Riceviamo da Nicola Poggiolini ami.segreteria@libero.it
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Riceviamo da Nicola Poggiolini ami.segreteria@libero.it
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Sezione AMI "Ugo La Malfa" - Cesena
Sabato 26 maggio 2007
ore 9,30
presso Centro Culturale San Biagio "Sala Rossa"
Via Aldini, 24 - Cesena
Celebrazione Bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi
"La libertà dei popoli, come si conquista, come si diffonde"
Relatori:
Prof. S. La Salvia - Università di Roma 3
Prof.ssa M. Donini - Presidente Ass. Leg. Regione E/R
Prof. R. Balzani - Presidente Naz.le A.M.I.
al termine del convegno trasferimento a Cesenatico per la deposizione
di una corona ai piedi del monumento a Garibaldi alla presenza delle
Autorità di Cesena e Cesenatico.


Sezione A.M.I." Silvestro Lega" Modigliana - in collaborazione con Circolo Endas "G. Mazzini" - sabato 2 giugno 2007 - ore 21,00 - Arena Edera - Via Don G. Verità, 33 - Modigliana
Nella ricorrenza del 2 giugno "Festa della Repubblica"
"Concerto per la Repubblica"
eseguito dalla Banda musicale Città di Modigliana - Verranno eseguiti brani risorgimentali e sinfonie da opere liriche.
tratto da http://www.webandcad.it/AMI/italiano.htm


Comune di Ravenna - Circoscrizione Castiglione di Ravenna
Sabato 26 maggio 2007 - ore 21,00 - Castiglione di Ravenna - c/o sala polivalente circoscrizionale Via Vittorio Veneto, 21 - In occasione del bicentenario della nascita dell"Eroe dei Due Mondi"
convegno pubblico:
"Processo a Giuseppe Garibaldi: nel '48 repubblicano, nel '60 monarchico, nel '70 radicale. Un voltagabbana o un precursore dei tempi?"
Interverranno:
Dante Bolognesi - Giudice - Direttore della Fondazione Casa di Oriani di Ravenna
Sergio Gnani - Pubblico Ministero - Storico
Sauro Mattarelli - Avvocato Difensore - Storico
Saranno presenti: Giannantonio Mingozzi - Vice Sindaco del Comune di Ravenna
Silveria Lamerì - Assessore al Decentramento del Comune di Ravenna
Si ringraziano per la collaborazione:
Cooperativa Culturale e Ricreativa "Pensiero e Azione"
Società Conservatrice del Capanno Garibaldi
Calia Gelosi Presidente della Circoscrizione di Castiglione
tratto da http://www.webandcad.it/AMI/italiano.htm


Riceviamo da Angelo Morini
ASSOCIAZIONE MAZZINIANA ITALIANA onlus - Sezione di Ravenna
Valori del Risorgimento attraverso il pensiero di Gaetano Salvemini
Domenica 2 Dicembre alle ore 09.30 presso il circolo Endas "G. Mameli" ricorderemo la figura di GAETANO SALVEMINI, una delle figure più rappresentative del movimento democratico italiano.
Avversario tenace di Giolitti, nel 1910 scrisse il pamphlet "*IL MINISTRO DELLA MALA VITA*" per denunciare le sue manovre spregiudicate; Fondò e diresse "L'Unità" fino al 1920, e, allo scoppio della prima guerra mondiale fu tra i democratici interventisti nella speranza di un'evoluzione democratica della geografia politica dell'Europa.
Eletto nel 1919 deputato, dopo la marcia su Roma fu il principale animatore di un circolo di oppositori, poi arrestato e processato per la pubblicazione del foglio clandestino "*NON* *MOLLARE*" che aveva fondato con gli amici Ernesto Rossi, i
Fratelli Rosselli ed altri. Ottenne la libertà provvisoria, ma venne privato della cittadinanza italiana, dopo un'intensa attività politica di oppositore al regime come conferenziere e giornalista che lo portò in Francia, Inghilterra ed infine negli Stati Uniti, dove fondò la "Mazzini Society" per coordinare l'attività antifascista dei democratici che
si riconoscevano nell'ispirazione mazziniana.
Rientrato in Italia negli anni successivi alla fine della 2^ guerra mondiale, riottenne la cattedra all'Università Di Firenze e continuò nell'attività pubblicistica in difesa della democrazia dalle minacce totalitarie e dall'invadenza clericale.
