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  1. #1
    Globalization Is Freedom
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    Predefinito Immigrazione: sì al mercato, no allo stato

    Riporto integralmente l'articolo di Alberto Mingardi con cui gli eno-nazionalisti stanno polemizzando sul loro forum.

    La strada che la Lega ha smarrito
    di Alberto Mingardi

    C’era una volta la Lega Nord, poche poltrone e tanto buon senso. Il catechismo del leghista sarà stato essenziale, senza fronzoli, senza citazioni colte, ma era scolpito nel quotidiano. “Basta tasse basta Roma”, il sogno così fortemente sognato di spezzare il nodo gordiano di carte, moduli, leggi e leggine che incatenano le imprese del Nord (anche quelle del Sud, se è per questo), il pregiudizio accorto che “nel petto di ogni dipendente pubblico batte il cuore di un ladro, altrimenti non mangerebbe al piatto pubblico” (R.A. Heinlein). Tutto qui, e non era poco.
    La Lega Nord c’è ancora, solo che ogni tanto si ha la sensazione che abbia smarrito la sua strada, che abbia perso di vista le proprie radici. Il Capo è sempre lui, Bossi, ed è l’unica costante, la k in un partito di x. Però è costante a modo suo. Era all’opposizione e voleva il federalismo. Progettava riforme e gridava libertà. Adesso che è ministro delle riforme, esige: ordine. Si sa, la politica è l’arte del possibile, del compromesso. Ecco perché all’Umberto si potrebbe perdonare tutto, perfino la fuitina col tricolore. Tutto, tranne una cosa. L’aver dimenticato il carattere più genuino del “leghismo” (se così lo si può chiamare), l’aver spento il suo cuore pulsante. La Lega era il nemico per antonomasia della burocrazia centralista, il signornò ai moduli con la firma in calce, l’incendiaria del canone Rai e del 740. Adesso la Lega è il partito della scartoffia.
    L’ha dimostrato inscenando il suo romanissimo teatrino sulla sanatoria per gli immigrati. Si confrontavano due visioni del mondo: una - quella dell’UdC, di Buttiglione e di Tabacci – secondo la quale è opportuno “regolarizzare” tutti quei clandestini che già oggi si sono inseriti nei circuiti della produzione, in fabbrica o in officina, non solo le colf. L’altra – e questo è il bossipensiero – invece sostiene che fa fede il permesso di soggiorno. Chi ce l’ha resti, chi non ce l’ha a casa.
    E’ esattamente la soluzione che, al problema, darebbe un passacarte dell’ufficio imposte di Reggio Calabria (con rispetto parlando). Presenti il modulo abcd, compilato nella sezione wxr, entro le 14:00 del giorno z, con marca da bollo e copia autenticata del certificato vattelapesca, previa aver già consegnato la pratica efg all’ufficio tuv. Immaginate di utilizzare lo stesso approccio per una questione come l’immigrazione. Il risultato sarebbe il caos, e ogni tanto la tragedia. Il risultato è la situazione in cui ci troviamo.
    Senza contare che in realtà, che un immigrato abbia o no il permesso di soggiorno, ci interessa proprio poco. Se un furfantello albanese scippa una vecchietta, è il fatto che abbia o meno i documenti in regola a farci concludere che è un criminale? Se un immigrato rumeno lavora 18 ore al giorno, e bene, il fatto che abbia o meno i documenti in regola sposta di una virgola la nostra valutazione sulla sua voglia di darsi da fare? Gli immigrati che rimanderemmo a casa, sono quelli che attraversata la frontiera si danno al crimine. Quelli che si accomodano nei centri d’accoglienza, s’impratichiscono delle arti del raggiro burocratico, e poi ce li ritroviamo sul gobbo, parassiti a vita.
    Non ci dispiacerebbe spedire altrove anche i manigoldi nostri, quelli “autoctoni”, bianchi bianchissimi e con scritto “nazionalità italiana” sulla carta d’identità.
    Viva i clandestini che lavorano. E ben venga l’idea di liberarli dal cono d’ombra della clandestinità, da quella paura che li spinge a rifugiarsi di giorno e di notte nei luoghi in cui l’occhio dello Stato non rischi di scoprirli, che li costringe a segregare i figli in casa, a chiudere col chiavistello quando vanno a dormire.
    Viva quelli che “si fanno il mazzo”, e non mi viene in mente uno slogan più leghista. Che cos’è la flessibilità, ministro Maroni, se non l’auspicio che chi si rimbocca le maniche possa farsi largo nella vita?
    Di più. La Lega è tradizionalmente il partito di quelli che “si fanno il mazzo”, dell’Atlante padano che regge sulle spalle il peso annoso della Repubblica italiana. Speriamo ritorni ad esserlo. Di sicuro, lo è stata: prima di ridursi al culto del pezzo di carta, all’adorazione della marca da bollo. Che avesse ragione proprio lui, Bossi, sì ma il Bossi del 1997? “Chi va a Roma diventa romano”.


