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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 24 giugno 2005

    Mazzini, attuale dopo 200 anni

    FORLI’ - Una giornata di studi dedicata alle molteplici figure che il pensiero mazziniano evoca nel tempo del bicentenario della nascita dell’uomo politico genovese, fra i più generosi promotori del processo di nascita della nazione italiana. Mazzini, però, non fu un nazionalista-conservatore, ma un grande pensatore della nuova democrazia che l’Italia avrebbe adottato soltanto molti decenni più tardi.Oggi a Forlì, all’Hotel Globus, a partire dalle 9.30, su iniziativa dell’Associazione “Giovane Europa” e del comitato regionale dell’Associazione Mazziniana Italiana, si tiene il convegno “Giuseppe Mazzini: democrazia e questione sociale”, proprio per cercare di analizzare il ruolo del pensiero mazziniano alla luce del rapporto stretto che ha sempre ricercato fra la modifica delle condizioni sociali e la costituzione di assetti istituzionali improntati all’esercizio della libertà, modulata secondo la scansione ritmica di diritti e di doveri. Temi che, inevitabilmente, finiscono per interessare tutto il mondo delle organizzazioni sindacali che propugna, infatti, una serie di rivendicazioni che trovano antiche radici proprio nella nascita dell’associazionismo operaio e democratico di cui Mazzini, in Italia e nei Paesi in cui fu costretto da lunghi periodi di esilio, fu un interprete forte, ma anche contrastato e temuto.Il suo pensiero, se pure di matrice egualitaria, fu destinato ad entrare in collisione prima con quello “anarchico” e poi con quello “marxista”, ma fu comunque sempre ispirato dal principio di evoluzione e di progresso della democrazia alle prime prove nel vorticoso secolo XIX, dove quegli ideali erano stati messi in discussione dalla Restaurazione del 1815. Il dibattito, introdotto da Luigi Foschi, segretario della Camera sindacale Uil di Forlì e da Angelo Morini, presidente del Comitato regionale Ami, vedrà la presentazione di alcune relazioni che faranno il punto sul rapporto possibile fra il passato e il presente delle questioni sociali. E proprio il problema del “capitale e del lavoro nelle stesse mani” o del dialogo necessario ed equilibrato fra “diritti e doveri” costituirà una trama che farà da sfondo agli interventi di Roberto Balzani (presidente nazionale dell’Ami) dell’Università di Bologna; di Fulvio Conti, dell’Università degli studi di Firenze; di Nunzio Dell’Erba, ricercatore storico. L’intervento conclusivo dei lavori del convegno è stato affidato a Giuliano Musi, segretario generale aggiunto della Uil e, tra l’altro, componente del gruppo di fondatori dell’associazione “Giovane Europa”.(rn)

  2. #112
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 4 agosto 2005

    Mazzini torna sotto accusa: fu maestro buono o cattivo?

