sua Gelsomina e Fiocca), ma anche gatti e animali di diverse specie.
    "La scoperta che i cani possono parlare e' stata del tutto casuale", racconta Laura Bergagna. "Nel gennaio del 1986, mi trovavo a Capri con il mio cane Napoleone. Eravamo entrambi sofferenti di salute. Io tentavo esperimenti di psicofonia, cercavo cioe' di captare con il registratore le voci dell'aldila', di una persona cara scomparsa da poco. Per far questo dovevo incidere i rumori di fondo: lo sciabordio del mare, il fruscio del vento. In questo modo l'apparecchio aveva registrato anche l'abbaiare di Napoleone, che mi stava accanto. Riascoltando poi il nastro a velocita' rallentata, ho udito chiaramente queste parole:"Tu non m'ami...si', sono il vecchio, il mostro". Era sicuramente Napoleone che, da quando l'avevo raccolto trovatello, avevo sempre affettuosamente soprannominato mostro per la sua grande bruttezza, unita' pero' ad un'altrettanto grande simpatia. Napoleone era effettivamente anche molto vecchio, non poteva essere stato che lui a parlare. Fu una vera rivelazione: un universo intero da scoprire mi si schiudeva davanti."



    CONVERSANDO CON GLI ANIMALI
    articolo della giornalista Stella Cervasio tratto dal quotidiano "La Repubblica" del 7 giugno 1989

    La signora parla con i cani.
    Ma non si tratta di irreversibili attacchi di zoofilia: Laura Bergagna, inviato speciale della Stampa di Torino, tre lingue, seri studi di parapsicologia, ha scoperto per caso che un registratore riusciva a "dipanare" le frasi mugolate dal suo cane Napoleone, miracoloso incrocio tra un bassotto e un pastore tedesco.
    Giura che una mattina in cui teneva acceso il Sony di fronte ai Faraglioni di Capri, il nastro ha rimandato parole comprensibili a qualsiasi udito. Per chi non ci credesse, i particolari sono nel libro "Dialoghi col mio cane Napoleone e altri animali", un migliaio di incredule copie vendute in un baleno dalle edizioni del Capricorno del Centro Scientifico Torinese (presentate giovedi sera alla libreria Croce di corso Vittorio Emanuele), e un'opportuna ristampa in arrivo.
    E' morto l'anno scorso Napoleone, cane improbabile e permaloso, che quando si accorse di essere compreso dalla padrona le rinfaccio' l'odiosa dieta di riso a cui l'aveva sottoposto tutta la vita. Il trovatello a quattro zampe, raccolto sul Gianicolo nel '73, non manco' di sottolineare anche quanto fosse irriverente benche' affettuosamente pronunciato, il nomignolo "mostro" che Laura Bergagna usava nei suoi confronti.
    Ma l'autrice del libro, sempre col registratore in borsa, continua a ottenere gli stessi risultati con i suoi gatti, con un pappagallo e con un fringuello di nome Settimio. E l'esperienza non si limita alle mura domestiche:" Proprio ieri ho incontrato a Piazza del Paradiso un barboncino bianco su una seggiolina davanti a un negozio di rigattiere - racconta la signora - ho capito che era impaziente di comunicare. Infatti ha pronunciato un appello, il messaggio di un privilegiato:" Devi parlare dei cani poveri", e la sua voce e' stata riconosciuta perfettamente dalla padrona, che poi era la nipote di Aldo Fabrizi".
    Naturalmente non si puo' fare a meno del mezzo tecnico, secondo Laura Bergagna, per "tradurre" latrati e mugolii. Basta rallentare i suoni, riascoltare con attenzione e le parole appariranno distinte. Alle sue tesi non e' ancora arrivato il conforto dalla scienza, "ma sono stati studiati al ralenti anche le voci dei delfini", afferma la scrittrice, che ha raccolto invece i consensi di esperti in psicofonia, studiosi delle "voci dell'aldilà", incise anche quelle su nastro. "L'ironia mi offende - tiene a precisare - credo in quel che sento e chiedo un'opzione di fiducia. Almeno fino a prova contraria....".

