Premessa
Abbiamo spesso parlato dell’opera di Gualtiero Cìola, non nascondendo mai di esserci, in gran parte, ispirati a questa sin dalla nascita della CO. Molti tra i nostri lettori ci hanno chiesto "qualcosa di più" su di lui . Noi siamo stati felici di proporre in questo n°9 la sua intervista, dal momento che i nostri rapporti si sono sempre sviluppati nel senso della più aperta lealtà e sincerità, e possiamo anche dire che non ha mai cercato di influenzare una nostra linea editoriale e "umana".

La prima volta che ci siamo visti ho notato la sua straordinaria somiglianza con il viennese Karl Maria Wiligut (almeno in una sua foto del’45) e devo dire che la permanenza di qualche giorno con lui mi ha dato una nuova carica che, mi auguro, sia stata trasmessa in queste pagine. z P.G.

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AdT : Buongiorno Dr. Cìola, può parlarci un po’ di lei, del suo itinerario umano e culturale ?

G.C. : Sono nato a Venezia nel 1925 da padre tirolese e da madre veneziana, con lontane ascendenze dalmatiche ed ho considerato patria sia il Tirolo che la città lagunare, ove ho compiuto i miei studi dal Ginnasio al Liceo classico ; ho avuto la fortuna o la sfortuna di facilitarmi il conseguimento della maturità classica, come studente-soldato. Nel 1943 avevo preso residenza nella dimora paterna a Borgo (Trento), ove mi colse l’otto settembre e scelsi ciò che la maggioranza della popolazione preferiva : la fedeltà all’alleato e alla Mitteleuropa , della quale si avvertiva ancora il doloroso distacco.

E’ stato duro fare il guerriero e, quando era possibile , andare a lezione di greco e matematica con le armi spianate ; ma c’era una buona ragione : tornando in una notte buia da una zona della vecchia Padova, sotto i portici medievali, fui scosso da uno sparo, ingigantito dalla volta delle arcate e sentii la pallottola fischiarmi sopra la testa ; non mi rimase altra scelta di una fuga indecorosa, avendo solo la baionetta che, nella corsa, mi batteva i glutei, quasi a sculacciarmi per la mia imprudenza . Da quella volta ci venne ordinato di uscire in gruppi di quattro e con le armi "feuerbereit" (con la pallottola in canna).

Passai indenne i due anni di guerra : non mi fu permesso di fare l’eroe, ma solo ciò che mi veniva ordinato ; l’avventura cominciò quando credevo che tutto fosse finito e fu anche molto rischiosa . Occupai i monti lasciati liberi dai partigiani e ne ridiscesi quando i vincitori si furono vendicati abbastanza, in tempo per visitare mia madre, incarcerata al posto mio, ma salvata dal suo senso dell’umorismo ; dopo che le porte del carcere le furono aperte Lei, che prima non aveva amici, si ritrovava spesso in allegra compagnia con i "galeotti" che aveva conosciuto.

Scelsi la facoltà di Veterinaria perché amavo gli animali e per starmene a Bologna, ove apprezzai l’intelligenza degli emiliani ; dopo la laurea ed un periodo di pratica, esercitai per alcuni anni la libera professione nel Sudtirolo e nel Veneto : feci in tempo a conoscere la civiltà contadina delle vallate tirolesi e della pianura veneta e da allora mi sono battuto in suo favore .

A 60 anni decisi di essere ancora abbastanza giovane per godermi la pensione, viaggiando, scruvendo, girovagando sulle montagne a piedi o sugli sci. Cambiai residenza e divenni friulano in un paesino originariamente tedesco : Weissenfels ( :bianca roccia) che gli italiani storpiarono in Fusine, perché c’era una fabbrica, quando avrebbero potuto tradurlo in "Roccalba", molto più poetico . Ora sono tornato nel Veneto per stare vicino alle mie nipotine veneziane e padovane.

Il mio itinerario umano e culturale ?

Sarò retorico, ma sin da giovane sentivo fortissimo l’attaccamento alla libertà, quella vcera, intrecciata con la dignità forgiata da un ordine naturale che pone tutti gli esseri umani al loro posto : non servi o padroni, né inferiori o superiori, ma ciascuno legato alla propria natura ed alla funzione specifica per la quale è nato, con la facoltà di attuare tutte le proprie possibilità e di raggiungere la propria particolare perfezione

nell’ambito della comunità di appartenenza . Questa idea della natura propria, diversa in ogni persona e della libertà in funzione di tale natura, ci riporta ad altri tempi ed in particolare allo spirito del medioevo che è stata per me la migliore stagione nella storia dell’umanità .

Nel tempo attuale debbo dire francamente che non ne vedo molta, di libertà, tra gli uomini ele donne "moderne".

