«La socialdemocrazia europea è morta da tempo», dice l'autorevole sociologo francese Alain Touraine. Si è interrotta la comunicazione tra "quelli ub alto" e "quelli in basso". In Gran Bretagna Tony Blair è a capo di un governo non di centro-sinistra ma di centro-destra. In Europa più capi di governo socialdemocratici, orientatisi verso le politiche di Blair, sono stati penalizzati dagli elettori.
I cattivi risultati per la Spd, rilevati nei sondaggi a pochi mesi dalle elezioni, non possono stupire nessuno. Nella maggior parte delle tornate elettorali susseguitesi dopo il cambiamento di rotta del partito nel 1999, il tradizionale elettorato socialdemocratico ha disertato le urne. Eventi straordinari come lo scandalo dei fondi neri della Cdu o gli attentati terroristici dell'11 settembre scorso hanno messo in secondo piano questa tendenza sempre più marcata.
Perché il più antico partito tedesco viene abbandonato dai suoi sostenitori? In assenza di un progetto coinvolgente, di un'idea esaltante, gli iscritti si mettono malvolentieri dietro ai banchetti a far campagna elettorale. E se c'è l'impressione che anche con un governo socialdemocratico gli interessi delle classi lavoratrici e dei pensionati non vengano salvaguardati, allora le truppe scelte disertano.
Ora come ora, ne hanno tutte le ragioni. Mentre la nuova maggioranza all'inizio del mandato aveva mantenuto molto di ciò che aveva promesso - abolizione dei tagli alle pensioni, ripristino delle tutele contro i licenziamenti e della retribuzione per i giorni di malattia (in conseguenza dei governi Kohl, ndr), sgravi fiscali per le classi lavoratrici e le famiglie, aumento degli assegni familiari - un anno dopo l'elettorato socialdemocratico ha pensato di essere sintonizzato sul canale sbagliato. In effetti, la musica che sentivano era la solita dell'era Kohl. Per modernizzare la Germania bisognava tagliare contributi sociali e pensioni, diminuire il peso fiscale per le imprese e praticare la moderazione salariale. E, anche tenuto conto del basso tasso di natalità e del cambiamento delle statistiche, queste politiche hanno fatto sì che la disoccupazione raggiungesse gli alti livelli dell'ultima fase del governo precedente. Quando, invece, il governo rosso-verde si voleva misurare proprio per il suo impegno per la riduzione dei senza lavoro. Mentre in America Greenspan abbassava in modo considerevole i tassi di interesse e Bush, nella miglior tradizione keynesiana, rafforzava la domanda con sgravi fiscali e spesa pubblica, il governo federale dichiarava morto Keynes e si accordava, nel Patto per il Lavoro, sulla moderazione salariale. Come se non bastasse i socialdemocratici, che avevano trovato la strada della Spd grazie al "Mai più guerra" del 1945, si sono sentiti dire che il militare non doveva essere più un tabù. Mentre il premio Nobel Willy Brandt difendeva la rinuncia all'uso della forza, la ricomposizione pacifica e il disarmo internazionale.
Può la Spd prima del voto mettersi fuori da questo guaio? Sì, può farlo. Deve solo ritrovare la voce che ha perduto, senza troncarsela in gola ogni giorno. Oggi i dirigenti ripetono a pappagallo il verbo salvifico del neoliberismo. Eccone un assaggio: la moderazione salariale è un termine inventato da una casta manageriale che negli ultimi tre anni si è concessa incrementi di reddito anche del 300 percento. La flessibilizzazione del mercato, ossia l'abbandono delle tutele contro i licenziamenti, di orari di lavoro regolati e salari decenti, la retribuzione negata nei giorni di malattia, non è che il programma preferito dai professori di economia, che lavorano da dipendenti pubblici tutta la vita.
Riforma prima voleva dire miglioramento delle condizioni di vita dei più. Oggi riforma vuol dire redistribuzione di reddito al contrario e smantellamento dello stato sociale.
La Spd ha la possibilità di vincere le elezioni se torna ad essere riconoscibile. Se fa, cioè, queste due proposte. In primo luogo la Spd dice che è ingiusto pretendere dall'operaio specializzato celibe con 60.000 euro di reddito annuale, lo stesso onere fiscale del manager con un onorario annuale pari a 6 milioni di euro. E che quindi, per ogni 100.000 euro in più rispetto al salario dell'operaio specializzato deve aumentare di un punto percentuale l'imposta, arrivando al 100 percento per 6 milioni di reddito. Da questa soglia qualsiasi centesimo in più deve venire incamerato dall'erario. I milionari, una minoranza, si dispererebbero, il popolo invece esulterebbe. In secondo luogo, la Spd dice che lo stato sociale non sarà più finanziato in futuro solo a spese di chi ha un lavoro dipendente e sulla base dei corrispondenti contributi versati dai datori di lavoro, ma anche dei funzionari statali, degli autonomi e dei possessori di patrimoni secondo il modello svizzero. Se la maggioranza del popolo si fa l'idea che la Spd crei un sistema fiscale equo e semplice e provveda al finanziamento equo e stabile dello stato sociale, allora vincerà le elezioni. L'elettorato sarà allora in grado di spiegare perché vuole votare Spd e non un qualsiasi altro partito di centro. Chi difende gli interessi delle classi lavoratrici e dei pensionati e continua ad essere credibile per queste fasce di elettorato, in Germania avrà sempre la maggioranza.
Dal settimanale tedesco Stern 16 maggio 2002
(traduzione di Paola Giaculli)
Liberazione 04 giugno 2002
http://www.liberazione.it


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