    3 giugno 2002

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  2. #2
    VENETO LÌBARO
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    Predefinito

    Buona riflessione; non condivido però la speranza che la Lega ritorni ad essere quella di un tempo: gli errori fatti, i dietrofront continui e il rinnegare un credo profondo ne hanno inevitabilmente compromesso il futuro.

    Saluti Padani

  3. #3
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    Predefinito

    tutto questo sforzo intellettuale per convincerci che la colonizzazione afroislamica della padania e' buona ? ..

  4. #4
    Insubre
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    Predefinito L'importante...

    sarà non leggere fra un mese o due:
    Bossi e la Lega sì alla maxi sanatoria degli irregolari!
    C'era una volta la Lega e Bossi che .......bla,bla,bla,bla


    Ho la memoria lunga in questi casi, e dopo purtroppo mi escono le offese dalla tastiera.


    MAXI RETATA IN TUTTE LE IMPRESE, GOGNA A CHI NON E' IN REGOLA (e non parlo dei clandestini), ASSUNZIONE DEGLI ISCRITTI NELLE LISTE DI COLLOCAMENTO.
    CHI NON E' IN REGOLA A CASA!
    DOVRANNO LAVORARE LE AMBASCIATE, IN BASE ALLE RICHIESTE DELLE IMPRESE!
    COSI' CHIUDIAMO I CENTRI D'ACCOGLIENZA E CHI CI MANGIA SOPRA, CHIUDIAMO TUTTE QUELLE ASSOCIAZIONI PARASSITE DEL SISTEMA, CHE NON VOGLIONO LA BOSSI-FINI, SOLO PERCHE' NON AVREBBERO PIU' SCOPO D'ESISTERE E DI MANGIARE, E GUARDA CASO SONO MOLTO VICINE AI "NUOVI" DC E ALLE ZECCHE ROSSE.

    Poi processeremo Bossi e la Lega, per aver tradito la Padania.

    Dar ragione all'UDC!?

    Oh Signùr!

    Saluti Padani

    Alfredo

  5. #5
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    Predefinito Re: Immigrazione: sì al mercato, no allo stato

    Originally posted by Stonewall
    Riporto integralmente l'articolo di Alberto Mingardi con cui gli eno-nazionalisti stanno polemizzando sul loro forum.

