E’ un simbolo nazionale di Addis Abeba il monoplano triposto requisito dall’Italia nel 1936 come bottino di guerra
ROMA - «La linea del nostro governo? Non è cambiata certo dopo il danno dell’altra notte, anzi: vogliamo che l’obelisco di Axum torni in patria dopo il restauro. Gli accordi del 1947 e del 1997 sono espliciti: i governi sono cambiati ma le intese internazionali sono sottoscritte tra gli Stati, non tra maggioranze politiche». Tardo pomeriggio di ieri, ambasciata etiopica a Roma. Mengistu Hulluka, titolare della legazione della Repubblica federale di Etiopia, riceve gli invitati alla festa nazionale che commemora la caduta di quel dittatore per puro caso suo omonimo: per questo è impossibile trovare qualcuno che, ad Addis Abeba, risponda al telefono di un ministero. In mattinata l’ambasciatore aveva compiuto un sopralluogo in piazza di porta Capena per accertarsi dei danni. Adesso ha un’idea precisa della situazione e ripete la sua tesi: «Questa vicenda ci preoccupa e ci rattrista molto. Vede, in tante centinaia di anni di permanenza ad Axum la nostra antica stele non è mai stata danneggiata da nessuno. Adesso, invece...».
L’ambasciatore rivolge un’accusa alle nostre autorità: «Possibile che nessuno abbia mai pensato a sistemare un parafulmine, o comunque un congegno di sicurezza, sulla cima dell’obelisco? Questo dimostra come il nostro monumento sia stato negletto dai vertici politici italiani per anni: sarebbe stato molto meglio nel Parco storico di Axum, tra le altre testimonianze della nostra civiltà. E non parliamo dei danni provocati da decenni di esposizione all’inquinamento atmosferico: la stele è piazzata in mezzo a una delle zone più trafficate della vostra capitale, perciò è diventata così friabile». Mengistu Hulluka annuncia comunque una rilevante novità diplomatica: «Ho motivo di ritenere che il nostro primo ministro, Meles Zenawi, incontrerà il vostro capo del governo, Silvio Berlusconi, qui a Roma verso il 10 giugno durante il vertice della Fao. Da tempo, ben prima dell’incidente, avevo spedito una lettera a Berlusconi in questo senso. Credo che in quell’occasione si potrà organizzare un vertice per un definitivo chiarimento di idee e per stabilire una volta per tutte la data del rientro dell’obelisco».
L’ambasciatore conosce bene le opinioni dei nostri politici: «So con certezza, per esempio, che il presidente della Camera Pierferdinando Casini è assolutamente favorevole al rispetto degli accordi. Lo ha confermato lui stesso, non più di una settimana fa, al presidente della nostra Camera dei deputati, Dawit Yohannes, venuto a Roma per un vertice dei Paesi africani. Ma sono sicuro che lo stesso Berlusconi, da primo ministro come pure da ministro degli Esteri, sarà in sintonia con la tesi del rientro. Lì ad Axum è tutto pronto: c’è il nuovo aeroporto Giovanni IV con una pista capace di accogliere ogni velivolo. Manca solo un impegno per la data».
Ma tra l’Italia e l’Etiopia non c’è solo il contenzioso dell’obelisco. E’ ancora aperta una pagina molto meno nota ma ugualmente significativa per l’orgoglio nazionale etiopico, quella legata al primo aereo della flotta nazionale. Si tratta dell’ «Ethiopia I», detto anche «Principessa Tsehai», dal nome della figlia del Negus Hailè Selassiè.
Si tratta di un monoplano triposto costruito da dieci operai della ditta tedesca «Junkers» direttamente in Etiopia. Il primo volo fu affidato al pilota tedesco Ludwig Weber. L’aereo venne requisito come bottino di guerra dalle truppe italiane nel 1936. Proprio per questo fa parte con l’obelisco di Axum della lista di tutti gli oggetti storico-artistici trasportati in Italia e che, secondo il trattato di pace del 1947, devono essere restituiti all’ Etiopia. Nonostante le pressanti richieste dell’Autorità dell’aviazione civile etiopica, il piccolo aereo è ancora conservato (ma non esposto dal giugno 1999) nel Museo storico dell’aeronautica militare a Vigna di Valle sul Lago di Bracciano. Dice l’ambasciatore Mengistu Hulluka: «Anche quell’aereo è un capitolo della nostra storia. Vogliamo esporlo nel nostro museo dell’aviazione, si tratta del primo velivolo costruito in patria: è un simbolo che deve tornare al più presto ad Addis Abeba».
Commento: all'Italia negli ultimi 200 anni sono stati rubati capolavori d'arte straordinari e nessuno c'ha mai restituito niente...perchè dovremmo essere sempre noi a fare i bravi bambini? Francia e Inghilterra hanno un sacco di monumenti sottratti alle colonie e non hanno mai lontanamente pensato di restituirli! L'obelisco di Axum appartiene all'Italia come quell'aereo. Punto e basta.




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