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  1. #81
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 22 settembre 2004

    Casadei Turroni espone con l’Ami a Casa Saffi

    FORLI’ - La sezione “Giordano Bruno” dell’Associazione Mazziniana Italiana, col patrocinio del Comune ed il contributo del Consorzio cooperative “Querzoli”, inaugurerà domenica prossima, alle 10, a Villa Saffi in via Firenze, 164, la mostra di pittura di Rino Casadei Turroni, che rimarrà aperta tutte le domeniche di ottobre dalle 15.30 alle 18. Il quadro che fa da cornice alla mostra, dedicato ad “Aurelio Saffi e la tradizione del Risorgimento”, verrà esposto per la prima volta per volontà dell’autore.

  2. #82
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 26 settembre 2004

    Difesa Costituzione L’appello dell’Ami

    FORLI’ - La direzione nazionale dell’Associazione Mazziniana Italiana - sotto la presidenza del docente universitario forlivese Roberto Balzani - riunita a Roma nei giorni scorsi, ha dichiarato, in un documento che “valuta le proposte di modifica della Costituzione repubblicana come un attacco pericoloso alle basi della nostra Repubblica, sorta da una lotta di liberazione di tutto il popolo e dall’unità ideale di tutte le componenti politiche che in quella lotta si riconobbero”.“Nelle more dell’equivoco e desolante processo di revisione in atto a livello parlamentare, l’Ami - continua il documento - invita tutte le forze che condividono questa sua posizione ad opporsi decisamente con l’azione e con il voto alle proposte in discussione in Parlamento e si appella al referendum popolare come all’estrema linea di difesa per la nostra Carta costituzionale”. L’Ami, infine, ribadisce “quale unico strumento legittimo e dotato della necessaria autorità morale per modificare la Costituzione della Repubblica, ove fosse necessario, l’assemblea costituente”.

  3. #83
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    Predefinito la voce repubblicana dedica un corsivo

    al governatore Errani.

    Vorremmo pazientemente spiegare al governatore dell'Emilia Romagna, Vasco Errani che la riscrittura del Titolo V della costituzione da parte della maggioranza di governo, ha esattamente evitato quel "rimpallo", per usare il linguaggio del governatore, fra interesse nazionale e devolution che aveva invece creato la riforma della coalizione a cui il governatore Errani appartiene. Perché nella riscrittura del titolo V della costituzione avvenuta con il governo Amato, Stato e Regioni, pari sono e la nazione esce lacerata e paralizzata da questo conflitto.Tanto che l'interesse nazionale era stato cancellato dalla riforma del centrosinistra, anche se nessuno degli illustri costituzionalisti, salvo Mario Pirani lunedì scorso sulla Repubblica, pareva essersene accorto. Per cui il "rimpallo", per riprendere sempre l'elegante termine del governatore, si produceva sulla base di questa equiparazione dissolvente e paralizzante a cui si è dovuto porre rimedio.
    E a una forza risorgimentale ed unitaria come la nostra deve constatare, con piacere ovviamente, che un ministro della Lega ha dimostrato maggiore sensibilità e rispetto dell'unità nazionale di quanto fece a suo tempo il partito del governatore Errani, evidentemente convinto di poter scavalcare la lega con concessioni estremiste nell'intento di metterla in difficoltà. La lega ha saputo dimostrare alto senso di responsabilità in tali frangenti evitando quello sfascio confezionato da altri. Se coloro mai possedessero un qualche pudore, avrebbero ora il buon gusto di tacere.
    Del resto si comprende benissimo dalle parole del governatore Errani, che se la Lega si cala nei panni di chi deve difendere lo Stato, c'è chi è subito pronto all'opposizione ad indossare quelli di chi lo Stato lo vuole sfasciare. Sinceramente non ce ne stupiamo. Abbiamo una certa memoria delle cose di questo Paese e ricordiamo come probabilmente anche Errani, ricorda che la macro regione Padana non la inventò l'onorevole Bossi, ma un presidente della regione emialianoromagnola iscritto al vecchi Pci. E non c'era nessuno scandalo costituzionale nel sostenere la devoluzione dei poteri amministrativi e politici competenti alle regioni, come non c'è nessuno scandalo nella struttura federale dello Stato per chi ha un senso dell'Unità nazionale. Lo scandalo c'è solo se il governo della Regione si ritiene indipendente e autonomo dallo Stato nazionale, competitivo e concorrente con lo stesso, come nella passata legislatura la coalizione di maggioranza, non certo la Lega e Calderoli, avevano scriteriatamente concesso. La Lega e il ministro Calderoli con questa maggioranza hanno avuto il merito di porvi un rimedio. Hanno avuto la nostra collaborazione più leale ed hanno anche il nostro apprezzamento per come hanno assolto responsabilmente questo compito.

