Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito L'impronta della destra

    «Una discriminazione odiosa e ingiustificata»
    Parla Livio Pepino, presidente di Magistratura democratica:
    «Così si lede il principio di uguaglianza»


    MANUELA CARTOSIO

    Contrario alle impronte digitali «per tutti», sia per gli italiani che per gli stranieri; contrarissimo alle impronte «solo per gli immigrati» quando chiedono o rinnovano il permesso di soggiorno. Per Livio Pepino, presidente di Magistratura democratica, l'emendamendo alla Bossi-Fini approvato ieri alla Camera è «una discriminazione odiosa e non giustificata». Odiosa, perché lede il principio di uguaglianza. Ingiustificata, perché già ora le autorità di polizia possono, anzi devono, rilevare le impronte digitali di chi - italiano o straniero - non è in grado di dare «contezza di sé».

    A cosa serve, allora, questo di più di disuguaglianza?

    Serve a corroborare la cultura dello straniero come soggetto potenzialmente pericoloso e delinquente, quindi da marcare stretto. Voglio proprio vedere se saranno coerenti. Prenderanno le impronte anche ai cittadini statunitensi, ai preti che da tutto il mondo vengono a studiare in Vaticano, al bambino immigrato compagno di scuola di nostro figlio?

    Il diritto duale, per la verità, non è una scoperta della Bossi-Fini.

    Purtroppo la legge Turco-Napolitano ha già intaccato il principio di uguaglianza. Se un italiano non esibisce i documenti è punito, ai sensi dell'articolo 651 del codice penale, a un mese di galera. Uno straniero rischia sei mesi. Se un italiano ruba una scatola di biscotti in un supermercato è punito per quel reato; un immigrato rischia, come pena aggiuntiva e quindi differenziata, la revoca del permesso o della carta di soggiorno. I centri di permanenza temporanea hanno reintrodotto, solo per gli immigrati, la dentenzione amministrativa, roba da stato premoderno quando si mettevano in galera gli «oziosi e i vagabondi», anche se non commettevano reati penali. Altra palese disuguaglianza - non imputabile però alla Turco-Napolitano - è la negazione del diritto di voto, persino alle elezione amministrative, agli immigrati che risiedono da anni in Italia, producono ricchezza e pagano le tasse. Il diritto di voto lo si dà, invece, agli italiani residenti all'estero, compresi quelli che non sanno neppure dove sta l'Italia sulla carta geografica. Il diritto del sangue lo estendiamo alla terza o quarta generazione, quello del suolo non lo riconosciamo affatto.

    Chi critica le lesioni all'universalità dei diritti trova sempre la stessa replica: anche gli altri paesi europei si comportano così con gli immigrati, perché non dovremmo farlo in Italia?

    Tutta l'Europa ha nello stesso tempo bisogno e paura degli immigrati. Per questo reagisce con tentativi miopi o dissennati per contenere gli arrivi, fabbrica clandestinità e ricorrenti sanatorie. E' una politica irrazionale. Che vada per la maggiore in Europa non è una buona ragione per condividerla. C'è scarso ascolto per chi, come Md, è convinto che gli immigrati sono la questione democratica del futuro. I numeri e il senso comune nell'immediato sono contro di noi. Non rinunciamo a lavorare per cambiarli nel medio e nel lungo periodo.

    Il bisogno (delle famiglie italiane) produce mostriciattoli come la sanatoria per le colf e le badanti che lega il loro diritto a restare in Italia alla sopravvivenza dell'anziano da accudire (per questo il permesso di soggiorno dura solo un anno). In mancanza di meglio, accettiamo una bruttura che rasenta il servaggio.

    La regolarizzazione della badanti conferma che lo straniero deve restare ospite perpetuo. Il diritto a restare è sottoposto al rischio perenne di revoca. Finché servi puoi rimanere, quando smetto d'aver bisogno di te, devi tornare a casa. Sulla precarietà non si costruisce nulla di buono, tanto meno la sicurezza. La legge Bossi-Fini è crudele e, nello stesso tempo, ipocrita e astratta. Chi l'ha scritta sa benissimo che se il vecchietto nel frattempo defunge, la badante non torna al suo paese. Resta e, se non trova immediatamente un altro lavoro, diventerà irregolare. La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo ha sancito il diritto di tutti gli esseri umani di muoversi, di partire per cercare altrove migliori condizioni di vita. Ai migranti neghiamo il diritto d'arrivare. Arrivano lo stesso e, una volta qui, una legge come la Bossi-Fini fa tutto il possibile per farli stare male.