  4. #4
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    Dal sito http://users.libero.it/missioni-africane/

    L'UOMO CHE COMPRENDEVA IL LINGUAGGIO DEGLI ANIMALI
    (Fiaba africana)

    Sono qui pronto a raccontare la mia storia. Ascoltate!
    Una volta c'era un uomo. Sua moglie era guercia. Tutti sapevano che quest'uomo era pieno di debiti. Tutti gli abitanti del villaggio, un villaggio grande come il nostro di Koun Fao, tutti, gli avevano prestato del denaro. Quest'uomo aveva una seconda moglie. Un giorno, improvvisamente, dice alle mogli:
    - Me ne vado a vivere in un cascinale in foresta.
    Andò dunque a stabilirsi in foresta dove costruì un cascinale in cui visse con le mogli. Ogni giorno andava a caccia e si appostava dietro ad un albero. Un giorno, non lontano da lui, appostato per la caccia, c'erano anche Pantera e Pitone. Anche loro erano là nascosti a braccare la selvaggina.
    Erano là da parecchio tempo. L'alba stava sorgendo. Guardarono: si avvicinava un'antilope. Pitone lanciò un getto di saliva sul muso dell'antilope. Nello stesso tempo anche Pantera tirò col suo fucile. pa!
    I due affermavano di aver colpito la preda nello stesso tempo. Si misero a discutere. Ora quando l'uomo del villaggio era là in agguato, pitone l'aveva visto. Pitone disse allora.
    - A proposito della questione che stiamo discutendo, io ho un testimone.
    - Chi è il tuo testimone?
    - Il mio testimone, disse Pitone, è l'uomo del villaggio che è nascosto laggiù.
    Lo si chiamò. venne. quando fu sul posto ognuno lo voleva dalla sua parte. Gli chiesero:
    - Uomo del villaggio, a chi appartiene veramente l'animale? E' proprio vero che Pitone ha lanciato dalla sua bocca la saliva sul muso dell'animale prima che Pantera sparasse col suo fucile?
    L'uomo rispose:
    - Sì, è stato proprio Pitone.
    - Allora a chi appartiene la selvaggina?
    - Appartiene a pitone.
    - Poiché la questione è chiusa dammi l'antilope e andiamo.
    Pitone prese l'antilope e se ne andò col cacciatore. Arrivati a casa, i figli di Pitone appena videro i due arrivare, gridarono:
    - Ehhhhhh! Papà è arrivato con della selvaggina!
    Erano tutti contenti. Il padre disse:
    - Suvvia, tacete. Oggi è capitato qualcosa. Avete già visto altre volte l'uomo del villaggio qui con me?
    Caro mio! Sopraggiunta la sera l'uomo fu alloggiato. Il suo cuore batteva forte, forte. Tremava dalla paura. Se Pitone lo avesse catturato, cosa poteva fare? Non sapeva proprio che fare. Andarono a coricarsi. Pitone gli disse:
    - Quando ti corichi devi mettere il capo dal lato della porta, non avere paura.
    - D'accordo, rispose l'uomo.
    Pitone aggiunse:
    - Non devi temere nulla.
    - Ho capito, rispose l'altro.
    L'uomo andò dunque a coricarsi. Quando furono tutti coricati, cambio improvvisamente posizione delle gambe. Pitone lasciò il suo giaciglio e s'avanzò lentamente. Arrivato vicino all'uomo disse:
    - Come! Ti avevo detto di non cambiare posizione e che non bisognava avere paura. Se avessi voluto catturarti, non avrei mica atteso la notte.
    L'uomo cambiò allora posizione e rimise il capo dal lato della porta. Era coricato da un po' di tempo, quando vide Pitone che si avvicinava. Pitone arrivò al suo fianco. Aveva un farmaco che fece colare nelle orecchie dell'uomo: crrrrr... Disse poi all'uomo:
    - Adesso puoi comprendere il linguaggio di tutti gli animali. Ecco ti rendo il bene che mi hai fatto. Ora non ti devo più nulla. Te ne puoi andare. L'uomo se ne andò col suo farmaco. Arrivò sulla strada e vide dei cinghiali accovacciati sotto un albero. Imbracciò il fucile per tirare. Improvvisamente uno dei cinghiali disse:
    - Eh! L'uomo del villaggio è proprio sciocco. Non vede l'oro che è nascosto là sotto l'albero. Potrebbe prenderlo, ma lui pensa solo a tirare col suo fucile per ucciderci.
    L'uomo lasciò cadere il fucile. Si avvicinò all'albero, lo sradicò e lo gettò da un lato. Sotto le radici... ecco una grande quantità di oro. Ce n'era tanto che non si poteva raccoglierlo. Fabbricò allora un canestro. Uscì dal bosco e arrivò a casa. Le sue mogli si misero a gridare:
    - Eccolo che arriva!
    - Zitte, disse il marito, state tranquille, oggi sono proprio felice. Andate al villaggio, cercate un muratore e tornate in fretta.
    Andarono a cercare un muratore. Demolirono la loro baracca e costruirono una nuova casa. L'uomo andò poi al villaggio. Si fermò in mezzo alla strada e gridò:
    - Fra tutti gli abitanti del villaggio quali sono coloro coi quali ha dei debiti?
    Uno disse:
    - Mi devi tanto.
    Un altro disse:
    - Mi devi tanto.
    Caro mio! Metteva la mano in tasca e pagava tutti i suoi debiti.
    Gli restò ancora molto denaro. Tutti i debiti che aveva contratto furono pagati.
    Un giorno la prima moglie gli disse:
    - Non voglio più rimanere con te, ho trovato un altro marito, me ne vado con lui.
    Il marito rispose:
    - Se non vuoi più restare con me, sei libera di partire.
    Rimase dunque con una sola moglie. La donna rimasta era quella che aveva l'occhio guasto. I due si coricarono. Improvvisamente arrivano due topi. Sono là non lontani da loro. Uno dei topi dice:
    - Attento! Togliti di lì perché possa orinare sull'occhio ammalato della donna.
    L'uomo, che era coricato accanto alla donna, poiché comprendeva il linguaggio degli animali, si mise a ridere. Sua moglie gli chiese:
    - Che cos'hai?
    Il marito rispose:
    - Non è niente. Ieri sono andato in foresta, mi è capitato una cosa strana che mi ha molto stupito. E' per questo che sto ridendo.
    Una sera sua moglie preparava da mangiare. Le pecore stavano mangiando le bucce d'igname che gettava a terra. Una attraversava il cortile. Il montone le disse:
    - Passa laggiù dal lato dell'occhio ammalato, io passerò di qui, vicino al focolare. quando sarà occupata a scacciarmi, tu potrai mangiare l'igname.
    L'uomo si mise di nuovo a ridere.
    - Ehi! Marito mio, cos'hai visto ancora oggi su di me? L'altra notte hai riso a lungo, oggi ridi di nuovo!
    - Non posso parlare di questa questione, rispose il marito.
    - Ah, bene! Ma io non sono per nulla d'accordo, replicò la moglie.
    Si misero a discutere. Discussero a lungo. Arrivarono al villaggio dove tutta la gente si riunì.
    L'uomo, dal canto suo, sa che se confessa di comprendere il linguaggio degli animali, è destinato a morire. Restarono al villaggio a lungo. Discussero animatamente. L'uomo non voleva parlare. La donna voleva costringere il marito a raccontare le sue faccende. Il marito non voleva parlare. L'uomo sa che, se parlasse, morirebbe. Dunque preferisce non parlare. Pensa:
    - Farò quello che devo fare per restare in vita.
    Tutti erano riuniti. Erano veramente numerosi, numerosi come gli abitanti di questo villaggio. Ecco che improvvisamente un gallo rincorre una gallina in mezzo alla folla: crè crè crè crè... Il gallo dice alla gallina:
    - Fermati che voglio possederti!
    - No, non voglio risponde la gallina.
    - Fermati che voglio possederti, le grida ancora il gallo.
    - No, non voglio, gli risponde la moglie.
    - Se non vuoi, allora divorzierò.
    L'uomo, poiché comprendeva il linguaggio degli animali, disse allora:
    - Ho capito. Va bene. Se le cose stanno così, cara mia, mi vedo costretto a lasciarti libera, piuttosto che morire, mentre tu rimani in vita.
    Ecco che ora le due donne l'hanno abbandonato. Che farà? E' rimasto solo.
    Ecco come il divorzio è entrato nel mondo. E' questo il significato del racconto.