  4. #84
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    Predefinito tratto da IL PENSIERO MAZZINIANO n.2 anno 2004

    “NOSTRO NELL'ANIMA”

    L’avvocato romagnolo Guglielmo Gajani (1819 – 1868)

    Era il marzo 1856 quando a Boston veniva dato alle stampe il libro The Roman Exile. ?
    Si trattava di un racconto autobiografico scritto da un italiano emigrato negli Stati Uniti; anzi da un uomo costretto all'esilio politico. Il titolo stesso del libro, "L'Esule Romano", sottolineava la condizione nella quale si trovava l'avvocato romagnolo Guglielmo Gajani che, in questo modo, si presentava ai lettori americani, ai nuovi amici, al mondo universitario e forense statunitense che stava cominciando a frequentare, nonché a tutti gli italiani che come lui stavano vivendo l’avventura oltreoceano. Nel sottotitolo delineava poi le sue referenze professionali e cioè quelle di specialista in diritto civile e canonico e rappresentante del popolo nell'Assemblea costituente Romana del 1849.
    Avvocato, mazziniano, patriota, giovane deputato della Repubblica Romana, esule negli Stati Uniti, uomo dalla forte religiosità professata in piena libertà di pensiero: sono diversi i concetti chiave che emergono dall'esperienza umana, politica e intellettuale di Guglielmo Gajani. Una esperienza di particolare interesse nella quale si ritrovano le idee, i valori, i sacrifici e anche le contraddizioni del movimento risorgimentale.

    Figlio “d'un buon ceppo”