    La strada che la Lega ha smarrito
    di Alberto Mingardi

    C’era una volta la Lega Nord, poche poltrone e tanto buon senso. Il catechismo del leghista sarà stato essenziale, senza fronzoli, senza citazioni colte, ma era scolpito nel quotidiano. “Basta tasse basta Roma”, il sogno così fortemente sognato di spezzare il nodo gordiano di carte, moduli, leggi e leggine che incatenano le imprese del Nord (anche quelle del Sud, se è per questo), il pregiudizio accorto che “nel petto di ogni dipendente pubblico batte il cuore di un ladro, altrimenti non mangerebbe al piatto pubblico” (R.A. Heinlein). Tutto qui, e non era poco.
    La Lega Nord c’è ancora, solo che ogni tanto si ha la sensazione che abbia smarrito la sua strada, che abbia perso di vista le proprie radici. Il Capo è sempre lui, Bossi, ed è l’unica costante, la k in un partito di x. Però è costante a modo suo. Era all’opposizione e voleva il federalismo. Progettava riforme e gridava libertà. Adesso che è ministro delle riforme, esige: ordine. Si sa, la politica è l’arte del possibile, del compromesso. Ecco perché all’Umberto si potrebbe perdonare tutto, perfino la fuitina col tricolore. Tutto, tranne una cosa. L’aver dimenticato il carattere più genuino del “leghismo” (se così lo si può chiamare), l’aver spento il suo cuore pulsante. La Lega era il nemico per antonomasia della burocrazia centralista, il signornò ai moduli con la firma in calce, l’incendiaria del canone Rai e del 740. Adesso la Lega è il partito della scartoffia.
    L’ha dimostrato inscenando il suo romanissimo teatrino sulla sanatoria per gli immigrati. Si confrontavano due visioni del mondo: una - quella dell’UdC, di Buttiglione e di Tabacci – secondo la quale è opportuno “regolarizzare” tutti quei clandestini che già oggi si sono inseriti nei circuiti della produzione, in fabbrica o in officina, non solo le colf. L’altra – e questo è il bossipensiero – invece sostiene che fa fede il permesso di soggiorno. Chi ce l’ha resti, chi non ce l’ha a casa.
    E’ esattamente la soluzione che, al problema, darebbe un passacarte dell’ufficio imposte di Reggio Calabria (con rispetto parlando). Presenti il modulo abcd, compilato nella sezione wxr, entro le 14:00 del giorno z, con marca da bollo e copia autenticata del certificato vattelapesca, previa aver già consegnato la pratica efg all’ufficio tuv. Immaginate di utilizzare lo stesso approccio per una questione come l’immigrazione. Il risultato sarebbe il caos, e ogni tanto la tragedia. Il risultato è la situazione in cui ci troviamo.
    Senza contare che in realtà, che un immigrato abbia o no il permesso di soggiorno, ci interessa proprio poco. Se un furfantello albanese scippa una vecchietta, è il fatto che abbia o meno i documenti in regola a farci concludere che è un criminale? Se un immigrato rumeno lavora 18 ore al giorno, e bene, il fatto che abbia o meno i documenti in regola sposta di una virgola la nostra valutazione sulla sua voglia di darsi da fare? Gli immigrati che rimanderemmo a casa, sono quelli che attraversata la frontiera si danno al crimine. Quelli che si accomodano nei centri d’accoglienza, s’impratichiscono delle arti del raggiro burocratico, e poi ce li ritroviamo sul gobbo, parassiti a vita.
    Non ci dispiacerebbe spedire altrove anche i manigoldi nostri, quelli “autoctoni”, bianchi bianchissimi e con scritto “nazionalità italiana” sulla carta d’identità.
    Viva i clandestini che lavorano. E ben venga l’idea di liberarli dal cono d’ombra della clandestinità, da quella paura che li spinge a rifugiarsi di giorno e di notte nei luoghi in cui l’occhio dello Stato non rischi di scoprirli, che li costringe a segregare i figli in casa, a chiudere col chiavistello quando vanno a dormire.
    Viva quelli che “si fanno il mazzo”, e non mi viene in mente uno slogan più leghista. Che cos’è la flessibilità, ministro Maroni, se non l’auspicio che chi si rimbocca le maniche possa farsi largo nella vita?
    Di più. La Lega è tradizionalmente il partito di quelli che “si fanno il mazzo”, dell’Atlante padano che regge sulle spalle il peso annoso della Repubblica italiana. Speriamo ritorni ad esserlo. Di sicuro, lo è stata: prima di ridursi al culto del pezzo di carta, all’adorazione della marca da bollo. Che avesse ragione proprio lui, Bossi, sì ma il Bossi del 1997? “Chi va a Roma diventa romano”.


    3 giugno 2002

    Mah.
    La Lega il partito della scartoffia?Dipende: in questo caso,sulla legge sull'immigrazione si,MA il motivo di fondo mi pare evidente: si creano apposta difficili procedure burocratiche con l'intento di "disincentivare" l'utilizzo dell'immigrazione,anche regolare.
    E' giusto,e' sbagliato?Dipende: dal mio punto di vista si potrebbero creare dei canali "preferenziali" per l'uso di immigrazione europea dell'Est se serve,e scoraggiare l'immigrazione extra-europea...pero' NON si potrebbe fare senza essere tacciati di discriminazioni e col rischio poi di fare una legge incostituzionale.Quindi che si puo' fare per risolvere il dilemma?Poco...per questo e' un bel casino...

