Mazzini, attuale dopo 200 anni
FORLI’ - Una giornata di studi dedicata alle molteplici figure che il pensiero mazziniano evoca nel tempo del bicentenario della nascita dell’uomo politico genovese, fra i più generosi promotori del processo di nascita della nazione italiana. Mazzini, però, non fu un nazionalista-conservatore, ma un grande pensatore della nuova democrazia che l’Italia avrebbe adottato soltanto molti decenni più tardi.Oggi a Forlì, all’Hotel Globus, a partire dalle 9.30, su iniziativa dell’Associazione “Giovane Europa” e del comitato regionale dell’Associazione Mazziniana Italiana, si tiene il convegno “Giuseppe Mazzini: democrazia e questione sociale”, proprio per cercare di analizzare il ruolo del pensiero mazziniano alla luce del rapporto stretto che ha sempre ricercato fra la modifica delle condizioni sociali e la costituzione di assetti istituzionali improntati all’esercizio della libertà, modulata secondo la scansione ritmica di diritti e di doveri. Temi che, inevitabilmente, finiscono per interessare tutto il mondo delle organizzazioni sindacali che propugna, infatti, una serie di rivendicazioni che trovano antiche radici proprio nella nascita dell’associazionismo operaio e democratico di cui Mazzini, in Italia e nei Paesi in cui fu costretto da lunghi periodi di esilio, fu un interprete forte, ma anche contrastato e temuto.Il suo pensiero, se pure di matrice egualitaria, fu destinato ad entrare in collisione prima con quello “anarchico” e poi con quello “marxista”, ma fu comunque sempre ispirato dal principio di evoluzione e di progresso della democrazia alle prime prove nel vorticoso secolo XIX, dove quegli ideali erano stati messi in discussione dalla Restaurazione del 1815. Il dibattito, introdotto da Luigi Foschi, segretario della Camera sindacale Uil di Forlì e da Angelo Morini, presidente del Comitato regionale Ami, vedrà la presentazione di alcune relazioni che faranno il punto sul rapporto possibile fra il passato e il presente delle questioni sociali. E proprio il problema del “capitale e del lavoro nelle stesse mani” o del dialogo necessario ed equilibrato fra “diritti e doveri” costituirà una trama che farà da sfondo agli interventi di Roberto Balzani (presidente nazionale dell’Ami) dell’Università di Bologna; di Fulvio Conti, dell’Università degli studi di Firenze; di Nunzio Dell’Erba, ricercatore storico. L’intervento conclusivo dei lavori del convegno è stato affidato a Giuliano Musi, segretario generale aggiunto della Uil e, tra l’altro, componente del gruppo di fondatori dell’associazione “Giovane Europa”.(rn)




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