    Nato il 25 giugno 1819 a Mercato Saraceno, piccolo paese collinare situato a qualche decina di chilometri da Cesena risalendo la valle del fiume Savio, Guglielmo Gajani apparteneva ad una famiglia numerosa che, guidata dal padre Pellegrino e dalla madre Elisabetta Ricchi, giunse a contare ben dodici figli. ?
    “ Sono d'un buon ceppo” ?, scriveva riflettendo sull'ambiente familiare e sugli anni della formazione scolastica. Al centro della memoria compariva in modo evidente il concetto mazziniano dell'educazione, morale e intellettuale, come strumento per formare coscienze democratiche e responsabili. Nel suo caso si trattava di un ceppo familiare autorevole che si era formato politicamente con l'arrivo in Romagna delle truppe napoleoniche ed aveva trovato un forte consolidamento, nella coerenza ai principi di fraternità e uguaglianza, anche durante gli anni della restaurazione, giungendo solido alla prova del Risorgimento.
    Ad uno sguardo d'acchito, l’ambiente culturale in cui si formò il giovane Guglielmo, cioè il territorio collinare della periferia pontificia, potrebbe logicamente apparire come realtà ai margini dei circuiti culturali ed economici del tempo. Eppure per una ristretta cerchia di abitanti di questi luoghi, fra i quali i Gajani, non era così. Perché in questo luogo si era costituita una piccola comunità, unita da legami di parentela, istruzione e amicizia, che si formò ben presto ai valori patriottici. Capostipite di questo mondo era stato un uomo di grande cultura e preparazione, don Cesare Montalti. Nato nel luglio 1770, Montalti aveva compiuto gli studi nei seminari di Faenza e Bologna, mettendosi presto in evidenza per intelligenza e capacità fino a diventare professore d'eloquenza latina e italiana. Con l’arrivo delle idee rivoluzionarie portate dalle armate napoleoniche, Montalti manifestò apertamente il suo favore a questi concetti, esponendosi pubblicamente. Quando nell’estate del 1797 la Repubblica Cisalpina assorbì la consorella Cispadana, egli entrò a far parte delle assemblee legislative del dipartimento del Rubicone, assumendo in seguito incarichi di alta responsabilità nel nuovo governo che lo portarono per un periodo di tempo a Milano. Grazie alle sue qualità letterarie e politiche, acquisì particolare notorietà e fu apprezzato negli ambienti delle élite italiane dell'epoca dove ebbe modo di frequentare personaggi del calibro di Ugo Foscolo, Vincenzo Monti e Pietro Giordani. Fu proprio per questa brillante carriera che, in seguito alle note vicende che portarono alla vittoria degli Austriaci sui Francesi nel 1799 e alla prima restaurazione del potere pontificio, Montalti venne sottoposto ad una profonda umiliazione. Negli anni successivi, anche in periodo di Restaurazione, continuò a dedicarsi all'insegnamento, mettendosi in evidenza come professore e letterato, scontando però la forte avversione delle gerarchie pontificie. Concluse i suoi giorni in povertà, segnato dalla malattia e sostenuto dagli aiuti di alcuni amici ed allievi, fino alla morte che giunse nel 1840.?
    Attorno al suo esempio presero corpo alcuni filoni ideali che spaziarono dall'adesione alle idee di uguaglianza e libertà fino ad un sentimento religioso caratterizzato dall'avversione per la gestione del potere esercitata dal clero. Cesare Montalti divenne così un simbolo per diversi suoi studenti e per i suoi familiari fra i quali figurava Guglielmo Gajani, essendo sua madre, Elisabetta Ricchi, nipote del Montalti.
    Questi semi attecchirono in più animi. Come in quello di Giampaolo Ricchi, fratello di Elisabetta e quindi zio di Guglielmo, che decise giovanissimo di arruolarsi nell'esercito napoleonico finendo anche nella guardia d'onore del Viceré d'Italia Eugenio Beauharnais. Forgiato da esperienze di alto livello e dall'azioni militare (combatté nella campagna di Russia e anche a Waterloo), Giampaolo Ricchi divenne una guida e un riferimento costante soprattutto per due dei dodici nipoti, Guglielmo ed Enrico, indirizzandoli nella formazione politica e accompagnandoli di persona in quella che fu la maggiore esperienza, cioè la Repubblica Romana. A tenere in collegamento il territorio dell'Appennino romagnolo con gli ambienti patriottici più avanzati contribuì poi l'azione di un altro personaggio proveniente sempre da quelle terre, l'avvocato mercatese Luigi Petrucci, affiliato alla Carboneria e attivo nel cesenate e nel forlivese, il cui nome figurava tra quelli dei convenuti alla prima adunanza solenne della “Vendita dell'Amaranto”, tenuta il 20 luglio 1817 presso la Villa Saffi di San Varano. Dopo i fatti del 1821, Petrucci fu anche sottoposto a giudizio e condannato alla detenzione perpetua. Amnistiato nel 1828, alcuni anni dopo partecipò ai moti rivoluzionari liberali del 1831 divenendo Presidente del Comitato rivoluzionario provinciale di Forlì.?
    Fu infine uno dei principali animatori, sempre in terra di Romagna, della causa patriottica del periodo che culminò con la proclamazione dell'Unità d'Italia sotto la bandiera di Casa Savoia, esercitando ancora una volta il ruolo di punto di unione fra gli ambienti cittadini ed il mondo periferico della campagna e della collina.