La lezione storica che questo personaggio ha trasmesso al popolo italiano deve farci sentire ancora impegnati, ciascuno con la propria sensibilità, in difesa delle
istituzioni democratiche in modo semplice e senza retorica.
La Sezione A.M.I. "Sauro Camprini" di Ravenna


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La Romagna, anche come denominazione, esiste da ben 13 secoli, e dispone di un cartografo di eccezione: Dante Alighieri, il quale, nella Divina Commedia, nel canto dell’Inferno in cui incontra Guido da Montefeltro, ne indica e ne commenta, una per una, tutte le principali città che la compongono, con un’esattezza ed attualità sconcertanti. E siamo a 700 anni fa. L’epoca nella quale, in aggiunta, diversi geografi dichiaravano ufficialmente che in Italia esistevano quattro territori omogenei inconfondibili: la Sicilia, la Sardegna, la Lombardia e la Romagna.
Perché la Romagna, pure con le circoscrizioni statistiche e di decentramento successive all’unità d’Italia (che nulla hanno a che vedere con le attuali Regioni), non ebbe il riconoscimento di "entità autonoma" che meritava ? E’ presto detto: i nostri avi s’impegnarono generosamente, nell’intero periodo risorgimentale, sul versante garibaldino-mazziniano, ed il governo di Torino, espressione della monarchia sabauda vittoriosa, pose il veto alla nascita di qualsiasi struttura locale verosimilmente egemonizzata da coloro che erano considerati "sovversivi" repubblicani, attorno ai quali era, d’altra parte, facile prevedere un coagulo del repubblicanesimo italiano.
Ed è così che , attraverso Luigi Carlo Farini, nacque l’Emilia e Romagna, col dichiarato proposito di "stemperare nel moderatismo degli ex-ducati e delle ex-legazioni pontificie di Bologna e Ferrara il rivoluzionarismo dei romagnoli".
Tuttavia, nella breve stagione post-risorgimentale nella quale si ipotizzò un’Italia regionalistica (anno 1861), il nome Romagna venne prepotentemente fuori, tanto che il Ministro dell’Interno dell’epoca, il bolognese Marco Minghetti, nella proposta al Parlamento, dichiarò "difficoltà a formare una sola Regione emiliana, per cui era opportuno esaminare se conservarla unita, oppure dividerla".
E, a proposito della Romagna, ebbe nello stesso periodo ad affermare che che il territorio e le popolazioni relative avevano maggiori affinità con parte del territorio marchigiano che non con quello posto a nord, oltre la linea Sillaro-Reno.
Tutto questo rimase però pura accademia, dato che nel confronto istituzionale e politico prevalse la linea "centralistica" per cui la circoscrizione restò unita con la denominazione, appunto, di Emilia e Romagna.
L’intero discorso venne ripreso negli anni 1946-47 in sede di Assemblea Costituente, quando la dimensione emiliano-romagnola, a dimostrazione della sua eterogeneità e inconsistenza, venne investita da diverse proposte di modificazione, dando vita, nel settore, addirittura ad un record di carattere nazionale. Si ipotizzarono, infatti, una Emilia lunense distinta dall’Emilia e Romagna (le quattro province del sud regionale), una Emilia autonoma e una Romagna altrettanto autonoma, ecc.
Tutte queste proposte, come le altre riferite all’intero territorio nazionale, caddero però nel nulla, con l’approvazione dell’ordine del giorno Targetti, il quale, per ragione di indisponibilità materiale di tempo, trasferì allo Stato repubblicano l’intero impianto di decentramento monarchico, sulla cui base nacquero le attuali Regioni italiane. Si diede vita, però, anche all’art. 132, il quale indica i modi attraverso i quali giungere a nuove Regioni, o ad accorpamenti delle esistenti.
E’sulla base di tale articolo che nel 1963 il piccolo Molise (330mila abitanti, meno di un terzo dei romagnoli) si staccò degli Abruzzi, con la partecipazione convinta di tutte le forze politiche italiane, il PCI in primo luogo.
Nel 1970 però, colpo di scena: con la legge ordinaria n.352 del 25 maggio, si modificò - arbitrariamente – l’interpretazione autentica del citato art.132 della Costituzione, ciò che ha da allora bloccato l’intera situazione, ipotizzando che al referendum istitutivo di nuove Regioni partecipino anche i cittadini del territorio che resta legato alla Regione di origine, con tanti saluti per l’autodeterminazione.