  5. #5
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    se per questo abbiamo italianovero che sà addirittura usare internet!

  6. #6
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    Dal sito www.ilnuovo.it

    Nuova Zelanda, le mucche imparano a leggere
    Utilizzando cartelli con determinati segnali, gli allevatori possono insegnare ai bovini a identificare in quali cancelli entrare per raggiungere le macchine di mungitura

    SYDNEY - E' incredibile, ma è proprio vero. Scienziati neozelandesi stanno insegnando a leggere alle mucche da latte, nella speranza di far risparmiare agli allevatori tempo e denaro. I ricercatori dell'ente governativo di ricerca agricola AgResearch hanno cioè scoperto che utilizzando dei cartelli con determinati segnali, possono insegnare alle mucche a identificare in quali cancelli entrare per raggiungere le macchine robotiche di mungitura.
    La scienziata Jenny Jago, del Centro di ricerca sul comportamento animale di Ruakura, ha detto alla radio neozelandese che le sue 'studentesse' stanno cominciando già a capire il signficato dei segni. "Siamo arrivati al punto in cui usano i segni per distinguere in quale cancello debbono passare", ha dichiarato. Il prossimo passo sarà di capire quale parte dei segni gli animali usano per distinguerli, se siano i colori o la forma dei simboli usati. Il progetto di ricerca guidato dalla Jago si concentra sull'area delle interazioni uomo-animale.
    L'obiettivo è di alleviare lo stress degli animali quando vengono maneggiati e quindi migliorare la produzione di latte, sviluppando programmi efficaci d'addestramento per i bovini, e determinando i periodi e le forme migliori per i primi contatti con l'uomo, ha spiegato.
    (18 GIUGNO 2003)

    http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0...181957,00.html

  7. #7
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    Le pecore hanno un belato "in codice" per farsi riconoscere