    Si rafforzano radici e identità sammauresi, attraverso un evento sotto le stelle in grado di coniugare spettacolo e cultura, con una formula originale, in un contesto attraente: il Processo. Un evento cioè, che nella sera del 10 agosto, a ricordo del giorno in cui venne assassinato Ruggero Pascoli, padre del famoso poeta, si rinnova, celebrando personaggi o eventi storici dall’eco nazionale e locale.Giunta alla V edizione, la manifestazione quest’anno promuove il “Processo a Mazzini: padre della patria o cattivo maestro?”, celebrando così il bicentenario della nascita del grande genovese (1805-1872). Alla Torre - Villa Torlonia il 10 agosto alle 21 tornerà ad allestirsi un’aula di tribunale. Da una parte, una Pubblica Accusa rappresentata da Giovanni Belardelli, romano, docente di Storia del pensiero politico contemporaneo all’università di Perugia, saggista, giornalista. Dall’altra, la Difesa, rappresentata dal forlivese Roberto Balzani, docente di Storia contemporanea alla sede ravennate dell’università di Bologna. Balzani, fra l’altro, è conoscitore del personaggio risorgimentale, essendo presidente dell’Associazione Mazziniana, attiva dal 1943 (presieduta in passato da personaggi come Luigi Salvatorelli). Autorevole anche la giuria che elaborerà il verdetto, presieduta da Gianfranco Miro Gori, sindaco di San Mauro e comprendente Marino Biondi, docente di Storia della critica e delle storiografia letteraria al dipartimento di Italianistica di Firenze. E ancora, Antonio Carioti, giornalista del Corriere della Sera, caporedattore della Voce Repubblicana dal ’94 al ’98; Werther Colonna, vicepresidente di Sammauroindustria che promuove l’incontro; Maurizio Ridolfi, docente di storia contemporanea all’università della Tuscia (Viterbo), presiede il Centro studi per la storia dell’Europa mediterranea. Infine, il giovane attore sammaurese Mirko Ciorciari (in forza nella compagnia di Franco Mescolini), leggerà alcuni frammenti dell’opera pascoliana “L’inno secolare a Mazzini”. “Continuiamo a dare impulso alla cultura della nostra terra, valorizzando e rivedendo sotto un nuovo aspetto coloro che in vario modo hanno influenzato sia l’Italia, sia la Romagna”, fa sapere il sindaco Miro Gori. Mazzini, nato a Genova, morto a Pisa, vissuto per gran parte della sua vita in esilio, non mise mai piede in Romagna. Eppure in questa terra ha sempre potuto contare su un vasto seguito. Seguaci che non sempre lo hanno capito, né saputo chi fosse in realtà questo politico che volle unire il paese.Ha detto a proposito Balzani alla presentazione di ieri: “Con il nuovo processo, cogliamo l’occasione di rivedere i cliché errati che hanno accompagnato Mazzini fino al nostro tempo. Quelli ad esempio di un uomo triste, di nero vestito, che mandava i giovani a morire, che parlava solo di patria e famiglia... Ricordiamo che questo personaggio a 25 anni si fece mettere in galera, per poi restare in esilio 40 anni. È importante chiedersi il perché di tale scelta. Quella, probabilmente, di un disadattato nella Genova del 1830”.Dunque questo padre della Giovine Italia fu per Balzani il precursore di una moderna idea di democrazia mondiale. L’Accusa di Belardelli farà leva invece sul “cattivo maestro” che avrebbe favorito il passaggio postumo alle sponde del corporativismo, uno che non capisce il suo tempo, fautore di pensieri fragili di cui si sono appropriati in seguito nazionalisti e fascisti. Eppure un personaggio, Mazzini, che ebbe una vasta eco perfino in Inghilterra: “Nel primo ’900 - ricorda Balzani - i parlamentari del partito Laburista dissero di essere stati influenzati più di tutto, proprio da Mazzini”.Questo padre dell’unità italiana, si aprì dunque ad idee democratiche europee, a nuove prospettive di libertà. “Per lui la nazione non è un fine - sottolinea Balzani - ma un mezzo per unire, in futuro, il genere umano”. Un personaggio che in esilio non sempre capì i seguaci del suo tempo. Se Aurelio Saffi davvero agì così come i Mazzini avrebbe voluto, al contrario Eugenio Valzania lo strumentalizzò per i suoi “affari” di notabile. Questo eroe fra i più studiati sui libri di scuola, ha lasciato in eredità 104 opere, continuamente pubblicate dal 1861 sino ad oggi.Ingresso libero.

    Claudia Rocchi

  3. #113
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    Predefinito tratto da SESTO POTERE 5 agosto 2005

