Il buon esempio di sentirsi italiani
I gabbiani volavano alto sul Quirinale mentre le note di Mendelsson si diffondevano sul "parterre de rois" ospite di Ciampi: ecco, mai come in quel momento le Istituzioni dello Stato ci sono sembrate vicine.
I gabbiani volavano alto sul Quirinale mentre le note di Mendelsson si diffondevano sul "parterre de rois" ospite di Ciampi: ecco, mai come in quel momento le Istituzioni dello Stato ci sono sembrate vicine. Una sensazione che si è ripetuta all'indomani, quando migliaia di comuni cittadini si sono assiepati ai Fori Imperiali per assistere alla parata militare: il senso di appartenenza, l'orgoglio di essere italiani non hanno risparmiato nessuno, i vip come i non vip. Dobbiamo dire grazie al presidente della Repubblica per averci fatto ricordare valori e sentimenti che credevamo dimenticati perché viziati da una retorica da balcone che ci faceva riandare direttamente alle "ondate oceaniche" di Piazza Venezia. Ciampi ha tentato invece di riproporre quell'orgoglio nazionale che non significa nazionalismo, ma giusta considerazione per il grande patrimonio di cultura e civiltà che l'Italia ha saputo costruire nel corso dei secoli.
Eppure, noi italiani non sappiamo smentirci anche nei momenti migliori. Oggi, lunedì, quel sentimento patrio sarà ancora vivo perché c'è di mezzo l'esordio degli azzurri ai mondiali di calcio, ma domani si disperderà nelle infinite polemiche e beghe politiche che alimentano la vita del Paese. Del resto, a pensarci bene, le risse non ci hanno abbandonato neppure il 2 Giugno e anche nelle sinfonie del Quirinale si sono avvertite alcune note stonate. La prima, ovviamente, riguarda Francesco Cossiga che ha scelto il momento meno adatto, lui che è stato Capo dello Stato, per dimettersi dalla carica di senatore a vita in polemica con Ciampi.
Ma non c'è stata solo la mina-Cossiga a rovinare, in qualche modo, la festa. Abbiamo, infatti, ascoltato altre note stridenti: se tutti gli uomini della sinistra dura e pura, da Bertinotti a Cofferati, non hanno voluto disertare il ricevimento nei giardini presidenziali e, tra tartine e cotolette alla milanese, accantonavano, per un attimo, articolo 18 e sciopero generale, mancavano invece all'appello il presidente del Consiglio Berlusconi così come il suo vice Fini. Possibile che il governo di centro-destra fosse presente solo con uno sparuto gruppo di ministri e di sottosegretari (da Martino a Marzano, da Letta a Bonaiuti, da Baldassarri a Sgarbi con fidanzata annessa) in un'occasione così importante? E' vero che per Palazzo Chigi non è più tempo di legittimazioni, ma queste assenze contano quando si vuole appunto riconsacrare tutte le Istituzioni della Repubblica.
E contano anche i forfait di Bossi, di Tremonti e, sull'altro fronte, di Fassino (ma D'Alema c'era ed era pure più loquace del solito), così come stride il colpevole ritardo con cui si è presentato Rutelli a concerto ormai finito. Intendiamoci, tutte piccole cose, ma è proprio dalle piccole cose che possiamo riappropriarci di quei valori che danno un significato all'idea di Patria. Facciamo giustamente tante polemiche sui calciatori che non sanno cantare l'inno di Mameli, ma poi ci dimentichiamo di dare spesso il buon esempio. Con buona pace di Ciampi e signora.
Migliaia di persone alla tradizionale parata per le strade di Roma, altrettante in fila per ammirare i giardini del Quirinale: sono state celebrazioni affollate, e accompagnate da un sole estivo, quelle che hanno salutato la festa della Repubblica a Roma. Il punto centrale della giornata è stata la parata militare ai Fori imperiali, cui hanno preso parte Carlo Azeglio Ciampi e tutti i massimi rappresentanti delle istituzioni.
Davanti a una gran folla, la manifestazione è cominciata con la sfilata della banda dei carabinieri, seguita dalle bandiere delle Forze armate. Poi le associazioni di combattenti e d'arma, poi ancora alcuni reparti di istruzione militari. Dall'alto, si sono esibiti anche i Tornado dell'aeronautica militare - a una quota di sicurezza, per non rischiare di danneggiare il patrimonio artistico del centro di Roma - e altri 62 velivoli, tra aerei ed elicotteri.
Il presidente della Repubblica ha passato in rassegna le truppe e poi ha assistito alla sfilata: per lui la giornata è stata un vero e proprio bagno di folla, con migliaia di persone a salutarne il passaggio in via dei Fori imperiali, cantanto l'inno nazionale e sventolando il tricolore, proprio come Ciampi aveva auspicato nelle settimane passate. L'abbraccio con la gente è proseguito nel pomeriggio, quando Ciampi è sceso nei giardini del Quirinale per salutare i visitatori: passeggiando con i giornalisti, ha tracciato un breve sunto dei suoi primi anni alla guida dello Stato. "Se riguardate questi tre anni del mio mandato - ha detto - vi accorgerete che sintetizzano le due iscrizioni in vetta al Vittoriano: la libertà dei cittadini, l'unità della patria. A me piace costruire, non distruggere, dialogare per unire".
In mattinata ai Fori imperiali accanto al presidente sul palco c'erano il premier Silvio Berlusconi, il ministro della Difesa, Antonio Martino e i presidenti di Senato e Camera, Marcello Pera e Pierferdinando Casini. "Una festa bellissima, una giornata splendida che ci fa sentire l'orgoglio di essere italiani", ha commentato Berlusconi.
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