    Partendo da un “buon ceppo”, il percorso di istruzione e di educazione che Guglielmo Gajani intraprese dalla gioventù contribuì in modo determinante alla sua formazione politica e spirituale. A cominciare da quanto apprese al Liceo-convitto di Ravenna dove si dedicò agli studi classici, avendo fra gli insegnanti anche il patriota forlivese Carlo Matteucci.?
    Nel 1838 si trasferì a Bologna dove quattro anni dopo conseguì la laurea in diritto civile e canonico. Quindi si spostò a Roma per svolgere il periodo di praticantato nello studio legale dell'avvocato Carlo Villani. Quelli compresi fra la fanciullezza e l'approdo alla maturità furono per lui anni fondamentali. Non a caso il racconto de "L'Esule Romano" prendeva le mosse da un ricordo infantile (la sanguinosa repressione dei moti del 1831), e proseguiva per buona parte delle oltre 400 pagine dedicando attenzione alle esperienze maturate nei centri maggiori: Ravenna, Bologna e Roma. In particolare, l'ambiente cittadino lo aveva avvicinato al mondo rivoluzionario clandestino in quegli anni portato avanti dalla Giovine Italia e al pensiero di Giuseppe Mazzini che ai lettori americani presentava come “The profet of the Idea”. ?
    La formazione politica di Gajani trovò linfa dalle idee del pensatore genovese, non limitandosi solamente agli aspetti patriottici e del repubblicanesimo, ma spingendosi fino all'essenza del mazzinianesimo come religione civile che trovava espressione nei concetti di dovere, progresso, associazionismo, responsabilità, fratellanza. Fu questo il patrimonio ideale sul quale Gajani formò il proprio pensiero politico e del quale divenne interprete. “God and the People” ? (Dio e Popolo) – scriveva ricordando una delle frasi più conosciute di Mazzini: “Dio sta al vertice dell'edificio sociale; il Popolo, cioè l'insieme dei nostri fratelli, ne è la base. Dio è Padre e Maestro; il Popolo è il progressivo interprete della sua legge”. E proseguiva: “Noi siamo sulla terra per lavorare come fratelli e fondare l'unità della famiglia umana, che un giorno formerà un solo gregge e un solo pastore". Era un pensiero pervaso di profondo misticismo e allargato ai concetti che stavano alla base della rivoluzione nazionale. “Amate la vostra patria: essa è la terra dove dormono i vostri padri, la casa che Dio vi ha dato. Dedicate ad essa i vostri pensieri, i vostri consigli, il vostro sangue. - ... - Roma è il tempio della nostra nazione, e lì dobbiamo stringere il patto della nostra unità. Lì vi fu il mondo dei pagani e il mondo dei papi; entrambi sono morti. Un terzo e più grande mondo deve essere costruito là, il mondo del popolo. Roma pagana aprì la via alla Roma papale; e ora, pura dalle contaminazioni di entrambi, sta sorgendo la Roma del popolo. - ... - Amate l'umanità. Ricordiamoci che oltre le Alpi e il mare ci sono nazioni di fratelli, e tutti procedono con noi allo stesso Padre e hanno lo stesso destino di noi. - ... - Abbiate il più grande rispetto per la vostra coscienza. Abbiate sempre sul labbro la verità che Dio ha posto nel fondo del vostro cuore. - ... - Siate tolleranti con i dissenzienti; ma tenete fermamente alta la vostra bandiera e professate arditamente il vostro credo”. ?
    La sua condivisione di idee politiche considerate sovversive nella Roma di Gregorio XVI e il legame con alcuni rivoluzionari romagnoli implicati nei moti patriottici dei primi anni ‘40 (fra i quali il fratello Enrico che dopo essersi trasferito a Rimini per esercitare la professione di farmacista era stato arrestato e condannato per le insurrezioni del 1845), gli valsero il controllo speciale da parte della polizia pontificia e il “precetto politico” che imponeva di non spostarsi dalla città e di rimanere, dal tramonto all'alba, nella propria abitazione, oltre che disporre l'obbligo “di recarsi ogni venti giorni all’ufficio di polizia, per informare minutamente sulla maniera di vivere ed esibire un certificato, in cui il confessore dichiarasse, firmandolo, la frequenza della penitenza”. ??
    Oltre che dai sentimenti patriottici e dalle idee di libertà, il percorso formativo di Gajani appariva connotato da una forte religiosità. Scriveva in una lettera alla madre spedita da New York nel febbraio del 1855: “Voi sapete che sin da fanciullo ho avuto sempre buona disposizione verso la nostra santa religione Cristiana; ma le cattiveria dei preti e del papa mi disgustavano, e mi faceva male quel volere imporre per forza la religione, che deve consistere nell'amore di Dio, e del prossimo, come ha detto nostro Signore, il quale non costringeva nessuno”.??
    Era con forti lacerazioni interiori che Gajani regolava i conti fra il profondo sentimento religioso e l'oppressione del potere papalino sperimentato sulla propria pelle fin dagli anni dell'infanzia. A partire cioè dall'esempio familiare rappresentato dallo zio della madre, Cesare Montalti, avversato e umiliato dalle gerarchie ecclesiastiche; per continuare con il terribile ricordo personale della sanguinosa repressione dei moti di Rimini del 1831, portata in nome del Papa dalle armi austriache; fino ai vincoli che gli erano stati imposti dallo status di sorvegliato speciale, che spaziarono dalle ispezioni notturne alla sua abitazione romana fino all'umiliazione del certificato di confessione da esibire alla polizia gregoriana.