    il manifesto 30 maggio 2002
    http://www.ilmanifesto.it

  2. #2
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito La paura fa legge

    GUGLIELMO RAGOZZINO

    Favorevoli 236, contrari 168 la camera dei deputati ha votato un emendamento di maggioranza al testo della «Bossi-Fini» approvato dal senato. Si prenderanno le impronte digitali alle persone extracomunitarie che chiedano il permesso di soggiorno in Italia, compresi quindi gli alti prelati di santa romana chiesa, i banchieri svizzeri, gli attori di Hollywood che intendano trasferirsi per lavoro in Italia; compresi i Ronaldo e i Batistuta, famosi giocatori di calcio. Qualcuno dirà, con orgoglio, che in Italia non si guarda in faccia a nessuno: un cardinale e un kurdo scappato via dalle bombe e dai gas turchi (o iracheni o siriani che siano), sono per le questure italiane la stessissima cosa. Ma è vero proprio il contrario. L'emendamento è il risultato di una gara, tra maggioranza e opposizione, a chi fa fuori più clandestini, a chi difende meglio la «tolleranza zero». Sui muri delle città, alla televisione, i campioni della sicurezza e dell'ordine si sono scambiati i numeri: «ne abbiamo cacciati diecimila», dissero infine i governativi, e l'opposizione rispose: «già, ma la legge era la nostra». Pochi giorni fa, il 10 maggio, Enrico Pugliese ha ripetuto ancora una volta, sul manifesto, con pazienza e passione civile, la differenza tra persone clandestine e persone che infrangono qualche legge; ha insistito sull'errore, politico e culturale, di una sinistra che considera reato il solo fatto di essere clandestini; e infine ha fatto due, inutili, conti: quasi tutti gli stranieri extracomunitari sono arrivati in Italia come clandestini e poi hanno regolarizzato la loro posizione, diventando per molti versi la speranza del nostro paese in termini di sviluppo e di apertura verso il futuro.

    L'impronta è pensata per tranquillizzare le paure diffuse nelle città italiane. E' uno strumento semplice, di immediata comprensione, connesso alla «tolleranza zero». E' la prova che il governo agisce, non perde altro tempo. Naturalmente nessuno pensa al fatto che si dà per scontato un legame tra clandestino e criminale, ciò che spazza via un punto decisivo del nostro sistema di diritti: quello della presunzione di innocenza. La presunzione di innocenza che oggi vale per tutti, che da domani varrà ancora per tutti i tranne i lavoratori stranieri, dopodomani escluderà altre categorie di persone diverse, altri pericoli per la società: i poveri, i senza casa, i malvestiti, quelli che non la pensano come noi. «Tolleranza zero», schedature, presa di impronte, severità nelle scuole, licenziamenti, condanne esemplari: la spirale è in movimento e da sola non si fermerà.

    Gli immigrati arrivano nel nostro paese, proprio come noi siamo arrivati in Francia o negli Usa, cento anni fa, o in Italia, nei secoli precedenti (tutta la popolazione italiana, compreso il ministro Bossi, è fatta di discendenti di immigrati), per due motivi fondamentali: per fuggire dalla fame e guadagnare il pane per i figli; oppure per svolgere lavori che nessuno fa più nel paese di arrivo e per quel salario. Questo secondo tipo, l'immigrazione da domanda, è di gran lunga la maggiore, in tutto il mondo. C'è una domanda insoddisfatta di muratori, di badanti, di infermiere, di operai, di millemestieri: le paghe offerte sono troppo basse. Arrivano così dall'estero persone che si accontentano di quanto viene loro offerto. Solo che in poco tempo vorranno di più: uguale salario per uguale lavoro, è un principio presente anche nella costituzione. Il clandestino è così la soluzione perfetta. E' qualcuno che ti fa il lavoro, ma non può chiedere un aumento, una casa, non può scioperare per i suoi diritti; quando vuoi, lo cacci. Il clandestino serve poi per calmierare tutti lavori: ognuno che lavora in nero sa che c'è un clandestino che lo può sostituire; e così via. Ecco dunque a cosa serve davvero l'impronta. Un po' a tranquillizzare i benpensanti. Molto a tenere in riga chi lavora. Attenzione: chi lavora e chi protesta da domani avrà un'impronta in più.

    il manifesto 30 maggio 2002
    http://www.ilmanifesto.it

  3. #3
    Super Troll
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    Predefinito

    E non solo quelli che lavorano in nero hanno da perdere in questo stato di cose.
    L'aumento della forza lavoro, clandestini o meno, provoca sempre una riduzione del potere contrattuale di tutti i prestatori d'opera. Con unico gran vantaggio dei datori di lavoro.
    Ad esempio sino al 39/40 i governi, su pressioni dei latifondisti, con disposioni poco reclamizzate, istruivano le questure perchè non concedessero il passaporto ai braccianti che volevano emigrare nelle americhe.
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

 

 

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