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    Predefinito Anche Questo Non Sarebbe Male....se Venisse Approvato....

    "Ma quali flussi...tornino gli italiani"


    A poche ore dal sì alla Bossi-Fini, la Lega rilancia con un progetto di legge per agevolare il rientro in Italia degli emigrati italiani: "Agevolazioni alle aziende, ogni italiano rientrato un extracomunitario in meno".
    di Franco Chirico

    ROMA - La mattina votano convinti una norma rigorosa (ma comunque ispirata all'accoglienza, seppur regolata) che affronta il problema degli extracomunitari. Il pomeriggio propongono un'altra legge che, in linea squisitamente teorica, di quegli stranieri potrebbe non farne entrare neanche uno. Sembra un paradosso. Ma in fondo è quello che (ipotizzando un'applicazione estrema di un disegno di legge ancora da definire nei dettagli) sembra voler fare la Lega.

    Se infatti intorno alle 11 di stamani il Carroccio ha contribuito a far passare alla Camera la legge Bossi-Fini che imprime una vigorosa stretta all'ingresso in Italia di cittadini non comunitari, nel primo pomeriggio ha fatto partire la discussione in Commissione Finanze di una norma che sembra andare nella direzione opposta. Una legge di cui è primo firmatario il presidente leghista della Commissione Bilancio della Camera, Giancarlo Giorgetti. Ma soprattutto una legge che prevede forti facilitazioni e incentivi per il rientro dei nostri connazionali emigrati all'estero nell'arco degli ultimi due secoli.

    In pratica la proposta leghista si rivolge a tutti quei cittadini italiani sparsi per il mondo (gli stessi che hanno da poco avuto il diritto costituzionale di partecipare all'elezione del nostro Parlamento) che avessero desiderio di ripercorre a ritroso le orme dei loro avi. E che volessero in sostanza tornare a vivere e lavorare in quella che è a tutti gli effetti legali la loro madrepatria.

    Per loro vengono suggeriti particolari aiuti di Stato. A cominciare dalla possibilità per quegli imprenditori italiani che volessero assumerli di usufruire di un credito d'imposta annuo di 800mila delle vecchie lire (maggiorabile di altre 400mila se il datore di lavoro paga anche l'affitto della casa in cui va a vivere l'emigrante al contrario). In più, per il nostro connazionale rimpatriato, si ipotizza una detrazione annua dall'imponibile fiscale per spese di affitto che può arrivare a 1milione e 920 mila vecchie lire se il reddito è sotto i 30 milioni (sempre di lire); e che si ferma a 960mila lire se tale reddito è invece compreso fra i 30 e i 60 milioni.

    Ma il vero colpo di scena lo riserva un'altra disposizione del ddl. Quella che stabilisce come ''le nuove assunzioni di lavoratori extracomunitari di origine italiana concorrano alla determinazione delle quote di ingresso definite annualmente dal governo ai sensi del decreto legislativo 25 luglio 1998". Il che, tradotto in parole più semplici, significa che la quota annua di stranieri da poter accogliere (stabilita dal governo in base alla Bossi-Fini prossima al varo) dovrà tenere conto anche degli italiani d'oltreconfine.

    Questo già di per sé autorizza a pensare che buona parte di questa cifra annuale (se non tutta) potrebbe diventare appannaggio dei nostri confratelli argentini, brasiliani, australiani o canadesi. Ma la supposizione si fa quasi certezza quando si ascolta cosa dice lo stesso Giorgetti in proposito. ''Gli immigrati di ritorno - afferma infatti il leghista primo firmatario della proposta - potrebbero anche andare ad assorbire le quote che Maroni definirà di anno in anno sulla base del decreto flussi. Basta ad esempio che dall'Argentina rientrino 70.000 persone''. Il che, detto per inciso è tutt'altro che improbabile; vista la crisi economica nerissima che attraversa al momento il Paese del tango e delle pampas.

    Giorgetti comunque argomenta in maniera eloquente il senso della sua iniziativa legislativa. Che sembra sia sociale sia, per così dire, etnico. Da un lato dice infatti che "tali ingressi creerebbero inevitabilmente minori problemi da un punto di vista dell'inserimento sociale, in quanto i cittadini stranieri di origine italiana sicuramente non incontrano gli stessi problemi di integrazione socio-culturale dei tanti immigrati portatori di culture e tradizioni diverse dalla nostra''. Dall'altro lato aggiunge considerazioni demografiche significative. "E' necessario - sostiene - tenere conto da una parte del progressivo invecchiamento della popolazione, e dall'altra della pressione immigratoria dai Paesi extracomunitari, che porta in Italia persone di età media poco al di sopra dei trent'anni".

    Insomma, non è del tutto astratto ipotizzare che, nel caso passasse la proposta del Carroccio, un senagalese, un marocchino o un albanese potrebbe sentirsi dire alla frontiera che il suo posto è stato già preso da un italiano. Anche se magari quest'ultimo appartiene ad una famiglia in cui l'unico ad aver visto il suolo patrio è un defunto trisnonno.

    (4 GIUGNO 2002; ORE 16:26)

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    Heheheh...Bossi e' stato furbo: parla di italiani come specchietto per le allodole,ma sa benissimo che gli unici disposti a ritornare sono gli emigrati argentini,che al 90% sono di origine padana...
    Bossi non viene bene in TV,ma nella tattica e nella strategia devo dire che e' proprio bravo...
    Pero' il mio dubbio e': secondo voi gli argentini di origine padana avranno voglia di fare i lavori propostigli...perche' altrimenti saremmo ancora punto e a capo con in + il fatto che dovremmo mantenere pure loro.
    Pertanto patti chiari,amicizia lunga: una volta tornati qui,si sgobba e pedalare...che il Veneto e' diventato quello e',lavorando duro,e non ballando tanghi argentini...

 

 

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