Culturalmente ho sentito sin da ragazzo l’attaccamento agli antenati, la ricerca delle origini di ogni popolazione, fonte di ricchezza interiore, di orgoglio e anche di fratellanza fra le pur diverse etnie, accomunate dall’amore per la propria stirpe. Se ho avuto delle simpatie per le istituzioni del Terzo Reich, ciò è dovuto all’istituto dell’Ahnenerbe che soddisfaceva questa mia esigenza ed al concetto del Blut un Boden di Walther Darré, che, oltre a questa esigenza, placava pure il mio amore per il mondo contadino .

Sono stato sempre a fianco delle etnie minacciate e vessate : con i Sudtirolesi, i Cimbri, i Valdostani, i Bretoni, i Corsi, i Siebenbürgen, i Tedeschi del Volga, i Tartari, i Curdi, gli Armeni, ecc., ec...Voglio qui raccontare qualcosa di abbastanza comico, poiché trovo salutare saper sorridere o ridere su certe situazioni nelle quali gli uomini ingenui possono incappare. Accadde negli anni ’60 fra i c.d. Cimbri degli Altipiani di Asiago, per la cui storia avevo una vera passione ; ero a Roana per l’inaugurazione del primo museo etnografico cimbro e ci trovai dei rappresentanti della Sinistra, intabarrati nel loro eskimo, con barbe e capigliature fluenti, i quali vedevano una cultura minaciata di estinzione, come gli indiani delle riserve, Wounded Knee e via dicendo ; assieme a loro dei vecchi del defunto III Reich, in abbigliamento sportivo-völkisch-militaresco : pangermanisti, cultori dell’Ahnenerbe, con nessuna simpatia per le Sinistre ; cionondimeno, al pranzo sociale fraternizzavano calorosamente, inebriati da un buon vinello trentino, : il Taroldego . La fatica di fare da interprete fu tale da farmi perdere l’appetito, per non incrinare i buonissimi rapporti che si erano stabiliti tra i giovani marxisti e questi vecchi arnesi del NS ; naturalmente le mie traduzioni non erano fedeli, ma il gioco valeva la candela, poiché ambedue i gruppi lottavano per il medesimo obbiettivo : salvare la cultura degli ultimi Longobardi dall’omologazione voluta dal governo romano.

Da faceto, a quasi serio, aggiungerò di aver collaborato alla rivista "Orion" e di aver spedito articoli a vari giornali e riviste, per dare sfogo alla mia grafomania, cosa che continuo a fare anche ora, pur essendo un po’ più rincoglionito...

Tengo ad affermare infine che, anche se ho scritto di Celti e Longobardi, o delle rivolte contadine, di non essermi mai considerato "uno scrittore". E su questo torno ad essere serio.

AdT :Quali modelli ritiene più giusti, oggi, per i nostri giovani ?

G.C. : Domanda difficile, problema giovanile, di difficilissima soluzione. Ritengo tuttavia essenziale riconoscere che l’umanità sia giunta al gradino più basso della sua decadenza, per cui si profilerà, speriamo presto, un nuovo inizio di ascesa ; ecco : essere i primi nell’arrampicata verso la vetta, penso sia il traguardo migliore che dei giovani coscientemente differenziati possano proporsi.

Dei modelli da proporre ? Non ci si può assolutamente ispirare a vecchi movimenti politici, perché ciò che è morto, non può essrere resuscitato. Per questo vedo grottesco, anche se talvolta giustificabile, per reazione, imitare dei modelli presi dal Fascismo e dal Nazismo : se ne può studiare con passione la storia, facendo tesoro dei lati positivi delle due ideologie ; ma riproporli in toto, con i loro riti e le loro uniformi, mi pare controproducente. Oggi vi sono forze nuove, eppure antiche che hanno bisogno dell’apporto di giovani idealisti, con le idee a posto, ma di questo potrò parlare più tardi.


Un modello cui attenersi potrebbe essere quello dei "Wandervögel", movimento apolitico, molto complesso, sorto nel boom industriale della Germania guglielmina. Nel recensire nuovamente la loro storia sull’AdT n°8, dicevo :"Oggi che da noi è morta la civiltà contadina, metre il proletariato urbano, ormai imborghesito , è aggiogato al carro del consumismo, in nome del quale si sta distruggendo l’ambiente con una velocità frenetica e progressiva , ci sarebbe veramente bisogno di un movimento giovanile che combattesse la mentalità borghese col suo morboso attaccamento al benessere ed alle comodità, esaltando con convinzione e fermezza il ritorno alla terra e la difesa ad oltranza di quanto resta del verde, dei bosch e dei prodotti genuini prodotti dagli ultimi contadini.(...) Anche in campo religioso i Wandervögel volevano un ritorno alla religione dei padri , agganciata alla cosmogonia indoeuropea ed al rispetto della natura : il mito solare e la sacralità delle foreste, delle fonti e dei fiumi ; oggi, vista la mancata autocritica del monoteismo giudeo-cristiano sul dominio assoluto dell’uomo sull’ambiente e sugli animali, sarebbe necessario un ritorno al Panteismo pagano . per salvare quel poco che resta della bellezza del mondo ; se ciò non si verificherà vorrà dire che il genere umano è supinamente rassegnato alla propria autodistruzione."