    APERTO IL DIBATTITO SULLA FIGURA DI MAZZINI

    (Sesto Potere) - - 5 agosto 2005 - A poco meno di una settimana dal Processo a Giuseppe Mazzini, in programma mercoledì 10 agosto prossimo a San Mauro Pascoli, il nome del Grande Italiano fa già discutere: padre della patria o cattivo maestro?
    In attesa di sapere come andrà a finire tra i due storici protagonisti della serata sammaurese (Giovanni Belardelli per l¹accusa, Roberto Balzani per la difesa), da alcuni giorni si è già aperto un ampio dibattito sulla figura di Mazzini che ha coinvolto in prima persona importanti nomi della storiografia italiana e straniera.
    A lanciare il sasso nel tranquillo stagno di un dibattito che fino ad allora era stato piuttosto soporifero, è stato lo storico francese, Pierre Milza, che nelle sue "Histoire de Italie" ne è uscito con un ³Mazzini può apparire come il padre del terrorismo italiano². Parlando poi di ³una tradizione mazziniana di spirito terroristico².
    Dichiarazioni forti, tanto che a Milza ha subito risposto uno dei più importanti storici italiani, Luciano Canfora (Corriere della Sera, 15 luglio), che allargando lo sguardo sul ruolo del Grande Italiano ha scritto: ³Mazzini non gode di grandi simpatie in Italia, se non in cerchie relativamente ristrette. Non è un eroe popolare, forse non lo è mai stato. Ci sono varie spiegazioni di ciò, né l'occasione del bicentenario della nascita può invertire la tendenza. Si potrebbero tentare varie spiegazioni. Ad esempio: quale forza politica italiana ne è stata davvero erede? Forse nessuna². Aggiungendo poi che Mazzini a cavallo tra i due secoli (Otto/Novecento) non ha assunto il ruolo di bandiera: ³Non lo era per il nascente movimento socialista, e lo era solo a parole per le forze democratiche non socialiste. Il fatto è che Mazzini era e resta un maestro difficile, un maestro esigente².
    Una risposta più compiuta a Pierre Milza è arrivata da Maurizio Viroli dell'università di Princeton che, in un articolo su ³La Stampa² (18/07/2005), ha rifiutato in toto l¹accostamento Mazzini-Brigate Rosse, suggerita dallo storico francese: ³Fine dei terroristi era abbattere la Repubblica democratica per instaurare un regime comunista; il metodo era la lotta armata guidata da un'avanguardia di rivoluzionari di professione. Fine di Mazzini era l'instaurazione di una Repubblica democratica che avesse quale suo atto fondativo una libera Assemblea Costituente del popolo; il metodo era la guerra di popolo accompagnata dall'educazione morale. I terroristi teorizzavano l'internazionale comunista. Mazzini l'Europa unita e l'umanità delle libere patrie affratellate: davvero una completa identità di vedute². Chiude Viroli ironicamente.
    Ancora più decisa la replica dello storico Roberto Balzani sul Corriere della Sera del 20 luglio scorso, in qualità di Presidente nazionale dell¹Associazione mazziniana: ³Si tratta di una ricostruzione grottesca e inaccettabile [quella di Milza, ndr]. Mazzini, come tutti i rivoluzionari del primo Ottocento, pensava alle guerre di liberazione nazionale in termini romantici e non certo di stragi, di nichilismo, di massacri d'innocenti. Seguendo il ragionamento del professor Milza, anche George Washington potrebbe figurare come antesignano del terrorismo, in quanto comandante addirittura di un esercito irregolare contro i "legittimi" titolari dell'autorità nelle colonie del Nord America e cioè gli inglesi².
    Più articolata la posizione di un altro storico, Sergio Luzzato, che sempre sul Corriere della Sera (23 luglio) ha parlato di Mazzini né come terrorista ma neppure come santo: ³A torto ci si scandalizza per le tesi dello storico francese Pierre Milza, colpevole di avere suggerito che una certa tradizione del terrorismo italiano possa appunto risalire a MazziniŠ Quasi che, nella storia, le rivoluzioni siano state immancabilmente pacifiche. Rivoluzioni dei garofani o dì velluto². E volgendo lo sguardo all¹oggi ha aggiunto: ³quel che colpisce (e che delude) nella discussione di questi giorni intorno a Mazzini Œterrorista¹ o Œpacifista¹, è lo strepitare dei neomazziniani intorno alla lesa maestà del personaggioŠ Mazzini, e non da oggi, è di chi se lo prende. Durante la guerra civile italiana del 1943-45, mentre i partigiani lo elevavano a simbolo della Resistenza quale "secondo Risorgimento", i repubblicani di Salò non lo mettevano forse sui loro francobolli, e non ne compilavano un'antologia devotamente intitolata "La voce di Staglieno"?².
    Aspettando il 10 agosto a San Mauro non resta che dire: il dibattito è servito.

  4. #114
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 10 agosto 2005

    Padre della patria o cattivo maestro?