    Deputato della Repubblica Romana

    A cambiare temporaneamente il clima intervenne, nel giugno 1846, l’elezione a Pontefice del cardinale Mastai Ferretti con il nome di Pio IX. Dal gretto conservatorismo di Gregorio XVI si passava alla politica del “Papa liberale”, che iniziò il suo percorso abbassando il prezzo del sale e amnistiando, il 16 luglio, detenuti e ricercati per motivi politici fra i quali Enrico Gajani. Nei primi mesi del nuovo pontificato s'erano messe in movimento grandi speranze, speranze che si trasformarono in manifestazioni di vero e proprio giubilo quando, nel marzo 1848, Pio IX concesse la Costituzione. Qualcosa di grande intanto si stava preparando nel Vecchio Continente. Sull'onda delle sollevazioni avvenute in alcune aree della penisola italiana e in altre nazioni europee, prese il via un movimento rivoluzionario imponente che coinvolse tutte le correnti di pensiero repubblicano e democratico. Nel mese di marzo scoppiò a Vienna una insurrezione che ebbe immediate conseguenze nella penisola italiana. Per cacciare gli austriaci si sollevò prima Venezia il 17 marzo e poi, dal 18 al 22 marzo, Milano con le “cinque giornate”, mentre nei Ducati di Parma e Modena i moti misero in fuga i rispettivi sovrani. Il 23 marzo 1848 il Piemonte dichiarava guerra all'Austria, appoggiato anche dallo Stato Pontificio che inviò truppe regolari. Iniziava così la prima guerra d'indipendenza. Mentre Guglielmo Gajani stava consolidando i suoi rapporti con i vertici politici del movimento patriottico, sui campi di battaglia si stavano mettendo in evidenza l'ormai anziano zio Giampaolo Ricchi, 62 anni, e l'indomito Enrico Gajani. Sono note le vicende del conflitto che, dopo la sconfitta di Custoza, portarono alla firma dell'armistizio fra Piemonte e Austria dell’agosto 1848. Intanto, con l’allocuzione pacifista del 29 aprile, Pio IX aveva preso le distanze dall'intervento modificando la propria linea politica.
    Quell’estate fu segnata da grande confusione in tutto lo Stato Pontificio con gli Austriaci che attaccarono Bologna mentre i deputati liberali (eletti a maggio con una votazione prevista dalla carta costituzionale) si ribellarono al governo papale. A nulla servì in quei giorni la sostituzione nel ruolo di primo ministro fra Eduardo Fabbri e Pellegrino Rossi. Anzi, fu proprio l'assassinio di Rossi (15 novembre) che indusse il Papa a rompere con il fronte patriottico e liberale, decidendo di lasciare Roma. Dopo la fuga di Pio IX, la giunta provvisoria alla quale era stato affidato il governo decise di convocare un'Assemblea nazionale basata sul concetto della sovranità popolare. Per sostenere l’iniziativa, sul finire dell'anno sorsero nelle città e anche nei centri minori i “Circoli popolari”, istituzioni patriottiche e politiche che animarono le elezioni. Con una lettera del 16 gennaio 1849, i rappresentanti del Circolo popolare di Forlì Giovita Lazzarini e Alessandro Pettini scrivevano al Priore di Mercato Saraceno per annunciare la scelta del Circolo Forlivese di proporre Aurelio Saffi e Antonio Zambianchi alla candidature dei due deputati alla Costituente Romana per il Circolo elettorale di Forlì. L'obiettivo della lettera era di convogliare i voti sui candidati della provincia, annunciando che il Circolo popolare di Cesena proponeva Pio Teodorani e Ernesto Allocatelli. “Per Loro norma – rispondeva il Priore – le significo che qui non abbiamo Circolo Popolare, e tutto dipende dagli Elettori del Comune da me rappresentato, ascendenti questi a 1469; molti de' quali si dice che possano avere in confidenze gli eccellentissimi Guglielmo Gajani e Antonio Mariani di Sogliano”. ??
    Intanto un documento pubblicato il 15 gennaio 1849 annunciava la suddivisione del territorio di Legazione in collegi per favorire il voto. Oltre a Forlì, Cesena e Rimini altri collegi furono Bertinoro, Sarsina (che comprendeva anche Mercato Saraceno, Sogliano, Borghi e Roncofreddo), Santarcangelo e Saludecio.
    Le elezioni che si svolsero il 21 gennaio 1849 riscontrarono una larghissima partecipazione, coinvolgendo in pieno anche i ceti moderati e strati dello stesso clero, nonostante la scomunica lanciata da Pio IX sui partecipanti alla consultazione.
    Fra gli eletti come rappresentanti del popolo della provincia di Forlì, insieme a personaggi come Aurelio Saffi e Felice Orsini, risultò anche il nome di Guglielmo Gajani sul quale confluirono 5505 voti. ?? E in virtù della giovane età venne subito nominato fra i segretari dell'Assemblea costituente. “I rappresentanti del popolo eletti dal suffragio universale in tutto lo Stato Romano, si radunarono in Campidoglio la mattina del 5 febbraio 1849. Io ero il più giovane di loro. L'assemblea fu austera e dignitosa. I suoi componenti mostravano di comprendere perfettamente l'altezza della loro missione ed erano inoltre, come è naturale, compresi dell'idea che era proprio là, in quello stesso luogo, che l'antico senato di Roma sedeva per dettar leggi al mondo. Io penso che fosse appunto questa idea che fece la nostra assemblea la più nobile e coraggiosa di quante esistessero in Europa in quel periodo di rivoluzione”.??
