Molti di voi certamente ricordano che la scorsa settimana ho postato un messaggio dal titolo un poco 'profetico': 'E' l'inizio della 'Tangentopoli II'?...'. Ebbene due giorni fa ho constatato che il thread è stato chiuso di autorità [così almeno mi è stato riferito] dall'Amministrazione senza che se ne conoscesse il motivo. Onestamente parlando non so come intepretare questo, vale ad dire che non so se è stato chiuso poichè l'argomento era 'scottante' e poteva dare luogo ad altre indesiderate vicissitudini giudiziarie, o per altri motivi. Quello che è certo però è che in un certo senso quello che avevo 'pronosticato', ovvero che in questo episodio a prima vista insignificante vi erano tutti gli ingredienti per scatenare un cataclisma analogo a quello che avvenne in seguito alla 'Tangentolpoli I', si è in fin dei conti rivelato vero. Nella 'reazione a catena' che è seguita infatti, sono finiti addirittura invischiati in vario modo ben tre Presidenti della Repubblica Italiana, vale a dire l'attuale Capo dello Stato ed i suoi due eminenti predecessori, uno dei quali, Francesco Cossiga, entrato in polemica con Carlo Azeglio Ciampi, minaccia ora le dimissioni da senatore. Ad innescare questo putiferio sono state le intercettazioni telefoniche effettuate dalla magistratura su alcuni indagati [tra cui due parlamentari], intercettazioni nelle quali sono stati fatti anche i nomi delle più emineti cariche dello Stato, passate come presenti.
E' di oggi la notizia che quanto è successo è stato il classico 'campanello di allarme' per gran parte degli uomini politici che ancora non hanno dimenticato il cataclisma della 'Tangentopoli I' e delle loro ansie si è fatto interprete il Presidente della Camera Pierferdinando Casini, il quale ha denunciato la [da lui presunta] illegalità dell'uso di intercettazioni telefoniche che coinvolgono dei parlamentari, se queste non sono state preventivamente autorizzate dal Parlamento stesso.
Un bell'argomento di discussione, non è vero?...
In attesa di qualche eventuale intervento e nella speranza questa discussione non provochi apprensioni a mio parere poco giustificate nell'Amministrazione del sito propongo a tuuti la lettura di questo articolo di , comparso oggi sul Corriere della Sera.
buona lettura!...
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Nobis ardua
Comandante CC Carlo Fecia di Cossato
Intercettazioni, Casini lancia l’allarme
'Grave registrare i parlamentari senza autorizzazione'. Ghedini: agli atti anche un colloquio tra Cossiga e un indagato
Di Gianna Fregonara
ROMA - Il problema delle intercettazioni dei parlamentari esiste. E se l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga l’aveva sollevato in modo clamoroso, adesso scende in campo anche il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini per mettere in chiaro i termini del problema. In una lettera indirizzata alla Giunta per le autorizzazioni, che la prossima settimana tornerà ad affrontare il caso Potenza [e l’autorizzazione agli arresti domiciliari per i deputati Luongo e Sanza] e che ieri ha richiesto ulteriori informazioni ai Pm [la data di iscrizione nel registro degli indagati e se chi li accusa ha pendenze penali], Casini spiega che riterrebbe ‘particolarmente grave che tra gli atti trasmessi alla Camera possano figurare intercettazioni non autorizzate che, pur non essendo state disposte direttamente nei confronti di un parlamentare, riguardano conversazioni alle quali un deputato o un senatore abbia preso parte’. Depositare e utilizzare la registrazione dell'intercettazione nei confronti di un parlamentare è lecito solo quando la magistratura inquirente ne chieda preventivamente l'autorizzazione, insiste Casini, portando a sostegno della sua tesi anche la prassi adottata nella scorsa legislatura da Luciano Violante: la Procura di Genova pose formalmente il problema alla Camera e l’allora presidente affermò ‘espressamente che sussiste l’obbligo a richiedere l’autorizzazione’. Intanto negli otto volumi di allegati all’esame della giunta per le autorizzazioni a procedere ci sono anche intercettazioni relative a Cossiga, ha rivelato l’on. Niccolò Ghedini [Fi]. Circostanza confermata dal collega Giovanni Kessler [Ds]: ‘Nei faldoni c’è un’intercettazione di una persona che ha parlato al telefono con l’ex presidente della Repubblica. Si tratta di una trascrizione di polizia giudiziaria non utilizzata dai magistrati di Potenza nella loro ordinanza’.
Contemporaneamente ieri sera il Senato ha deciso di calendarizzare tra il 18 e il 20 la discussione sulle dimissioni dell’ex capo dello Stato, decise per protesta contro il presidente Ciampi. Il presidente del Senato Marcello Pera ha riconosciuto come ammissibili le dimissioni ma una lunghissima riunione dei capigruppo di palazzo Madama ha deciso di rinviare la decisione di quale giorno per cercare di smussare la polemica. Se lo scopo di Casini e Pera era quello di ribadire le prerogative e le garanzie dei parlamentari e anche di intervenire per cercare di migliorare il clima dopo le clamorose dimissioni di Cossiga, Antonio Di Pietro ha immediatamente guastato le cose al presidente della Camera: ‘La sua lettera - ha dichiarato a Radio Radicale - è un attentato alla magistratura. Benché il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini non conosca né la Costituzione né gli atti del procedimento in questione, sceglie delle tesi preconcette soltanto per screditare le istituzioni, senza rendersi conto del danno che crea’, mettendo in dubbio ‘la professionalità e la correttezza della magistratura’. Per Di Pietro infatti ‘l’intercettazione per il parlamentare sarà inutilizzabile, ma non può essere non considerata ai fini della valutazione delle prove in ordine alla persona che parlamentare non è’.
Al contrario, da parte dei parlamentari del centrodestra, ma anche dai socialisti dello Sdi, dalla Margherita e dal verde Marco Boato, è un coro di apprezzamento per l’intervento di Casini. Il presidente della giunta per le autorizzazioni a procedere Vincenzo Siniscalchi spiega che il problema dell’interpretazione dell’articolo 68 esiste perché manca la legge applicativa. Il capogruppo di An Ignazio La Russa chiede che venga al più approvata.




Nobis ardua
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