    SAN MAURO PASCOLI - È arrivato il gran giorno per Giuseppe Mazzini; duecento anni dopo esce dalla polvere dei libri di scuola, e celebra l’anniversario (1805-1872) in un’aula di tribunale. Aula in cui apprenderà il verdetto sulla sua colpevolezza, o innocenza riportando alla luce la sua visione di trasformazione della storia. Questa sera, mercoledì 10 agosto alla Torre di San Mauro (Villa Torlonia) alle 21, si rinnova la 5ª edizione del Processo, promosso da Sammauroindustria.“Processo a Mazzini: padre della patria o cattivo maestro?”, richiamerà nell’aula di tribunale una pubblica Accusa, rappresentata da Giovanni Belardelli, docente di Storia del pensiero politico contemporaneo all’università di Perugia, saggista, giornalista. E richiamerà una Difesa, quella del forlivese Roberto Balzani, docente di Storia contemporanea nella sede ravennate dell’università di Bologna. Balzani, fra l’altro, è presidente dell’Associazione Mazziniana, attiva dal 1943 (presieduta anche da Luigi Salvatorelli) e quindi profondo conoscitore del pensiero del personaggio risorgimentale.Autorevole la Giuria, presieduta da Gianfranco Miro Gori, sindaco di San Mauro e comprendente Marino Biondi, docente di Storia della critica e delle storiografia letteraria al dipartimento di Italianistica di Firenze. E ancora, Antonio Carioti, giornalista del Corriere della Sera, caporedattore della Voce Repubblicana dal ’94 al ’98; Werther Colonna, vicepresidente di Sammauroindustria promotore dell’incontro; Maurizio Ridolfi, docente di Storia contemporanea all’università della Tuscia (Viterbo), presiede il Centro studi per la storia dell’Europa mediterranea.Infine, il giovane attore sammaurese Mirko Ciorciari (in forza nella compagnia di Franco Mescolini), leggerà alcuni frammenti dell’opera pascoliana L’inno secolare a Mazzini.L’appuntamento, di richiamo, rafforza l’invenzione di Sammauroindustria e del sindaco Miro Gori: valorizzando l’identità della terra del Pascoli, si promuovono eventi originali in grado di coniugare spettacolo a cultura. L’attesa del nuovo Processo è stata anticipata da una “udienza preliminare” sulle pagine del Corriere della Sera di lunedì 8 agosto, dove si sono sottoposti ad una vivace querelle, contro e pro Mazzini, Belardelli da un lato, Balzani dall’altro. Quest’ultimo, nel presentare la serata odierna, ha commentato: “Con il nuovo processo, cogliamo l’occasione di rivedere i cliché errati che hanno accompagnato Mazzini fino ad oggi. Quelli ad esempio di un uomo triste, di nero vestito, che mandava i giovani a morire, che parlava solo di patria e famiglia... Ricordiamo che questo personaggio a 25 anni si fece mettere in galera, per poi restare in esilio 40 anni. È importante chiedersi il perché di tale scelta. Quella, probabilmente, di un disadattato nella Genova del 1830”.L’Accusa di Belardelli farà leva invece sul “cattivo maestro” che avrebbe favorito il passaggio postumo alle sponde del corporativismo, uno che non capisce il suo tempo, fautore di pensieri fragili di cui si sono appropriati in seguito nazionalisti e fascisti. Sulle pagine del Corriere della Sera, Belardelli ha descritto Mazzini come “terrorista”, per la volontà di assegnare alla politica fini etici, quasi fosse una lotta per estirpare il male, rifiutando di venire a patti con la realtà. Motivo per cui, valuta lo storico di Perugia, anche il filosofo Giovanni Gentile, vicino al fascismo, avrebbe celebrato il Mazzini. A tale tesi si è contrapposto Balzani, che ha descritto il padre della Giovine Italia come uno che vive la democrazia “come un’esigenza esistenziale pressante, che trova fondamento morale nel riconoscimento morale di pari dignità a ogni essere umano”.Il limite per Balzani sta semmai “nella fatica di tradurre il principio etico dell’uguaglianza, negato nella società del suo tempo, in un compiuto progetto istituzionale”.Fatto questo che avrebbe dato adito ai travisamenti interessati sul grande personaggio. Nella presentazione sammaurese, Balzani ha pure aggiunto che il genovese ebbe una vasta eco perfino in Inghilterra: “Nel primo ’900 – ha ricordato il forlivese – i parlamentari del Partito Laburista ammisero di essere stati influenzati proprio da Mazzini”.Un personaggio che in esilio non sempre capì i seguaci del suo tempo. Se Aurelio Saffi agì così come Mazzini avrebbe voluto, al contrario Eugenio Valzania lo strumentalizzò per i suoi “affari” di notabile. Un eroe che pur senza mai essere entrato in Romagna, ha sempre goduto nella terra del Pascoli di uno zoccolo duro di sostenitori. 104 opere ha lasciato, pubblicate dal 1861 sino ad oggi.Ingresso libero. Info: 0541-810124.