    Comunque la posizione di Mingardi non mi sorprende,visto che anche negli States i libertari sono quelli che spingono per le frontiere libere col Messico...col risultato che adesso la California e' diventata Mexifornia,mezzo Texas e' invaso,e in Arizona,New Mexico la comunita' hispanica e' fortissima.
    Certo: da un punto di vista esclusivamente economico e' positivo,pero' i punti di vista sono molti...

    Insomma dipende tutto da dove si vuole veramente arrivare...

  6. #6
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    L'immigrazione dovrebbe essere tale sulla misura della richiesta di manodopera, nella consapevolezza delle sfide profonde che si aprono a livello globale. La più importante è quella di industrializzare progressivamente i paesi in via di sviluppo, trasferendo là capitali e mezzi, nel rispetto dei diritti umani, del lavoratore, del paese ospitante, che deve trarre beneficio dagli investimenti al fine di garantire servizi e vivibilità.
    In ogni caso, per gestire l'immigrazione servono radicali misure di controllo, e soprattutto è necessario creare cordoni preferenziali con gli italiani all'estero e con i paesi in procinto di entrare nell' U.E.. Nel caso specifico, trovo la proposta di Buttiglione sufficientemente inutile, perchè i clandestini che lavorano non possono che farlo in nero, e quindi la regolarizzazione dipenderebbe dalla volontà dell'imprenditore di regolarizzare il contratto...Altrimenti l'immigrato non risulta che un vagabondo... E la politica della riemersione del lavoro sommerso non sta facendo certamente sfracelli....
    Rispondetemi se sbaglio........

  7. #7
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    la vera soluzione sarebbe iniziare ad incentivare lo sviluppo dei paesi del terzo mondo, creare lavoro a casa loro e non farli venire qua con problemi nostri di ordine pubblico,come dice Zena.
    tutto ciò andrebbe anche a vantaggio di queste persone che potrebbero lavorare senza essere costrette a sradicarsi dalla propria cultura e dalle proprie tradizioni.
    non penso sia una cosa impossibile si potrebbe iniziare a piccoli passi,ma ci vorrebbe l'accordo di tutti i paesi occidentali con in testa naturalmente proprio gli USA.....destinare soldi per costruire fabbriche e infrastrutture, muovere capitali verso i paesi poveri, ma seriamente, non come ora che la maggior parte dei fondi vanno ai vari signori della guerra che governano paesi poverissimi ma pieni di armi...che fanno affari illegali con l'occidente.
    inizio a convincermi sempre più che tutto questo non è che non si può fare ma non si VUOLE fare, sono in atto manovre che coinvolgono tutta l'europa, che non vogliono far decollare l'Euro,che la vogliono privare della propria storia in favore di una nuova società multietnica gestibile economicamente,un europa senza specificità, ma con una massa di persone che la pensano allo stesso modo e soprattutto CONSUMANO allo stesso modo, e ,mi dispiace dirlo, ma l'america e direttamente responsabile di questa situazione.
    loro sono una mescolanza di razze diverse con un territorio enorme, la loro storia è partita proprio dal concetto di portare masse di persone da tutto il mondo per riempire questi spazi,una volta ridotti in riserve i nativi americani...la storia dell'europa è diversa è fatta da popoli antichi, piccole patrie e da una storia millenaria, la loro società multietnica,il loro modello non è applicabile da noi, la gente comune lo sa e per questo ce lo stanno imponendo senza che noi possiamo farci niente...perchè è un modello di società non gradito dalle persone ma molto gradito da chi ha interessi economici.

    ritornando sul discorso dell'articolo devo dire che mi trovo d'accordo con quanto detto da A.D.V. e direi a tutti di stare attenti, a volte le delusioni possono spingere le persone ad "abbracciare" idee totalmente diverse dalle nostre e personaggi dalle dubbie movenze, a farsi ammaliare da chi "scrive bene ma razzola male"...se il giornale la Padania ora fa schifo non dobbiamo certo berci tutte le cazzate di libero...non vi pare??

  8. #8
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    Ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, prendiamo atto che la conservazione della nostra identità etnica non è fra gli scopi della politica dei cosidetti "libertari". OK.

