Una doppietta del neo-rossonero affonda Recoba e compagni. Di Rodriguez la rete del momentaneo pareggio. Si fa complicata la situazione dei campioni, a cui potrebbero non bastare 2 vittorie per qualificarsi.


Il debutto di Danimarca e Uruguay ai Mondiali nippo-coreani sarà (forse) ricordato per la spettacolare combinazione Gronkjaer-Tomasson, che ha portato avanti i nordici negli ultimi minuti del primo tempo, per il fulmineo pareggio siglato da Rodriguez in apertura di ripresa, una splendida voleè da fuori area che s'è infilata sotto l'incrocio dei pali, e ovviamente per la testata decisiva del monumentale Jon Dahl Tomasson, a meno di 10' dal triplice fischio di chiusura. "Tutto il resto è noia" - tanto per citare il tormentone di Franco Califano - o quasi. Di certo, chi è ancora incantato dalla "Danish Dynamite", che proprio all'Uruguay rifilò un 6 a1 memorabile a Messico '86, non deve essersi divertito parecchio sugli spalti di Ulsan, così come davanti alla Tv. E nemmeno la platea coreana ha gradito: oddio, loro non fischierebbero mai (eppure qualche fischio s'è udito), ma hanno giustamente lesinato gli applausi, magari aspettando tempi migliori con il prossimo debutto del Brasile.

Intanto, i primattori di ieri sono costretti in panchina; Morten Olsen fa il cittì, il grande Miki Laudrup l'assistente, mentre la Celeste sta anche peggio: i trionfi di Varela, Ghiggia e Schiaffino distano più di mezzo secolo, il presente è tutto nei piedi, nello scatto e nella fantasia di "Calimero" Recoba. Nemmeno il tonfo della Francia è riuscito a scatenare gli appetiti delle contendenti, tutt'altro che ringalluzzite dalla prospettiva di staccare subito i campioni in carica: i tanti "italiani" presenti, soprattutto quelli schierati dalla Celeste, hanno blandamente trotterellato, a parte qualche lodevole eccezione. A partire da questo "JTD", reduce dalla conquista della Coppa Uefa con il Feyenoord e prossima "riserva" (sicuro?) di Shevchenko e Inzaghi al Milan, che si è segnalato come l'uomo-chiave dell'avanguardia danese. Meglio lui di Sand, pescato benissimo da uno spiovente a pochi passi da Carini (il desaparecido della Juve è già traslocato a Barcellona) all'inizio, complice un pisolino di Sorondo e Varela, che ha schiacciato di testa con troppa foga, tanto che la palla s'è impennata quel tanto che bastava per colpire la traversa e volare sul fondo. Meglio di Rommendahl, più che altro impegnato in fase di copertura e di rilancio, sulla stessa lunghezza d'onda, a conti fatti, il solido Gronkjaer e di sicuro Jorgensen, il cui ingresso a metà della ripresa è stato davvero il "jolly" pescato da Olsen. L'Uruguay ha palpitato per un paio di calci di punizione di Recoba che non hanno graffiato, e le sue stesse accelerazioni si sono risolte in tanto fumo e poco altro. Proprio dopo l'uscita del "Chino", ormai stremato, è avvenuto il crollo, e non ci fosse stato l'eterna sentinella Pablo Montero, le cose sarebbero probabilmente andate molto peggio.

I gol: Gronkjaer recupera un pallone e aziona Tomasson, "JDT" restituisce al compagno, che è bravissimo a chiudere il triangolo e ad involarsi sulla corsia di sinistra, assist in mezzo all'area ancora per lo stesso neo milanista, che corregge alle spalle di Carini. Pareggio già descritto di Rodriguez, che scatena la panchina dei suoi, poi la rete decisiva: recupero di Jensen, palla a Jorgensen che indovina un traversone magistrale per Tomasson, che inchioda letteralmente Carini. Uruguay out.

Saluti Romani
Daniele - IRRIDUCIBILI