    Partecipando attivamente ai dibattiti e alle operazioni militari di difesa della città, Gajani guadagnò sul campo la stima dei maggiori esponenti della Repubblica, a cominciare dallo stesso Giuseppe Mazzini che in una corrispondenza di qualche anno dopo lo ricorderà come “Gajani, deputato romano, nostro nell’anima”. ??
    L'assemblea costituente eletta si insediò ai primi di febbraio e dopo alcuni giorni di lavoro, il 9 febbraio appunto, approvò il decreto fondamentale.
    “ Durante quella lunga discussione - ricordava Gajani - prevalse tra il popolo romano la più grande ansietà; essi affollavano la nostra sala e l'edificio, così come le strade e le piazze vicine, aspettando in calma solenne. Appena il decreto di deposizione del papa e di proclamazione della repubblica fu reso noto, essi scoppiarono in una esplosione di gioia”. Il decreto di proclamazione della Repubblica romana fu “pubblicato la mattina del 9 febbraio 1849 ‘in nome di Dio e del Popolo’. Questa era la formula da tempo adottata dalla Giovine Italia. La bandiera del nuovo governo era verde, bianca e rossa; sulla parte bianca stava il motto ‘Dio e Popolo’”. ??
    Nell’attività di deputato, Gajani fu impegnato costantemente nei lavori dell'Assemblea. Oltre ad essere uno dei quattro segretari della prima adunata svolta il 5 febbraio, intervenne in più occasione relativamente a questioni di carattere economico (legge sul prestito forzoso, tributi, coniazione di nuove monete), sulle caratteristiche del personale impiegato nel far funzionare le istituzioni della Repubblica, sulle condizioni dei reduci di guerra e delle loro famiglie.
    All'attività nell'Assemblea, unì l'impegno di tipo militare diventando Rappresentante del popolo del Rione VII per la difesa della città e la sua fortificazione mediante costruzione delle barricate, sulle quali non mancò di apportare il proprio contributo personale. A conferma della stima di cui godeva da parte dei vertici repubblicani, venne anche nominato componente di una commissione formata da cinque membri con la missione di evitare le requisizioni illegali.
    Nella mobilitazione generale che accompagnò questa situazione difficile e complessa, la famiglia Gajani si mobilitò su tutti i fronti. Mentre Guglielmo sedeva negli scranni dell'Assemblea costituente, lo zio Giampaolo Ricchi e il fratello Enrico Gajani, erano impegnati nella difesa della capitale e nella lotta sulle barricate. Entrambi erano giunti a Roma dopo aver preso parte come volontari alla Prima guerra d'indipendenza durante la quale Ricchi, benché sessantaduenne, era stato anche ferito ad una gamba.
    Intanto loro padre, Pellegrino, partecipava attivamente alla vita politica del paese e del territorio romagnolo. Ne abbiamo dimostrazione da un fatto particolare, quanto curioso. Un dispaccio giunto a Mercato Saraceno aveva fatto sapere che il Triumvirato mazziniano desiderava conoscere se le popolazioni dei vari territori fossero decise a sostenere “il proprio diritto contro lo straniero”.?? Sottoposta al giudizio dei rappresentanti con il sistema del voto bianco a favore e il voto nero contrario, il risultato fu di 3 bianchi contro 7 neri. Bocciato? No, tutt’altro. La convinzione nella Repubblica rimaneva sempre forte ma quello di cui i rappresentanti della municipalità romagnola non riuscivano a capacitarsi era come il nemico della Repubblica potesse essere l’esercito francese. Immediatamente dopo questa votazione fu infatti approvato all'unanimità, con scrutinio segreto, un documento redatto da Pellegrino Gajani con questo testo: “Se la Francia porta nel nostro Stato le sue Armi per impedire che qualche estero nemico venga ... e colla sua protezione voglia mantenerci nell'attuale stato di libertà, non solo non la rifiuteremo, ma gliene saremo grati, e riconoscenti; se poi questo venisse nell'intendimento d'imporci condizioni, che menomassero la larghezza delle istituzioni che ci ha date la di noi acquistata libertà, allora con tutti li mezzi di cui potremo far uso ci uniremo in causa comune colla Capitale per respingere ogni suo tentativo”.
    I patrioti di questa terra collinare della Romagna sembravano increduli che la Francia, nazione che mezzo secolo prima aveva liberato l'Italia dalla sudditanza alla stato Pontificio e aveva acceso nel popolo la passione per la forma repubblicana, ora fosse accorsa a Roma per difendere proprio il Papa. Probabilmente – pensavano i patrioti della valle del Savio – i francesi erano lì per aiutare gli italiani. Ma, ovviamente, si sbagliavano. Mentre ai primi di maggio cominciava la ritirata verso Ancona delle truppe repubblicane, nel corso del mese gli austriaci conquistarono la Romagna. Ai primi di giugno la battaglia attorno a Roma si fece di nuovo intensa, con la ripresa delle ostilità dopo un periodo di tregua. Gli scontri fra repubblicani e francesi divennero sempre più duri a Villa Pamphili, a Villa Corsini e nella difesa del Vascello. Agli inizi di luglio, l’esperienza mazziniana si concludeva e cominciò la caccia ai reduci, fra i quali Guglielmo Gajani. Questi, braccato dalla polizia pontificia, dopo una breve permanenza clandestina consumata fra la Repubblica di San Marino e la casa di famiglia di Mercato Saraceno, scelse la via dell'esilio all'estero.