    Sinteticamente, in uno stato carente di manodopera le possibili opzioni per ovviare a questa grave mancanza sono tre:
    1- importazione di lavoratori da Paesi con manodopera in esubero
    2- robotizzazione del processo produttivo
    3- trasferimento del processo produttivo (o parte di esso) nei Paesi del punto 1

    Non sono un economista nè tantomeno un politico, comunque posso arrischiarmi nel dire che la facilità con cui si è optato per l'opzione 1 dimostra, o quantomeno lascia trasparire, una precisa VOLONTA' che spinge verso la società multietnica. Mentre dalla fine degli anni '70 in avanti il Giappone cominciò ad incanalare praticamente tutte le sue energie nello studio della robotizzazione arrivando ad averne il monopolio mondiale, quanti politici europei osservando le linee delle statistiche demografiche decisero che c'era la necessità di una vera e propria mobilitazione ggenerale per porre rimedio alla prevedibile mancanza di lavoratori?
    Politiche demografiche? Nessuna. Massicci investimenti tecnologici? Nessuno.

  9. #9
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    Ho letto l’articolo di Mingardi: non vi trovo nulla di scandaloso o sorprendente……la sorpresa, semmai, l’ho avuta leggendo le vostre repliche. Ho avuto la conferma che il “cambio” di obiettivo leghista oramai è arrivato ad uno stadio così avanzato da aver attecchito anche fra padanisti “non allineati”.

    E chiarissimo, che il nemico principale, per voi, non è più lo stato, non è più roma ladrona, ma è l’extracomunitario, il “clandestino”. Solo così mi spiego il fatto che l’attacco all’inefficienza, all’iniquità della macchina statale mosso dal buon Mingardi, sia stato criticato invece che applaudito.

    Non mi resta che fare i complimenti alla lega “di governo”, non sarà al massimo storico in termini di voti, ma il nuovo obiettivo ha successo….i romanleghisti han vinto….molti “padanisti” difendon roma…

  10. #10
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    Predefinito

    Drago

    Mah.
    La Lega il partito della scartoffia?Dipende: in questo caso,sulla legge sull'immigrazione si,MA il motivo di fondo mi pare evidente: si creano apposta difficili procedure burocratiche con l'intento di "disincentivare" l'utilizzo dell'immigrazione,anche regolare.
    E' giusto,e' sbagliato?Dipende: dal mio punto di vista si potrebbero creare dei canali "preferenziali" per l'uso di immigrazione europea dell'Est se serve,e scoraggiare l'immigrazione extra-europea...pero' NON si potrebbe fare senza essere tacciati di discriminazioni e col rischio poi di fare una legge incostituzionale.Quindi che si puo' fare per risolvere il dilemma?Poco...per questo e' un bel casino...
    Non mi pare incostituzionale una legge che regolamenti i flussi privilegiando i paesi europei dell’est….

    In ogni caso nel lungo periodo la soluzione c’è….abattiamo lo stato, permettiamo agli imprenditori padani di scegliere la manodopera in base alla produttività non in base alla facilità di reperimento e occultamento (predisposizione al lavoro nero) come succede adesso…


    Zena

    L'immigrazione dovrebbe essere tale sulla misura della richiesta di manodopera, nella consapevolezza delle sfide profonde che si aprono a livello globale. La più importante è quella di industrializzare progressivamente i paesi in via di sviluppo, trasferendo là capitali e mezzi, nel rispetto dei diritti umani, del lavoratore, del paese ospitante, che deve trarre beneficio dagli investimenti al fine di garantire servizi e vivibilità.
    Tanto per fugare ogni ambiguità….tutto questo con i soldi di chi?

    In ogni caso, per gestire l'immigrazione servono radicali misure di controllo, e soprattutto è necessario creare cordoni preferenziali con gli italiani all'estero e con i paesi in procinto di entrare nell' U.E.
    Degli i-tagliani ne ho già le palle piene.
    Quanto a criteri di preferenza per nazioni europee mi trovi d’accordo (nel breve termine)
    . Nel caso specifico, trovo la proposta di Buttiglione sufficientemente inutile, perchè i clandestini che lavorano non possono che farlo in nero, e quindi la regolarizzazione dipenderebbe dalla volontà dell'imprenditore di regolarizzare il contratto...Altrimenti l'immigrato non risulta che un vagabondo... E la politica della riemersione del lavoro sommerso non sta facendo certamente sfracelli....
    La proposta di B. è inutile se non accompagnata da una detassazione e deregolamentazione del mondo del lavoro…..invece che far emergere il lavoro sommerso, meglio far diventare “in nero” (non tassato) il lavoro “regolare”..