    Claudia Rocchi

  5. #115
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    Predefinito tratto dal sito dell'AMI



    .... per il regolamento ... vedi ...

    http://www.webandcad.it/AMI/iniziati...o_a_premi2.jpg

  6. #116
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 4 settembre 2005

    Onori ai martiri del Risorgimento

    Ravenna - Corone di alloro ai piedi della lapide che ricorda i martiri ravennati del Risorgimento. Il sacrificio per l’unità d’Italia è stato celebrato ieri in piazza Garibaldi dalla Società conservatrice del capanno Garibaldi, dalla Fratellanza Garibaldina e dall’Associazione Mazziniana, insieme a esponenti del Partito Repubblicano Italiano. Il vicesindaco Gianntonio Mingozzi ha pronunciato un discorso, legato anche al bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini. Ma nelle intenzioni dei promotori l’iniziativa ha avuto un ulteriore significato. La cerimonia infatti si è tenuta proprio il giorno in cui ricorre l’anniversario della beatificazione di Papa Pio IX, avvenuta il 3 settembre 2000. “Abbiamo voluto evidenziare il profondo disaccordo del mondo laico repubblicano alla beatificazione di un esponente della Chiesa che si caratterizzò come restauratore della pena di morte, conservatore del potere temporale e acerrimo avversario del Risorgimento e della gloriosa esperienza repubblicana”.

  7. #117
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 16 settembre 2005

    Omaggio a Giuseppe Mazzini dal Rotary Club di Lugo

    lugo - Il Rotary club di Lugo ha celebrato il bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini con una serata di approfondimento del pensiero e dell’attività del maggiore ideologo del Risorgimento italiano. L’occasione è stata la presentazione del libro “Dialogo sui Doveri” del ravennate Sauro Mattarelli che con una sorta di “intervista impossibile” ripropone in forma scorrevole e discorsiva, ma rispettando rigorosamente l’opera originaria, i contenuti dei “Doveri dell’Uomo” pubblicato da Mazzini nel 1860. Mattarelli nel suo intervento ha sottolineato la valenza culturale e la modernità dei temi del pensiero mazziniano; la priorità dei doveri rispetto ai diritti, la costruzione dell’europa, gli squilibri sociali, l’uso e l’abuso della libertà sono elementi, secondo l’autore, che meriterebbero maggiore attenzione ed approfondimento nel mondo di oggi. Per il presidente del Rotary Bruno Pelloni, il libro di Mattarelli costituisce un contributo concreto e non retorico alle celebrazioni del bicentenario.

  8. #118
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    Ospedaletto, le celebrazioni per il bicentenario di Mazzini/Gli interventi di De Carolis e Ravaglia; la relazione molto applaudita di Scioscioli

    Il grande genovese campione di integrazione

    Riuscita conferenza al Circolo del PRI di Ospedaletto di Forlì nella serata di venerdì 16 settembre per il bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini.

    La cornice è quella delle giornate della "Voce Repubblicana", che il segretario della sezione, Virginio Pasini ed il Consiglio della cooperativa "Goffredo Mameli" organizzano, con successo, da oltre un trentennio.

    Quando alle ore 21,00 iniziano i lavori, il colpo d'occhio è quello, un po' insolito, di una presenza molto numerosa di pubblico proveniente anche da altre località della Romagna.

    E' stato il sen. Stelio De Carolis, nella sua veste di Presidente del Comitato per il bicentenario della nascita di Mazzini ad introdurre il dibattito elencando l'intensa attività che si sta svolgendo in Italia e all'estero. De Carolis ha ricordato gli impegni, quello del 20 e 21 settembre a Genova e Provincia, quello del 22 a Ferrara e successivamente a Lugano, Spilamberto, Ravenna e Reggio Calabria.

    Molto applaudita la relazione di Massimo Scioscioli sul tema "Mazzini e l'Europa" con una serie di testimonianze che hanno certamente messo in luce come il processo di integrazione, cui siamo giunti, abbia avuto dal grande genovese un impulso decisivo.