    Dall'esilio americano all'esilio perpetuo

    Durante i primi anni '50, il burrascoso esilio di Guglielmo Gajani si consumò fra Torino, la Svizzera, la Francia, il Belgio, la Gran Bretagna e, infine, gli Stati Uniti. In America trovò un momentaneo punto di approdo, prima del rimpatrio che avvenne dopo l'Unità d'Italia, nel 1863. In stretta clandestinità mantenne sempre i contatti con il movimento patriottico e con Mazzini, partecipando anche all'organizzazione nel moto milanese del 1853. Fu dopo questo avvenimento che, per sfuggire alla polizia pontificia, decise di lasciare il continente spostandosi a Londra, dove mantenne le relazioni con Aurelio Saffi, e poi di affrontare la traversata dell'oceano. “Coi battelli a vapore, ordinariamente, si va da Londra a New York in 12 giorni; io ho dovuto prendere una barca a vela e questa è stata trattenuta in mare più del solito a causa del tempo cattivo e dei venti contrari”.??
    Dopo un viaggio in nave di trentacinque giorni giunse alle coste americane e, nel luglio 1853, si stabilì a New York. Finalmente al sicuro da spie e agenti di polizia, Gajani cominciò una nuova vita continuando ad avere contatti con il mondo politico italiano ed impegnando non poche energie per sbarcare il lunario. Dai primi lavori scarsamente remunerativi (fondati prevalentemente sulle lezioni di italiano) e dall'impegno profuso nell'imparare al meglio la lingua inglese (che arricchì un bagaglio di conoscenze nel quale figuravano anche, oltre a latino, francese e spagnolo), l'affermazione di Gajani si sviluppò attraverso l'attività di avvocato e la pubblicazione di articoli. Sulle pagine dei giornali americani e partecipando a dibattiti continuò a portare avanti la causa patriottica, raccontando quanto era avvenuto e affrontando i temi del pensiero democratico.
    Negli Usa continuò ad intrattenere relazioni di amicizia e di militanza con altri profughi italiani, in particolare con Felice Foresti, reduce dal carcere dello Spielberg. Ma la grande novità fu sicuramente l'apertura delle porte delle élites culturali che culminò con l'incarico di docenza presso l'Università di Boston. Si sposò con Mary Henderson, originaria di Cincinnati, e cominciò a frequentare personaggi importanti, come George P. Marsh, primo ambasciatore Usa in Italia, e soprattutto Benjamin Silliman Sen., uno dei primi grandi professori di scienze degli Stati Uniti, esperto di geologia e di chimica (suoi furono importanti studi sulla lavorazione del petrolio), presidente dell'Associazione Americana per lo Sviluppo delle Scienze, insegnante all'Università di Yale, sostenitore di Abraham Lincoln e persona attiva anche in campo sociale e politico contro la schiavitù. Proprio a Silliman, Gajani dedicò il suo libro esprimendo pubblicamente riconoscenza per l'amicizia, per gli insegnamenti e per l'accoglienza dimostrata nei suoi confronti. ??
    A questa amicizia si deve probabilmente anche la forte presa che in lui ebbe la religione protestante. “Nelle vacanze di Natale – scriveva alla madre il 16 febbraio 1855 – sono stato per 10 giorni in casa dei signori Silliman, che abitano in una città vicina e mi avevano pregato di andarli a trovare. Non è possibile immaginare le gentilezze che ho ricevuto. E non sono i soli che mi vogliono bene. Sono arrivato qui povero, senza conoscere alcuno e ignaro affatto della lingua: in pochi mesi mi sono messo in buona posizione, parlo e scrivo inglese assai bene ed ho moltissimi amici e conoscenti. Tutto questo lo devo alla mia buona condotta e voglia di lavorare, dipendentemente sempre dall'aiuto di Dio”. E concludeva: “Ora che sono libero e in mezzo a un popolo libero, trovo che la religione cristiana è il miglior conforto dell'uomo, lasciando da parte il bigottismo e i preti, che la guastano”. ??
    Emergeva nel suo pensiero una rinnovata religiosità alimentata dalla convinta adesione alla fede evangelica. Adesione che non gli impedì di continuare a seguire le ragioni della politica e della militanza, portate avanti anche con la costante raccolta di fondi per finanziare il movimento rivoluzionario italiano. Come già ricordato in più passaggi di questo saggio, colonna centrale della sua attività fu la pubblicazione del libro The Roman Exile, edito nel 1856 da “John P. Jewett and company” a Boston e mai tradotto in italiano se non in forma manoscritta e parziale da Nazareno Trovanelli. ??
    Ancora oggi, quest’opera risulta di sicuro interesse, offrendo uno spaccato del Risorgimento, dei suoi protagonisti (fra i quali ovviamente da Mazzini che Gajani considera il più grande uomo d'Italia), delle vicende, delle opinioni, delle amarezze, delle speranze. Un libro che, seppur a distanza di quasi 150 anni, meriterebbe di essere tradotta e consegnata ai lettori italiani. Altro spazio d'indagine non sufficientemente battuto, sul quale bisognerebbe concentrare una attenzione specifica, è quello degli effetti prodotti dall'attività di Gajani negli Stati Uniti, nel dibattito politico, nei confronti del pubblico americano, degli emigrati, del mondo europeo, partendo dall'analisi dall'attività giornalistica, letteraria e di conferenziere che esercitò negli Usa.
    Sul finire del decennio, le notizie giunte dall'Italia accesero grandi speranze e culminarono con il raggiungimento dell'Unità d'Italia alla quale contribuirono ancora una volta armi in pugno il fratello Enrico e l’indomito zio Giampaolo Ricchi che alla non più tenera età di 70 anni tornò sui campi di battaglia. Nonostante la lontananza, Guglielmo chiese la cittadinanza italiana che ottenne il 24 luglio 1860, con facoltà di poter restare in America per qualche anno a causa di gravi problemi di salute. Minato nel fisico da una malattia polmonare, l'esule romano rientrò in Italia solo nel 1863, accolto festosamente nel suo paese di Mercato Saraceno dove tornò a vivere alternando spostamenti, per svolgere l'attività forense, nelle differenti capitali italiane dell'epoca, e cioè prima a Torino (dove insieme alla moglie divenne membro della Chiesa Valdese) e poi a Firenze.??
    Continuò, seppur con una energie decrescenti, a seguire le vicende politiche italiane, manifestando contrarietà alla politica reazionaria di alcuni fra i primi governi nazionali della destra liberale. Nel 1865 tentò di calcare il terreno politico come candidato alle elezioni politiche nel collegio del suo territorio senza però ottenere successo. ??
    In lui continuava inoltre ad ardere l’antico sogno, quello di Roma capitale. Così quando nel 1867 prese forza il progetto di risolvere con la forza la questione romana, si agitò un ultimo sussulto accompagnato dal desiderio irrealizzabile, a causa delle gravi condizioni di salute, di poter partecipare all'insurrezione. Il sogno svanì dopo la battaglia di Mentana. A distanza di pochi mesi, nel giugno del 1868, Guglielmo Gajani concluse i suoi giorni assistito dalla moglie Mary Gajani Henderson. Una forma tubercolare pose termine alla sua esperienza terrena. Ed anche da morto il suo corpo fu costretto ad una nuova condizione di esilio, un esilio perpetuo. Protagonista della Repubblica Romana, sorvegliato speciale e ricercato dalla polizia pontificia per la sua attività rivoluzionaria e infine membro della Chiesa Valdese: i motivi c’erano tutti perché il clero romagnolo consumasse una vendetta finale, vietando alla sua salma di accedere al cimitero del suo paese. Allontanate da Mercato Saraceno, le spoglie di Gajani trovarono una tumulazione provvisoria a Cesena fino a quando furono trasferite al cimitero degli inglesi di Firenze. Sulla sua tomba la moglie pose il verso evangelico “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”.??

    Mario Proli

  5. #85
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 27 novembre 2004

    “Serve un’Europa dei popoli”