Un pasticcio inverosimile. In effetti, dall’Assemblea Costituente in poi i "pasticci" non si contano. Vanno dalla trasformazione della nostra denominazione regionale da "Emilia e Romagna" ad "Emilia-Romagna", dalla nascita del Molise senza lo svolgimento del referendum popolare obbligatoriamente indicato dalla Costituzione, alle assurde conseguenze delle citata legge n. 352 anche in fatto di trasferimento di Comuni e Province da una Regione alla Regione vicina, ecc.
E, prima ancora, , la trasformazione della dizione "Romagna" in "Romagne", come se queste fossero molteplici e, magari, conflittuali fra di loro, l’esclusione dei Comuni di Marradi, Palazzuolo sul Senio e Fiorenzuola dal trasferimento del 1923 della Romagna toscana al territorio romagnolo, ecc.
Sono episodi poco noti i quali continuano, tuttavia, a pesare sulla nostra realtà complessiva, tuttavia conforta il fatto che le spinte popolari già citate vadano tutte nel senso di una ricomposizione del territorio originario e di difesa della propria "particolarità", per cui non è retorico affermare che la Romagna non dimentica se stessa, ed esercita anche in questo modo il suo "quotidiano plebiscito".
Ed è a tale Romagna che noi guardiamo con convinzione e affetto, con particolare riferimento ai valori dei quali è tradizionale portatrice. Valor parimenti utili alle "grandi patrie" Italia ed Europa.
(tratto dal testo "La Romagna, Una "Mutila" fra 3 Regioni" – Tribunato di Romagna – Società Editrice "Il Ponte Vecchio")


Riceviamo da Clara Ermeti
Associazione Mazziniana Italiana
Provincia di Rimini
8° EDIZIONE DEL PREMIO G. Ghidoni
Riservato agli studenti iscritti alle SCUOLE MEDIE SUPERIORI e alle Facoltà UNIVERSITARIE della Provincia di Rimini
GIOVEDI’ 5 GIUGNO 2008 ORE 14.30
Presso SALA PROVINCIA DI RIMINI
VIA D. CAMPANA 3°Piano RIMINI
L’ASSOCIAZIONE MAZZINIANA ITALIANA con il patrocinio e contributo della Provincia di Rimini del Comune di Rimini del G.O.I e dell’ Editore Luise’
BANDISCE
La 8° Edizione del Premio di “Cultura Politica” Giancarlo Ghidoni
La prova scritta consistera’ in un elaborato su temi di attualita’ e cultura e avrà la durata di 3 ore e si potranno iscrivere
GRATUITAMENTE
Presso la Segreteria A.M.I di Riccione,
Via Catalani 14 Tel. 338-9070123
e-mail - clara.ermeti@alice.it
Al 1° Classificato verrà assegnato un Premio in danaro Euro 500 più omaggi
Al 2° Classificato Euro 200 più omaggi
Al 3° Classificato Euro 100 più omaggi
ISCRIVETEVI E PARTECIPATE ALLA FACILE GARA !!


Riceviamo da Angelo Morini
ASSOCIAZIONE MAZZINIANA ITALIANA
Sezione "Sauro Camprini" - Ravenna
ISTITUTO PER LA STORIA DEL RISORGIMENTO
Comitato provinciale di Ravenna
in collaborazione con: Centro di Studi sulla “Romandiola Nord-Occidentale”
SABATO 31 MAGGIO 2008 - ORE 17,00 - Sala della Banca di Romagna, Via Manfredi, 10 – Lugo - Presentazione del libro:
“Garibaldi eroe moderno”
Aracne, Roma 2007
Il libro delinea i principali aspetti della vita e del mito del personaggio più popolare del Risorgimento Italiano (1807-1882). Accanto ai temi politici e militari viene riproposta una ricostruzione complessiva della vicenda umana dell’Eroe dei due mondi con particolare riferimento alla dimensione ideologica, mitica, umanitaria.
Saranno presenti due degli autori:
Marco SEVERINI, Docente dell’Università di Macerata e Lidia PUPILLI, Vice presidente Istituto per la Storia del Risorgimento italiano - Comitato di Ancona
Conduce la conferenza: Sauro MATTARELLI, Fondazione “Casa di Oriani” di Ravenna
Introduce: Angelo MORINI, Presidente Comitato Regionale A.M.I.