    Scioscioli si è particolarmente soffermato sulla presenza di Mazzini in vari stati europei, in modo particolare Svizzera ed Inghilterra, sottolineando l'esigenza di opportuni contatti per meglio conoscere se corrisponde a verità il fatto che anche ora, all'estero, le celebrazioni siano più solenni di quelle calendarizzate nel nostro Paese. La prospettiva di manifestazioni in tutte le sedi comunitarie è un obiettivo che il Comitato dovrebbe perseguire.

    L'attualità e la modernità del pensiero mazziniano, il repubblicanesimo e la religione civile sono stati i temi trattati dall'on. Gianni Ravaglia. Il quale ha sottolineato come in momenti quali quelli in cui viviamo, di individualismo e scarsa attenzione all'etica ed alla morale, il teorizzatore dei doveri da anteporre ai diritti trovi forti resistenze. L'ex parlamentare ravennate si è particolarmente soffermato sul dibattito in atto relativo ai processi di integrazione con le varie etnie, concordando alla fine con le tesi del Presidente del Senato Marcello Pera e con quanti si battono per evitare che i nostri posteri debbano soccombere alle pretese egemoniche dell'Islam.
    [mid]http://pinoulivi.com/midi/giulietta.mid[/mid]

  9. #119
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 21 settembre 2005

    Tutta l’Italia di Giuseppe Mazzini

    Faenza - Quello che verrà ospitato sabato e domenica prossimi al Teatro Masini sarà il più importante convegno a livello nazionale per celebrare il secondo centenario della nascita di Giuseppe Mazzini. Inoltre, sarà anche il primo in assoluto a trattare quella libertà di stampa e delle idee che furono fra i fondamenti della dottrina del fondatore della Giovane Italia.Questi i termini con cui Natale Graziani (presidente dell’Accademia degli Incamminati di Modigliana) e Luigi Rava (presidente dell’Associazione Mazziniana Italiana di Faenza) hanno presentato il convegno di studi articolato su due giornate dedicato a “Potere e circolazione delle idee: stampa, accademie e censura nel Risorgimento italiano dal 1814 al 1861”.Un convegno al quale il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha concesso il proprio Alto Patronato. Alle due associazioni organizzatrici si è aggiunta l’adesione dell’amministrazione comunale di Faenza, mentre l’Ordine Nazionale dei Giornalisti e il Comitato nazionale celebrazioni del bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini hanno concesso il patrocinio. Tutto questo ha portato a far sì che il ministro alle Politiche comunitarie, Giorgio La Malfa, abbia accettato l’incarico di svolgere la prolusione al convegno mentre il presidente della Camera, Pierferdinando Casini, dovrebbe portare il proprio saluto diretto messo un poco in dubbio dagli impegni a livello nazionale. Ci saranno invece certamente, nella parte introduttiva della mattinata di sabato, il messaggio del Presidente Ciampi, i saluti del sindaco Claudio Casadio, del presidente della Regione, Vasco Errani, della Provincia, Francesco Giangrandi, di Salvo Mastellone (che riceverà il “Vincastro d’argento a una vita” concesso dall’Accademia degli Incamminati) e del presidente dell’Accademia storica modiglianese Natale Graziani al quale sono anche affidati gli incarichi di coordinazione del convegno di studi e di guida alla mostra di cimeli mazziniani esposti al Teatro Masini. Relatori saranno anche Zeffiro Ciuffoletti (università di Firenze), Arturo Colombi (Pavia), Franco della Peruta (Milano), Roberto Balzani (Bologna) autore anche di una recente pubblicazione su Mazzini. Nel pomeriggio si succederanno alla tribuna Romano Paolo Coppini (Università di Pisa), Renata De Lorenzo (Napoli), Natale Graziani e Alessandro Buda (Accademie di Romagna) e Sauro Mattarelli.Nella serata, sempre al Teatro Masini e ad ingresso libero a tutti i cittadini e ospiti, ci sarà un concerto della banda di Modigliana che eseguirà inni del Risorgimento. Di grande fascino storico la seconda giornata coordinata dal professor Zeffiro Ciuffoletti ordinario di storia del Risorgimento all’Università di Firenze. Tutte le relazioni saranno incentrate sulla durezza delle censure da parte degli Stati dell’Italia pre unitaria, da quella del Granducato di Toscana che, nel 1857 censurò anche l’Accademia di Modigliana la quale, rifiutando l’abiura delle affermazioni di un convegno, venne soppressa per essere poi riqualificata 2 anni dopo durante il periodo del Governo provvisorio succeduto alla partenza dei Lorena dopo il plebiscito unitario, a quelle in cui la “censura” portava anche alla galera o peggio. Queste, ad ogni buon conto, le relazioni che si succederanno cronologicamente con indicazione del relatore e dello Stato di cui si occuperà dettagliatamente la relazione. Gian Paolo Romagnani (Università di Verona, per il Regno di Sardegna); Gianpietro Berti (Università di Padova, Regno Lombardo Veneto); Alba Mora e Marzio dell’Acqua (Università di Parma e Archivio di Stato, Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla); Giordano Bertuzzi (Ducato di Modena); Domenico Maria Bruni (Università di Firenze - Granducato di Toscana); Giorgio Tori (Archivio di Stato di Lucca, Ducato di Lucca); Giuseppe Monsacrati (La Sapienza Roma, Stato Pontificio); Andrea Casadio (Università Bologna, Legazioni Pontificie di Romagna e Marche); Luigi Di Stadio (Acc.Incamminati, Regno delle due Sicilie continentale) e Salvatore Bottari (Università di Messina, Regno delle due Sicilie, per la Sicilia).