    Non è vero che le pecore sono animali che adattano i loro comportamenti alla moltitudine del gregge. Ogni animale ha invece una sua particolare individualità, almeno nella “voce”. Le pecore emettono infatti un belato in codice per farsi ritrovare dai loro agnelli anche nel gregge più numeroso.
    Secondo uno studio condotto da un'equipe di scienziati francesi diretti da Pierre Jouventin e pubblicato sulla rivista britannica Royal Society's Journal, modulando il timbro e l'intonazione del belato, ogni pecora infatti può rendersi riconoscibile alle altre. Mamma pecora può così richiamare l'attenzione dei suoi piccoli evitando che nella confusione si perdano e questi ultimi possono usare lo stesso linguaggio in codice per farsi individuare dalla madre. (Fonte: Newton)


  8. #8
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    Stessa cosa, sempre secondo gli studi di Jouventin, accade per il pinguino imperatore (che non dispone di un “indirizzo” verso cui dirigersi dal momento che non costruisce il nido, ma cova l'uovo e alleva il pulcino sul dorso delle zampe termicamente protette da una soffice piega cutanea).

    Il pinguino, al ritorno dalle sue battute di pesca in mare aperto, lancia un richiamo molto complesso che viene selettivamente riconosciuto dalla sua compagna e dal suo affamatissimo piccolo i quali, a loro volta, emettono un suono di riconoscimento, si spostano verso la fonte del richiamo, e continuano il duetto fino a incontrarsi in un punto della colonia. Non solo. Esiste anche una sorta di galateo che facilita la ricerca: non appena viene emesso il segnale di identificazione, i pinguini che si trovano nel raggio di una decina di metri ammutoliscono letteralmente e mantengono il silenzio per tutta la durata del canto, permettendo così al segnale di emergere meglio dal rumore di fondo. Queste “firme vocali” sono talmente efficaci che il pinguino impiega spesso meno di due minuti per trovare il partner o il proprio piccolo tra diverse migliaia di uccelli.

    Stupefacente


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    "Pyow pyow...hack hack hack!": ecco come parlano le scimmie

    LONDRA - "Pyow pyow pyow..hack hack hack hack!", che in gergo scimmiesco vuol dire "Andiamocene via!". Proprio così: anche le scimmie sono in grado di parlare, con frasi semplici, nelle quali accostano i due suoni principali in diverse combinazioni. Il linguaggio, dunque, non sembra essere più soltanto una peculiarità degli esseri umani.

    Un loro modo di comunicare gli animali lo hanno sempre avuto, ma la scoperta di due scienziati inglesi dell'Università di St. Andrew rappresenta la prima evidenza che anche i primati sono in grado di sviluppare una propria lingua, con tanto di sintassi. Lo studio è stato pubblicato dalla prestigiosa rivista Nature.

    Gli scienziati hanno osservato le scimmie dal naso bianco maggiore (Cercopithecus nictitans) del Parco Nazionale Gashaka Gumti, in Nigeria. Sapevano che, per comunicare agli altri componenti del gruppo l'avvicinarsi di un predatore, questi primati usano due diversi richiami: "pyow", un suono onomatopeico, avverte quando c'è un leopardo in agguato; "hack", suono gutturale, simile a un colpo di tosse, mette in guardia da un'eventuale, pericolosa aquila in volo.

    Ma le scimmie, dicono i ricercatori, hanno sviluppato un altro modo di utilizzare questi suoni in maniera combinata, a seconda delle esigenze di sopravvivenza. I primati, infatti, vivono in gruppi composti da un unico maschio e diverse femmine con i piccoli al seguito. E' il maschio a 'parlare', a urlare la 'frase' che mette in allerta gli altri componenti: una sequenza di tre "pyow" seguita da quattro "hack", che significa "Andiamo via di qua!", per spostarsi in un posto più sicuro, meno esposto ai rischi. Non si tratta, però, soltanto di un allarme contro i predatori: i primati lo utilizzano anche in situazioni ordinarie, come quando sono in cerca di cibo o di un posto dove dormire.

    La sequenza "pyow-hack" ha un significato particolare, come se dicessero "Andiamocene". I singoli richiami hanno invece altre funzioni, e se "hack" indica soltanto l'allarme contro i predatori, il suono "pyow" ha molteplici utilizzi e significati. E' effettivamente la prima evidenza di un sistema di comunicazione naturale, con una sintassi embrionale, in una specie non umana".

    Da www.repubblica.it - 18 maggio 2006

    link


    Un esemplare di Cercopithecus nictitans

 

 

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