    FORLI’ - Sala “Gandolfi” affollata, giovedì sera, per l’incontro su “La Costituzione europea e l’Europa dei popoli” promosso delle sezioni “Giordano Bruno” dell’Associazione mazziniana italiana e “Nazario Sauro Bargossi” del Movimento federalista europeo. “Subito un governo federale europeo. Solo così si potrà realizzare una politica veramente continentale”. Questa affermazione, dalla viva voce del segretario generale del Movimento federalista europeo Guido Montani, costituisce la sintesi dell’incontro. Sullo sfondo della serata, che ha regalato alla sala Gandolfi una cornice di pubblico di tutto rispetto, non era difficile scorgere il voluminoso nuovo Trattato costituzionale continentale, firmato lo scorso 29 ottobre a Roma dai rappresentanti dei 25 Stati che costituiscono l’Unione Europea. Oltre a Montani e al moderatore Pietro Caruso, sono intervenuti gli esponenti “Ami” Roberto Balzani e Mario Proli, nonché il segretario regionale “Mfe” Lamberto Zanetti. “Mazziniani italiani e federalisti europei – ha ricordato Roberto Balzani – sono sorti entrambi nel’estate del 1943, quando l’Italia era ancora in balia della follia bellica scatenata dalle dittature nazi-fasciste. L’intuizione di questi fondatori di movimenti ideali era chiara: costruire un’Europa federale per inibire, alla fonte, ogni altra tentazione egoistica degli Stati”. “A Roma oggi – ha sostenuto Montani – è appena stato raggiunto un traguardo fondamentale, ma parziale. Un conto è che si accordino i singoli governi per un trattato fra potenti, e ben altro è un patto fra i 450 milioni di cittadini che popolano l’Europa, teso alla definizione dei diritti basilari della convivenza”. Oltre alla mancanza di un Parlamento e un Governo continentale capaci di legiferare su materie sottratte al potere legislativo nazionale, lo scenario europeo post-costituzionale è vilipeso non poco dalla persistenza del diritto di veto in capo a ciascun Paese. Nel frattempo, fervono i preparativi per il congresso nazionale Mfe, in programma dall’11 al 13 marzo 2005 all’Auditorium Carisp di Forlì. In quella sede sarà presentato un progetto comune: convocare il Congresso dei popoli europei e l’immediata ratifica della Costituzione europea.

    Piero Ghetti

  6. #86
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    Predefinito tratto dal sito nazionale dell'A.M.I.

    ASSOCIAZIONE MAZZINIANA ITALIANA - ONLUS
    Sezione "Sauro Camprini" - Ravenna

    Seminario di studi sulla storia risorgimentale

    presso la CASA MATHA, Piazza Andrea Costa, n. 3 - Ravenna

    Il mazzinianesimo e i principali filoni culturali del risorgimento italiano

    Programma:

    2 febbraio 2005 – ore 17

    Mazzini e Cavour: l’incontro col liberalismo
    Relatore: Prof. ROBERTO BALZANI

    10 febbraio 2005 – ore 17

    Mazzini e Cattaneo: unitarismo, federalismo e positivismo nel dibattito politico-culturale Italiano – Parte 1,
    Relatore: Dott. SERGIO GNANI

    17 febbraio 2004 – ore 17

    Mazzini e Cattaneo: unitarismo, federalismo e positivismo nel dibattito politico-culturale Italiano – Parte 2,
    Relatore: Dott. SERGIO GNANI

    23 febbraio 2005 – ore 17

    Mazzinianesimo, repubblicanesimo e socialismo dall’utopia alla formazione dei partiti politici,
    Relatore: Prof. SAURO MATTARELLI

    2 marzo 2005 – ore 17

    Mazziniani, anarchici, socialisti. Le radici della passione: il caso Romagnolo
    Relatore: Dott.ssa CLAUDIA FOSCHINI

  7. #87
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 17 gennaio 2005

    Piazzale degli Eroi: un po’ di Romagna tra i miti italiani Da stasera su Raitre

    RAVENNA - “Attraverso il confronto con sei personaggi della grande storia, compiere contemporaneamente un viaggio dentro noi stessi e nella provincia italiana, sconosciuta ai più e a portata di mano”. Così Nevio Casadio, giornalista ravennate, spiega la nuova trasmissione di Raitre, dal titolo Piazzale degli Eroi, di cui è uno degli autori. La prima puntata andrà in onda oggi in seconda serata. “Non appartiene al filone dei programmi storici –spiega Casadio –. La trasmissione presenta sei grandi personaggi quali Giuseppe Garibaldi, San Francesco, Dante Alighieri, Napoleone Bonaparte, Giuseppe Mazzini, Giuseppe Verdi andando alla scoperta dei luoghi che li videro protagonisti e di testimonianze per verificare l'attualità e la sopravvivenza del mito nel mondo di oggi”. “Già nelle riunioni iniziali – prosegue – ci siamo resi conto quanto la Romagna entrasse prepotentemente alla ribalta in riferimento alle puntate su Napoleone, Dante, Garibaldi, Mazzini. E abbiamo dovuto compiere delle scelte precise per non trascurare altri luoghi italiani. In ogni caso la Romagna è rappresentata nelle puntate su Mazzini e Dante con reportage che ho realizzato personalmente”.Nella foto Casadio con il conduttore Stefano Tomassini

  8. #88
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    Predefinito riceviamo da Angelo Morini, Presidente A.M.I. Ravenna


  9. #89
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    ASSOCIAZIONE MAZZINIANA ITALIANA
    Sezione “ Guido Lunedei” - Cervia

    Sabato 5 febbraio
    ore 16
    PRESSO U.I.L
    Piazza della Resistenza, 2 - Cervia

    “ LA REPUBBLICA ”

    dalla concezione mazziniana alla Costituzione del 1948

    partecipano:
    prof. SAURO MATTARELLI
    storico – Fondazione Casa Oriani
    prof. MAURIZIO RIDOLFI
    Docente di Storia contemporanea – Università della Tuscia

    Presentazione del volume:

    “ALMANACCO DELLA REPUBBLICA”
    a cura di MAURIZIO RIDOLFI

    presiede:
    GIUSEPPE POMICETTI
    A.M.I. Cervia

    A cura di Ornella Piraccini

    .................................................
    tratto dal sito web nazionale dell'AMI
    http://www.webandcad.it/AMI/italiano.htm

 

 
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