    Celtic
    la vera soluzione sarebbe iniziare ad incentivare lo sviluppo dei paesi del terzo mondo, creare lavoro a casa loro e non farli venire qua con problemi nostri di ordine pubblico,come dice Zena.
    tutto ciò andrebbe anche a vantaggio di queste persone che potrebbero lavorare senza essere costrette a sradicarsi dalla propria cultura e dalle proprie tradizioni.
    non penso sia una cosa impossibile si potrebbe iniziare a piccoli passi,ma ci vorrebbe l'accordo di tutti i paesi occidentali con in testa naturalmente proprio gli USA.....destinare soldi per costruire fabbriche e infrastrutture, muovere capitali verso i paesi poveri, ma seriamente, non come ora che la maggior parte dei fondi vanno ai vari signori della guerra che governano paesi poverissimi ma pieni di armi...che fanno affari illegali con l'occidente.
    Se vuoi fallo con i tuoi soldi….io son stufo di dare soldi allo stato per far “beneficenza”.

    nizio a convincermi sempre più che tutto questo non è che non si può fare ma non si VUOLE fare, sono in atto manovre che coinvolgono tutta l'europa, che non vogliono far decollare l'Euro,che la vogliono privare della propria storia in favore di una nuova società multietnica gestibile economicamente,un europa senza specificità, ma con una massa di persone che la pensano allo stesso modo e soprattutto CONSUMANO allo stesso modo, e ,mi dispiace dirlo, ma l'america e direttamente responsabile di questa situazione.
    Questa è bellissima…..se come ampiamente previsto, l’euro è una buffonata, l'Ue è sempre più URSE questo è colpa dell’america……mai ovviamente dei coglioni degli europei che continuano cocciutamente a votare socialisti di destra o sinistra.

    loro sono una mescolanza di razze diverse con un territorio enorme, la loro storia è partita proprio dal concetto di portare masse di persone da tutto il mondo per riempire questi spazi,una volta ridotti in riserve i nativi americani...la storia dell'europa è diversa è fatta da popoli antichi, piccole patrie e da una storia millenaria, la loro società multietnica,il loro modello non è applicabile da noi, la gente comune lo sa e per questo ce lo stanno imponendo senza che noi possiamo farci niente...perchè è un modello di società non gradito dalle persone ma molto gradito da chi ha interessi economici.
    Beh, dire che gli Usa son stati “riempiti” da quattro mercanti in cerca di nuovi mercati mi par alquanto offensivo verso chi lasciava l’Europa delle guerre fratricide, degli assolutismi più biechi in cerca di una terra da (ri)fondare….
    In ogni caso, poi, ripeto, è ben difficile dire che sono gli usa ad imporre un determinato modello all’Europa quando:
    - le prime ondate immigratorie di una certa entità sono il frutto della scellerata politica imperialista dell’Europa dell’ottocento;
    - di fronte all’inefficienza (se non si vuol dire che ha un ruolo attivo) dello stato nel controbattere l’immigrazione…gli europei…chiedono più stato!!

    ritornando sul discorso dell'articolo devo dire che mi trovo d'accordo con quanto detto da A.D.V. e direi a tutti di stare attenti, a volte le delusioni possono spingere le persone ad "abbracciare" idee totalmente diverse dalle nostre e personaggi dalle dubbie movenze, a farsi ammaliare da chi "scrive bene ma razzola male"...se il giornale la Padania ora fa schifo non dobbiamo certo berci tutte le cazzate di libero...non vi pare??
    Guarda che a cambiare non è chi continua a dire Basta tasse, Basta Roma…ma chi dice più Tasse, Meno Clandestini (forse )…….

    asburgico Ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, prendiamo atto che la conservazione della nostra identità etnica non è fra gli scopi della politica dei cosidetti "libertari". OK.
    Giusto per ricordarti quali sono gli obiettivi dei libertari:

    Come prima cosa, possiamo concludere che non tutti i confini di stato sono giusti. Uno scopo dei libertari dovrebbe essere trasformare gli stati nazionali esistenti in entità nazionali i cui confini potrebbero esser chiamati giusti, nello stesso senso che i confini della proprietà privata sono giusti; cioè, decomporre gli stati nazionali coercitivi esistenti in autentiche nazioni, o nazioni per consenso.
    M. N. Rothbard

    Sa£udi serenissimi da Pippo III.

 

 
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