    Renato Cavina

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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 25 settembre 2005

    “Idee democratiche”

    Faenza - Col magnifico colpo d’occhio di un Teatro Masini gremito e con molti giovani in platea si è iniziato il convegno di studi organizzato dall’Accademia degli Incamminati di Modigliana in collaborazione con l’Associazione Mazziniana per celebrare il 200° anniversario della nascita di Giuseppe Mazzini. Il convegno, per la prima volta in assoluto, ha affrontato l’analisi storica del “Potere e circolazione delle idee: Stampa accademie e censura nel Risorgimento Italiano 1814-1861”. Alla presidenza, oltre al ministro Giorgio La Malfa appena rientrato dalla Norvegia, il presidente dell’Accademia modiglianese, Natale Graziani, il sindaco Claudio Casadio, il presidente della Provincia, Francesco Giangrandi e il rappresentante dell’Ordine Nazionale dei giornalisti, Claudio Santini. I lavori sono iniziati con la lettura, da parte del presidente Graziani, del forte messaggio inviato dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi con la “libertà di stampa intrecciata con il pluralismo e la democrazia, la citazione della rivoluzione francese, di quella americana e del nostro Risorgimento” con la chiusura che “pluralismo e libertà sono parte essenziale della Costituzione Repubblicana”. Pierferdinando Casini (presidente onorario degli Incamminati e presidente della Camera) si è rammaricato di non poter essere presente a causa di impegno istituzionale in Libano. Il sindaco Casadio si è detto lieto che Faenza “celebri degnamente un personaggio come Mazzini che mette di fronte anche al momento attuale, alle scelte dei cittadini nella democrazia le cui regole sono più durature dei partiti. Non solo recupero filologico del convegno ma anche proiezione al futuro”.Claudio Santini è partito da Cavour 1854 per spezzare una lancia in favore della libertà di stampa (che esiste solo in 30 dei 191 Stati conrappresentanti all’Onu) e annunciare che “l’Ordine di Bologna ha recuperato l’antica Agenzia Stefani che era scomparsa con la caduta del fascismo con il suicidio del forlivese Morgagni che ne era il direttore”.A Faenza il primo giornale, La voce del Popolo, come ha comunicato il presidente del convegno, vide la luce nel 1860. Francesco Giangrandi ha sottolineato l’importanza “della circolazione delle idee nel pluralismo di una stampa libera di difendere le idee proprie e quelle degli altri e fuori della tendenza a monopolizzare”. E’ quindi seguita la consegna del “Vincastro d’argento a una vita” che l’Accademia di Modigliana (nata nel 1600 come Accademia dei pastori della vallata del Marzeno) ha concesso al professor Salvo Mastelloni docente della Storia di Diritto Politico all’Università di Firenze e autore di numerose pubblicazioni fra cui, in lingua inglese, “Da Mazzini a Marx”. Il premiato è apparso visibilmente commosso.

    Ha quindi preso la parola il ministro Giorgio La Malfa. I suoi riferimenti sono andati al messaggio di Capodanno del Presidente Ciampi con riferimento all’Italia e agli italiani di non dimenticare la ricorrenza del bicentenario Mazziniano.

    Renato Cavinar.i.

 

 
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