Col patrocinio del Comune di Lugo di Romagna
La cittadinanza è invitata


CORSO SUI PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA COSTITUZIONE ITALIANA RISERVATO AI CITTADINI STRANIERI
BREVE DESCRIZIONE DEL CONTESTO
Ormai da diversi anni l'Italia è meta di un numero consistente di immigrati.
Tra il 2000 e il 2007 la popolazione immigrata è di fatto triplicata, raggiungendo i quattro milioni di unità.
Il fenomeno non appare governato e le previsioni sono concordi nel ritenere attendibile il dato di circa 400.000 nuovi ingressi all'anno.
L'esperienza ci ha dimostrato come in Italia sia più facile entrare irregolarmente, più che attraverso canali legali.
I motivi sono molti e concorrenti:
– le leggi in vigore e le complesse pastoie burocratiche rendono impossibile l'incontro fra domanda e offerta di lavoro;
– l'esistenza nell'economia italiana di una forte area sommersa funziona da elemento di attrazione dei migranti irregolari, in quanto privi di diritti, meno costosi e più flessibili;
– il forte delta demografico fra l'Italia e l'Africa, in particolare, si somma al delta dello sviluppo economico e rende la pressione sull'intera Europa certa e crescente anche nei prossimi anni.
Nel mercato del lavoro questo è evidente anche nella sua componente formale: infatti fra il 2000 ed il 2007 il 17,5% dei nuovi assunti è risultato essere nato fuori dall'Italia.
Il trend è fortemente in crescita: parte dal 10% del 2000 per toccare il 23,8% nel 2007.
Non c'è dubbio che tornerà a crescere.
I settori di maggiore presenza sono quelli legati all'assistenza alla persona, al commercio e servizi, all'agricoltura e nell'edilizia.
Anche in Emilia-Romagna tale fenomeno è in forte crescita.
Gli immigrati sono oltre 300.000 e rappresentano oltre il 7% della popolazione residente con una percentuale quasi identica di uomini e donne.
Un dato importante è rappresentato dal numero di minori residenti nella nostra regione che rappresenta circa un quarto del totale.
Inoltre circa il 16% dei nati in Emilia-Romagna ha genitori stranieri.
Le previsioni portano a ritenere che nei prossimi tre anni la popolazione straniera raggiungerà il 10% ed i nati il 20%.
Nella Provincia di Forlì-Cesena gli immigrati sono oltre 52.000 con una presenza pressoché identica nei due comprensori.
Questa breve descrizione quantitativa conferma la vastità del fenomeno che, purtroppo, a tutt'oggi non è stato governato in modo soddisfacente.
La pressione migratoria deriva nella grandissima maggioranza dei casi, dalla ricerca di condizioni di vita migliori, ma la mancata programmazione rischia di provocare crescenti fenomeni di rigetto, con lacerazioni profonde del tessuto sociale che non lascia immune nessuna delle sue componenti.
L'immigrazione rischia quindi di essere vista più come una minaccia, anche dalle componenti più popolari della nostra società, più che come un'opportunità.
L'Italia deve dotarsi di una nuova e più efficace politica di accoglienza e di integrazione in grado di regolare un fenomeno altrimenti dirompente sulla base di norme chiare ed applicabili sulle procedure di accesso, sui diritti e sui doveri di coloro che scelgono di vivere nel nostro Paese.
LA PROPOSTA
Sulla base di queste considerazioni, l'Associazione Mazziniana di Cesena Sezione “Ugo La Malfa” si è interrogata su come contribuire, per quanto è nelle sue possibilità, per favorire l'inserimento dei cittadini stranieri nel nostro contesto sociale.
La nostra riflessione non si è dilungata su quale possa essere la forma di integrazione migliore fra quelle sperimentate nei diversi paesi europei in quanto questo tema è affidato in primo luogo ai partiti, alle istituzioni ed alle grandi organizzazioni rappresentative delle forze sociali ed economiche.
Tuttavia, partendo dal fatto che quest'anno ricorre il 60° Anniversario dell'entrata in vigore della Costituzione Repubblicana, riteniamo opportuno organizzare un percorso formativo/informativo su: “Principi Fondamentali” (articoli 1-12), e tutta la “Parte Prima” riferita al Titolo I sui “Rapporti Civili” (articoli 13-28), Titolo II sui “Rapporti Etico-Sociali” (articoli 29-34), Titolo III sui “Rapporti Economici” (articoli 35-47) e Titolo IV sui “Rapporti Politici” (articoli 48-54).
FINALITA'
Far conoscere i principi fondamentali della nostra Costituzione che sono alla base della nostra convivenza.
