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    Predefinito Scherzi da prete - Quando la Chiesa sa ridere di se stessa



    Fioriscono senza sosta gli aneddoti e le barzellette sul Vaticano e del Vaticano. Albino Lucani, papa Giovanni Paolo I, era un accanito appassionato di barzellette e ne raccontava continuamente. Ma il Papa dei 33 giorni ha visto concludersi con troppa velocità ogni sua attività, stroncato prematuramente dalla morte. Le sue barzellette, però, sono rimaste nel tempo, anzi, da qualche tempo vengono ristampate addirittura nelle edizioni delle sue Opera Omnia. E' stato proprio un suo seguace, don Giovanni Dan, figura importante all'interno della diocesi di Vittorio Veneto, a raccogliere in un libro le barzellette "da chiesa". Il testo si intitola L'abbecedario del buonumore ed ha avuto un discreto successo di vendite. La casa editrice Pps ne ha infatti già stampato la quarta edizione.

    Le barzellette sono tutte autorizzate dalle autorità ecclesiali e prendono di mira santi, cardinali e Papi di ogni generazione.

    Su Giovanni Paolo II ne sono riportate tantissime che scherzano sulle mille attività del Papa. Ad esempio, in riferimento ai suoi numerosi viaggi, ce ne è una che recita così:
    "La differenza tra Dio e Giovanni Paolo II? Dio è dappertutto, Karol Wojtyla c'è già stato".

    Oppure, riportando il Papa ad una dimensione più terrena:
    "Giovanni Paolo II va alla partita Roma-Lazio. Visti i colori delle maglie in campo decide: 'Tiferò per la Lazio che ha le maglie color del cielo'. Il segretario lo avverte: 'Santità, badi che la Lazio vince lo scudetto solo a ogni morte di Papa'. 'E allora forza Roma'!"
    Altre possono essere più cattivelle:
    "Giovanni Paolo II in un suo viaggio in Africa atterra con tanti giocattoli per i bambini. Una suora gli sussurra: 'Santità, ma qui i bambini non mangiano'. 'E allora li sgridi: se non mangiano, niente giocattoli'".

    Non viene risparmiato nessuno, nemmeno il dotto capo del Sant'Uffizio:
    "Siamo nell'aldilà. Mikhail Gorbaciov, Giovanni Paolo II e il Cardinale Ratzinger sono morti e uno dopo l'altro entrano al cospetto di Dio per essere giudicati. Il primo è Gorbaciov. Esce e dice agli altri due: 'Meno male, mi ha dato solo dieci anni di purgatorio grazie al mio impegno per liberare la Russia'. Poi tocca al Papa: 'A me cinque anni. Ha detto che sono stato un bravo papa, ma un po' girovago'. Entra Ratzinger. Passa un giorno, ne passa un altro, un terzo. All'alba del quarto giorno esce il Padreterno tutto confuso: 'Quel cardinale mi ha dato trecento anni di purgatorio!".

  2. #2
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    Predefinito Quando il sarcasmo circola nei Sacri Palazzi

    A cominciare dal Papa («La differenza tra Dio e Giovanni Paolo II? Il primo è in ogni luogo, l’altro ci è già stato») e dalla Curia romana («Come mai in Vaticano trovi tanta fede? Perché tutti quelli che ci vanno, la perdono lì»), qualunque persona o struttura dell’ambito religioso non è al riparo da ironie e facezie, che spesso hanno origine proprio nelle "sacre stanze". Lo testimoniano fra l’altro libri di successo, quali Anche in Vaticano. Aneddoti sui Papi del XX secolo (Àncora) e Storie da ridere. Umorismo in convento (Piemme), scritti rispettivamente da un latinista della Segreteria di Stato e da padre Carlo Cremona, noto per i suoi interventi al Gr2.

    Nel primo si narrano episodi divertenti avvenuti fra le mura vaticane, a cominciare dalle famose uscite di monsignor Tardini, segretario degli Affari straordinari (al fianco di Montini, segretario di quelli ordinari). Quando un religioso gli riferì una sciocchezza detta da un cardinale, il "romanaccio" Tardini replicò: «Che un cardinale dica una fesseria è cosa ordinaria: vada dunque da Montini!». Battute taglienti e autoironiche, dunque, come pure l’altra famosissima, sempre del pungente cardinale Tardini: «Quella vaticana è la prima diplomazia del mondo. Figuriamoci la seconda!». Attribuita invece a diversi protagonisti, fra cui anche Giovanni XXIII, è la risposta fulminante all’interrogativo «Quante persone lavorano in Vaticano?»: «Più o meno la metà...». Insomma, una collezione di motti e di battute, in cui il sarcasmo si mescola con uno sguardo autocritico sul proprio universo socio-religioso.

    Per padre Cremona, al contrario, le barzellette sono lo spunto per offrire ai lettori un pizzico di morale spicciola. Dal confessore: «Padre, ho un peso sulla coscienza...». «Ebbene, confessati figliolo!». Alla richiesta d’aiuto del penitente, il sacerdote comincia: «Infedeltà coniugali? Furti? Bestemmie?», ma a ogni domanda si sente rispondere con un diniego. Finché: «Bugie?», «Oh, quelle sì... Tante, padre, proprio tante...».

    In forma tematica si sviluppa poi un’altra raccolta, Quando ridono gli angeli. Buon riso fa paradiso, realizzata da Pier Giorgio Gianazza per la Elledici. Una per tutte, la barzelletta sul parroco che inizia l’omelia dicendo: «Cari fedeli, grazie perché siete venuti numerosi a pregare per la pioggia. Però sono rattristato per la vostra mancanza di fede. Guardando bene, vedo che nessuno di voi ha pensato a portare un ombrello...». Infine, nella storia della Chiesa non sono mancati i santi che anche sull’umorismo e sull’allegria hanno piantato il loro carisma, a cominciare da san Filippo Neri e il suo Oratorio o da san Giovanni Bosco e le opere salesiane. Ma anche san Francesco di Sales affermava che «un santo triste è un tristo santo». A testimoniarlo, l’ormai prossimo santo padre Pio da Pietrelcina, che non lesinava ai suoi confratelli battute talvolta anche salaci. Una volta venne a sapere che il procuratore cappuccino padre Agatangelo, in procinto di compiere una visita formale nel convento di San Giovanni Rotondo, aveva detto: «Vado laggiù e metto a posto io quella famiglia di quattro stupidi». I confratelli gli chiesero allora come avrebbero dovuto comportarsi. E Padre Pio: «Ha detto che siamo una famiglia di stupidi? E noi lo accoglieremo come uno di famiglia!».

 

 

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