Informare che tali principi hanno valore universale e che, in quanto tali, possono e debbono convivere con i principi di persone con culture diverse dalle nostre.
La conoscenza e l'osservanza di tali norme non presuppone quindi una rinuncia alle culture di origine ma rappresentano la condizione per una crescita comune e pacifica delle nostre comunità.
DESTINATARI
Immigrati in grado di comprendere la lingua italiana.
Ciò significa che si tratterà di persone presenti da qualche tempo nel nostro Paese e che potranno trasmettere le nozioni acquisite ai familiari e alle loro comunità.
Per l'individuazione di tali persone è nostra intenzione rivolgerci alle Organizzazioni Sindacali CGIL-CISL-UIL di Cesena, che rappresentano molti lavoratori e che, se disponibili, potranno sostenerci nell'opera di divulgazione della nostra iniziativa.
(NB: POI LA CISL NON HA ADERITO)
MODALITA' DI SVOLGIMENTO
Pensiamo a cinque incontri serali di tre ore con docenti selezionati per competenza e con la chiara volontà di trasmettere in modo efficace i contenuti della nostra Costituzione.
Il numero di partecipanti per ogni serata non dovrebbe superare le 20 unità e provenire da paesi diversi.
tratto da http://win.webandcad.it/AMI/comunicati/2008/9.htm


Riceviamo da Clara Ermeti
AMI SEZ. G.GHIDONI RICCIONE - VALCONCA
IN ALLEGATO - TEMA VINCITORE DEL: 1° PREMIO - DELLO STUDENTE FRANCESCO RAIMONDI DI BELLARIA - 20 ANNI - STUDENTE UNIVERSITARIO
2 e 3 PREMIO "A PARI MERITO": FRANCESCO BRAGAGNI DI RIMINI, 20 ANNI, STUDENTE UNIVERSITARIO e MARIA LAURA PALMERI DI RICCIONE, 19 ANNI, STUDENTE DEL LICEO CLASSICO D. ALIGHIERI
SALUTI - CLARA ERMETI
Svolgimento n° 2
“Tutti gli stati, tutti e’ dominii che hanno avuto et hanno imperio sopra gli uomini, sono stati e sono Repubbliche o Principati” (N. Machiavelli, De principatibus, in il Principe e discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, 1513).
Già nel XV° secolo, agli albori dell’età moderna, Machiavelli parlava di “Repubbliche” e “Principati” quali uniche istituzioni politiche legittimate a detenere in via univoca il comando della sovranità quale organo di “imperio” sopra le popolazioni.
L’ imperio machiavellico è da intendersi alla stregua del contemporaneo “comando di azione politica sul (proprio) popolo” ; ovvero quello che – quattro secoli più tardi del Machiavelli – lo scienziato politico Max Weber, padre nobile della moderna sociologia, avrebbe definito come “monopolio legittimo dell’uso della forza fisica” (M. Weber, Comunità e società in La politica e la scienza come professioni,1919).
Come già si può notare da queste prime asserzioni, il problema della sovranità non è solo un contenzioso storico, bensì è anche discussione politica, filosofica, e scientifica che ha riguardato (e tuttora riguarda) il mondo occidentale, ed ha in particolare letteralmente ossessionato il sottoinsieme europeo fin dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel 476 d.C. .
Nel corso dei secoli, ogni regno, ogni stato, ogni signoria e, più in generale, ogni feudo, ha reclamato a sé, sotto lo scudo della sovranità e sotto la spada delle invasioni e delle lotte di conquista, la (presunta) legittima invocazione di difensore dello status quo ante; ed ha cercato, attraverso tanto sanguinolenti quanto duraturi conflitti, di erigersi a potenza egemonica in grado di soggiogare una specifica e determinata area geopolitica dell’Europa prima e del mondo poi.
Per enumerare i conflitti che, a partire dall’età moderna, si sono combattuti in nome della difesa della sovranità occorrerebbe forse un libro intero; tuttavia è doveroso ricordare alcune vergognose tappe della storia europea e mondiale che hanno provocato i più sanguinosi massacri che la memoria umana ricordi. Le guerre di religione, la guerra dei cent’anni, i conflitti coloniali e, dulcis in fundo, le due guerre mondiali, sono stati tutti conflitti ideologicamente combattuti in nome della rivendicazione alla sovranità.
Da queste premesse, il XX° secolo, il cosiddetto “secolo breve”; oltre ad innumerevoli catastrofi ha saputo produrre anche interessanti spunti di riflessione per individuare alcune opportune ed auspicabili limitazioni al concetto di sovranità per porre, come fine ultimo, solidi argini alle violenze del passato. La Carta di S. Francisco del 1945, ossia il documento costitutivo delle Nazioni Unite, ha sicuramente posto una pietra miliare sulla strada della limitazione della sovranità nazionale dei suoi singoli e belligeranti stati componenti. Pur funzionando a rilento, ed attraverso procedure bizantine, le Nazioni Unite, al contrario di quanto accadde per la gracile Società delle Nazioni, hanno creato un assetto politico che, a livello mondiale, ha decisamente calmierato il numero dei conflitti armati “seri e duraturi” – pur ovviamente con alcune eccezioni, il conflitto arabo palestinese in primis.
All’interno di un mondo globale come il nostro, l’anacronistico problema conflittuale della sovranità nazionale non può essere risolto dalla sola mediazione politica (come il già citato meccanismo del Palazzo di vetro) che si pone e si presenta come figlia della sovranità nazionale stessa. Un cane che si morde la coda; insomma, il soggetto arbitro ( L’ONU) è, in quanto composto da stati nazionali, allo stesso tempo controllore e controllato.
È dunque opportuno rifarsi alla dottrina politica per individuare strumenti idonei al superamento delle discordie nazionali che continuano a sorgere su dispute di lesa sovranità.
Un grande aiuto sulla questione ci viene proposto da una rilevante figura quale quella dell’illustre politologo e storico politico ch’è il prof. Giovanni Sartori. Egli infatti, in tema di sovranità, non accenna alle già citate brocarde sentenze machiavelliche e weberiane riferite alla sovranità in termini di comando politico coattivo; ma definisce in maniera nuova ed originale questo antico concetto. Secondo Sartori, sovranità significa infatti “sfera delle decisioni collettivizzate sovrane” (G. Sartori, Scienza politica,1972). Nessun accenno alla coercizione, dunque. Quella di Sartori, redatta in piena guerra fredda, è sicuramente una visione futuristica del concetto di sovranità che proietta questo problema ben al di fuori dei limiti intravisti nella storia del ‘Novecento.
Una società contemporanea deve necessariamente confrontarsi, sul tema della sovranità, in termini sociali e non più politici; questi ultimi hanno infatti dimostrato di essere termini irrisolvibili. Tutte queste considerazioni, per esser degni oggetti di discussione, devono però trovare riscontro nella pratica e nella realtà. Uno in particolare è, a mio avviso, esempio concreto e virtuoso di una visione sociale e non più politica del dilemma della sovranità: questo è l’Unione Europea così come si è più recentemente venuta a delinearsi con i due storici trattati del 2004 e del 2007. il primo, quello del 2004, è il “Trattato che adotta una costituzione per l’Europa”; mentre il secondo, quello del 2007 è il “Trattato di Lisbona” che modifica il primo in seguito ai decisi “no” referendari di Francia e Olanda. Questi due importanti atti costitutivi della nuova e futura Unione Europea caratterizzano gli stati del Vecchio Continente come nuovo ed unico soggetto nella sfera delle relazioni internazionali.
L’Unione europea, fin dalla sua costituzione nel 1957, si è identificata come soggetto super partes rispetto alle contese nazionali dei suoi membri fondatori. La chiave di volta di questa complessa architettura è stata la risoluzione del più spinoso ed antico dei problemi della storia politica: quello della sovranità.
La costante e volontaria cessione di sovranità degli stati nazionali al soggetto europeo è stato, fino ad oggi, l’unico modo per creare, nel continente europeo (che non a caso è stato proprio quello più martoriato da eterni e duraturi conflitti) una pace stabile e duratura che sembra aver definitivamente messo fine alle pretese di superiorità dei soggetti nazionali.
Ovviamente pensare di porre fine a millenari contenziosi semplicemente attraverso alcuni trattati internazionali messi in atto da una ristretta elitès di stati ricchi e sviluppati è perlomeno presuntuoso.
Il solco tracciato dall’Unione Europea rimane, al momento, l’unica strada logica e pacifica alla risoluzione della spinosa controversia.
In fin dei conti, la questione amletica della sovranità è sorta nel cuore dell’Europa, ed è quindi giusto essere noi europei a risolvere, con tanta fatica, un problema che i nostri avi hanno anticamente posto all’umanità intera.
Francesco Raimondi